Honesta Voluptas: inaugurata a Napoli una mostra dedicata ad Axel Munthe, genius loci di Capri

Axel Munthe a Capri in compagnia dei suoi amati cani, anni ’10 (immagine in mostra a Napoli)

Axel Munthe a Capri in compagnia dei suoi amati cani, anni ’10 (immagine in mostra a Napoli)

di Redazione FdS

“Di tanto in tanto, nella nostra perplessità, arrischiamo una timida domanda al nostro destino, ma senza aver risposta perché le stelle sono troppo lontane. Più presto ci rendiamo conto che il nostro destino è in noi stessi e non nelle stelle, meglio è per noi. Soltanto in noi stessi potremo trovare la felicità. È tempo perso attenderla dagli altri, siano essi uomini o donne. Da soli dobbiamo combattere le nostre battaglie e colpire più forte possibile, combattenti nati come siamo. La pace verrà un giorno per tutti, pace senza disonore, anche per il vinto se ha cercato di fare la sua parte finché ha potuto.” In queste poche righe, vergate alla fine degli anni ’20 del secolo scorso, c’è la filosofia di un uomo che dedicò tutta la vita a costruire il proprio destino, attraverso il lavoro e l’aiuto agli altri, e a ricercare la felicità nel rapporto con la Bellezza della natura e dell’arte. Lui è Axel Munthe, medico psichiatra svedese, e le sue parole sono tratte dal volume autobiografico La Storia di San Michele, a lungo il libro più venduto al mondo insieme alla Bibbia ed al Corano; un uomo la cui vita ha per molta parte avuto come scenario l’isola mediterranea di Capri, della quale divenne una sorta di genius loci al punto da dar vita a un mito che persiste ancora oggi grazie alla sua splendida Villa San Michele, la casa che volle fosse “aperta al sole, al vento e alla voce del mare, come un tempio greco”, una dimora “per l’anima…perchè l’anima ha bisogno di più spazio del corpo”, un luogo ogni anno meta di migliaia di visitatori da tutto il pianeta. Ebbene, il suo mondo privato a partire da oggi e fino al prossimo 19 marzo è protagonista della mostra Honesta Voluptas – Il Giardino di Axel Munthe, riportato alla luce da Jordi Mestre” inaugurata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nelle sale della cosiddetta Farnesina. L’esposizione, curata dalla nipote Katriona Munthe e da Michele Iodice, ripercorre la biografia di questo straordinario personaggio, appassionato di archeologia e natura e legato a doppio filo alla Campania, avendo eletto la sua residenza a Capri.
 

Axel Munthe a Capri con uno dei suoi cani e una scimmietta, anni '10

Axel Munthe a Capri con uno dei suoi cani e una scimmietta, anni ’10 (immagine in mostra a Napoli)

Ed è stata proprio Katriona, nipote e custode della memoria di una delle personalità svedesi più rilevanti tra Ottocento e Novecento, a voler aprire gli archivi di famiglia selezionando 140 fotografie degli inizi del XX secolo, immagini che testimoniano la passione del nonno per il mondo classico: una vera e propria avventura esistenziale che, partendo da Napoli e dal cuore del Mediterraneo, testimonia la ricerca della Bellezza. Il restauro delle immagini è opera del maestro catalano Jordi Mestre, uno dei massimi esperti nel recupero della fotografia d’archivio. Nell’allestimento, figurano anche piante da giardino e due sagome di Munthe e Amedeo Maiuri. “Munthe inseguiva il mito e la magia della ‘Vis medicatrix naturae’, adorava gli animali, ed era consapevole dell’effetto straordinario dello spirito del luogo e l’energia rigenerativa dell’ambiente. Per cui la sua scelta di creare la sua dimora sull’isola di Capri, e la costruzione della stessa casa, con gli scavi che portavano alla luce le sculture, i marmi, i bronzi dell’Impero romano, era una scelta che gli consentiva di abbracciare il fascino e la grazia del mondo antico attraverso l’armonia della bellezza”, spiegano i curatori. A proposito del suo amore per gli animali è il caso di ricordare come sia stato un vero e proprio “animalista” ante litteram, sensibilità tradottasi nel lascito di una cospicua somma perché fosse creata una fondazione volta a promuovere l’abolizione dell’impiego degli animali nei circhi  e nei giardini zoologici, cose che egli reputava indegne di una società civile.
 

Axel Munthe in barca a vela

Axel Munthe in barca a vela, anni ’20 (immagine in mostra a Napoli)

“Abbiamo accolto con entusiasmo il progetto di Katriona Munthe e Michele Iodice e, quindi, con piacere ospitiamo le memorie del celebre medico svedese che tanto amò l’archeologia, la città di Napoli e cultura mediterranea. Nell’occasione voglio ricordare che già da qualche anno con il sito di Villa San Michele ad Anacapri, ricco di antiche vestigia e importanti rimandi alle collezioni del MANN, è attiva una convenzione per la realizzazione di attività culturali e di promozione”, commenta il Direttore del Museo, Paolo Giulierini.
 

Capri vista dal loggiato di Villa San Michele, dimora di Axel Munthe - Image from wikipedia

Capri vista dal loggiato di Villa San Michele, dimora di Axel Munthe – Image from wikipedia

Il percorso espositivo segue dunque le tappe biografiche di Axel Munthe che, nato a Oskarshamn nl 1857, studiò in Francia con Jean-Martin Charcot nell’ospedale psichiatrico della Salpêtrière, laureandosi nel 1880, per poi esercitare la sua professione sia a Parigi che a Roma (dove ebbe una clinica insieme alla moglie), diventando nel 1903 medico della Casa Reale svedese. Pur impegnato costantemente nel suo lavoro, non perse mai quel pragmatismo che gli consentiva di analizzare con acume la società, apprezzando la semplicità e la natura diretta delle persone più umili. Amò molto viaggiare e serbò i ricordi dei suoi viaggi collezionando i biglietti da visita di chi aveva incontrato; tra le esperienze più avventurose da lui vissute, sono da ricordare la scalata del Cervino e lo scavo della tomba di Tutankhamon. Da medico si distinse per l’intimo riserbo che aveva con i suoi pazienti, documentando, qualche volta attraverso la fotografia, il processo delicato della trasformazione della malattia e della guarigione.
 

Ritratto di Axel Munthe, realizzato a pastello da Feodora Gleichen

Ritratto di Axel Munthe, realizzato a pastello da Feodora Gleichen, inizi ‘900 – Image from wikipedia

Nell’aprire l’album fotografico di Axel Munthe scopriamo diverse curiosità sulla sua vita privata: eccolo arrivato 24enne a Napoli nel 1881 intento a farsi ritrarre dai “Fratelli de Luca” nel loro studio fotografico di gran moda. I De Luca erano specializzati in fotografie degli scavi di Pompei e di Ercolano e proponevano così, ai pellegrini del nuovo Grand Tour, un ricordo materiale della loro visita. Axel Munthe qui conobbe l’archeologo Amedeo Maiuri con il quale nacque un rapporto di stima e collaborazione. Basti ricordare che a Maiuri, anche lui molto legato a Capri, furono commissionati da Munthe gli scavi di Villa Damecuta nel 1937.
 

Scorcio dello studio di Axel Munthe a Villa San Michele, Capri, inizi '900

Scorcio dello studio di Axel Munthe a Villa San Michele, Capri, inizi ‘900 (immagine in mostra a Napoli)

La formazione scientifica di Munthe a Montpellier e a Parigi si collega invece alle foto dei suoi “insegnanti mitici”, che gli trasmisero l’inclinazione verso una medicina diversa, inusuale, più umana. Talento, compassione e carisma personale lo aiutarono presto a distinguersi nel combattere sull’isola di Capri un’epidemia di tifo e nell’intervenire dopo un terremoto a Ischia, così come nell’accorrere a Napoli per curare i colpiti dall’epidemia di colera nel 1884 (esperienza raccontata nel libro Lettere da una città dolente) o nel suo aggregarsi ai volontari stranieri che prestarono soccorso alla popolazione dopo il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908.
 

Scorcio della loggia di Villa San Michele, Capri - Image from wikipedia

Scorcio della loggia di Villa San Michele, Capri – Image from wikipedia

La vita di Axel si svolgeva anche altrove, sulla scia delle sue frequentazioni con gli artisti della colonia svedese a Parigi. Prince Eugen, grandissimo paesaggista, lo introdusse alla famiglia reale svedese alla quale prestò i suoi servizi come medico; quindi foto degli amici ritratti dall’Atelier di Corte “Lars Larsson” cominciarono ad accumularsi sulla sua scrivania, insieme a quelle della cognata di Eugen, Victoria von Baden, futura Regina di Svezia. Il suo mondo si allargò sempre più ed incluse nuove amicizie prussiane, come testimoniano i ritratti realizzati nell’atelier fotografico “Ungmann a Mülhausen”. Preso da un impeto avventuroso, decise di scalare le montagne (il Matternorn ed il Montebianco) con il suo cane, riportando, dalla spedizione, qualche foto ricordo e le dita congelate di un piede, che furono amputate. Cambiò la sua nazionalità svedese per quella inglese (“Civis Britannicus sum”), pur di partecipare come medico sul fronte nella Prima Guerra mondiale (l’unico momento in cui si fece volentieri fotografare in uniforme).
 

La sfinge in granito rosa sulla loggia di Villa San Michele, Capri - Image from wikipedia

La sfinge in granito rosa sulla loggia di Villa San Michele, Capri – Image from wikipedia

L’allestimento include anche varie immagini della futura Regina Victoria. Diventato suo medico personale, Munthe viaggiò sempre più spesso in Europa insieme alla sua paziente, con la quale si ritiene abbia avuto una intensa relazione amorosa. Nel 1891, dopo la visita al nuovo zoo e la passeggiata nel giardino archeologico del Cairo, lo studio “Maison Stromeyer & Heyman” li accolse entrambi;  erano appassionati delle collezioni di antichità egizie, al punto che Axel fu inviato in incognito dalla famiglia reale svedese ad assistere all’apertura della tomba di Tutankhamon per raccontar loro degli scavi sensazionali e degli scopritori Howard Carter e Lord Carnarvon. Axel e Victoria viaggiarono anche a Venezia, ma sempre più spesso tornarono a Capri per godere in privato della bellezza del Mediterraneo. E proprio l’isola azzurra rimase il luogo prescelto per la cura dei suoi pazienti. Alcuni sono stati fotografati e sono passati, così, alla storia: ecco allora la Marchesa Casati, Ottoline Morrrell, il primo ministro inglese sir William Gladstone, e la cantante Emma Calvé.

Dal matrimonio (1907) con Hilda Pennington-Mellor, aristocratica inglese, naquero due figli: Peter e Malcolm. Con l’avanzare degli anni Munthe tornò in Svezia per sostenere il vecchio re Gustavo che, dal 1944, lo ospitò a palazzo reale. Li ritroviamo così insieme fotografati mentre passeggiano per i giardini nelle diverse dimore reali. Con rammarico costante (come testimonia un’intervista accordata a Indro Montanelli nel 1949, il celebre giornalista italiano che poco tempo dopo ne avrebbe annunciato la morte, che lo colse “con in tasca un biglietto per Capri”), Munthe non avrebbe più fatto ritorno nella sua adorata isola.

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