Madre Nostra. L’agricoltura come mezzo di riscatto nel documentario di Lorenzo Scaraggi

 
di Redazione FdS

Un giornalista-viaggiatore pugliese, Lorenzo Scaraggi, un camper, il suo Vostok100k del 1982,  e un tour fra orti sociali, terre confiscate alla mafia e comunità di recupero. Il risultato? Madre Nostra,  il documentario che narra quattro storie di agricoltura come occasione di riscatto. L’opera, nata da un’idea di Scaraggi e Angelo Santoro e prodotta da Fondazione CON IL SUD e Apulia Film Commission attraverso il Social Film Fund Con il Sud, è reduce dalla conquista del secondo posto all’Italian Film Festival di Cardiff, in Inghilterra. Reportage on the road diventato un documentario di 52 minuti – nel quale, andando in giro per la Puglia con il suo camper, il 43enne reporter di Bitonto (Bari) ha raccolto storie e testimonianze di riscatto sociale – è nato da una domanda: la terra, la “Madre nostra”, può donare redenzione alle donne e agli uomini? La risposta emerge ripercorrendo le quattro tappe del viaggio“Il Trullo sociale” a San Michele Salentino (Brindisi), “Semi di vita” a Bari, “Pietra di scarto” a Cerignola (Foggia) e “Spazio Esse” a Loseto (Bari).
 

Lorenzo Scaraggi durante la lavorazione del documentario

Lorenzo Scaraggi durante la lavorazione del documentario

Le storie raccontate da Scaraggi – che ha condotto, diretto e montato il documentario – hanno tutte lo stesso filo conduttore: l’agricoltura come via per la redenzione in una terra – quella pugliese – troppo spesso al centro dell’attenzione per piaghe come la xylella e il caporalato. Un canovaccio che ha convinto la giuria dell’Italian Film Festival Cardiff (IFFC) ad assegnare all’opera del giornalista pugliese un prestigioso secondo posto nella sezione #CanfodPrize dedicata ai documentari: “Questo documentario porta allo spettatore un messaggio di positività e speranza sull’instancabile opera dei volontari che lavorano nelle terre confiscate alla mafia” si legge nelle motivazioni. E ancora: “Il fotoreporter-regista Lorenzo Scaraggi deve essere elogiato per il suo instancabile viaggio che rivela diverse storie e diverse persone, sogni e possibilità. La gente deve conoscere questa storia piuttosto ignota”.

“Madre Nostra – spiega Lorenzo Scaraggiè stato un viaggio in una realtà apparentemente lontana eppure fortemente tangente alla vita di tutti i giorni. Scoprire quanto l’agricoltura possa redimere persone e luoghi, come le terre confiscate alla mafia, è stata una continua scoperta nascosta dietro l’angolo eppure una ricerca dell’essenza ancestrale della terra dello scorrere delle stagioni”.

Percorrendo un viaggio di ritorno alle nostre radici, accompagnato dalle musiche originali di Roberto Iovene, l’autore ha voluto mostrare come dalla riscoperta di un’arte antica, quella di lavorare la terra, possa nascere anche quella di se stessi. Così Scaraggi non si limita a puntare l’obiettivo sulle realtà che incontra, ma le vive per settimane per arrivare all’essenza del lavoro di redenzione sociale. A San Michele Salentino (Brindisi), prima tappa del viaggio, Scaraggi scopre come la coltivazione di zafferano in un uliveto sia funzionale non solo alla biodiversità, ma soprattutto ad attività sociali con bambini, adulti e disabili, quella che Fabrizio Guglielmi, proprietario de “Il Trullo sociale”, chiama “tribù agricola”, in cui ognuno si aiuta e tutti godono dei frutti della terra.
 

Lorenzo Scaraggi (a sin.) durante le riprese presso la cooperativa sociale Spazio Esse di Loseto (Bari)

Lorenzo Scaraggi (a sin.) durante le riprese presso la cooperativa sociale Spazio Esse di Loseto (Bari)

Nelle campagne di Valenzano (Bari), invece, l’agricoltura ha una doppia valenza: la liberazione dalla mafia e la riscoperta di una vita meno frenetica e più dedita al prossimo. Il protagonista, Angelo Santoro della cooperativa agricola “Semi di vita”,  è un ex venditore di mobili passato dal fare 400 chilometri al giorno “per portare il pane a casa” a gestire 26 ettari di terreno confiscati alla criminalità organizzata. Una grande sfida per una cooperativa che già gestisce a Japigia, quartiere periferico a Sud di Bari, un orto sociale bio, e per una persona, Santoro, che fra mille difficoltà sente il peso della responsabilità verso la comunità per cui si è messo al servizio. Ma anche una grande soddisfazione nel vedere come pian piano la gente del posto stia aderendo a questa comunità.

Nelle campagne di Cerignola (Foggia), terza tappa del viaggio, il lavoro nei campi del “Laboratorio di legalità Francesco Marcone” libera l’uomo dalle sbarre di una prigione e dagli errori del passato. In questo terreno confiscato alla mafia, la cooperativa “Pietra di scarto” guidata da Pietro Fragasso affida a Giuseppe Mennuni – un passato ai margini della società, oggi vicepresidente della cooperativa e “direttore” in pectore delle attività – l’accoglienza e la formazione dei nuovi ospiti. Qui si fa promozione della giustizia sociale ed economica attraverso il commercio equo e solidale, l’antimafia sociale, l’agricoltura sostenibile, l’educazione alla legalità e al consumo critico. E dal lavoro delle “pietre di scarto”, le persone ai margini della società che nessuno vuole, nasce la commercializzazione equa e solidale di olive e pomodori.

Ultima tappa del viaggio è la cooperativa sociale “Spazio Esse” di Loseto, una comunità terapeutica alle porte di Bari. Qui l’agricoltura serve soprattutto a liberarsi dalla tossicodipendenza. E proprio qui lavora Alfonso, di Scampia (Napoli), che grazie alla terra ha ritrovato redenzione da un passato di droga e rapine. Con lui altre trenta persone, accompagnate “come figli” dal direttore della comunità Mario Consales. “Mio nonno mi diceva sempre che come semini così raccogli – spiega Alfonso nel documentario, cogliendo appieno il parallelismo fra agricoltura e vita -. Per me questa è la vera libertà, svegliarmi con le mani sporche e la coscienza pulita”. Il potere della terra, qui in Puglia, è dunque anche quello di dare una seconda possibilità. Una possibilità molto terrena, che al termine del viaggio fa capire a Scaraggi, in una sorta di “preghiera anarchica”, che “se Padre nostro è nei cieli, qui in terra c’è Madre nostra”.

“Con il film di Scaraggi selezionato al festival di Cardiff – commenta Simonetta Dellomonaco, presidente di Apulia Film Commission - viene messo un altro importante tassello per questo bellissimo progetto. Insieme a Regione Puglia e in partnership con la fondazione Con il Sud stiamo realizzando un palinsesto di nuove attività dedicate al sociale che, allo stesso tempo, diventano opportunità per la produzione di ottimi film, e la vittoria di Santa Subito di Alessandro Piva al Festival di Roma ne è la dimostrazione”.

“L’obiettivo del Social Film Fund Con il Sud – aggiunge Fabrizio Minnella, responsabile Comunicazione e Relazioni esterne di Fondazione CON IL SUD – è creare delle sinergie tra cinema e terzo settore per raccontare il nostro Sud attraverso il sociale, superando anche molti stereotipi. Una bella sperimentazione avviata con l’Apulia Film Commission e una scommessa vinta, considerata la numerosa partecipazione alla call e soprattutto vista la qualità dei 10 progetti filmici selezionati. Madre Nostra non rappresenta solo una grande storia di Sud, è un appello sul senso di comunità, un messaggio di amore rivolto alla terra e agli uomini. E in questa fase storica risulta, nella sua normalità, provocatoria e necessaria”.

Del documentario ”Madre Nostra”, è stata edita anche una versione in LIS e una sottotitolata in inglese.

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L’AUTORE | Lorenzo Scaraggi, 43 anni di Bitonto (Bari), è un giornalista, fotografo e videomaker, ma prima ancora un viaggiatore alla ricerca di storie da raccontare. Laureato in Lettere a Bari, ha affrontato poco più che ventenne i primi viaggi da fotoreporter free lance in Medio Oriente, documentando le guerre in Iraq e nella Striscia di Gaza. Autore di reportage nella Ex Jugoslavia e in Cina, ha collaborato con “La Repubblica” raccontando storie di provincia in mini documentari e insegnato Digitalizzazione dei beni culturali immateriali in un corso di alta formazione presso l’Università di Bari. Nel 2016, alle soglie dei 40 anni, ha acquistato un camper del 1982 e raccolto 7.500 euro di donazioni dai 5mila follower della pagina Facebook (di allora, oggi sono oltre 20mila) per realizzare il suo progetto: girare l’Europa per raccontare storie; il camper è stato ribattezzato Vostok100k, ispirandosi alla navicella di Yuri Gagarin, il primo uomo nello spazio. In quattro mesi a bordo della sua redazione mobile, Scaraggi ha visitato 23 Stati percorrendo oltre 20mila chilometri: ne sono nati 20 documentari pubblicati su Repubblica.it. Fra i vari viaggi degli ultimi anni, 5mila chilometri in camper per scoprire gli itinerari culturali del Sud Italia, 10mila chilometri per arrivare da Bari a Capo Nord, altrettanti per arrivare in Cappadocia, 2.500 per il periplo della Sicilia, oltre a itinerari a piedi, in auto e in autostop fra Malta, Marocco e Grecia. Nel 2018 ha percorso 7mila chilometri di coste italiane in 70 giorni, sulle orme de “La lunga strada di sabbia” di Pier Paolo Pasolini, realizzando 200 video e raccontando i suoi incontri a Radio2 Summer Club, programma condotto da Mauro Casciari sulle Frequenze di Radio Rai 2. L’ultimo viaggio realizzato con il suo Vostok100k è quello nelle campagne pugliesi da cui è nato “Madre nostra”. I lavori di Scaraggi sono documentati sui portali www.vostok100k.com, www.lorenzoscaraggi.it e sui social network Facebook, Instagram e YouTube.

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