Ieri il sit-in per Capo Colonna. Non si sedano le polemiche: plausi alla manifestazione e accuse di strumentalizzazione politica

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Calabria – Cittadini di Crotone e d’ogni parte della Calabria a Capo Colonna (Kr) per protestare contro la cementificazione del Foro Romano ritrovato poco tempo fa e contro il degrado di un parco archeologico mai valorizzato come meriterebbe – Fonte immagine: Crotoneinforma.it

di Redazione FdS

Un’altra giornata ricca di emozioni contrastanti per la vicenda della “cementificazione” del Foro Romano di Capo Colonna (Crotone) che sta suscitando indignazione e interrogativi in tutta Italia circa il modo in cui viene gestito il nostro patrimonio culturale, fra abbandono, degrado e scelte operative più o meno discutibili. Oggi i riflettori sono stati puntati innanzitutto sul sit-in che questa mattina ha visto convergere verso Capo Colonna centinaia di cittadini di Crotone e di altri luoghi della Calabria (hanno aderito anche numerosi artisti), in un’alzata di scudi popolare in difesa del patrimonio culturale che, almeno in Calabria, è qualcosa di decisamente inedito. Un’iniziativa talmente insolita che ha spinto qualcuno a malignare e a parlare di strumentalizzazione politica di una vicenda che non avrebbe nulla di irregolare. A sostenerlo oggi, suscitando non poca indignazione sui social network, è stato Nino Spirlì, responsabile Regionale del Dipartimento Cultura di Forza Italia. Questi ha accusato gli attivisti del movimento Cinque Stelle di “caricare a molla anche le Associazioni (…) tentando la provocazione politica”. Il noto giornalista e sceneggiatore impegnato in politica ha sostenuto senza mezzi termini questa sua tesi liquidando la manifestazione come “una inutile e dannosa protesta disinformata”, giudizio che afferma di aver ricavato “da una lunga telefonata con Simonetta Bonomi, Soprintendente ai Beni Archeologici” che gli avrebbe chiarito ogni dubbio. “I lavori  – ha detto – rispettano e garantiscono il sito, scoperto, studiato e ricoperto. Restano le documentazioni e la speranza di poter intervenire, un giorno, con maggiori disponibilità. Del resto, accade così ovunque (…)”

Ha quindi aggiunto che ad offendere più del cemento “quel luogo sacro a Hera” sono “le folle di invitati a matrimoni sudati agostani, con le loro cicche di sigaretta buttate lì, tra una pietra e l’altra, le cartine di caramella, le bottigliette d’acqua, i chili di riso sventagliati ad ogni uscita di novelli sposi”. E’ quindi tornato a criticare i manifestanti affermando che “la tutela della Cultura e dell’Arte in Calabria non può passare attraverso slogan e cartelli scritti a mano. Tantomeno attraverso sit-in di protesta strumentale. È venuto il momento di ottenere attenzione verso il ricchissimo patrimonio artistico culturale usando gli strumenti che la democrazia e il buonsenso ci consegnano gratuitamente e pacificamente. Il resto è malafede, spreco di tempo ed energia, arroganza ignorante“. Una posizione che non ha mancato di suscitare le reazioni indignate di quanti in queste ore stanno agendo in buona fede convinti della validità e della opportunità della iniziativa popolare in difesa del patrimonio archeologico e tutt’altro che disposti a sentirsi considerare delle pedine nelle mani di qualcuno.

Ma ecco che a fronte di chi, come Spirlì, cita le dichiarazioni rassicuranti della Soprintendente Simonetta Bonomi per assolvere quanto accaduto a Capo Colonna, vi sono le affermazioni molto dure di un’altra archeologa, Margherita Corrado, responsabile dell’Associazione Settesoli (una delle due all’origine della denuncia che ha fatto esplodere il caso Capo Colonna), autrice di varie pubblicazioni sulla storia della città di Crotone, oltre che di saggi su riviste specializzate, la quale, in una breve nota pubblicata oggi sulla pagina facebook Piazza Villaroja scrive: “Mi chiedo quale sindaco nel cui comune ricada il parco archeologico più importante della regione e quale Soprintendente nella cui regione ricada un parco archeologico tra i più importanti della nazione, sarebbe disposto a rinunciare a 30×15 metri quadri del cuore di un abitato romano di cui ha perso, nei secoli, decine di metri per l’avanzata del mare, e altre decine ne perderà in futuro, e decine di metri per la sovrapposizione di edifici moderni ai ruderi, al solo scopo di ampliare il sagrato di una chiesa. Il sindaco e il soprintendente sono al servizio del loro Paese o dello Stato del Vaticano? In un Paese civile, un sindaco e un soprintendente che facessero così apertamente gli interessi di un altro Stato, spendendo soldi di tutti noi, sarebbero chiamati a lasciare la poltrona occupata indegnamente entro i nostri confini.”

E se l’archeologa utilizza il riferimento al sagrato della chiesa in tono polemico, c’è chi – come il sindaco di Crotone Peppino Vallone – lo usa come appiglio per difendere la opportunità dei lavori in corso sul Foro Romano di Capo Colonna, finalizzati – a suo dire – non a costruire un parcheggio, come affermato dai manifestanti, ma solo “il prolungamento del sagrato della chiesa”.  Parlando a nome dell’amministrazione comunale si è detto  disponibile “perché ci sia un incontro al Ministero dei Beni culturali, già tra lunedì e martedì, per discutere eventuali soluzioni alternative al progetto in corso d’opera”. Ha quindi aggiunto che “l’intervento a Capo Colonna è stato condiviso con tutte gli enti che avevano titolo per esprimersi – la Soprintendenza archeologica della Calabria, la Regione ed il Comune di Crotone – e che con i fondi a disposizione è stata fatta ricerca archeologica e sono stati rinvenuti resti di una certa importanza”. Ha quindi lamentato l’insufficienza di fondi [il progetto è da 2,5 milioni di euro – NdR] la quale non avrebbe permesso di valorizzare diversamente quei reperti, per cui la Soprintendenza avrebbe ritenuto preferibile assicurare la loro “perfetta conservazione” realizzando un sagrato destinato a riprodurre anche una copia dell’area romana di porticato rinvenuta. Scopo dell’intervento sarebbe dunque – a suo dire – la tutela dei reperti lasciando aperta la possibilità di riportarli alla luce (da sotto la coltre di cemento armato), qualora ci fossero stati i fondi sufficienti. Ha quindi difeso anche la scelta effettuata in merito alla tettoia che dovrà proteggere alcuni antichi mosaici, affermando che Capo Colonna è esposta alle intemperie e che quindi i tecnici hanno valutato che occorresse una soluzione in grado di garantire una loro maggiore protezione. Circa la protesta di questi giorni ha affermato che essa nasce dalla difficoltà della politica di parlare con la gente, ed ha aggiunto che se questo può servire ad attrarre ulteriori risorse per valorizzare il sito di capo Colonna, che ben venga.

Sul versante dei sostenitori della protesta, un plauso ai manifestanti è giunto dall’amministrazione comunale di Casabona – borgo della provincia noto per un particolare complesso di grotte, nonché luogo che nell’età antica ha avuto stretti contatti con la civiltà magnogreca di Crotone – che in una nota stampa ha espresso “pieno sostegno all’iniziativa intrapresa da un gruppo di Cittadini crotonesi per la difesa del patrimonio archeologico di Capocolonna (…)”

Chiediamo – si legge ancora nella nota – alla Sovraintendenza ai Beni Archeologici e Culturali di sospendere i lavori, ricercando soluzioni compatibili con la tutela e la valorizzazione delle inestimabili risorse presenti nell’area di Capocolonna, che con il suo fascino rimane la risorsa più preziosa della nostra terra. Costruendo sinergie tra le istituzioni, crediamo che questa occasione possa diventare un’opportunità per ripensare e rilanciare il più importante sito archeologico calabrese, avendo già pagato per tanti anni un ingiustificato immobilismo che di fatto non ha permesso di portare alla luce l’intero patrimonio esistente. Altro elemento positivo della vicenda crediamo sia la possibilità di ripristinare un rapporto tra cittadini ed istituzioni che in questi anni è andato perduto e che va recuperato nell’interesse di tutti. Un grazie quindi a quanti si sono mobilitati e sostengono questa iniziativa”.

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