Leonardo al Sud? Acerenza e il mistero del presunto autoritratto del grande genio – 1a P.

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Leonardo portrait

Il presunto autoritratto di Leonardo da Vinci, scoperto a Salerno ma proveniente dalla Basilicata – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

di Redazione FdS

E’ del dicembre 2008 il ritrovamento in Sud Italia di un presunto autoritratto di Leonardo da Vinci, oggi segnalato come ‘Autoritratto di Acerenza’. A scovarlo è stato Nicola Barbatelli, storico del Gran Priorato dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme, il quale ha ricostruito il passaggio del dipinto dalle mani di nobili famiglie lucane a quelle di un collezionista salernitano (ma originario di Moliterno, in Lucania), presso il quale è stato identificato, sia pure con tutte le cautele del caso. Alcuni anni prima della ‘riscoperta’ il dipinto era stato messo all’asta a Napoli al prezzo base di 1000 euro, ma non lo aveva comprato nessuno. L’opera, prima del suo ultimo approdo in mani private apparteneva ad una famiglia di Acerenza (Potenza), la quale credeva fosse un ritratto di Galileo Galilei.

Di questo dipinto, a febbraio scorso, si è tenuta una mostra a Vaglio di Basilicata (Potenza). Un’occasione alquanto ghiotta per vedere l’opera da vicino. Noi di FdS non potevamo mancare e ve ne daremo resoconto adeguato nella prossima puntata, ma intanto cominciamo col raccontarvi lo ‘strano’ caso dell’Autoritratto di Acerenza. Prossimamente vi parleremo anche di una curiosa leggenda che vorrebbe un legame indiretto fra la Lucania e Leonardo nella presunta sepoltura a Lagonegro (Potenza) della donna che si dice abbia ispirato il celebre ritratto di Monna Lisa.

Torniamo quindi al presunto Autoritratto leonardesco. Il citato scopritore Nicola Barbatelli ha spiegato come sin dai primi momenti del ritrovamento, avvenuto durante il recupero e lo studio delle opere del noto pittore lucano Antonio Stabile, non si sia “mai perso di vista il criterio e la severità di un approccio scientifico relativo sia al supporto ligneo che al pigmento pittorico, ad opera dagli esperti della Seconda Università degli Studi di Napoli.” Il dipinto risulta realizzato su una tavola in pioppo curiosamente assemblata e mostra l’artista all’età di 50 anni circa. Chi ha già avuto modo di vedere il dipinto da vicino sostiene sia molto bello, d’un fascino quasi magnetico. A corroborare l’ipotesi dell’autoritratto, delle dimensioni di 60 per 44 centimetri sarebbe anche la presenza sul retro della dicitura “PINXIT MEA” (‘dipinto da me’) scritta in senso inverso, uno dei marchi tipici di Leonardo.

Ma procediamo con ordine nel ripercorrere i vari passaggi successivi al ritrovamento:

secondo la prima ricostruzione storica operata da Nicola Barbatelli la tavola sarebbe appartenuta alla nobile famiglia dei Segni di origine Toscana stabilitasi nel borgo lucano di Acerenza. La famiglia Segni, stando alla biografia del Vasari su Leonardo, sarebbe stata in rapporti di stretta amicizia con il grande genio della pittura e della scienza. Sulla scia di questa amicizia si ritiene che l’artista rinascimentale possa essere venuto in terra di Lucania alla ricerca di tracce dei Pitagorici, in un periodo in cui la figura del filosofo greco Pitagora e le sue affermazioni sulla proporzione aurea erano al centro della speculazione dei grandi intellettuali rinascimentali. Sarebbe quindi probabile che Leonardo si sia a tale scopo recato in Campania e quindi nelle terre lucane, calabre e pugliesi.

A dire il vero, non si ha notizia certa di un viaggio di Leonardo nel Regno di Napoli ma è molto probabile che egli vi abbia fatto tappa visti i profondi legami fra Alfonso d’Aragona e Ludovico il Moro nonchè sulla base di una citazione diretta del maestro circa un viaggio verso Citra, l’odierna Vallo della Lucania. Non dimentichiamo inoltre che in Lucania vi erano i feudi dei Riario-Sforza imparentati con gli Sforza milanesi, e di Giangirolamo di Sanseverino genero di Ludovico il Moro, tutti personaggi frequentati da Leonardo. Fu probabilmente anche la sua grande passione per gli studi di geometria aurea, ai quali fu avviato dal matematico Luca Pacioli, a spingerlo verso le terre che videro lo sviluppo e la tragica fine della scuola pitagorica. Lo studio delle proporzioni, delle regole del pentagono e della geometria aurea, costituivano insomma per Leonardo temi di notevole interesse scientifico, al punto da stimolargli l’idea di un viaggio verso il Principato di Citra.

“A tal proposito – aggiunge Barbatelliil simbolo rinvenuto sul capo di un personaggio posto ai piedi di una statua lignea rappresentante San Bernardo da Chiaravalle (tipico di costruttori di cattedrali) e l’impianto stesso della Basilica di Acerenza, dimostrano la presenza di noti conoscitori di geometria aurea, strettamente legati alla dottrina pitagorica. Resta inoltre interessante il fatto che una potente famiglia Toscana si insedi nelle nobili terre lucane ed esattamente ad Acerenza intorno al XVI secolo. Secondo Giorgio Vasari la stima di Leonardo da Vinci nei confronti di alcuni membri della famiglia Segni, era tale da spingerlo a far dono ad Antonio Segni di un suo meraviglioso disegno raffigurante Nettuno. Il blasone della famiglia Segni – prosegue Barbatelliè diviso in banda in due parti: nel primo colomba ad ali spiegate sormontata da corona marchionale o comitale, nel secondo a scacchi regolari che ricordano un simbolo inequivocabile nella geometria sacra, la VESICA PISCIS. Questo simbolo, tipicamente legato alla figura femminile, somigliante alla vulva (vesica in latino vuol dire anche vagina),suggerisce anche l’idea di un pesce legato all’elemento acqua, femminile per eccellenza. E’ noto che nella simbologia cristiana il pesce sia Gesù (dal greco ictùs le cui iniziali stanno per Gesù Cristo figlio di Dio salvatore), colui che cammina sulle acque e che è stato generato dal Principio femminino, da Maria Vergine, la materia che ha in sé il principio di trasmutazione per manifestare l’Uomo Nuovo…”

Ma, come si accennava, sono soprattutto i legami con alcune importanti famiglie campane e lucane, a far pensare ad un suo viaggio in questi territori. Leonardo potrebbe aver convinto alcuni componenti di tali famiglie ad accompagnarlo nella visita in quelle terre forse per cercare e conoscere luoghi che erano stati centri di storia, cultura e tradizioni. Si afferma anche che sulla base di alcuni studi su Leonardo, emergerebbero diversi elementi che fanno pensare al suo interesse per alcuni metodi costruttivi propri delle maestranze napoletane e lucane che lasciarono a Napoli una traccia indelebile, di grande fascino e importanza della loro sapienza. Straordinario sarebbe inoltre il legame che queste maestranze ebbero con la tradizione franco-templare presente in quelle terre e da secoli radicata.

Muovendo da queste riflessioni, la tavola raffigurante l’artista di tre quarti e con il cappello, è stata sottoposta ad analisi preliminari (XRF su vari punti dello strato pittorico e datazioni con il metodo del radiocarbonio con spettrometria di massa con acceleratore su microframmenti di legno prelevati dal retro della tavola) “le quali – riporta Barbatellihanno dimostrato che il reperto è ascrivibile alla seconda meta’ del XV secolo, mentre l’attribuzione alla mano di Leonardo è oggetto di una serie di attività di studio in ambito storico ed artistico”. Fra queste, l’iniziativa di sottoporlo allo studio del Prof. Alessandro Vezzosi, direttore del ‘Museo di Leonardo’ a Vinci, suo paese natio. Lo studioso, con grande cautela e procedendo per gradi, ha innanzitutto affermato che a suo parere si tratterebbe di un dipinto originale e non di una copia. Ha inoltre evidenziato come finora solo un autoritratto di Leonardo è riconosciuto come autentico, ed è quello a sanguigna conservato presso la Biblioteca Reale di Torino, raffigurante il genio in età avanzata.

Vezzosi ha quindi aggiunto che il ritratto è “molto interessante in sé, e, potenzialmente, è un importante nuovo elemento per contribuire a mettere insieme il mosaico di ciò che era Leonardo. Ed è importante in quanto introduce nuove ricerche concernenti l’artista, le sue tracce e i suoi echi nell’Italia meridionale. E’ inoltre misterioso poiché se ne devono ancora accertare la datazione e la più antica provenienza, ed è difficile individuarne l’autore; per tutto ciò è un tema da affrontare, avvincente per l’attualità e le più diverse implicazioni culturali, da quelle storico-artistiche alle nuove tecnologie, fino al contesto del ritrovamento”.

Vezzosi ha quindi sottolineato l’esigenza di approfondire la conoscenza dell’ipotizzato viaggio di Leonardo al Sud: “personalmente – ha dichiarato lo studioso – ho trovato degli elementi inediti che dimostrerebbero la presenza di Leonardo a Napoli e presto renderò pubblici questi studi. Il recente dibattito – stimolato dal ritrovamento ad Acerenza in Lucania, di un ritratto che si presume possa raffigurare il volto di Leonardo nella sua media età – sulla presenza del Vinciano nelle aree del Sud della nostra penisola, mi ha portato ad approfondire alcune intuizioni e studi. Anche se il recente intervento del Prof. Carlo Pedretti [leonardista di fama – NdR] ha escluso che possa trattarsi di un autoritratto bensì di opera settecentesca, questo non annulla l’ipotesi di una presenza di Leonardo nel sud Italia”.

Apertosi dunque il dibattito, e in attesa di nuovi riscontri, il Museo delle Antiche Genti di Lucania di Vaglio Basilicata (Potenza) in collaborazione con il Museo Ideale di Vinci , ha ospitato nel 2009 in esclusiva mondiale il dipinto in una mostra dal titolo “I Ritratti di Leonardo”. Fra le affermazioni rilasciate nell’occasione, vi è stata quella secondo la quale il dipinto di Acerenza sarebbe antecedente al celebre autoritratto di Torino databile al 1515.

Nel frattempo molti studiosi e ricercatori hanno finito col concordare solo sul fatto che l’opera ritragga oggettivamente Leonardo da Vinci, mentre altri si sono spinti a sostenere da subito che essa sia il frutto di un autoritratto dello stesso Leonardo; gli scettici, invece, ritengono che si tratti di un’opera del Vasari: fra questi ultimi anche il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, il quale nel 2010 sostenne trattarsi di una riproduzione tardo-ottocentesca appunto di un originale vasariano. Sgarbi si è espresso in occasione della presentazione dell’opera presso la Quadreria comunale della Chiesa del Carmine, ad Avellino. Pronta è stata la reazione alle sue dichiarazioni da parte dello scopritore Barbatelli: “Sgarbi parla di un dipinto dell’Ottocento ignorando pretestuosamente gli esiti di accurate indagini scientifiche a sostegno dell’autenticità dell’opera. Non l’ha vista. Ha potuto analizzare solo una foto ed alla fine ha detto: È talmente bella che non può essere di Leonardo. Se questi sono argomenti validi…!”

D’altro canto – quasi in concomitanza con queste polemiche e con altre presentazioni pubbliche del dipinto come quelle tenutesi a Roma presso importanti sedi istituzionali – prove tecnico-scientifiche e alcuni nuovi risultati, come l’assemblaggio delle tavole e l’uso della sanguigna per il disegno preliminare, sembrerebbero realmente riportare alle tecniche utilizzate da Leonardo. E non solo: le propozioni del profilo 3D pare coincidano con quelle tramandate dal suo pupillo Francesco Melzi, quindi, se ne dovrebbe dedurre che chi ha realizzato il dipinto sia stato a conoscenza delle esatte proporzioni del volto del Genio toscano. Sul dipinto, nella parte laterale in prossimità della piuma che adorna il cappello, sarebbe inoltre emersa un’impronta digitale dell’artista compatibile con quella trovata su un altro suo famoso lavoro, la Dama con l’Ermellino.

Ma ecco che improvvisamente, nella primavera del 2010, uno dei più noti leonardisti del mondo, lo scienziato David L. Bershad, docente di Storia dell’Arte all’interno del Dipartimento su Rinascimento e Barocco nel canadese St. Mary’s University College di Calgary (Alberta), ha smentito la lettura ‘settecentesca’ del collega Pedretti affermando senza mezzi termini: «La Tavola di Acerenza è un autoritratto di Leonardo da Vinci». La clamorosa dichiarazione è stata pronunciata durante il convegno scientifico “Leonardo da Vinci: Il presunto autoritratto lucano, gli studi scientifici” svoltosi a Chieti, presso il Museo universitario dell’Università G. d’Annunzio di Chieti Pescara diretto dal Prof. Luigi Capasso. Lo studioso canadese, chiamato a far parte del team di esperti incaricato di valutare l’autenticità del ”presunto autoritratto lucano” di Leonardo da Vinci ha altresì definito il prof. Capasso “il massimo esperto in materia di esame scientifico delle opere di Leonardo da Vinci” ed il Museo universitario di Chieti da questi diretto come “la capitale degli studi sul Genio fiorentino”.

«La prima volta che ho guardato una foto del quadro ero molto scettico – ha ammesso il prof. Bershad -. Poi mi sono dovuto ricredere. Man mano che mi arrivava la documentazione scientifica prodotta dal team di esperti diretto dal professor Capasso costituitosi per valutare l’autenticità del Presunto autoritratto lucano di Leonardo da Vinci, mi sono sempre più convinto che c’era la mano del Genio fiorentino su quel dipinto ad olio su tavola (mezza pialla) di cm 60×44, riscoperto nel 2008 dal dott. Nicola Barbatelli. Ho voluto, però, esaminarla di persona per poterne essere certo. Appena l’ho vista a Chieti non ho avuto più dubbi. Secondo me, è l’autoritratto di Leonardo e gli studi scientifici illustrati stamattina sembrano darmi ragione. Mi devo complimentare con il dott. Barbatelli per il suo gusto artistico che gli ha permesso di riconoscere lo stile leonardiano su quella tavola e di mettere in moto le ricerche di carattere storico, artistico e scientifico. I miei elogi vanno anche ai proprietari dell’opera. Inizialmente, infatti, credevo che ci fosse un loro interesse economico dietro la volontà di attribuirla al Genio fiorentino. Non è così, tant’è vero che hanno concesso gratuitamente al Museo delle Antiche Genti di Lucania a Vaglio Basilicata di custodirla e mostrarla al pubblico senza costi aggiuntivi rispetto al regolare biglietto d’ingresso».

Come vi accennavamo all’inizio FdS è andata il mese scorso a Vaglio di Basilicata per scoprire cosa è accaduto dopo queste eclatanti dichiarazioni di Bershad, per capire cioè come si sono orientate le attenzioni verso il dipinto negli ultimi due anni, ma di questo vi parleremo nella 2a Puntata di questa appassionante storia.

In questo video potete visionare un servizio giornalistico del 2010 sull’Autoritratto di Acerenza realizzato in prossimità del convegno di Chieti dello stesso anno.
 
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