Olevano sul Tusciano: alla scoperta della Grotta dell’Arcangelo Michele in compagnia dell’archeologo Richard Hodges

Campania - Il suggestivo ingresso fortificato della Grotta di S. Michele Arcangelo a Olevano sul Tusciano (Salerno), IX-X sec.

Campania – Il suggestivo ingresso fortificato della Grotta di S. Michele Arcangelo a Olevano sul Tusciano (Salerno), IX-X sec.

di Kasia Burney Gargiulo

Non è affato inconsueto in Italia che siano gli stranieri a ‘rivelarci’ le meraviglie del nostro Paese, capaci come sono – almeno i più curiosi ed intraprendenti – di esplorarne anche le “pieghe” più recondite. Lo percorrono in lungo e in largo animati più di noi dal senso della scoperta e della meraviglia, abituati a non dare per scontata quella straordinaria eredità storico-culturale che noi invece siamo avvezzi ad avere quotidianamente sotto gli occhi, al punto da non riuscire, talora, neppure più a vederla. E’ il caso di Richard Hodges, noto archeologo medievalista britannico, presidente dell’Aur (American University di Roma), che lo scorso autunno nel percorrere un suo itinerario a Sud sulle orme del romanzo autobiografico di Carlo Levi “Cristo si è fermato ad Eboli”, ha visitato Matera, Città dei Sassi e Capitale Europea della Cultura 2019, per poi passare da Olevano sul Tusciano, un borgo di settemila anime sulle colline della provincia di Salerno. A portarlo in questo luogo, sconosciuto ai più, è stata la Grotta di S. Michele Arcangelo, una cavità naturale situata sul versante occidentale del Monte Raione (o Sant’Elmo)  nella quale è ubicato un complesso religioso con strutture d’epoca compresa fra il IX e il X secolo.

Part. di affresco con l'Arcangelo Michele e monaci in atto di devozione, Grotta di S. Michele, Olevano sul Tusciano (Salerno)

Part. di affresco con l’Arcangelo Michele e monaci in atto di devozione, Grotta di S. Michele, Olevano sul Tusciano (Salerno)

Un luogo davvero fuori dal comune la cui visita è diventata oggetto di un recente articolo pubblicato da Hodges su  “Current World Archeology”, un magazine per cultori e appassionati di archeologia diffuso in tutto il mondo. “E’ un glorioso santuario millenario” dice Hodges descrivendo questo tempio naturale dedicato all’arcangelo per eccellenza,  a colui “che è come Dio”, e lo descrive così com’è, immerso nella bellissima natura dei Monti Picentini, con la vista che spazia sul Golfo di Salerno arrivando fino alla mitica Paestum, sede di alcuni dei più bei templi greci del Mediterraneo. Il racconto di Hodges procede animato dal senso dello stupore nel momento in cui varca quel contrafforte che si staglia davanti all’ingresso della grotta aperto su un costone calcareo del monte nei pressi del fiume Tusciano,  e scopre di ritrovarsi in uno dei luoghi più significativi fra quelli in cui si è espressa la civiltà longobarda nel Sud Italia.

Con lui c’è sua moglie Kim Bowes, direttrice dell’Accademia Americana a Roma, mentre a fargli da cicerone, in questo viaggio di scoperta, c’è il professore Alessandro Di Muro, originario di Olevano e docente presso l’Università della Calabria. Il sentiero che porta alla Grotta inizia da Salitto, frazione di Olevano, e termina ai piedi dell’antro dove ad accogliere il visitatore c’è una scalinata munita di staccionata. Lungo il percorso che si compie per arrivarvi si passa dalla cosiddetta “cella di S Vincenzo”, che fu abitazione dell’eremita custode della  grotta di S. Michele. Quando infine si giunge al tratto a gradoni, ci si imbatte in una roccia che reca un’impronta somigliante ad un piede caprino attribuita dalla tradizione popolare al diavolo precipitato dalla rupe dopo essere stato sconfitto dall’Arcangelo  Michele. Nei pressi della grotta vi sono anche i ruderi di un struttura monastica, detta Giardino del Papa in ricordo della permanenza di San Gregorio VII.

All’interno dell’antro si trovano ben cinque edifici di notevole pregio storico: una Basilica ad aula unica con diversi affreschi di epoca longobarda, due edicole votive con cortile, una chiesa e un oratorio. E’ curioso ed interessante notare come non ci si trovi di fronte ad una caverna adattata a chiesa ma ad uno spazio nel quale sono state realizzate architetture del tutto autonome e complete di copertura a tetto o a cupola.

Part. di affresco con l'Arcangelo Michele e monaci in atto di devozione, Grotta di S. Michele, Olevano sul Tusciano (Salerno)

Part. di affresco con e, Grotta di S. Michele, Olevano sul Tusciano (Salerno)

Di Muro racconta ad Hodges come in questo luogo, durante una campagna di scavi, effettuata per conto della Soprintendenza di Salerno, siano stati rinvenuti alcuni antichi acquamanili (tipo di preziosi recipienti destinati a contenere l’acqua per lavarsi le mani, foggiati a forma di animale, creatura leggendaria, cavaliere, testa o busto umano), con qualcosa di bizzarramente orientaleggiante che sembra ricordare delle figure cinesi.  Di Muro accompagna quindi l’archeologo a visitare gli affreschi, sono ben 29, il cui ciclo più importante è senza dubbio quello cristologico accanto ad altri dedicati alla vita di S. Pietro. Una cappella reca in particolare sul frontone un affresco raffigurante la Madonna Odegitria. Si tratta di opere che a tratti ricordano le miniature dei codici e che certamente sono riconducibili ad artisti vissuti nell’Italia meridionale sotto il dominio longobardo, forse di ambiente beneventano.

Proseguendo la sua perlustrazione Hodges scorge diverse firme di pellegrini vergate su una parete ed ha la sorpresa di trovare traccia del passaggio anche di un viaggiatore anglosassone, un tale Roffrid, accanto a quella del monaco borgognone Bernardo risalente all’870. Sono segni che testimoniano quanto il luogo avesse fama internazionale, collocandosi certamente lungo il tragitto che portava i pellegrini in Terra Santa, non prima però di essere passati presso l’altra grotta micaelica, la più celebre di tutte, quella pugliese di Monte Sant’Angelo sul Gargano.

Part. dell'affresco precedente, Grotta di S. Michele, Olevano sul Tusciano (Salerno)

Part. dell’affresco precedente, Grotta di S. Michele, Olevano sul Tusciano (Salerno)

Hodges accenna quindi alla statua lignea del XVII secolo dell’Arcangelo Michele, simulacro che l’8 maggio di ogni anno i cittadini di Olevano portano in suggestiva processione dal borgo fino alla Basilica della Grotta in occasione della festa del loro santo patrono. Pensando a tale processione e al percorso tortuoso fatto per giungere fino al santuario, lo studioso britannico ha parole di ammirazione per la profonda devozione del popolo definendo ‘eroica’ l’azione dei fedeli che portano a spalla la statua lungo quel tragitto lungo circa 8 km e tutt’altro che lineare.

“Il piacere sublime di questo luogo – scrive Hodges nel suo articolo – è la sua crudezza. Non c’è nulla di paragonabile”.

Stimolati dal racconto di Hodges, scopriamo così che nel 1996 il World Monument Funds ha inserito la Grotta di San Michele Arcangelo presso Olevano sul Tusciano – definendolo monumento storico, artistico ed archeologico di rara bellezza e di straordinaria importanza – nella classifica dei 100 più importanti monumenti al mondo “a rischio e da salvare“, che esso concorre anche al prestigioso riconoscimento dell’Unesco quale Patrimonio dell’umanità e che finalmente è interessato da un intervento di riqualificazione finanziato dalla Regione Campania per 3,6 milioni di euro.

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