Maggio di Accettura: la lavorazione del tronco e la costruzione delle ‘crocce’

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Basilicata – La costruzione delle ‘crocce’ per l’innazamento del Maggio, il grande albero rituale – Accettura (Matera), 20 maggio 2013

Maggio di Accettura: la lavorazione del tronco e la costruzione delle ‘crocce’. Viaggio alla scoperta di un rito millenario, fra paganesimo e devozione cristiana. 

di Enzo Garofalo

Arriviamo in paese nelle prime ore del mattino – fuori l’aria è tersa come un diamante purissimo – accolti dalle note della banda di Accettura che vediamo scendere dalla scalinata di Piazza del Popolo. Scopriamo che il lavoro dei ‘maggiaioli’ è iniziato molto presto, scandito dalle percussioni, dal triccheballacche e dall’ottavino di una piccola banda di ragazzi che per giorni, alternandosi con la grande banda di Accettura, ricolmano di musica le vie del paese contribuendo all’euforia generale. Il lunedì 20 maggio è la giornata della lavorazione del ‘Maggio’ a colpi di accetta e motosega oltre alla predisposizione delle strutture lignee, dette crocce, che serviranno ad ospitare gli argani in grado di sollevare il grande albero il giorno successivo. E’ un lavoro duro, costante, senza soste che non siano quelle di una ricca colazione a metà mattinata offerta a tutti i presenti e del pranzo presso la vicina Casa di S. Giuliano; questa è la sede del Comitato Feste ed è usata anche come cucina e mensa per i maggiaioli che nei giorni della festa prendono parte ai lavori di innalzamento del ‘Maggio’, nonché locale principale dove prendono vita i preparativi della festa come ad esempio la frittura delle zeppole o la cottura della ‘pastorale’.

Noi di FDS abbiamo avuto il grande piacere di essere graditi ospiti dei ‘maggiaioli’ che ci hanno fatto sentire membri della loro grande famiglia, ammettendoci a partecipare al ricco banchetto a base di pasta al sugo, capretto al forno, ‘pastorale’ (una gustosissima carne di pecora cotta nel paiolo con aromi vegetali) e tanto vino, vero ‘carburante’ dell’intera festa, insieme allo spirito religioso. E’ stato affascinante seguire per tutta la giornata i lavori svolti con grande partecipazione volontaria, cui ciascun partecipante ha dato il suo contributo inserendosi in un ingranaggio dal funzionamento perfetto. I lavori si svolgono sotto gli occhi di tutti, accetturesi e visitatori, su una piazzetta costeggiata da un piccolo anfiteatro, la cui scena è il punto esatto in cui vengono piantati il ‘Maggio’ e le altre strutture di supporto. Ogni anno viene praticato un foro poi ricolmo di pesanti basole di pietra e al termine del rito, una volta demolito il ‘Maggio’, il piano di calpestio viene ripristinato nella sua integrità.

Mentre scattiamo immagini delle operazioni, il caso vuole che facciamo conoscenza con Antonio Caroli un giovane e simpatico pugliese di Manduria di cui apprendiamo le ascendenze accetturesi da parte di madre, discendente a sua volta di una antica famiglia della nobiltà rurale del luogo: gli Spagna. Il loro vetusto palazzo è in cima al borgo antico e durante la nostra visita di un mese fa ne avevamo notato la facciata fotografandola da varie angolazioni. In quell’occasione ci eravamo chiesti come dovessero essere gli interni ed ecco che, esauditi dalla sorte, finiamo col visitarli proprio in questa circostanza. A farci da guida è il maestro carpentiere che si sta occupando di alcuni lavori di consolidamento, incontrato anche lui per puro caso sulla piazza.

Dopo una visita nella Cappella di S. Rocco degli Spagna, intitolata al santo pellegrino di Montpellier, titolare di una festa che si svolge l’ultima domenica di settembre, varchiamo il grande portale in pietra sovrastato dallo stemma del casato e ci ritroviamo in un grande atrio da cui si accede ad ampi vani con funzioni di stalla per i cavalli. Un scala conduce al piano superiore in cui s’aprono numerosi ambienti che conservano oltre ai camini, qualche letto in metallo e alcuni mobili, anche gli affreschi originari a tema rurale o mitologico, tratteggiati sulle volte con stile essenziale tipico dei pittori di provincia. Sulle pareti è ancora appeso qualche ritratto di famiglia ad olio o ad immagine fotografica, tecnica che alla fine dell’800 cominciò a far capolino anche da queste parti. Una scala annessa ad un piccolo terrazzo ci conduce a degli ambienti sotterranei con funzioni di forno e di frantoio: ci sentiamo come al centro di un grande labirinto e ci viene spontaneo immaginarlo pullulante di vita come dovette essere ai suoi tempi d’oro. Non è dato al momento conoscere il destino di questo edificio il cui completo restauro comporterebbe per gli eredi in carica spese davvero ingenti.

(FINE Parte II – Continua)

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