Giardini di Pomona: alla ricerca del grano perduto

Giardini di Pomona: alla ricerca del grano perduto

Campo di grano Senatore Capelli ai giardini di Pomona - Ph. Giardini di Pomona - FdS: courtesy of Author

Giardini di Pomona: alla ricerca del grano perduto

Fascio di spighe di grano Senatore Capelli - Ph. Giardini di Pomona - FdS: courtesy of Author

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L'antico grano Gentil Rosso - Ph. Giardini di Pomona - FdS: courtesy of Author

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Il grano Gentil Rosso e sullo sfondo il labirinto blu di lavanda - Ph. Giardini di Pomona - FdS: courtesy of Author

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Il grano Gentil Rosso e il blu della lavanda - Ph. Giardini di Pomona - FdS: courtesy of Author

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La trebbiatura del grano Gentil Rosso - Ph. Giardini di Pomona - All rights reserved - FdS: courtesy of Author

Giardini di Pomona: alla ricerca del grano perduto

Raccolta dell'antico grano Gentil Rosso e del Senatore Cappelli - Ph. Giardini di Pomona - FdS: courtesy of Author

di Redazione FdS

I lettori di FDS ormai conoscono benissimo i Giardini di Pomona, la meravigliosa oasi delle piante e dei frutti perduti che Paolo Belloni e Martine Balanza hanno impiantato e curano sulla collinetta di Contrada Figazzano a Cisternino (Brindisi). Un’oasi che cambia volto e colori ad ogni volgere di stagione: l’estate ha il giallo dorato del grano che oscilla ad ogni minimo alito di vento sullo sfondo del grande labirinto blu di lavanda che accoglie al suo centro il kaki di Nagasaki, essere vivente sopravvissuto all’atomica sganciata nel ’45 sulla sfortunata città giapponese e diventato simbolo di Pace. Il grano di Pomona non è però un grano qualsiasi: il campo ricco di spighe che vedete nelle foto si compone di due delle varietà più antiche e qualitativamente superiori che si coltivavano un tempo in Italia, prima cioè che fossero surclassate dalle logiche commerciali che hanno imposto ai consumatori varietà di grano più produttive ma qualitativamente più povere. Il grano di Pomona nasce dal reimpianto delle varietà ‘Senatore Cappelli’ e ‘Gentil Rosso’ di cui potete leggere la storia nella scheda seguente:

IL GRANO SENATORE CAPPELLI E IL GENTIL ROSSO

La cultivar di Frumento duro (Triticum durum) “Senatore Cappelli” fu ottenuta dal genetista Nazareno Strampelli presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia mediante selezione genealogica dalla popolazione nord-africana Jenah Rhetifah, e rilasciata nel 1915. Strampelli decise di dedicare questa cultivar al marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno d’Italia, che, negli ultimi anni dell’Ottocento, assieme al fratello Antonio, aveva avviato trasformazioni agrarie in Puglia e sostenuto lo Strampelli nella sua attività, mettendogli a disposizione campi sperimentali, laboratori ed altre risorse. Il frumento Cappelli, nonostante fosse alto (circa 150-180 cm), tardivo e suscettibile alle ruggini ed all’allettamento, ebbe grande successo grazie alla sua larga adattabilità, alla sua rusticità ed alla eccellente qualità della sua semola. L’introduzione di questa cultivar determinò l’aumento delle rese medie da 0,9 t/ha del 1920, ottenute con le vecchie varietà locali, ossia ecotipi caratterizzati da elevata taglia, accentuata tardività, alto indice di accestimento totale, con i difetti che ne conseguono (suscettibilità all’allettamento ed alla stretta), ad 1,2 t/ha alla fine degli anni ’30. Nel trentennio dagli anni ’20 agli anni ’50, fino al 60% della superficie nazionale a grano duro era investita a Cappelli, che si diffuse in seguito anche in altri paesi del Mediterraneo.

Dopo quasi un secolo il Cappelli è ancora coltivato in particolare nel meridione d’Italia (Basilicata, Puglia, Sardegna), per la produzione di pasta di di qualità superiore e pane e pizza biologici, nicchia questa per la quale si va sviluppando un mercato interessante. Dagli inizi del secolo scorso fino agli anni ’60 il Senatore Cappelli ha rappresentato la base del miglioramento genetico del frumento duro ed è infatti presente nel patrimonio genetico di quasi tutte le cultivar di grano duro oggi coltivate in Italia e di numerose altre a livello internazionale. Le modeste densità di semina, la limitata fertilità del terreno ed il basso consumo di fertilizzanti contribuirono per lungo tempo ad alleviare il problema dell’allettamento associato all’elevata statura di questa cultivar. Dopo la II Guerra Mondiale, la possibilità di produrre concimi azotati a basso costo ha stimolato la costituzione di varietà in grado di valorizzare la somministrazione di quantità crescenti di azoto. Inoltre, l’accresciuta disponibilità degli erbicidi ha permesso di ovviare alla minore competitività delle piante basse nei confronti delle infestanti. Negli anni successivi (dal 1950 al 1960), il miglioramento genetico fu dunque orientato soprattutto alla riduzione della taglia ed all’aumento della precocità. Furono il Capeiti 8 e il Patrizio 6 a segnare l’inizio del declino del Cappelli, dopo decenni di dominio incontrastato. Queste due cultivar erano infatti più produttive, precoci (di 10-15 giorni rispetto al Cappelli) e resistenti all’allettamento, anche se con peggiori qualità molitoria e pastificatoria. In seguito, cultivar di taglia sempre più ridotta ottenute attraverso incroci interspecifici, uso della mutagenesi ed introgressione dei geni Rht sostituiranno definitivamente il Senatore Cappelli. Così, via via, si affermano l’Appulo, cultivar dei gruppi “Val” (Valgerardo, Valnova, Valselva, Valriccardo) e “Castel” (Castelporziano, Castelfusano, Casteldelmonte e Castelnuovo) e il Creso, il Simeto, l’Iride, il Claudio ed altri.

Il grano duro Senatore Cappelli è stato costituito secondo metodi di miglioramento tradizionali, a differenza di altre varietà ottenute per mutagenesi indotta con raggi x e y del cobalto radioattivo e oggi utilizzate in agricoltura. Per alcune di queste varietà moderne è stata ipotizzata una relazione tra mutagenesi e modificazione della frazione proteica gliadinica, dalla quale, per digestione peptica-triptica, si ottiene una sostanza chiamata frazione III di Frazer, alla quale è dovuta l’enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento (intolleranza al glutine e allergie).

***

Il Gentil Rosso è una anticchissima e pregiata varietà di frumento tenero. Questo cereale è caratterizzato da una grande spiga giallo-rossa e da un’altezza di 165 centimetri. Ha una notevole resistenza alle malattie (come la ruggine), buone doti di rusticità e di adattabilità. Le popolazioni originarie di Gentil Rosso si diffusero verso la metà del 1800 dalla Toscana alle zone circostanti e nell’Emilia, fino ad arrivare nel Veneto. Da queste popolazioni fu selezionato il Gentil Rosso 48 dotata di una migliore capacità produttiva rispetto al Gentil Rosso. Il Gentil Rosso 48 è semiaristato, spiga di colore rosso pallido, taglia alta (cm 134) mediamente tardivo, dotato di buona capacità produttiva per semine di pianura, ma sensibile all’allettamento nelle zone più fertili e ricche di sostanza organica. In Italia, all’inizio del secolo scorso, il Gentil Rosso era la varietà più diffusa: dal 1920 al 1930 era coltivato su circa un milione di ettari ed il Gentil Rosso 48 su circa 270.300 ettari, rispettivamente il 20% ed il 5,5 % della superficie nazionale a frumento. In quel periodo, anche nel Veneto il Gentil Rosso era una varietà tra le più diffuse ed occupava il 40-45% della superficie a frumento. La farina di questo grano si presta ottimamente per la preparazione di prodotti da forno dolci e salati, sia in purezza che in combinazione con altri sfarinati.

Link utili:
www.pomonaonlus.it
www.conservatoriobotanico.it

IL LUOGO


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3 commenti

  1. Una buona pagina web rovinata da alcune castronerie:
    1. la mutagenesi indotta da radiazioni non determina “contaminazione” del grano irradiato. E’ solo un modo di generare variabilità genetica che viene poi sottoposta a selezione dei tipi aventi le caratteristiche genetiche desiderate. Una varietà ottenuta per mutagenesi non è classificabile come OGM, perchè non vi è stato introdotto materiale genetico di altra specie (il DNA, per quanto modificato, è sempre quello della varietà irradiata).
    2. il GRANO OGM NON ESISTE, se non in ambito sperimentale, e nessuna varietà di grano OGM è oggi presente sul mercato.
    3. La relazione mutagenesi indotta = intolleranza al glutine non ha alcuna dimostrazione scientifica. Potrà anche essere un’ipotesi, ma più che altro è uno spauracchio agitato da chi ha convenienza a farlo…

    Sergio Salvi (ricercatore in genetica e biologia molecolare)

  2. Gentile Sergio,
    ti ringraziamo per il tuo intervento perchè ci ha permesso di rilevare quelle che lungi dall’essere castronerie, sono solo imprecisioni o errori prodottisi in sede di trasferimento del testo sul sito: 1) il termine contaminazione è qui usato esclusivamente in senso figurato, con allusione metaforica al trattamento manipolatorio subito dal grano; la parola in questione avrebbe previsto l’uso di virgolette ma a scanso di ulteriori equivoci cogliamo l’occasione per eliminarla del tutto 2) Circa il grano OGM hai perfettamente ragione ed anche a tal proposito si è trattato di un errore essendo il termine, nel file originario del testo, inserito fra parentesi e accompagnato da un ”non”. Ci scusiamo pertanto con i lettori per queste imprecisioni involontarie avvenute in sede di trasferimento del testo sul sito e che ora abbiamo provveduto a correggere. 3) La correlazione eventuale fra mutagenesi indotta e intolleranza è chiaramente solo un’ipotesi, e l’abbiamo riportata come tale. Qualora intervenissero in futuro evidenze scientifiche positive o negative, non mancheremo di riferirle ai nostri lettori.
    Cordialmente
    FdS

  3. Ora va molto meglio.
    Cordiali saluti

    Sergio Salvi

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