I Luoghi del Mito | Suggestioni magno-greche delle colline affacciate sul Mar Jonio calabrese. Sibari: voci dal passato

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Calabria – Vista sul Mar Jonio da una delle colline di Amendolara – Ph. © Ferruccio Cornicello

di Enzo Garofalo

Nonostante le ferite inflitte al territorio italiano da una modernità a volte corrosiva, da un finto ”progresso” che costruisce pericolanti “castelli” sul vuoto della memoria, che pianta “alberi” senza radici e senza linfa, innalza fragili ”cattedrali” nei deserti della coscienza, nonostante tutto questo, ci sono luoghi che riescono ancora a  parlare il linguaggio del Sublime. Fra questi si possono annoverare le colline dell’entroterra di Amendolara Marina e di Trebisacce (Cosenza) dalla cui cima lo sguardo riesce ad abbracciare il tratto meridionale del Golfo di Taranto arrivando a spingersi, nelle giornate di cielo nitido, fino all’estremità crotonese di Punta Alice.

Taranto e Punta Alice: basterebbero questi due nomi per riportarci a un territorio in cui i millenni e le civiltà si sono stratificati creando una mirabile fusione di storia e leggenda, di realtà e mito, in un angolo d’Italia che meriterebbe la tutela dovuta a uno scrigno della Memoria collettiva. E invece tutto questo stenta ancora a manifestarsi, tranne che nell’azione di quei pochi pionieri che armati di buona volontà e di un sincero amore per la storia si battono quotidianamente per promuovere la salvaguardia della superstite Bellezza. Una bellezza testimoniata dalle immagini del nostro fotografo Ferruccio Cornicello e del nostro lettore Lello Vigilanti che, scattate sui colli di Amendolara e Trebisacce, ci parlano di quello che è forse uno dei tratti di costa calabrese fra i più carichi di suggestioni paesaggistiche e culturali.

Se si esclude Taranto, che rimane molto più a nord, il primo luogo di riferimento per quest’area è senza dubbio Sibari, l’antica e celebre colonia achea fondata nell’VIII sec. a.C. che si attestò come una delle città più popolose e floride del passato al punto da regalare all’aggettivo sibarita il significato di ricco e opulento, una ricchezza alimentata dalla fertilità del suolo, dalla varietà dei prodotti agricoli coltivati nella zona e dal fiorentissimo commercio. Erodoto e Timeo ci parlano del suo ruolo di mediatrice negli scambi fra la Ionia d’Asia ed il Tirreno, dei gusti e degli interessi finanziarî che accomunavano i Sibariti con i Milesi e con gli Etruschi, mentre da altre fonti, archeologiche e letterarie, si ricava traccia di una presenza di Sibari anche fuori dai propri confini. Una presenza riscontrabile non solo nelle sub-colonie fondate sul Tirreno, ma anche attraverso i viaggi di Sibariti in città della Grecia e del Mediterraneo orientale, intrapresi per partecipazioni alle gare olimpiche (è il caso del giovane Filita già sullo scorcio del VII sec.), per dedicare monumenti votivi nei grandi santuari o semplicemente per perseguire interessi privati, come nel caso di un certo Anfinomo che, navigando con i figli nei pressi dell’isola di Rodi, riuscì ad evitare il naufragio e rese per questo grazie agli dèi; di grande importanza in tal senso anche un documento scoperto ad Olimpia di recente, ossia la copia incisa in bronzo d’un trattato di amicizia fra i Sibariti, i loro alleati ed i Serdaioi, popolazione autoctona forse stanziata nei pressi della subcolonia tirrenica di Laos; un patto solennemente concluso sotto l’egida rituale del dio e le garanzie politiche di Posidonia.

La ricchezza di questa città fu all’origine del suo mito che traspare dalle cifre iperboliche che, in tutti i sensi, ne indicavano leggendariamente la grandezza: come riportano Strabone e lo Pseudo-Scymnus, le si attribuiva un perimetro di cinquanta stadi, cioè di oltre nove chilometri, con cento o addirittura trecentomila abitanti e pare, secondo altri autori, che nelle sue parate sfilassero non meno di cinquemila eleganti cavalieri. Una opulenza a cui fece da contraltare l’ignominiosa fine con la celebre battaglia sul fiume Traente contro l’esercito di Crotone, la cocente sconfitta e la sua conseguente devastazione, fino alle molteplici rifondazioni di cui restano tracce, archeologiche e letterarie.

Per chi volesse lasciar correre la fantasia e le emozioni lungo i confini che un tempo videro lo splendore di Sibari, una delle migliori postazioni è la collina di Broglio di Trebisacce. Fu uno dei luoghi abitati dal popolo degli Enotri, insediati in queste zone già almeno mille anni prima dell’avvento delle colonie greche e già in rapporti commerciali con i navigatori micenei. Qui sorgerà presto un parco archeologico che consentirà di apprendere notizie intorno a questo remoto passato pre-greco oltre che di godere di una visione panoramica senza eguali da una meravigliosa terrazza naturale sul Mar Jonio. La vista corre lungo un orizzonte vastissimo sulla cui linea cielo e mare si confondono in gradazioni d’azzurro che mutano di continuo; il respiro della Storia è qui un vento sottile che accarezza le erbe odorose dei prati, vaga fra le ombre degli ulivi e dei carrubi, e accende l’anima di emozioni. Non aspettatevi di trovare testimonianze architettoniche: il passato qui è disseminato nel terreno, che a volte rivela generoso agli strumenti dell’archeologo solo piccole ma importanti vestigia di vita quotidiana, eppure lo si avverte con intensità; sembra infatti come filtrare dalle foglie degli alberi, dalle greggi al pascolo, dal cane che le accudisce, dalle sagome dei monti che alle spalle svettano in controluce, dal silenzio interrotto solo dal fruscìo del vento. Al cospetto di tutto questo ci si rende così conto che nessuno mai potrà comprendere fino in fondo la grandezza culturale e poetica della Magna Grecia se non ha mai visto la Piana di Sibari da queste alture, lo Stretto di Messina e il Golfo di Taranto. Come diceva Goethe, solo lo spirito dei luoghi, oltre a quello degli uomini, può spiegare il nascere di certe forme d’arte e di certi Miti che racchiudono le più profonde verità sull’Uomo (segue dopo la photogallery).

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Luoghi del Mito. Le colline di Amendolara e Trebisacce

Calabria – Vista sul Mar Jonio da una delle colline di Amendolara (Cosenza) – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

Luoghi del Mito. Le colline di Amendolara e Trebisacce

Calabria – Vista sul Mar Jonio da una delle colline di Amendolara (Cosenza) – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

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Calabria – Vista sul Mar Jonio da una delle colline di Amendolara (Cosenza) – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

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Calabria – Il sorriso di Argo, il guardiano delle pecore su una delle colline di Amendolara (Cosenza) affacciate sul Mar Jonio – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

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Calabria – Argo, il guardiano delle pecore su una delle colline di Amendolara (Cosenza) affacciate sul Mar Jonio – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

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Calabria – Fioriture primaverili su una delle colline di Amendolara (Cosenza) affacciate sul Mar Jonio – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

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Calabria – Fioriture primaverili su una delle colline di Amendolara (Cosenza) affacciate sul Mar Jonio – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

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Calabria – Fioriture primaverili su una delle colline di Amendolara (Cosenza) affacciate sul Mar Jonio – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

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Calabria - Luminoso scorcio del Mar Jonio, fra gli alberi di una collina di Amendolara (Cosenza) - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Radura e terrapieno su una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Luminoso scorcio del Mar Jonio, fra gli alberi di una collina di Amendolara (Cosenza) - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Carrubi centenari su una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Luminoso scorcio del Mar Jonio, fra gli alberi di una collina di Amendolara (Cosenza) - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Carrubo su una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Ulivi e fichi d'India su una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Sentiero fra gli alberi su una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Ultimi mandarini su una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - All'ombra di un carrubo secolare su una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - All'ombra di un carrubo secolare su una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - All'ombra di un carrubo secolare su una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

Luoghi del Mito. Le colline di Amendolara e Trebisacce

Calabria - All'ombra di un carrubo secolare su una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Verso l'azzurro...fra gli alberi di una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Su per una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Scendendo da una collina di Amendolara (Cosenza) affacciata sul Mar Jonio - Ph. Lello Vigilanti - All rights reserved - FdS - Courtesy dell'Autore

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Calabria - Sulla collina di Broglio, nell'omonimo parco archeologico, Trebisacce (Cosenza) - Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

Luoghi del Mito. Le colline di Amendolara e Trebisacce

Calabria - Sulla collina di Broglio, nell'omonimo parco archeologico, Trebisacce (Cosenza) - Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

Luoghi del Mito. Le colline di Amendolara e Trebisacce

Calabria - Sulla collina di Broglio, nell'omonimo parco archeologico, Trebisacce (Cosenza) - Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

E a proposito di miti, per evocarli basta accostarsi alla foce del fiume Crati, il più lungo della Calabria, oggetto di tante leggende che vi abbiamo già raccontato, oppure risalire lungo i colli della non lontana Francavilla Marittima dove riecheggia il nome della sacra città di Lagaria, la città di Epeo, il mitico costruttore del Cavallo di Troia nonchè fondatore, secondo le fonti antiche, di un santuario alla dea Athena, sua protettrice durante la lunga guerra raccontata da Omero. Nell’Athenaion innalzato a Lagaria, dice ancora la leggenda, i fedeli potevano ammirare gli strumenti con i quali il mitico scultore aveva costruito l’astuta invenzione del cavallo, suggerita dalla dea Athena. Strabone e Licofrone parlano di questa città, i cui abitanti erano noti per la lavorazione dell’argilla, per l’intarsio del legno e per le tavolette votive esportate in tutto il circondario. La tradizione mitica vuole che il legname del cavallo provenisse dalla foresta di una località oggi nota come Macchiabate; fra i suoi alberi, dice Licòfrone, sarebbe avvenuto l’incontro tra Epeo ed Ulisse per approntare il marchingegno che fu chiave di volta della guerra contro Troia (nella foto seguente si vede Epeo che con l’aiuto di Atena costruisce un modello del Cavallo di Troia –  da una kylix attica a figure rosse, ca. 480 a.C., da Vulci, Monaco, Staatliche Antikensammlungen).

epeo Tornando invece alle relative certezze della Storia, qui nei pressi gli scavi di Paola Zancani Montuoro, di Maria W. Stoop e dell’archeologa olandese Marianne Maaskant, hanno portato alla luce le tracce di un antichissimo luogo di culto dedicato appunto alla dea Athena, un tempo circondato da case costruite su terrazze affacciate sul letto del torrente Raganello, noto per le sue bellissime Gole e le cui fresche acque corrono verso lo Jonio fra cespugli di oleandro e di aromatica macchia mediterranea; così come poco più in basso  è emersa una necropoli con tombe a tumulo e una lastra di bronzo offerta alla dea dall’atleta Kleombotros per la vittoria nelle gare di Olimpia. Risalendo più indietro nel tempo e raggiungendo la cima al colle, ecco apparire anche qui le tracce del popolo Enotrio, testimoniato nell’età del ferro e del bronzo, e i cui rapporti con i fondatori di Sibari sono ancora oggetto di approfondimento.

Qui sono stati ritrovati oggetti databili dal nono all’ottavo secolo avanti Cristo, quasi tutti ex voto e molti utensili domestici come pesi di telaio, alcuni decorati col motivo del labirinto, fuseruole, ferma trecce, fibule di bronzo, frammenti di ceramica decorata con motivi geometrici e alcune statuine di terracotta della dea Athena che porta il peplo raccolto in grembo, come quella descritta da Strabone e Licòfrone: un’effige cara ad Ecuba, moglie di Priamo. Tracce queste ultime che – dice la Maskaant in un’intervista di fine anni ’90 – sembrerebbero attestare la presenza di un culto troiano in area magno-greca. E svela come frammenti di pinakes provenienti dal qui vicino Timpone della Motta, oggi nel Museo Getty in California, mostrino carri da guerra in corteo e siano decorati con fregi troiani. Azzardando un’ipotesi con molta cautela, la Maskaant dice che se per un attimo si andasse oltre la scienza lasciando spazio all’immaginazione, all’istinto più che alla razionalità, si potrebbe immaginare che profughi della guerra di Troia possano essersi qui integrati con gli Enotri. Del resto – aggiunge la studiosa – tutta l’area archeologica è carica di toponimi delle due civiltà: ad es. uno dei calanchi che solcano il cuore di Timpone della Motta porta il nome di Dardano, che secondo la leggenda fu il fondatore di Troia.

Si potrebbe parlare di molte altre località che in questa zona evocano memorie della presenza enotria e di quella greca, ma per coprire in breve un po’ tutto l’arco di costa che si scorge dalla cima delle colline della Sibaritide, ci spostiamo più a sud-est, fino a raggiungere l’altra estremità della linea costiera e dell’orizzonte marino visibili da qui, e arriviamo a Punta Alice. Qui la tradizione vuole che sorgesse Krimisa, città risalente probabilmente al VII secolo a.C., e qui il celebre archeologo Paolo Orsi  fece alcuni ritrovamenti nel corso di scavi eseguiti fra il 1924 e il 1929. Si tratta di pochi resti che ci riportano al santuario di Apollo Aleo, un tempio dorico di cui risulta documentata una fase più arcaica risalente al VI sec. a.C.  e una seconda fase che va dalla metà del V secolo a.C. fino a tutto il IV secolo a.C.

Un capitello, elementi architettonici, una maschera di terracotta, un piedistallo, frammenti di una statua in bronzo, frammenti di una parrucca in bronzo, monete di bronzo, statuine, e altri reperti, sono oggi custoditi nel Museo Civico Archeologico di Cirò Marina, mentre alcuni capitelli dorici del tempio, un’antefissa a disco con Gorgone proveniente dall’acroterio, delle terrecotte votive, una matrice di antefissa e frammenti di statuetta arcaica di un giovinetto in pietra calcarea, si trovano presso il Museo Archeologico Nazionale di Crotone. I reperti più preziosi restituiti da questo luogo fanno invece parte delle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: si tratta dei resti dell’acrolito di Apollo Aleo, del V° sec. a.C, composti dalla testa quasi intatta con le orbite degli occhi vuote, i piedi e la mano sinistra frammentata. La testa presenta dei fori intorno alla fronte che mantenevano originariamente una parrucca in bronzo o una corona metallica. In generale l’acrolito era un tipo di statua della quale venivano realizzati in marmo solo la testa e gli arti, mentre il corpo era semplicemente un’impalcatura poi rivestita con abiti che miravano a conferire sembianze più umane agli dei.

Anche Punta Alice ha i suoi miti che ancora una volta ci trasportano in una zona d’ombra che cela simboli e rimandi tutti da decifrare. Narrati da Strabone, Apollodoro, Licofrone e Pseudo Aristotele, essi ci parlano di Krimisa come della città fondata dal celebre eroe greco Filottete. Costui, reduce dalla guerra di Troia (figura nel II canto dell’Iliade di Omero), giunse in questi luoghi esule da Melibea, con dei Rodii guidati da Tlepolemo. Tra Sibari e Crotone avrebbe scelto il promontorio di Krimisa per fondarvi la città a cui diede lo stesso nome. Secondo la leggenda, Filottete avrebbe poi fondato anche le città di Chone (oggi Cirò), Petelia (Strongoli) e  Makalla, oggi difficilmente individuabile ma, a quanto pare, non molto lontana da Sibari. Sempre a lui si dovrebbe la dedica di un santuario ad Apollo Aleo, dove avrebbe deposto l’arco e le frecce ricevute in dono da Eracle, altra figura legata alla Calabria attraverso il mito di fondazione del celebre santuario crotoniate di Hera Lacinia. Il mito di Filottete racconta infine che accorso in aiuto dei suoi amici Rodii, lui che a Troia aveva ucciso Paride con le armi di Eracle segnando le sorti della guerra, morì a Macalla combattendo contro barbari indigeni e fu sepolto in una tomba poi inglobata in un tempio dove veniva onorato con libagioni e sacrifici. Non a caso lo Psudo-Aristotele narra che Filottete era venerato dai Sibariti.

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Vincenzo Baldacci – Filottete morente, 1807 – Cesena, Pinacoteca Comunale

Terminiamo dunque con Filottete  il nostro viaggio nella Sibaritide evocando l’immagine di questo straordinario personaggio il cui immortale ricordo, oltre che alle fonti citate, è affidato alla poesia, nella celebre tragedia di Sofocle del V° sec. a.C. Ma prima di congedarci, vogliamo offrirvi una breve antologia di brani tratti da fonti letterarie in cui sopravvive il ricordo della grande Sibari. Le trovate nel link seguente. Leggetele con attenzione e richiamatele alla mente quando salirete sulle verdi colline joniche. Il viaggio avrà per voi il dolce sapore della nostalgia.

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SIBARI – VOCI DAL PASSATO

 

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Calabria – Visione della Piana di Sibari (Cosenza). Sullo sfondo il massiccio del Pollino – Ph. Gianni Termine © All rights reserved; FdS: courtesy dell’Autore

 

 

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