La terra, l’acqua, il fuoco. Gli sconosciuti fasti della maiolica di Laterza

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Piatto in maiolica con scena di caccia agli elefanti, manifattura di Laterza (Taranto), XVII sec., MUMA (Museo della Maiolica, Laterza)

Piatto in maiolica con scena di caccia agli elefanti, manifattura di Laterza (Taranto), XVII sec., MUMA (Museo della Maiolica, Laterza) – Ph. © Angela Capurso

di Angela Capurso

Il Sud che ci piace è quello che slitta oltre gli stereotipi. Non solo luogo di isolamento e arretratezza, che pure ci sono stati, qui come altrove. Che la fama immeritata di fame e miseria, di ladri e briganti, abbia diffuso un’immagine quasi omogenea di un Meridione concentrato sul nudo soddisfacimento dei bisogni primari della civiltà contadina, è una pregiudiziale alquanto dura a morire. Ha spesso oscurato visibilità e lustro alle manifestazioni artistiche e artigianali, colte e originali, che si riscoprono via via con la stessa cura metodologica di uno scavo, destinato a documentare una società prismatica e una identità culturale densa e pluristratificata. È la premessa ideologica che fa di ogni viaggio nei paesi del sud una “rivelazione”. La Terra delle Gravine di Laterza riconferma il suo fascino, questa volta non naturalistico e paesaggistico, ma lungo le tracce della creatività umana, che asseconda o indirizza le risorse della terra e le trasforma in manufatti artistici con maestria e sapere tecnico. Entriamo negli ambienti interni, nei saloni dei nobili e dei maggiorenti, negli angoli di chiese e sacrestie, nelle abitazioni di canonici e prelati, ci accomodiamo alle mense aristocratiche o curiosiamo tra i ripiani lignei degli speziali. È la destinazione della maiolica di Laterza, fiorita nelle oltre quarantacinque botteghe dei maestri vasai dei secoli XVI- XVIII, ora finalmente ritornata nel luogo d’origine dopo tre secoli di dispersione in Italia e all’estero. Vasi plastici, piatti da pompa, targhe araldiche e acquasantiere domestiche, calamai e acquamanili, geniali scaldamani a forma di libro, albarelli e bottiglie da farmaci: ben centocinquanta pezzi appartengono alla pregevolissima collezione dell’imprenditore barese Riccardo Tondolo, dal 1 dicembre 2015 esposta negli spazi recentemente restaurati e restituiti alla comunità del Palazzo Marchesale, l’imponente dimora dei Perez Navarreto, feudatari napoletani di origine spagnola, ora pronta ad accogliere le sale, appena inaugurate, del MUMA, Museo della Maiolica.

coverDei “faenzari” laertini ci parlano le fonti documentarie e storiche: la notorietà delle fornaci è segnalata nel 1684 da Giovan Battista Pacichelli (“a Laterza con la finissima creta si fabbricano delicati e dipinti vasi”, in Il Regno di Napoli in prospettiva, Parte seconda, Napoli 1703, p. 190). La storia delle ceramiche di Laterza ha radici profonde, ascendenze e confronti italiani ed europei, come a più riprese è stato osservato da parte di uno dei massimi esperti delle manifatture di ceramica italiana, Guido Donatone, cui si deve la cura del Catalogo della mostra.

A partire dal repertorio tematico e stilistico di gusto rinascimentale, i maestri laertini si ispirarono alla coeva produzione faentina di successo, i “bianchi”. Su commissione di nobili, clero e classi colte, crearono grandi piatti da parata e superbi pezzi di vasellame da mensa, decorati con scene di caccia e marinaresche, araldiche e mitologiche. La sintassi decorativa dei contenitori da farmacia con la dicitura dipinta sul corpo dei vasi appare sobria ed elegante; l’iconografia delle targhe devozionali e delle elaborate acquasantiere domestiche ricalca quadri e incisioni dell’epoca, mentre il repertorio decorativo e figurativo del vasellame da parata e degli accessori aristocratici sprigiona ricchezza e fantasia. Nell’adottare la tecnica dei “bianchi”, con la stesura di un fondo di smalto bianco sull’intera superficie, tale da conferire leggerezza e luminosità, i ceramisti potevano sperimentare maggior dinamismo nelle forme, che si arricchivano di ornamenti plastici, senza per questo risultare eccessivi e artificiosi. Anche la sintassi decorativa dello stile compendiario, sorto nel XVI secolo a Faenza e diffuso per tutto il XVII secolo, sintetizza le scene come in uno schizzo, definite nei pochi elementi da tratti netti e decisi, e impiega soprattutto una tavolozza cromatica limitata a pochi colori, generalmente il blu e il giallo.

Piatto in maiolica con il 'Mangiamaccheroni', manifattura di Laterza, XVIIsec., Faenza

Angelo Antonio D’Alessandro, alzata inmaiolica con il ‘Mangiamaccheroni’, manifattura di Laterza, XVIIsec., MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza

L’istoriato laertino è la variante locale originale dei “bianchi” di Laterza: uno stile sobrio, monocromo blu su smalto bianco, con sfumature variabili dal celeste all’azzurro, dal turchino al blu. Il giallo e il verde compaiono raramente. Un esempio dell’originalità del livello artistico raggiunto dalla personalità più significativa tra i maestri decoratori laertini, il sacerdote Angelo Antonio D’Alessandro (1642-1717), alla cui “bottega” s’iniziarono Vito Perrone, Gironimo Tammorrino e G. A. Aloisio, è l’alzata conservata al MIC- Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, con la raffigurazione del “Mangiamaccheroni”, parodia colta della “fame” meridionale, che rielabora in chiave ironico-grottesca, degna della più verace ispirazione picaresca spagnola, il realismo tardo cinquecentesco del “Mangiafagioli” di Annibale Carracci.

La collezione Tondolo, come per le ceramiche provenienti da diciassette officine pugliesi dei sec. XVII –XX, donate al Museo Archeologico Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce, rappresenta per il Sindaco di Laterza, Gianfranco Lopane, un “pezzo di identità” ritornata nel suo luogo d’origine e un percorso che rimetterà la maiolica al centro delle iniziative di innovazione e eccellenza, tanto nel settore dell’artigianato artistico delle botteghe moderne, quanto nell’ambito della progettazione e promozione turistico-culturale.

E allora, se tu, caro lettore di Famedisud, convieni che i doni sotto l’albero siano ripetitivi e inappaganti, se ti è mancato concederti un momento di pausa per assaporare la bellezza del mondo, se ti piace scoprire paesaggi e arte “via dalla pazza folla”, questo itinerario è per te.

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La terra, l’acqua, il fuoco. Gli sconosciuti fasti della maiolica di Laterza

Palazzo Marchesale, XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

La terra, l’acqua, il fuoco. Gli sconosciuti fasti della maiolica di Laterza

Palazzo Marchesale, XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

La terra, l’acqua, il fuoco. Gli sconosciuti fasti della maiolica di Laterza

Palazzo Marchesale, XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

La terra, l’acqua, il fuoco. Gli sconosciuti fasti della maiolica di Laterza

Palazzo Marchesale, XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

La terra, l’acqua, il fuoco. Gli sconosciuti fasti della maiolica di Laterza

Palazzo Marchesale, XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

La terra, l’acqua, il fuoco. Gli sconosciuti fasti della maiolica di Laterza

Palazzo Marchesale, XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

La terra, l’acqua, il fuoco. Gli sconosciuti fasti della maiolica di Laterza

Palazzo Marchesale, XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

La terra, l’acqua, il fuoco. Gli sconosciuti fasti della maiolica di Laterza

Palazzo Marchesale, XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

La terra, l’acqua, il fuoco. Gli sconosciuti fasti della maiolica di Laterza

Palazzo Marchesale,XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

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Sala del Museo della Maiolica, Laterza (Ta) – Ph. © Angela Capurso

La terra, l’acqua, il fuoco. Gli sconosciuti fasti della maiolica di Laterza

Vasi da farmacia, manifattura di Laterza (Ta) – Ph. © Angela Capurso

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Piatto in maiolica con scena di battaglia, manifattura di Laterza (Ta), MUMA – Ph. © Angela Capurso

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Piatto in maiolica con scena di battaglia, manifattura di Laterza (Ta), MUMA – Ph. © Angela Capurso

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Albarello con paesaggio urbano, manifattura di Laterza (Ta), MUMA – Ph. © Angela Capurso

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Sala del Museo della Maiolica, Laterza (Ta) – Ph. © Angela Capurso

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Piatto con mito di Diana e Atteone, manifattura di Laterza, Museo della Maiolica, Laterza (Ta) – Ph. © Angela Capurso

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Piatto con mito di Diana e Atteone, manifattura di Laterza, Museo della Maiolica, Laterza (Ta) – Ph. © Angela Capurso

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Calice con mascherone di sileno, manifattura di Laterza, Museo della Maiolica, Laterza (Ta) – Ph. © Angela Capurso

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Piatto con ninfa, manifattura di Laterza, Museo della Maiolica, Laterza (Ta) – Ph. © Angela Capurso

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Manifattura di Laterza, Museo della Maiolica, Laterza (Ta) – Ph. © Angela Capurso

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Acquasantiere, manifattura di Laterza, Museo della Maiolica, Laterza (Ta) – Ph. © Angela Capurso

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Scaldamani a forma di libro, manifattura di Laterza, Museo della Maiolica, Laterza (Ta) – Ph. © Angela Capurso

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Manifattura di Laterza, Museo della Maiolica, Laterza (Ta) – Ph. © Angela Capurso

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Palazzo Marchesale, XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

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Palazzo Marchesale, XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

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Palazzo Marchesale, XIV-XVI sec., Laterza (Taranto) – Ph. © Angela Capurso

 
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