Eccezionale scoperta a Pompei: da Porta Ercolano riemerge una tomba sannitica intatta

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Campania - Scorcio della necropoli di Porta Ercolano, Pompei (Napoli) - Ph. Harvey Barrison

Campania – Scorcio della necropoli di Porta Ercolano, Pompei (Napoli) – Ph. Harvey Barrison | CCBY-SA2.0

di Kasia Burney Gargiulo

Dagli scavi di Pompei riemerge il passato più remoto, riportandoci ad un’epoca che precede la città romana così come la conosciamo oggi, quella cioè cristallizzata nel tempo dall’eruzione vesuviana del 79 d.C. Presso l’area della necropoli di Porta Ercolano, a poca distanza dalla celebre Villa dei Misteri, è stata infatti rinvenuta una tomba a cassa di età sannitica del IV secolo a.C., rarissima testimonianza funeraria di età preromana, per di più munita ancora di corredo completo. La scoperta è stata compiuta nell’ambito degli scavi realizzati dalla soprintendenza in collaborazione con l’équipe francese del Centro Jean Bérard di Napoli, negli stessi luoghi in cui di recente sono state ritrovate alcune officine di vasai ancora attive al momento dell’eruzione del Vesuvio.

La nuova scoperta è stata illustrata questa mattina direttamente sul sito dal soprintendente di Pompei, Massimo Osanna, e dalla direttrice del Centro Jean Bérard, Claude Pouzadoux.

Secondo gli studiosi è ipotizzabile che la tomba rinvenuta a Pompei ed appartenuta ad una donna di circa 40-50 anni, risalga ad un periodo antecedente la battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.), il celebre episodio della seconda guerra sannitica in cui i Sanniti di Gaio Ponzio Telesino sconfissero i Romani, imponendo loro l’umiliazione di passare sotto i gioghi. L’origine remota della tomba e le sue ottime condizioni di conservazione fanno sì che gli archeologi considerino il ritrovamento davvero “eccezionale”. Una decina di vasi compongono il corredo funerario della donna: si tratta di ceramica a figure rosse, tra cui lekythos e piatti, e di un’anfora non decorata munita di coperchio. Quanto rinvenuto conferma lo stretto rapporto fra Pompei e i Sanniti che, prima dell’avvento dei Romani, ne fecero una vera e propria città sviluppatasi lungo le sponde del Sarno attraverso i commerci. Vocazione che Pompei avrebbe conservato anche nelle epoche successive fino alla fatale eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Gli scavi del Centro Jean Bérard non sono gli unici ad essere condotti da stranieri in questo momento a Pompei. E’ recente anche la notizia di altri ritrovamenti nella zona di Porta Nola compiuti da studiosi della British School e del Colegio Official di Valencia in merito ad alcune tombe nei pressi delle mura di cinta, in un luogo dove già scavi ottocenteschi avevano riportato alla luce 36 urne funerarie. Altri reperti sono già emersi nell’arco di quest’anno con il rinvenimento di due urne cinerarie e della sepoltura con copertura di anfore di un neonato di circa sei mesi, le cui ossa sono risultate combuste: in entrambi i casi i resti umani erano accompagnati da una moneta e da unguentari in ceramica, elementi che sembrano riportare le sepolture a tarda età repubblicana o prima età imperiale.

Questi ritrovamenti, oltre ad arricchire l’ormai infinita quantità di reperti provenienti dalla città vesuviana, consentono via via di raccogliere tutta una serie di elementi conoscitivi sulla popolazione di Pompei e, in generale, permettono di studiare l’andamento demografico cittadino in epoca Romana.

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