Li Galli: lì dove danzano le Sirene. Storia dell’isola della danza e un raro documento filmato

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Campania – Sfolgorante tramonto sulle isolette de Li Galli, Positano (Salerno) – Ph. MorBCNLicense

Le isole furono dimora di Léonide Massine e Rudolf Nureyev

di Redazione FdS

I) LA TERRA DELLE SIRENE

La sirena nella simbologia rappresenta la seduzione ed il potere delle passioni. E’ il simbolo di ciò che attrae in modo irresistibile, dell’istinto e del desiderio non mediati dalla ragione, del fascino soggiogante, della soddisfazione immediata di un impulso. E se c’è un luogo al mondo dove il fatale incrocio di natura e cultura è in grado di soggiogare col potere della Bellezza anche le menti più austere e poco inclini alle suggestioni, questa è la Costiera Amalfitana, quel tortuoso dipanarsi di chilometri di coste a strapiombo sull’azzurro mar Tirreno, fra il giallo dei profumatissimi limoni e il verde della rigogliosa macchia mediterranea. Qui, una millenaria tradizione radicata nei miti omerici pone la leggendaria terra delle Sirene, quei dèmoni tentatori dalle ibride forme di donne-uccello pronte ad ammaliare, e a perdere, col loro canto, i marinai di passaggio…Soprattutto quelli temerariamente avidi di Conoscenza, come l’astuto Ulisse. Bastano alcuni toponimi, tutti rinvianti ai mitici esseri – Licosa, l’omonima Punta che chiude a Sud il golfo di Salerno, Ligea ossia Punta Campanella che lo delimita a Nord, e Partenope, sirena che il mito vuole sepolta presso Pizzofalcone a Napoli; e poi ancora lo Scoglio delle Sirene sulla costa sud di Capri e Le Sirenuse, il piccolo arcipelago di tre isole di fronte alla costa di Positano (Salerno), meglio conosciute come Li Galli – per rendersi conto di quanto la leggenda sia radicata. Ed è proprio a Li Galli che vi vuole portare oggi FdS, in un viaggio alla scoperta di coloro che hanno amato queste isole, hanno avuto il privilegio di viverci, hanno sofferto per esse. Solari e ridenti, cupe e drammatiche, magiche e inquietanti, esattamente come le mitiche Sirene: così le vedrete nelle splendide immagini di questo album.

II) LI GALLI: IL LUOGO

“Gallo Lungo” è la più grande delle tre isole che andiamo ad esplorare ed è l’unica ad essere stata abitata fin dai tempi dei Romani (come si deduce dai resti ritrovati di una villa di tipo marittimo, con la domus, lo xjstus e il quartiere marittimo): ha una forma allungata che si estende per circa 400 m con una larghezza variabile che verso il centro è di circa 100 m e verso la “testa” è di circa 200 m. A ovest di Gallo Lungo si trovano “La Rotonda” e quella che porta il nome di “Isola dei Briganti”, anche se più comunemente l’isola compare nelle fonti letterarie con il nome di Castelluccio (o talvolta La Castelluccia). Fu Strabone, geografo greco del I secolo a.C. a descrivere per la prima volta le tre isole in due brani della sua “Geografia”, identificandole come sedi delle Sirene e dando loro il nome di Sirenai o Sirenussai. Va detto che oltre ai significati simbolici di più recondita pregnanza, le Sirene rappresentano anche gli ostacoli e i pericoli per la navigazione ed è proprio in quel tratto di mare che le correnti portavano spesso le imbarcazioni a schiantarsi contro queste isole, e a naufragare. Circa il nome Li Galli, risulta che nel 1131 le tre isolette erano chiamate “Guallo” e nel 1225 Federico II di Svevia le donò al monastero di Positano denominandole “tres Sirenas quae dicitur Gallus”, forse allusione alla forma ibrida di donne-uccello delle sirene di matrice greca. Oggi l’arcipelago fa parte dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella.

 

Li Galli al tramonto, Positano - Ph. Michael Costa | ccby2.0

Li Galli al tramonto, Positano – Ph. Michael Costa | ccby2.0

III) LI GALLI NEL ‘900: ALLA RICERCA DELL’EDEN PERFETTO

L’ultimo a dare l’addio a quello che a partire dagli anni ’20 fu considerato il luogo ideale per farne un ‘santuario’ della danza internazionale, fu Rudolf Nureyev (1938-1993). Era il 3 settembre 1992 quando la grande stella della danza mondiale salutò per l’ultima volta la sua isola, a Li Galli, sicuro che non l’avrebbe più rivista. Qualche testimone ricorda ancora il suo gesto di baciare più volte quegli scogli selvaggi che lo avevano accolto per 26 anni. Nureyev quell’estate vi era giunto a Ferragosto, la sua ultima estate prima che la malattia se lo portasse via, ed era talmente indebolito che – ricorda Pietro, il custode dell’isola – nonostante il clima caldo, era costretto a portare un pesante cappotto. Con Nureyev svaniva definitivamente il sogno di fare di quell’isola un eden dedicato all’arte della danza. Quello stesso sogno era stato coltivato decenni prima da un altro celebre danzatore e coreografo: il russo Leonid Fedorovič Mjasin, meglio noto col nome francesizzante di Léonide Massine. Grazie all’intervento del suo amico Michail Nikolaevic Semenov, scrittore e segretario di Diaghilev in Italia con residenza a Positano, Massine era riuscito a fare il colpaccio di acquistare Li Galli, battendo sul tempo un altro straniero, lo scrittore svizzero Gilbert Clavel, che già da qualche anno amoreggiava con quegli isolotti mentre era intento a ristrutturare la sua splendida torre a Positano. Massine invece aveva notato Li Galli nel 1917 quando era giunto in Italia insieme ai Balletti Russi di Sergej Diaghilev e, trovandosi in tour al Teatro di San Carlo di Napoli, era approdato nel borgo marinaro di Positano, ospite presso il Mulino d’Arienzo, antichissima struttura romana adattata a dimora estiva dal suo connazionale Semenov e da sua moglie Valeria.

 

Li Galli nel crepuscolo invernale, Positano - Ph. Giosef Grunig | ccby-sa2.0

Li Galli nel crepuscolo invernale, Positano – Ph. Josef Grunig | ccby-sa2.0

Nella sua autobiografia “La mia vita nel balletto” (Fondazione Léonide Massine, Napoli 1995), l’artista narra il suo primo impatto con Li Galli: «I Semenoff vivevano sulla cime del villaggio, in un grazioso mulino antico adattato. Durante la prima notte che trascorsi lì, guardando fuori dalla finestra, notai una deserta isola rocciosa a molte miglia fuori costa. Quando, il mattino seguente, chiesi notizie di essa a Mikhail Nikolaevic [Semenov], egli mi disse che era la più grande delle tre isole de Li Galli, essendo le due più piccole nascoste alla vista. Esse appartenevano alla famiglia locale dei Parlato, che vi si recavano solo per la caccia di quaglie in primavera. In giornata prendemmo una barca per l’isola che avevo visto e scoprii che era formata da aspre rocce grigie prive di vegetazione, ad eccezione dei pochi cespugli arsi dal sole. Fui sopraffatto dalla bellezza della vista sul mare, col Golfo di Salerno che si estendeva in lontananza. Con Paestum a sud e i tre faraglioni di Capri all’estremità settentrionale del Golfo, essa possedeva tutta la potenza drammatica di un dipinto di Salvator Rosa. Il silenzio era infranto solo dal mormorio del mare e da qualche grido di gabbiano. Sapevo che in quel luogo avrei trovato la solitudine che cercavo, un rifugio dalle pressioni estenuanti della carriera che avevo intrapreso. Decisi dunque, proprio lì e in quel momento, che un giorno avrei acquistato l’isola e ne avrei fatto la mia casa». Quel sogno si sarebbe realizzato solo nel 1924, al costo di 300 mila lire dell’epoca: fu un acquisto che gli fece guadagnare la fama di pazzo acquirente di un’isola rocciosa buona solo per l’allevamento di conigli. E’ rimasta leggendaria la scena della signora Antonietta Parlato che corre per l’arenile di Positano urlando in dialetto locale “Aggio trovato ‘o pazzo chi s’è accattato ‘u scoglio” (Ho trovato il pazzo che ha comprato lo scoglio).

 

Li Galli nella luce che precede il tramonto - Ph. Michael Costa | ccby2.0

Li Galli nella luce che precede il tramonto – Ph. Michael Costa | ccby2.0

Ad ogni modo Massine fu soddisfatto del suo acquisto, sebbene col tempo si rendesse conto di quanto fosse difficile avere a che fare con la furia di mare e vento, sempre pronti a insidiare ogni opera umana: a cominciare dall’anfiteatro che l’artista volle sul modello di quello di Siracusa e che una tempesta distrusse nel 1964. Riuscì tuttavia a creare dei terrazzamenti in una parte dell’isola impiantando un ampio vigneto, oggi rimpiazzato da un vasto orto, e fece edificare una villa (Villa Grande, poi Villa Massine) che divenne la sua residenza, ristrutturata nel 1937 dal celebre architetto Le Corbusier. Degni di nota sull’isola sono anche un belvedere con vista su Capri, con fontana centrale decorata a mosaico, e le terrazze rivolte verso la Costiera Amalfitana. Nonostante le difficoltà, quel luogo così impervio riusciva però a stimolare la creatività di Massine che, ricordano testimoni dell’epoca, amava inoltrarsi fra la macchia mediterranea, meditando per ore intorno alle sue coreografie. Il suo ulteriore sogno era però quello di trasformare Li Galli in un centro d’arte che riunisse varie discipline, dalla danza alla composizione musicale, alla pittura, secondo la geniale idea di Diaghilev. Coltivò questo progetto per anni, soprattutto nei lunghi mesi che trascorreva sull’isola insieme al padre, conducendo una vita alquanto schiva. Così scrive infatti nelle sue memorie: «Mi ritrovai a pensare a Li Galli, alla prima volta che la vidi nel 1917, alla mia decisione di acquistarla. Mi sembrava che fosse sempre stata più che un semplice rifugio; essa rappresentava qualcosa nella mia vita che dovevo ancora scoprire […] Per molti aspetti, Li Galli è stata una delle cose più importanti della mia vita. È lì che ho concepito la coreografia di alcune delle mie produzioni più ambiziose. È lì che ho eseguito molte ricerche per il mio manuale. Quando la acquistai, la consideravo solo un rifugio dalle tensioni della mia carriera. Ma ora comprendo che essa è stata una fonte di ispirazione e mi ha portato più vicino ad una vita di semplicità, offrendomi un genere di serenità e di pace spirituale che non ho mai trovato in nessun altro posto. Perciò mi piacerebbe vedere l’isola svilupparsi come un luogo dove giovani artisti da tutto il mondo potessero venire, per ritirarsi dal soffocante materialismo della vita moderna e trarre ispirazione, come me, dalla sua naturale bellezza e dalla sua magnifica cornice paesaggistica».

A contrapporsi a questo suo disegno fu innanzitutto l’inclemenza degli elementi naturali, ma l’artista non smise, con ottimismo, di coltivare il suo sogno: «Nel gennaio del 1964 una tempesta demolì parzialmente il sito che stavo preparando per l’anfiteatro. Ero sull’isola a quel tempo e, precipitandomi fuori, vidi enormi pezzi di calcestruzzo frantumarsi in mare. Ma non sono scoraggiato e ho in programma di continuare con l’anfiteatro che ho disegnato secondo i modelli che ho visto a Siracusa, con l’aggiunta di una diga marittima per proteggerlo dalle tempeste. Quando tutto il lavoro sarà completato, intendo stabilirvi una fondazione che manterrà l’isola come un centro artistico e, in tal modo, spero di portare avanti la tradizione di Diaghilev di riunire insieme giovani pittori, compositori, scrittori, danzatori e coreografi, per scambiarsi idee e collaborare a nuove opere[…] Appena avrò sufficienti risorse finanziarie, comincerò la mia impresa che chiamerò Les Soirées aux Îles des Galliés».

Purtroppo la sua aspirazione non si realizzò. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1979, il figlio Lorca, non potendo più sostenere le spese, decise di vendere Li Galli a Rudolf Nureyev, che aveva conosciuto le isolette in occasione di un viaggio a Positano per ritirare il premio “Léonide Massine per l’arte della danza”. Il danzatore ne fece il suo rifugio estivo (vi trascorreva l’intero mese di agosto), ma a differenza di Massine frequentava molto di più Positano, partecipando alla vita mondana del borgo, presso ville di amici o presso il ristorante La Buca di Bacco. Nureyev impresse agli arredi della casa il suo gusto orientaleggiante per le ceramiche, i cuscini e i tappeti e nella torre saracena ricavò una sala di danza con pavimento in parquet di pino, piena di specchi e sbarre per i suoi esercizi quotidiani. Con Massine e Nureyev si è dunque chiusa, almeno per il momento, l’epoca d’oro della presenza umana a Li Galli (dal ’94 di proprietà dell’albergatore sorrentino Giovanni Russo che oggi la fitta ma è pronto a vendere) ma il ricordo dei due grandi artisti sopravvive ancora, oltre che in gran parte dell’assetto dei luoghi, nel Premio Positano intitolato a Léonide Massine e giunto ormai alla sua 40a edizione. Alle Sirene di Li Galli non rimane dunque che ispirare un nuovo incantamento…

GUARDA LA PHOTOGALLERY (v. anche altre photogallery nei link a fondo pagina)

IV) UN RARO DOCUMENTO FILMATO

Vi mostriamo (in due video – v. sotto – per un totale di 12 minuti circa) delle rarissime immagini con Léonide Massine girate a Li Galli dal compositore, produttore e scrittore inglese Michael Maxwell Steer , che così racconta l’origine di quello che sarebbe dovuto diventare un documentario, purtroppo rimasto incompiuto:

“Questo è un montaggio preliminare di un documentario incompleto che ho prodotto nel 1971 con il famoso coreografo dei Balletti Russi. Ho incontrato Massine nel 1970, quando gli chiesi di patrocinare il mio tentativo di montare una produzione di ‘Relache’ balletto surrealista di Erik Satie (il cui intermezzo, Entr’acte, un film di René Clair, io avevo accompagnato al National Film Theatre come pianista di cinema muto) . Quell’estate lui mi ha invitato sulla sua isola nel Golfo di Salerno. Lì abbiamo concepito l’idea di una serie di video-cassette che avrebbero contenuto i suoi “ultimi pensieri” da coreografo. Me ne tornai nel Regno Unito sparato con quell’idea. Nel corso dei successivi 6 mesi il progetto prese forma nella realizzazione di un documentario finalizzato a ristabilire la posizione di Massine presso l’opinione pubblica. Con grande entusiasmo più che con realismo cercai e ottenni in prestito le 1800 sterline di cui avevo bisogno per girare le riprese e tornai a Li Galli l’estate successiva con il leggendario regista televisivo Rudolph Cartier, con il quale avevo elaborato uno script tratto dalla autobiografia di Massine, e il cameraman Norman Yardy.

Purtroppo, per qualche ragione, Massine e Rudy non si piacquero affatto! E dopo qualche ripresa Massine non consentì a Rudy di farne altre. Il che fu piuttosto imbarazzante su quella piccola isola. Io avevo programmato di fare la colonna sonora, ma ha dovuto praticamente dirigere anche tutto il resto. C’era un “cherchez la femme” in quella situazione, dato che Massine, allora 78enne, aveva avuto 2 bambini di 4 e 6 anni dalla sua segretaria tedesca. Normalmente lei rimaneva a Wiesbaden, ma quell’estate le era stato permesso di venire a Li Galli. Lei e Massine potevano conversare in inglese. Venne pure sua madre, che non parlava inglese, e quindi gli scambi di Massine con la vecchia signora si sono limitati a gesti cortesi. Era abitudine di Massine invitare ballerini della Royal Ballet School, di cui era un mecenate, e una ballerina fra questi aveva già catturato la sua attenzione. Credo che temesse che Rudy Cartier, che era di 8/9 anni più giovane, potesse surclassarlo. L’ironia suprema era che lei veniva già a letto con me, come certo lui doveva sapere, ma non sembrava ricordarsene. E’ proprio strano come funziona la mente! (…)

Comunque tornai a casa con una quantità ragionevole di materiale, ma fu allora che la mia esperienza nei fatti della vita cominciò realmente. Nel 1971 non c’era ancora un mercato indipendente per i film d’arte (io ero stato accecato dal successo del mio fan Chris Nupen, un ex produttore della BBC, prima persona ad avere successo come indipendente grazie ai suoi rapporti di amicizia con Dupré, Barenboim e John Williams). La brutale verità era che o mi procuravo un contratto con la BBC o LVT Aquarius o non avrei avuto alcun film. Non c’era via d’uscita. Alla BBC fui pressato da John Drummond che, mi resi conto, era interessato ad acquistare il mio film solo allo scopo di cannibalizzarlo all’interno di un suo film incompiuto su Massine. Non appena poi lo offrii ad Aquarius, Humphrey Burton rispose nel suo inimitabile modo che lui aveva già (!) avuto l’idea di un film su Massine e quindi non voleva il mio. Sapevo però che il suo progetto sarebbe sfumato, dato che Massine sarebbe diventato inaccessibile nel momento in cui avesse sentito puzza di speculazione economica. Io credo di essermi guadagnato la sua fiducia semplicemente perché egli ebbe modo di vedere che io di soldi non ne avevo.

Questo è dunque il film, per quello che sono riuscito a montare. Alla fine della sequenza (video 2 – NdR) dovrebbe esserci il taglio con la ripresa in cui Massine balla ‘El Amor Brujo’ (dal film ‘Vacanze Spagnole’ di Powell/Pressburger) ma senza finanziamenti non potremmo andare oltre. Qualche tempo dopo ho presentato il negativo al National Film Archive dove si trova tuttora. Quando eravamo sull’isola a fare le riprese ebbi il presentimento che non sarei riuscito a finire il film, ma che sarei tornato a Li Galli quando avrei avuto l’età di Massine (78 anni) per concludere il film nel contesto della storia della mia vita. Per cui dispongo ancora di 15 anni! Sappiate che c’è stato un sequel nella storia che vi ho raccontato prima: la “femme” di cui vi parlavo è poi andata a New York con Massine. Un po’ bizzarramente ha chiesto che andassi anch’io. Ma non avrei potuto, dato che la produzione del film mi aveva lasciato al verde e in quel momento ero impegnato a tentare di venderlo. Ebbi il supporto di Chris Nupen e non avevo ancora sbattuto la faccia contro i lati tristi della vita in un’epoca in cui vigeva il duopolio delle TV” (traduzione dall’inglese: FdS).

 
VIDEO | PARTE Ia

 
VIDEO | PARTE IIa

V) L’ISOLA IN COMPAGNIA DI NUREYEV: UNA GALLERY FOTOGRAFICA

In questo link russo trovate un’ampia gallery fotografica dedicata alla vita che si svolgeva sull’isola di Li Galli al tempo in cui vi abitò Rudolph Nureyev.

VI) L’ISOLA E I SUOI SPAZI ABITATIVI: UNA GALLERY FOTOGRAFICA

* Villa Massine (già Villa Grande e oggi Villa Giovanni)

* La Torre (ex sala di danza di Nureyev)

* Un appartamento e la Cappella

* Vedute varie ed eliporto

* Panoramica

Bibliografia: – Léonide Massine, “La mia vita nel balletto”, traduzione italiana a cura di Lorena Coppola, Fondazione Léonide Massine, Napoli 1995
www.russinitalia.it
www.massine-ballet.com
www.nureyev.org

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