Deep Accettura: nel cuore del rito con le immagini di Francesco La Centra

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Basilicata – La salita sul grande albero rituale – Ph. Francesco La Centra – All rights reserved – FdS: courtesy dell’Autore

Deep Accettura: nel cuore del rito con le immagini di Francesco La Centra. Un viaggio in Lucania: incontri e spunti di riflessione

di Enzo Garofalo

Come avrete certo dedotto dal vasto reportage fotografico pubblicato a puntate negli ultimi giorni, partecipare al ‘Maggio’ di Accettura, il millenario rito arboreo che si tiene ogni anno nell’ospitale borgo montano in provincia di Matera, è stata per noi di FAMEDISUD un’esperienza davvero coinvolgente. Questa visita durata quattro giorni è stata un’occasione propizia non solo per conoscere meglio ed apprezzare ancor più un territorio d’una bellezza unica, ma anche per scoprire una dimensione umana e sociale fatta di gente semplice e ospitale che ha nella istintiva cordialità uno dei suoi tratti caratteristici. Ciò che in particolare ci ha colpiti ad Accettura è stato il grande attaccamento alle tradizioni che coinvolge anziani, adulti e ragazzi. E quando parliamo di legame con le tradizioni non ci riferiamo ad un arido esercizio di archeologia della memoria, bensì al desiderio – riscontrato in molti giovani del luogo – di intravedere nel proprio passato comunitario la base solida sulla quale costruire un futuro migliore. Una sfida tanto più encomiabile perché concepita in un contesto storicamente di forte emigrazione.

In un’epoca in cui le parole-chiave per comprendere certi fenomeni sociali di massa sono “omologazione” e “relativismo” – termini che negano il principio di individualità e l’esistenza di valori inscalfibili – ci ha dunque colpito scoprire come ci siano ancora dei luoghi in Italia dove persiste molto forte quello spirito identitario, individuale e collettivo, che rende meno vulnerabili alle manipolazioni di qualsivoglia natura. In tal senso sono stati illuminanti alcuni incontri che ci hanno felicemente sorpreso: primo fra tutti quello col giovanissimo membro di un’associazione culturale di Accettura il cui motto è “L’uomo migliore è colui che potrebbe vivere in qualsiasi parte del mondo, ma sceglie di farlo qui: fra i suoi cari, con le sue radici, nel suo paese…” : una coraggiosa dichiarazione di intenti che è un primo importante passo per ingaggiare l’immane ma irrinunciabile lotta contro la tendenza, patrocinata anche da qualche politico troppo in voga, a spingere i giovani a sradicarsi dalle proprie realtà per cercare incerte fortune altrove; sia chiaro però che questa è una dichiarazione di principio che nei suoi sostenitori richiederà perseveranza, capacità di coltivare con forza la fiducia in se stessi e nella possibilità, per nulla irrealistica, che anche nella propria terra si possa costruire qualcosa di buono e di importante.

L’altro interessante incontro è stato con un giovane laureato di Savoia di Lucania che integra il suo stipendio da sottoccupato con un’appassionata attività di guida per viaggiatori di tutto il mondo che intendono esplorare il territorio lucano nelle sue molteplici sfaccettature, e che vorrebbe tanto trasformare la propria passione nella sua occupazione principale , “se solo – ci dice – si riuscisse a rendere più consapevole la gente, e chi ci governa, dell’inestimabile patrimonio di storia, cultura, ambiente, enogastronomia di cui dispone la nostra terra, un patrimonio che altrove sarebbero già riusciti a convertire in una solida economia”; anche questo ragazzo ha ingaggiato la propria lotta personale contro la perversa e indotta mentalità del “qui non c’è nulla”, ossia contro quel subdolo tarlo che ti fa sentire un miserabile pur vivendo in una casa dalle pareti d’oro, pareti che alla lunga in tanti non vedono più.

Non possiamo non menzionare poi il giovane avvocato pugliese, di origini lucane per parte di madre, che stanco di un lavoro reso arido dai ritmi e dalla farraginosità della giustizia in Italia decide di riscoprire la terra degli avi materni imparando i segreti dell’arte di produrre i formaggi; oppure ancora il carpentiere di mezza età che ci racconta con inusitata passione l’antico palazzo nobiliare di cui sta curando alcuni lavori di ristrutturazione, mostrando di conoscerlo in ogni angolo come se fosse la sua casa; e infine i giovani di una cooperativa di Accettura che hanno in gestione il Centro di Educazione Ambientale per la Sostenibilità Dolomiti Lucane nell’ambito del meraviglioso Parco Naturale di Gallipoli Cognato, una delle più belle e ricche realtà di biodiversità del sud Italia. Questi giovani cercano – con grande dinamismo e competenza – di far conoscere tale straordinaria realtà ambientale ad adulti e scolaresche allo scopo di creare oltre ad una coscienza ecologica anche una coscienza civile necessaria per la salvaguardia di un territorio entrato ultimamente e pericolosamente nel mirino delle multinazionali del petrolio.

L’INCONTRO CON IL TALENTO FOTOGRAFICO DI FRANCESCO LA CENTRA

Se ci sono persone che con la propria attività sul campo cercano quotidianamente di smentire la proverbiale definizione della Basilicata come “la regione che non esiste”, c’è chi come Francesco La Centra, lucano di Ferrandina (Matera), persegue lo stesso obiettivo con uno strumento apparentemente ‘immateriale’, ma non meno dirompente, come la fotografia. Il suo è un talento d’eccezione, tanto più sorprendente se si considera che la fotografia non è la sua attività principale. Un dettaglio peraltro insignificante quest’ultimo, se si considera che egli utilizza la macchina fotografica con grande padronanza tecnica oltre a possedere una sensibilità e uno sguardo dall’indiscutibile acume. E se artista è colui che – seguendo scelte formali ben precise – riesce a far cogliere con pienezza agli altri ciò che essi quotidianamente guardano ma non vedono, allora Francesco La Centra lo è certamente. La sua capacità di scrutare con l’obiettivo la realtà che gli si pone davanti ha davvero dell’eccezionale, soprattutto se si considera che il risultato finale è di norma per lui non l’esito di una selezione fra molteplici scatti di uno stesso soggetto, ma la cattura di quell’attimo unico e fuggente ma “pieno di significato” di cui parlava il grande fotografo francese Henri Cartier-Bresson. Un attimo che a volte è la realtà stessa a rivelargli inaspettatamente e a volte si manifesta come l’epifania miracolosa di un’idea che Francesco ha già in mente.

L'Arcadia esiste: è ad Accettura, paese del Maggio - 9

La festa del Maggio di Accettura (Matera) - Ph. Francesco La Centra © All rights reserved

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La festa del Maggio di Accettura (Matera) - Ph. Francesco La Centra © All rights reserved

Ebbene, la sua Basilicata è fatta di tanti di questi attimi che messi tutti quanti insieme danno il ritratto di una terra in cui – per dirla con le parole di Carlo Levi – “storia e mitologia, attualità ed eternità sono coincidenti”. Una terra purtroppo il cui destino – simile per certi versi a quello della Calabria – è stato quello di essere vissuta per lo più come un semplice luogo di passaggio, con la conseguenza di mostrare di sé solo aspetti marginali e solo di rado davvero significativi. Da ciò ne consegue che – fatta eccezione per i pochi privilegiati che nella storia più recente hanno conosciuto e a volte studiato a fondo le sue realtà più nascoste – la Basilicata si mostra ancora oggi come una terra tutta da esplorare e da scoprire nell’ampia varietà dei suoi volti. E in quest’opera di disvelamento la fotografia può giocare un ruolo determinante, anche se complementare e mai sostitutivo dell’esperienza diretta di luoghi, persone e situazioni. In tal senso, pur avendo egli una cifra stilistica netta e riconoscibile, Francesco La Centra è capace di mostrarci una Basilicata visivamente davvero multiforme: ora crudamente neorealistica, ora immersa in atmosfere oniriche che a tratti ne svelano il carattere di terra fuori dal tempo, condizione quest’ultima agevolata dalla presenza di zone di territorio scarsamente antropizzato o di vestigia dall’età incommensurabile.

A ispirarlo, oltre al contatto con una realtà che conosce profondamente, è anche una vasta curiosità verso le espressioni artistiche in genere, dalla fotografia dei grandi maestri, alla pittura, al cinema, di cui è un grande fruitore. Insomma un ricco substrato di suggestioni ormai profondamente assimilate che permettono a Francesco di approcciarsi alla realtà lucana secondo molteplici prospettive che non siano solo quelle spontaneamente suggerite dal proprio innato talento. Fra i suoi scatti ampio spazio ha il paesaggio naturale affrontato secondo prospettive mai scontate, sebbene la sua personale inclinazione si esprima con particolare intensità nel ritratto, non quello posato o studiato, quanto quello ‘intercettato’ nelle situazioni più diverse. Straordinari ad es. i volti di anziani catturati con la sua Nikon lungo le vie dei borghi di montagna o di collina, seduti al sole sull’uscio di una casa, al tavolo di un bar o nel cuore di una manifestazione popolare.

Dopo questa breve nota introduttiva vi proponiamo alcuni degli scatti che Francesco La Centra ha realizzato nel corso del ‘Maggio’ di Accettura, un contesto che i lettori di FAMEDISUD ormai conoscono bene ma che si potrà rivedere nella photogallery qui allegata secondo la particolare e personale prospettiva di questo fotografo. Ed è proprio al Maggio di Accettura che, come accennavo prima, noi di FAMEDISUD lo abbiamo conosciuto, avendo condiviso con lui alcuni dei momenti più significativi della Festa. D’ora in poi non mancheremo di mostrarvi altre sue immagini che certo contribuiranno in maniera significativa all’opera di ‘esplorazione’ della Basilicata che abbiamo intrapreso con il nostro Magazine.

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