Oltre 1000 persone giunte da tutta Italia hanno ”abbracciato” ieri gli Scavi di Pompei per invocarne la salvaguardia

piazza esedra

di Kasia Burney Gargiulo

Dagli 8 ai 76 anni, dalla Lombardia alla Sicilia, più di mille persone si sono riunite ieri a Pompei (Napoli) per portare un unico grande abbraccio al parco archeologico più bello e peggio custodito del mondo, un tempio a cielo aperto della cultura di sempre bistrattato come se fosse una enorme palla al piede di un paese che da decenni vive cultura e patrimonio come semplici orpelli di cui vantarsi ma completamente inidonei a produrre ricadute virtuose su occupazione ed economia. Un paradosso che non ha eguali nel mondo e che ci rende lo zimbello di chi, al contrario di noi, da poche pietre, spesso senza storia, riesce a spremere ricchezza e benessere.

Quello di ieri a Pompei è stato un raduno che ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro alle autorità competenti affinchè si attivino nella difesa di un patrimonio che non è una proprietà privata – nè come tale va trattato – ma un bene collettivo il cui valore travalica i confini nazionali e che, in quanto tale, necessita della dovuta salvaguardia.

L’evento, nonostante non siano mancati slogan di sdegno, si è svolto in un clima di festa e di commozione, con balli improvvisati e happening all’insegna della solidarietà verso un luogo che è diventato il simbolo negativo della nostra débacle culturale, un tracollo di cui finalmente l’opinione pubblica sembra cominciare ad avvertire tutto l’orribile e sconfortante peso, come testimonia il successo dell’evento di ieri. Un successo senza etichette del quale va dato atto ai giovani del comitato “Pompei mia”, presieduto da Alfonso Cristofano,  che negli ultimi mesi si sono impegnati per la riuscita di una iniziativa tramite la quale cominciare a riappropriarsi delle proprie radici, che sono poi le radici di noi tutti.

A questi giovani lasciamo il piacere di un commento raccolto a conclusione di una giornata che è già diventata simbolo di una nuova consapevolezza mutatasi in azione. Un attivismo costruttivo guidato da nessun’altro scopo se non da un sentimento di profondo amore per un luogo che da millenni ci racconta quello che siamo stati, quello che siamo e quello che saremo: “Oggi a Pompei abbiamo deciso di testimoniare a tutti che il legame con il nostro territorio non si è mai spezzato, che l’amore per la nostra storia, arte, cultura è più forte dei crolli e dell’incuria. Oggi la catena era forte e unita. Oggi eravamo tutti insieme per Pompei. Oggi abbiamo gridato insieme che Pompei “è mia” ed è viva. Ringraziamo tutte le persone che ci sono state vicine durante questi 2 mesi di preparativi, i movimenti territoriali , le associazioni culturali e ambientaliste, i comitati, e tutti coloro grazie ai quali oggi abbiamo realizzato un piccolo sogno. E che sia chiaro: il comitato #pompeimia non si ferma!”

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