Il Museo Archeologico di Reggio scambiato per un centro sociale. In programma per il 1° marzo concerto rock e mascherata di Carnevale

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Calabria – Uno scorcio della “Piazza” interna al Museo Archeologico di Reggio Calabria nel giorno della riapertura al pubblico – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

di Kasia Burney Gargiulo

Sebbene normalmente io mi occupi di notizie di area campana o comunque legate alla regione in cui risiedo abitualmente, permettetemi stavolta di trattare una notizia che giunge dalla punta dello Stivale, e precisamente dalla città di Reggio Calabria ultimamente sotto la luce dei riflettori grazie al suo magnifico Museo Archeologico da poco parzialmente riaperto dopo un radicale restyling. Ed è proprio la celebre “casa” degli altrettanto famosi Bronzi di Riace, rientrati di recente freschi di restauro sulle loro marmoree postazioni, ad essere al centro della notizia che andiamo a commentare.

Prima però di scendere nei dettagli vorrei ricordare ai nostri lettori che solo circa un mese fa  sembrava aprirsi per questo museo una nuova stagione, fatta di comunicazione intelligente e di iniziative volte a divulgare con efficacia un patrimonio unico al mondo. Primo lodevole segnale era stata la scelta, compiuta di concerto con l’ente regionale,  di commissionare al grande fotografo napoletano Mimmo Jodicenoto per la straordinaria arte con cui riesce a rappresentare il patrimonio archeologico mediterraneo – un set di immagini che avranno il compito di “far dialogare” i Bronzi con il resto del mondo grazie alla potenza della loro Bellezza. Una Bellezza che trascende la piccineria di certe iniziative di cui ora la cronaca “culturale” ci costringe ad occuparci.

Mi riferisco all’evento (parola quanto mai abusata fino a renderla vuota di significato) organizzato per sabato 1° marzo 2014 all’interno del Museo di Reggio, nella cosiddetta “Piazza”, ossia lo spazio coperto a vetri che fa da monumentale anticamera alle sale espositive del pianterreno fra cui quella dei Bronzi di Riace. Qui, a pochi metri da capolavori assoluti dell’Arte e del Pensiero prodotti dall’Antichità si esibirà il gruppo reggino dei Back Side. Ecco come viene presentato il concerto nella pagina-evento impostata su Facebook da Umberto Venezia, voce principale e chitarra del gruppo: “Si tratta di una serata aperta a tutti dove ognuno avrà la possibilità di ascoltare bellissima musica rock completamente acustica, e avrà inoltre, la possibilità di mascherarsi, di ballare, di fare ciò che desidera nella Hall all’ingresso principale del Museo!” . A fargli eco c’ è l’altro chitarrista e vocalist del gruppo, tale Vittorio Black Mutanda Calabr: “Dai Beatles ai Muse passando dagli AC/DC e Elvis.. Tutto il rock dai classici alle ultime hit in chiave acustica. E tutto in una sola serata! NON MANCATE!!! (…) Se avete un costume non siate timidi! Indossatelo per essere a tema col carnevale!“. L’unico a tacere, il che va a suo merito, è il percussionista Domenico Modafferi.

Ora, non è per fare la bacchettona e per voler tarpare le ali a dei giovani che impegnano il loro tempo nella musica e magari sono anche bravi nel loro campo (sono abbastanza giovane anch’io e amo la buona musica, dalla classica al rock, purchè mi emozioni), ma qualcuno dovrebbe spiegarci cosa diamine c’entra un concerto rock con annessa mascherata e licenza di “fare ciò che si desidera”  all’interno di un luogo di alta cultura come un Museo Archeologico che anela (a buon diritto) alla fama internazionale! Perchè nel Museo e non sull’antistante Piazza De Nava? Spero si abbia la decenza di non tirare in ballo la solita tiritera di quanto siano belle e interessanti le contaminazioni. Queste sono sì accettabili, ma solo se praticate cum grano salis e non tanto per proporre una serata populista da centro sociale occupato. Ma ecco sorgermi un innocente sospetto dopo aver appreso che il gruppo dei Back Side non è affatto nuovo agli spazi del Museo Archeologico di Reggio. Siccome la notizia del concerto di sabato mi aveva lasciata alquanto attonita, soprattutto considerati  il grado di cultura e di gusto della Soprintendente ai beni Archeologici Simonetta Bonomi, ho deciso di fare una mia “indagine” su Google, mai provvidenziale come in questo caso.

Dalla solita pagina-evento di Facebook apprendo che a fine gennaio scorso i Back Side si sono esibiti in “Una notte al Museo Nazionale di Reggio Calabria”, luogo all’interno del quale – scrivevano allora i ragazzi della band –  “oltre a poter visitare le splendide opere d’arte che offre il nostro Museo Archeologico, troverete noi, i BACKSIDE, e la nostra musica!”. Vi confesso – ancora una volta senza voler malignare – che questa recidiva dei Back Side al Museo di Reggio mi ha decisamente lasciata perplessa, visto che normalmente riuscire ad avere uno spazio gratuito dove esibirsi non è affato semplice per dei giovani, per di più in un contesto prestigioso come questo. Mi sono allora detta “cherchez le parent!”. Ho quindi pensato di fare una ricerca incrociata collegando i cognomi dei membri del gruppo alle parole chiave “Reggio Calabria” e “Museo Archeologico”. Escludendo a priori, e  per ovvi motivi,  il chitarrista Vittorio Black Mutanda Calabr, ho iniziato con Modafferi, ma non è venuto fuori nulla.

Poi ho proseguito con Venezia ed ecco emergere una curiosa “coincidenza”. E’ comparsa una pagina del sito della Direzione Regionale dei Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria (www.beniculturali.it) in cui trovo un annuncio inerente alla pubblicazione del bando di gara per l’aggiudicazione della “Progettazione esecutiva ed esecuzione di lavori sulla base del progetto definitivo per l’intervento denominato: Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Interventi diretti a garantire la completa fruizione del museo”; nella pagina si invitano gli interessati che vogliano prendere visione dei luoghi a contattare il geom. Venezia “funzionario designato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria” con tanto di indirizzo email personale con il dominio @beniculturali.it.

Certo potrebbe essere un semplice caso di omonimia, il che escluderebbe l’esistenza di legami di parentela con il chitarrista e cantante dei Back Side Umberto Venezia, per cui prendiamo pure la scoperta con beneficio d’inventario. A scanso di equivoci sia inoltre chiaro che se pure il ragazzo fosse figlio, fratello o nipote del funzionario, nella organizzazione di questo concerto non ci sarebbe nulla di illegittimo, essendo nella discrezione della Soprintendenza scegliere a chi concedere gli spazi del Museo, oltre al fatto che il concerto è gratis in quanto sponsorizzato dalla Uniroyal. Tuttavia ciò non toglie che i cittadini abbiano il diritto di chiedersi secondo quali parametri vengano fatte certe discutibili scelte di “politica culturale” da parte di un ente pubblico come una Soprintendenza; parametri che allo stato dei fatti non risultano per nulla coerenti con gli orientamenti a cui nei mesi scorsi sembrava volersi ispirare l’azione dell’ente, orientamenti manifestati in una dichiarata volontà di valorizzare uno straordinario patrimonio d’arte in cui si sono espresse alcune delle forme più nobili del Pensiero umano.

Si aggiunga anche che la notizia – apparentemente irrilevante, ma segnalata anche sul sito ufficiale della Soprintendenza –  di questo concerto rock con mascherata carnevalesca all’interno del Museo, sta suscitando non poche perplessità anche fra gli utenti della rete alcuni dei quali hanno espresso le loro rimostranze sulla pagina-evento di Facebook direttamente ai componenti del gruppo. I Back Side per difendersi hanno invocato la qualità della loro musica, il suo carattere ‘acustico’ (in risposta a chi paventava l’effetto martellante dei decibel degli amplificatori), e la circostanza (parole di Umberto Venezia) di essere stati “voluti per questa serata al museo come quella precedente, [per] invogliare in modo particolare la gente di Reggio, a nuove prospettive, nuove idee, nuovi avvenimenti, nuove esperienze e far così aprire la propria mente all’arte…”. Ammetto che questa dichiarazione è stata per me illuminante perchè mi ha fatto capire quanto io sia stata stupida, negli ultimi trent’anni e dopo una laurea in lettere a indirizzo storico-artistico, a credere che per “aprire la mente all’arte” occorresse coltivare la propria sensibilità, conoscere qualcosa della storia e del pensiero umani che nell’arte trovano espressione e frequentare l’arte direttamente sul campo. E invece no…Ora improvvisamente scopro che il segreto dell’Arte è in una versione acustica di Highway to Hell  degli AC/DC.

Informazioni di servizio: La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria comunica l’apertura straordinaria del Museo Archeologico di Reggio Calabria il prossimo 1 Marzo, dalle ore 20.00 alle ore 24.00. La visita al Museo è a pagamento: 5 Euro il biglietto intero, 3 Euro il biglietto ridotto per i visitatori dai 18 ai 25 anni. I visitatori di età inferiore ai 18 anni e superiore ai 65 anni entrano gratuitamente. Dalle ore 21,30 alle ore 23,30, all’interno della Piazza del Museo Nazionale, si esibirà il gruppo Rock reggino dei Back Side, l’ingresso a tale evento è gratuito.

 

34 commenti

  1. Valentino Modafferi

    Carissima Kasia (Si fa per dire…) SCRIVA il mio NOME e COGNOME su GOOGLE…
    Sono il papa’ del batterista : DOMENICO MODAFFERI, nonche’ il coordinatore del Gruppo…
    Ovviamente, se cio’ La fara’ dormire MEGLIO….Oppure, continui a SENTENZIARE, SENZA avere titoli ARTISTICI, riguardo all’argomento……Buona Vita (Qualora ne avesse DECENTEMENTE una….)

  2. Benvenuto signor Valentino. Le fa onore dare una mano a suo figlio coordinando il gruppo. Io non sono affatto entrata nel merito delle qualità artistiche di suo figlio e del suo gruppo, ma se permette in quanto cittadina italiana ho tutto il diritto di chiedermi quali sono i criteri con cui un ENTE PUBBLICO fa le sue scelte culturali. Suo figlio e i suoi amici hanno tutto il diritto di esibirsi, ma potevano farlo su Piazza De Nava senza bisogno di utilizzare il Museo come una open house dove invitare la città a fare baldoria. Io, come ho ben chiarito nel mio articolo, non ce l’ho con loro – non li conosco e anzi auguro loro tanto successo nella musica – ma il mio appunto si rivolge a chi ha avuto l’idea assurda di mettere a disposizione il Museo per un’iniziativa così discutibile. Avrei scritto esattamente le stesse cose anche se si fosse trattato di un concerto di Bruce Springsteen. Parlo di scelte culturali: non c’è nulla di personale contro i ragazzi. Buona vita anche a lei. La mia è decente, spero lo sia anche la Sua.
    Kasia Burney Gargiulo

    • Valentino Modafferi

      Peccato, Le sia sfuggito un PICCOLO concetto….I ragazzi, fanno ROCK A C U S T I C O (VIKIPEDIA???)
      …Ed il mio nome, NON e’ Domenico, perche’ cosi’ si chiama mio figlio…Ma, VALENTINO MODAFFERI…Da qui, si denota che Lei, NON e’ neanche andata su Google…Continuando a SENTENZIARE, SENZA alcuna MINIMA informazione…………………

    • A REGGIO CAL. SI VERIFICANO LE COSE PIU’ ASSURDE,CON LA COMPIACENZA DI DIRIGENTI ,DIRETTORI,ADDETTI ALL’ARCANO,OVVIO POLITICI,POLITICANTI,CHE SI ARROGANO IL DIRITTO E LA SFRONTATAGINE DI FARE E DISFARE A LORO PIACIMENTO. COME CI SI PERMETTE DI METTERE LINGUA????? OIBO’….. LORO PUO’, “COMPARE ,U FIGLIOLO VOLI SONARI???”” NON CI SONO PROBLEMI IL MUSEO VI STA BENE?. OH,OH,OH,NON MI ECSE LA PAROLA,PER QUANTO SONO CONFUSO.!!!! GRAZIE,GRAZIE, U CUMPAREDDU TOCCHERA’ L’ULTIMO CIELO. GRAZIE, GRAZIE,A DISPOSIZIONE COMPARI. MA FATEMI IL FAVORE!!!!!!!!!!!!!!!!!!! E VERGOGNA.

    • DomenicoThomas Modafferi

      Se è vero che la musica è una forma d’arte,allora perchè scandalizzarsi? È una serata che ha lo scopo di far avvicinare sempre più persone all’arte con un pizzico di divertimento incluso. Lo so sarà difficile comprenderlo…ma credo che una persona cosi acculturata cm lei con un pò di sforzo ci riuscirà.

      • Salve Domenico, come ho scritto a suo padre Valentino, ogni cosa ha un suo valore (e non parlo di denaro ma di valore intrinseco, culturale, spirituale, lo chiami come vuole) ed ha un posto dov’è giusto che quella cosa stia. Il rock è una forma di musica popolare adatta a contesti tipo club, pub, stadi, piazze, una musica che alle sue origini è stata espressione di un certo tipo di istanze sociali (dico “è stato” perchè ora non lo è quasi più…e lei che certo ne capisce, ammetterà che i grandi ‘poeti’ del rock sono ormai finiti). Un museo archeologico è invece uno scrigno di opere in grado di esprimere alcune delle più alte vette del Pensiero umano e in questo la città di Reggio può vantarsi di essere stata una delle più evolute dell’antichità, e sarebbe bello se ogni tanto questa città volgesse lo sguardo al passato per rendersi conto di tutto ciò che ha perso. Ovviamente parlo di Reggio, ma lo stesso discorso può valere per tanti altri luoghi d’Italia. Per questi motivi un museo è un luogo dove si dovrebbe entrare con molto rispetto, perchè è un forziere di valori, non economici ma umani, ai quali attingere per rigenerarsi. Non è, e non deve essere, un luogo morto, ma un luogo in cui “fare cultura” deve essere un’occasione di crescita interiore e conoscitiva per chi si avvicina. Allora, mi spiega lei come tutto questo possa conciliarsi con una serata carnevalesca, in cui “fare ciò che si vuole”, ascoltando musica di un genere totalmente ‘scollato’ dalla realtà di quel luogo? E dico questo con tutto il rispetto per il rock di cui fra l’altro sono anche una estimatrice. Che le cose quindi si facciano nei luoghi appropriati…o non si facciano. A voi dei BackSide, per la vostra carriera musicale, non avrebbe cambiato nulla esibirvi in piazza De Nava. Avreste anche raccolto più pubblico di quello che possa entrare nella hall del Museo. Capisco che esibirsi al Museo dà più prestigio al gruppo, ed infatti più che con voi bisognerebbe prendersela con chi vi ha messo a disposizione quello spazio, che non ha saputo consigliarvi nel migliore dei modi. Buona fortuna.
        Kasia Burney Gargiulo

  3. Senta Valentino, invece di dare lezioni agli altri stia attento lei a come scrive: “Sono il papà del batterista: DOMENICO MODAFFERI…” Chiunque conosca un minimo di regole su come si costruisce un frase in italiano sa bene che ciò che si scrive dopo i due punti ha un carattere esplicativo, cioè serve a chiarire il significato della proposizione che precede i due punti. E comunque, visto che ci tiene tanto a comparire, oltre che a dare lezioni alla gente senza averne i mezzi, la informo che ho notato poco fa il suo nome nell’indirizzo email ed ho provveduto a correggere, quindi se lei legge vedrà che ora compare il nome “Valentino”. Ad ogni modo continuo a non capire la funzione di questi suoi commenti. Il fatto che il gruppo di suo figlio faccia del rock acustico non cambia la sostanza del discorso che è quella di una scelta inopportuna fatta dalla Soprintendenza…ed è di questa scelta – lo ribadisco – e non di altro, che si parla nel mio articolo. Il rock si fa negli stadi, nei pub o nelle cantine, o sulle piazze…e non fra i reperti archeologici. E’ una questione di buon gusto, di senso della misura, di coerenza con il valore umanistico che quei reperti rappresentano. Nelle sue parole risentite c’è evidentemente la convinzione che tutto sia Arte. Si sbaglia. Ogni cosa ha il suo nome ed il suo valore specifico. Se lei pensa che il rock acustico eseguito dai suoi ragazzi abbia lo stesso valore di una sonata di Mozart o di Beethoven, si sbaglia di grosso. Se pensa che una tela imbrattata dal primo pennello di turno valga quanto un quadro di Leonardo da Vinci, si sbaglia di grosso. Ogni cosa ha il suo valore e il suo giusto posto. E il posto del rock (acustico o meno) non è un Museo Archeologico. Se ne faccia una ragione.

    • Domenico Modafferi

      Salve, ci terrei a precisare che tutta la musica nasce dal jazz e che la muisica è arte se fatta nel modo giusto! La nostra serata servirà a fare avvicinare più gente al museo con la possibilità di vedere i bronzi ma anche di divertirsi senza uscire dagli schemi. Servirebbe un pò di apertura mentale Sign. Kasia Burney Gargiulo per poter comprendere. Cordiali saluti

      • Caro ragazzo, non prenderla come una offesa ma avresti bisogno di una leggera ripassata di Storia della Musica, per scoprire che la tua affermazione secondo la quale “tutta la musica viene dal jazz” è una emerita scemenza. Tutta la musica che precede la nascita del jazz dove la mettiamo? La buttiamo nello scarico? Quanto al fatto che la musica possa essere arte questo è vero, purchè però non si creda che basti mettere insieme un po’ di note per poter dire di aver fatto arte vera, così come non basta aver scritto 200 pagine di un libro per ritenersi uno scrittore vero e cioè un artista. Quindi invito voi giovani ad usare la parola “Arte” con molta attenzione e parsimonia, altrimenti rischiate di non sapere più distinguere ciò che vale davvero da ciò che vale poco o da ciò che non vale per niente. In arte la prima regola è l’umiltà…e soprattutto lasciate che siano gli altri a dirvi se siete o non siete bravi e se se siete o meno degli artisti. Altrimenti passerete solo per dei presuntuosi.

    • Ma scusa perchè è una scelta inopportuna? Lo stai dicendo che tu che è forma d arte la misuca o dovremmo stare come i coglioni a guardare dall 20 alle 24 due statue viste e riviste?poi dimentico come sia facile per i giovani,soprattutto a reggio calabria…ma poi dico io…non volevi malignare eh…e infatti il titolo dice il museo archeologico scambiato per un cemtro sociale? Ci sei mai stata in un centro sociale? Ascoltare un pò di musica e cogliere l occasione che sia carnevale per mascherarsi fa di questa serata un centro sociale?….complimenti…pregiuduzi solo pregiudizi da una persona come te che sicuramente in un centro sociale non c’è mai stata….non sai cosa si faccia….parli del fatto che diventa un centro sociale quando ancora l aserat neanche si è svolta e non hai constatato l opinione dell e persone che assistono alla serata….ma che articolo è??…sarà la solita persona rinchiusa in casa che si sapventa pure di uscire…che gli dico cosa scrivere senza un dato di fatto concreto!!….poi fai na cosa….scegli un altro mestiere articolo scritto male e senza na fonte!!

      • Gentile Stefano, se ti scoccia vedere le due statue già “viste e riviste” nessuno ti obbliga ad andare al Museo. Ma evidentemente quelle due statue non devono poi essere così male visto che c’è tutta questa voglia di andare a passare la serata a Palazzo Piacentini. Non è detto che tu debba per forza trascorrere la sera di sabato 1° marzo al Museo! Reggio è una grande città, ci saranno pure altri luoghi dove fare un po’ di baldoria! Poi mi chiedi se io sia mai stata in un centro sociale? Certo che ci sono stata…Cosa credi che io viva fuori dal mondo? Non ho nulla contro i centri sociali…semplicemente sono qualcosa di diverso da un Museo, e se nel centro sociale il rock o la mascherata possono avere un senso, nel museo no. Il concerto e la mascherata sono più che legittimi per passare una serata in allegria, ma li si va a fare altrove. Ritieni che l’articolo sia scritto male perchè non ha una fonte? E che altra fonte dovrebbe avere? C’è l’annuncio del concerto del gruppo, ci sono i nomi dei protagonisti, sappiamo dove si svolge, chi lo ha sponsorizzato…cosa’altro credi che serva?

  4. A mio modesto parere non c’è nulla di male a portare la musica all’interno del museo, semplicemente per il fatto che la musica è una forma d’arte esattamente come lo sono i cimeli del nostro museo.
    Tra l’altro credo, che se chi gestisce il sito ha ritenuto opportuno farlo, lo fa anche per approcciare un altro pubblico, per avvicinare più gente possibile (magari giovani vista l’iniziativa)…perchè bisogna esser sinceri, a reggio il museo lo snobbano in molti :\

    • Gentile Axel, portare la musica nel Museo va benissimo, ma occorrerebbe scegliere un genere di musica più adatta a quel contesto e soprattutto non organizzando carnevalate che c’entrano ancor meno con quel luogo. Qui nessuno disprezza il rock, ma è un genere di musica adatto ad altri tipi di ambienti come piazze, stadi, club e simili. L’ho già detto e mi ripeto. Non è con questi espedienti che si avvicinano i giovani, o la gente in generale, a un museo che è scrigno della storia più nobile della Calabria. Per avvicinare le persone al Museo occorre fare iniziative che le portino nel cuore di quella Storia, viceversa ogni altra iniziativa sarà solo un banale utilizzo di uno spazio, di una sala, che è lì ma potrebbe essere anche altrove. Un esempio lampante è ciò che è successo a Londra di recente con la mostra su Pompei, sulla sua vita quotidiana, mostra che è riuscita ad attirare centinaia di migliaia di persone COMUNI per 6 mesi di tutto esaurito. Hanno girato anche un film sull’eruzione del vulcano che distrusse la città nel 79 d.C., film che sta facendo il giro del mondo. Queste sono iniziative intelligenti…mirate a coinvolgere la gente attraverso il fascino, la suggestione della STORIA. La Storia, se saputa raccontare con una mostra, una conferenza, uno spettacolo teatrale a tema, fatti bene, con passione, diventa come una grande fiaba coinvolgente. E non c’è bisogno di espedienti per far avvicinare le persone…queste verranno da sè. Ecco perchè i reggini dovrebbero chiedere a gran voce alla direzione del Museo di organizzare eventi belli che facciano conoscere loro quel passato glorioso le cui tracce sono racchiuse nelle sale e nei depositi del Museo. Voi neppure immaginate quanti tesori d’arte e artigianato sono nascosti nei depositi di un Museo. A volte in Italia li si dimentica e ogni tanto vengono tirati fuori, invece all’estero i musei utilizzano quei tesori per organizzare mostre temporanee a rotazione, sempre nuove e diverse. Ecco cosa dovreste chiedere a chi dirige il Museo. Perchè il Museo di Reggio non è solo i Bronzi, visti e stravisti, ma tanto altro. Non dimentichiamo che il Museo di Reggio ha raccolto per decenni reperti da tutti gli scavi della Calabria, quindi lì avete tutto per fare mostre all’infinito. Io immagino ad es. una mostra sul mito delle Sirene, una sui meravigliosi Pinakes di Locri, una sulle monete della Magna Grecia, e così via. Si potrebbe continuare all’infinito. Nella hall si potrebbero fare spettacoli di poesia antica: immagino che a Reggio sappiate che uno dei poeti più grandi dell’antichità, Ibico, era un vostro concittadino. Perchè non dedicargli una serata di poesia, magari chiamando un attore famoso a recitare i suoi versi? Quanti ragazzi di oggi, delle vostre scuole, conoscono Ibico? Perchè non fare una conferenza su Zaleuco di Locri, colui che inventò il primo codice di leggi scritte della storia? Perchè non dedicare una serata di poesia a Nosside da Locri, una delle pochissime grandi poetesse della storia? E non mi si dica che questa è roba noiosa, perchè non lo è! E’ la nostra storia, il nostro passato, sono le nostre radici: sarebbe sufficiente raccontarle in modo intelligente e non noioso, affidandosi alle persone giuste che sappiano organizzare eventi del genere. Il rock facciamolo pure, ma nei luoghi del rock…che non sono i musei.
      Kasia B.G.

  5. E comunque.. tutta la musica non viene dal jazz, ma dal blues.
    Anche il jazz.

    • Di male in peggio. Cari ragazzi non ci state facendo una grande figura in fatto di Storia della Musica. Studiare, gente, studiare.

      • Se si parla ovviamente di musica moderna, specifichiamo!
        Difatti canti nelle risaie, nei luoghi di lavoro e di sfruttamento, hanno dato vita al blues, e il blues in seguito ha avuto la sua principale diramazione nel jazz.
        O il gospel….. comunque, tutto deriva dal blues, dai canti di protesta, dai canti che saranno andati a documentare ancora una volta la sofferenza, canti di cui in certi casi ci colpisce l’ironia.
        Dire che tutto derivi dal jazz è un po’ impreciso e una definizione grossolana, ma ho notato che molti hanno una certa confusione in merito.
        Io per prima, ci terrei a dirlo, ma mi è toccato studiare e, se posso, consiglierei la lettura di un libro che fiene definito la Bibbia del jazz; comprate “Jazz” di Arrigo Polillo e vi ritroverete un tesoro cartaceo tra le mani.

        • Ecco brava, specifichiamo.
          K.B.G.

        • Ho appena letto un altro commento: “…o dovremmo stare come i coglioni a guardare dall 20 alle 24 due statue viste e riviste?”.
          Rispetto per la musica in sé, rispetto per la musica in qualità di forma d’arte, rispetto assoluto per il rock che amo e suono da più di nove anni (con passione e senza troppe pretese) e che ascolto da ancor prima, ma… parlare in questi termini di un museo lo trovo vergognoso. In cuor mio non posso che augurarmi che un commento di tale portata sia stato scritto da un ragazzino inconsapevole e non da una persona adulta. A parte che in quel museo non esistono unicamente i Bronzi di Riace, che io personalmente starei ad osservare e studiare per ore intere senza mai stancarmi o provare noia; nel nostro Museo viene infatti ospitato un patrimonio artistico e culturale eccezionale, la nostra storia, e se qualcuno dei cittadini si fosse preso la briga di visitarlo per amore e passione, lo saprebbe di certo. Non ho mai apprezzato l’uso di entrare in un museo, passare davanti a qualsiasi opera in maniera distratta, dando una rapida occhiata, per poi uscire e dire “ho visto”; bisogna scrutare, apprezzare, interessarsi ad ogni particolare, anche il più piccolo e forse soprattutto quello.
          E onestamente non mi aspetto altri tipi di commenti in merito, dopo aver visto quello. Sempre nel massimo rispetto di chi l’ha fatto.
          Ma l’arte è arte in toto, e pur capendo che si voglia difendere la causa dei ragazzi che hanno suonato (e apprezzando che si faccia musica live a Reggio), è inutile parlare di “musica come arte” se poi si scrivono certe cose.

          • Gentile Cristina, come puoi vedere, quel commento ha avuto già la risposta che si meritava. Grazie per la maturità del tuo intervento.
            K.B.G.

          • La risposta non mi è sfuggita, ma da cittadina ci tenevo a dire la mia dato che l’argomento mi sta parecchio a cuore.

  6. L’idea di usare approcci intermediali e pop per coinvolgere una fetta più ampia di utenti per il Museo Nazionale a me sembra un’idea lodevole, nonché in linea con le scelte contemporanee dei contesti espositivi e museali internazionali in una prospettiva di dialogo storico. Senza nulla togliere a tutte le altre possibili iniziative più in linea con il contesto e la sua dimensione archeologica, apprezzabilissime, questa era semplicemente un’altra idea.
    Però sono convinta che scegliere di osare implichi l’eventualità di essere discussi; solitamente discutere vuol dire trovare argomenti che legittimino la propria scelta, prima di attaccare.

  7. Antonio Cutrupi

    Scusate, ma mi sembra che col passere dei commenti si sia perso la critica principale. Se venissero i Muse nella hall del museo sarei più che contento. Il problema è che ieri c’erano dei ragazzi che facevano cover. Ragazzi bravi, ma ragazzi qualunque. Chi li ha scelti? C’è stato un bando? O una proposta ufficiale del manager con valutazione e risposta dell’organo competente? Chi ha deciso di scegliere quel gruppo di cover rispetto a centinaia che ce ne sono in Calabria? C’è stata una direzione artistica? Il problema non è il rock al museo, la tarantella al Quirinale o il jazz dal fornaio. Il problema è che il gruppo è che la scelta del gruppo è dovuto alla filosofia dei favoritismi che hanno portato Reggio Calabria al dissesto economico. Continuiamo così, facciamoci del male.

    • Chiunque sarebbe contento di ascoltare, in un luogo qualsiasi, il proprio gruppo o cantante del cuore. Il fatto è che non sono manifestazioni del genere a creare un realistico ponte fra la gente e i luoghi della cultura. Altrimenti diventa qualcosa di simile al ricatto oggi tanto diffuso fra gli adolescenti e genitori: se studi ti compro l’iPhone. Il principio dev’essere “tu intanto studia perchè è giusto studiare e poi forse ti compro anche lo smartphone”. La gente va coinvolta nelle cose della Cultura stimolando l’amore per la Cultura e non con degli stratagemmi ridicoli. Nel caso di specie – e in questo mi trova d’accordo con lei – non c’era nemmeno quell’intento promozionale, almeno non per il Museo, bensì per la band che, come tutti avranno intuito, non si trovava certo lì per chiara fama.

      • Valentino Modafferi

        Finale della storia???? Seil Gruppo avesse PAGATO per ottenere TANTA visibilita’ e soprattutto TANTA PUBBLICITA’, probabilmente NON ci sarebbe riuscito…Ma GRAZIE a Voi tutti….SI….Che dire: GRAZIE…E speriamo che la prossima volta, riuscite a fare tanto clamore come in questo caso…BYE BYE…..

        • Senta signor Modafferi…lei ha ben poco per cui gongolare, anche perchè tutti a Reggio sanno che il concerto di ieri sera è stato un flop, visto che a seguirlo c’erano si e no quattro gatti. Dubito proprio che ci sarà una prossima volta, almeno non al Museo, se i dirigenti avranno il buon gusto di non ripetere l’errore commesso. Inoltre vorrei dirle che la sua è la tipica mentalità italiota del “basta che mi faccio i fattacci miei, tutto il resto vada pure a rotoli”. E’ quel tipo di mentalità che ha portato la Calabria, e gran parte del Sud, ad essere nelle condizioni in cui è.

          • Vittorio Calabrese

            Buona sera, intervengo solo ora, ma intervengo solo ed esclusivamente parlando di dati di fatto.
            La sala era piena e tutti, beh quasi tutti, sono stati più che soddisfatti dello spettacolo. Sono sicuro che comunque le vostre osservazioni, data l’ultima constatazione da voi fatta siano assolutamente “super partes” (peccato non potervi far sentire la mia risata coinvolgente nello scrivere l’ultima frase) buon lavoro comunque, sappiate che non ho niente contro di voi, solo due parole sul rock le vorrei spendere.. Il rock è forma d’arte e questo anche voi lo avete detto, il rock è linguaggio di comunicazione oltretutto, e questo non lo avete detto, il rock è linguaggio moderno, e questo non lo avete detto, il rock acustico è ancora più moderno perchè porta i temi le parole e i salti armonici del rock “classico” in una nota più delicata e “soft”, mantenendo viva però la linea di comunicazione diretta con chi ascolta. Portare un tema ultra moderno come quello del rock, in modo che possa piacere sia ai bambini, sia ai giovani, sia ai meno giovani, e possa essere “capito” da tutti, non è cosa da poco, e avere il coraggio di portarlo in un luogo, anzi NEL luogo di cultura per eccellenza nella nostra città non è impresa da ostacolare ma solo da invogliare a proporre sempre più spesso. Le origini della nostra storia vanno conosciute e spiegate assolutamente, ma per spiegarle non usiamo più il “latino” o sbaglio? Usiamo la lingua corrente cioè l’italiano.. sono sicuro che abbiate colto la metafora.. e anche questo, non lo avete detto.. il rock è attualmente una delle chiavi di comunicazione (a mio avviso) che uniscono più generazioni di persone.. e ribadisco.. non vedo perchè se siamo nel 2014 ancora ci ostiniamo a voler comunicare SOLO in una maniera.. esistono milioni di forme di comunicazione e fermarsi solo su una o due è un insulto all’evoluzione umana.. quindi se ritenete che il rock non sia adatto a un museo, affermate di essere contro l’evoluzione della comunicazione.. qual’è il vostro timore? che sia bacino di utenza di persone “da centro sociale” o da “piazza”.. evidentemente dimostrate una totale intolleranza verso ben determinate fasce di popolazione, e rasentate quindi il razzismo.. forse tutte queste considerazioni non sono state fatte prima di scrivere questo brillante vademecum sulla cultura.. il museo è aperto a tutti perchè è un bene di tutti.. invece di gioire che si avvicinino più persone possibili voi vi indignate.. fate una bella analisi di coscienza e ragionate prima di scrivere e dare consigli giudizi e saggezza.. il rock è apertura verso tutti e con tutti.. prendete esempio dal rock!

          • Senta Vittorio, sull’andamento della serata nostre fonti ci hanno raccontato cose ben diverse, ma anche se la serata avesse fatto il tutto esaurito questo non sposterebbe di una virgola la mia opinione sull’iniziativa. Quanto al resto di ciò che mi scrive, vorrei dirle che lei ha la straordianaria abilità di capovolgere il senso di ciò che io ho scritto nell’articolo. Io non ho nulla contro “certe fasce di popolazione”, come le definisce lei, e non le permetto di darmi della razzista perchè qui il razzismo c’entra come i cavoli a merenda. Ogni tipo di spettacolo o manifestazione culturale che sia ha i suoi spazi appropriati. Io non condivido questo relativismo imperante, per cui tutto si può e si deve fare ovunque e da chicchessia. Ogni cosa ha un suo valore e un suo posto. Una manifestazione musicale in uno spazio come un Museo Archeologico va organizzata con criterio rapportandola al contesto. Ho già detto e ribadisco che non ho nulla contro i centri sociali ma sono contesti diversi dai musei e svolgono la loro utile funzione sociale nella loro specificità. Quindi è inutile che lei cerca di strumentalizzare le mie parole per portare acqua al suo mulino. Per quanto riguarda poi la sua lezione sul rock, se la poteva risparmiare perchè scopo dell’articolo non era quello di fare l’esegesi di origini e funzioni di una espressione musicale popolare come il rock, ma mettere in evidenza l’incoerenza fra serata e contesto che la ospitava. Piuttosto, visto che sta intervenendo a ripetizione, faccia ancora un altro sforzo e cerchi di rispondere alla domanda che molti ancora si pongono e cioè come mai una cover band (con tutto il rispetto per le cover band) abbia avuto libero accesso per ben due volte alla hall del Museo Nazionale. In un paese un po’ più evoluto, lo spazio pubblico di un grande museo, lo si sarebbe inaugurato con un evento culturalmente più significativo di due concerti di rock acustico e una mascherata di carnevale.
            Kasia Burney Gargiulo

  8. L’idea di organizzare eventi all’interno di musei e siti archeologici per attrarre quei visitatori in genere restii a varcarne la soglia è tutt’altro che innovativa, viene attuata da decenni ormai in tutto il mondo. Il problema è la qualità di queste manifestazioni, che dovrebbero avere alla base una strategia comunicativa precisa ed efficace, essendo il museo non un luogo qualunque ma contenitore di quei fondamentali valori culturali che dovrebbero, anche attraverso queste iniziative, essere veicolati. In questo caso mi sfugge il senso dell’evento organizzato, una festa di carnevale totalmente scollata dal contesto e che si sarebbe potuta svolgere in qualsiasi altro luogo.

    • Maria, infatti non ho inteso per nulla rivendicare il bando della musica dai musei. Magari se ne facesse più spesso! Ma con iniziative di alta qualità, e soprattutto organizzate con criterio, tendo conto della specificità del contesto. Nel caso specifico, mancava qualsiasi connessione con il contesto se non il semplice fatto di utilizzare la hall del Museo, assegnata ad una cover band non si sa (si fa per dire) in base a quale scelta di carattere artistico.
      Kasia Burney Gargiulo

  9. Piccola parentesi: ricordo al Sig.Vittorio Calabrese che, nonostante la Sua sia una “metafora”, è una metafora che poggia su basi illogiche e traballanti poiché il latino non è del tutto una lingua morta dal momento che la nostra (come tutto il resto delle lingue romanze) ha forti basi in esso e molti termini latini sono ancora adesso di uso comune, almeno all’interno di quella ristretta cerchia che può vantare una certa proprietà di linguaggio. Poi, per quanto riguarda il rock -ossia uno dei temi principali di questa nostra questione- direi che è piuttosto ovvio che essendo musica e quindi forma d’arte, sia anche forma di espressione: il rock è diventato appunto forma di espressione ed è nato come tale da quando è scoppiato il fenomeno “Elvis”; e che poi il “rock moderno” sia anche “linguaggio moderno” mi pare piuttosto scontato e credo sia abbastanza futile stare a rimarcarlo, dal momento che a livello logico penso sia alquanto risaputo a tutti. Per quanto riguarda invece il termine razzismo, credo sia assai improprio adoperarlo in questa specifica discussione, e pregherei tutti di utilizzarlo per reali episodi di razzismo che in questa città, come in molte altre, non mancano di certo.. quindi diamo il giusto peso alle parole. A tal proposito mi domando quanta pertinenza sia insita in determinati commenti e in altrettanti pensieri, e soprattuttoo se piuttosto si tenda a parlare unicamente per il puro gusto di dar fiato alla bocca. Ripeto: è giusto sostenere la causa di giovani che vogliono suonare, vogliono farsi conoscere e trasmettere emozioni ad un pubblico, ma qui non si vuole levare a nessuno il diritto di farlo! C’è modo e modo di fare le cose, non si vuole attaccare ma il fatto di spronare i cittadini ad usufruire del loro stesso patrimonio artistico e culturale attraverso un escamotage che diverrà il tema unico e principale della loro andata al museo lo trovo inutile, almeno in questo nostro contesto. Ci manca -com’è evidente- l’amore per la cultura e per il sapere.

    • Cristina, complimenti per la lucidità.
      Kasia B. G.

      • Premessa: nell’immaginario comune fino a non molti anni orsono lo stereotipo del calabrese era il seguente: 1) Una persona che non si fa passare la mosca sotto il naso (ad esempio teneva a bada gli spiritosi pugliesi o siciliani, per non parlare dei napoletani che rifilavano mattoni o pacchi, motivo per cui siccome non poteva essere “fregato“, veniva da essi dipinto “cumu capu tosta”); 2) Una persona giusta (“a parola vala chiu i na scrittura”); 3) Uno che si arrendeva di fronte all’evidenza (“mi vo ammuccià l’ucchiu cu nu crivu”). Fine premessa. Veniamo alla questione:

        1) Abbiamo da un lato un ottimo articolo: a) scritto con passione; b) Fa delle critiche motivate e propositive; C) Critiche, purtroppo, alle quali certi Calabresi non sono abituati, o meglio certa stampa Calabrese non ci ha abituati, o se ci aveva abituati, dal 2008 ci ha traditi (leggasi Gazzetta del Sud che ha fatto sparire quella bella pagina culturale che pubblicava e tale giornale non capisco più che funzione abbia, ma questo è un altro discorso). Inoltre basta tenere presente il recente terremoto che è successo negli ultimi giorni in Calabria con le rotative dei giornali assaltate “dai cinghiali”…

        2) Abbiamo dall’altra parte, “la parte lesa”, si fa per dire, che non accetta la tesi che: a) in un museo gli spettacoli eventuali che si possono proporre devono essere congrui o meglio consoni a tutto il contesto. Si legga: poesia; musica classica; musica da camera; contaminazioni varie, le più ardite possibili al di là delle aspettative e della immaginazione di quel papà che vuole difendere una situazione indifendibile; b) che esse (le contaminazioni ardite) siano fatte nel rispetto di tutti e non nel rispetto du “u spiartu i turnu, ca escia a matina ca addi fa l’affaru cu i fissa i turnu”; c) Che trovi strano che ad esempio un Cosentino come me, non abbia il diritto ad esempio di esibirsi con la sua band nel museo di Reggio Calabria. E’ stato fatto per caso un bando che coinvolgesse tutte le band Calabresi? Cari amici i fatti sono questi. E se non lo ammettete, “mi vulitii ammuccià l’ucchi cu nuu crivu e
        nun spartiti carne e uossu” e se inoltre non avete dimestichezza col vernacolo Calabrese siete messi proprio male, ma proprio male male.Bye,bye.

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