I Maccaturi: dal folclore di Calabria nasce un evento artistico di respiro internazionale

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Angela Rubino,  Contaminazioni, tecnica mista, acrilico su lino, 30X30 cm. 2016

Angela Rubino, Contaminazioni, tecnica mista, acrilico su lino, 30X30 cm. 2016| Photogallery a fondo pagina

di Angela Rubino

Un viaggio emozionante attraverso la memoria di un passato lontano, a bordo di una nave sulla quale sono salita per caso, per gioco. È la mia partecipazione all’evento artistico dal titolo I Maccaturi, all’interno del quale il mio contributo con l’opera “Contaminazioni”, è solo un “puntino”, che però mi ha condotto nei meandri di un piccolo labirinto fatto di anime affini, accomunate da un grande amore per la terra di Calabria, per quelle antiche atmosfere fatte di cose semplici, che ti entrano nel cuore e non vanno più via.

“I Maccaturi” è il nome conferito ad una mostra e ad un volume che da essa è scaturito. L’esposizione è composta da oltre 150 opere ed ha coinvolto circa 107 artisti provenienti da tutto il mondo. L’idea è stata lanciata da Adele Lo Feudo, pittrice e performer di origine calabrese, residente a Perugia e da Gianni Termine, fotografo, anch’egli calabrese; entrambi portano la Calabria e i suoi scenari nel cuore e un bel giorno decidono di mettere in pratica ciascuno la propria arte, per creare qualcosa di unico. Gianni dona ad Adele alcune sue foto e lei le riproduce e le reinterpreta su dei pezzi di tessuto di seta grezza (forniti dalla Cooperativa “Nido di Seta”, che opera a San Floro e ha ripreso la filiera della gelsi bachicoltura), creando un racconto fatto di immagini, il cui epilogo è un richiamo alla speranza, legato al ricordo indelebile della propria terra e ai suoi affetti più cari. L’eco di questo connubio si sparge su Facebook e in breve tempo, centinaia di artisti aderiscono all’iniziativa, realizzando un proprio “maccaturo”, ognuno con la propria tecnica.

La mostra è partita da Catanzaro, dove è ospitata fino al 22 settembre presso la deliziosa sede dell’associazione Mo.d’à e proseguirà in Calabria, toccando Cosenza e altre cittadine del comprensorio. A fare gli onori di casa nel capoluogo la presidente Antonella Gentile, che ha curato l’organizzazione dell’evento. Durante la serata, la storia dei due artisti ideatori dell’iniziativa, introdotti dal critico d’arte Alessandra Primicerio; la lettura di una poesia dialettale; le parole di Adele e Gianni e poi l’intervento di Miriam Pugliese e Domenico Vivino, di “Nido di Seta”, che hanno eseguito la trattura del prezioso filato dal vivo, facendo rivivere un processo che per secoli ha segnato la vita dei calabresi, interventi che hanno sintetizzato l’essenza della terra di Calabria, creando un magico connubio tra presente e passato.

L’eco dei profumi, delle atmosfere, delle voci, dei suoni della nostra infanzia in questa terra dell’estremo sud, rivive anche nei termini del nostro dialetto, che riportano in superficie antiche emozioni, spesso legate a chi non c’è più. Come Adele, anche io resto legata al pensiero di un grande affetto che mi lega a mia nonna, ai gesti abitudinari del suo vivere quotidiano, nel quale il “maccaturo” trovava quasi sempre una collocazione materiale, oltre che lessicale. Il termine “maccaturo”, significa fazzoletto ed era molto utilizzato nel dialetto calabrese arcaico. Esso deriva dal catalano mocador ed è legato al latino muccus (muco). Oltre a soffiarsi il naso, esso era utilizzato come accessorio in molte occasioni, arrivando ad assumere la funzione di simbolo in varie situazioni.

Esso copriva il capo delle donne che andavano in campagna o in chiesa la domenica ed era nero quando simbolizzava lutto. Gli uomini asciugavano, con il loro maccaturo, il sudore delle dure giornate di lavoro nei campi o ne usavano uno abbastanza grande per avvolgere e contenere il pranzo da consumare durante la pausa. Il maccaturo di colore azzurro si sventolava al porto, per salutare i propri cari che partivano per terre lontane in cerca di fortuna. Al colore era dunque legata la forte simbologia di un accessorio intimamente collegato al folklore della nostra terra e alle varie situazioni che scandivano i momenti di vita dei nostri avi. Il bianco caratterizzava il momento del matrimonio, ma era anche legato ad usi casalinghi e proteggeva in caso di malattie. Poi, il rosso con tutte le sfumature di colore, fino al marrone chiaro, simbolizzava disponibilità nelle ragazze in cerca di marito. Al contrario, quelle già “impegnate” indossavano un fazzoletto di colore bianco sporco o grigio chiaro. Il maccaturo di colore blu con le sue sfumature si usava per comunicare qualcosa o dare una risposta, mentre al verde era attribuita la simbologia della speranza. Infine, quello di colore marrone era legato alla devozione per la Madonna del Carmine e si indossava il mercoledì, il giorno della novena e in occasione della festa del Carmine, abbinando un abito dello stesso colore.

Il progetto di Adele lo Feudo e Gianni Termine ha il merito, non solo di aver riscoperto e aver rivolto l’attenzione a questo curioso accessorio, ma anche quello di avergli donato una nuova connotazione, legandolo alla sfera artistica e rendendolo strumento di libera espressione da parte di più di un centinaio di artisti, che hanno rivisitato un pezzo di storia della Calabria.

Che dire? Richiamando il titolo del mio maccaturo, direi che è proprio un bell’esempio di “Contaminazioni” incrociate, tra presente e passato, tra arte e storia, tra i percorsi di vita degli ideatori e degli artisti che vi hanno preso parte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

I Maccaturi: dal folclore di Calabria nasce un evento artistico di respiro internazionale

Elmo bruzio, Cosenza, opera di Adele Lo Feudo, pittura su seta - Ph. Gianni Termine

I Maccaturi: dal folclore di Calabria nasce un evento artistico di respiro internazionale

Il Castello di Cosenza di notte, opera di Adele Lo Feudo, pittura su seta - Ph. Gianni Termine

I Maccaturi: dal folclore di Calabria nasce un evento artistico di respiro internazionale

Ettore e Andromaca, Cosenza, opera di Adele Lo Feudo, pittura su seta - Ph. Gianni Termine

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Scoglio della Regine, Guardia Piemontese, opera di Adele Lo Feudo, pittura su seta - Ph. Gianni Termine

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Capo Colonna, Crotone, opera di Adele Lo Feudo, pittura su seta - Ph. Gianni Termine

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Pini loricati, Monte Pollino, opera di Adele Lo Feudo, pittura su seta - Ph. Gianni Termine

 
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