Coronavirus: creato a Pittsburgh un vaccino-cerotto. Il barese Gambotto nel team di ricerca

Il cerotto-vaccino con microaghi messo a punto dalla Pittsburgh University

Il cerotto-vaccino con microaghi messo a punto dalla Pittsburgh University

Testato sui topi di laboratorio si è rivelato in grado di produrre una risposta immunitaria specifica contro il coronavirus. A breve i test sull’uomo

di Redazione FdS

Nei laboratori di tutto il mondo è in atto una corsa contro il tempo per arrivare alla messa a punto di farmaci mirati per la cura della Covid-19 e sopratutto di un vaccino che consenta di debellare il nuovo coronavirus a diffusione umana SARS-Cov-2 all’origine della malattia che sta mietendo migliaia di vittime in tutto il mondo. Dagli Stati Uniti, dove presso il Kaiser Permanente Washington Research Institute di Seattle è da oltre 10 giorni in fase di sperimentazione umana un vaccino contro il coronavirus, arriva notizia di un nuovo vaccino che nell’arco di un paio di mesi potrebbe velocizzare le tappe della sperimentazione e diventare un presidio di massa. Ad approntarlo un team di scienziati dell’Università di Pittsburgh già al lavoro da tempo in questo campo, ossia da quando le epidemie di Sars-CoV nel 2003 e Mers‐CoV nel 2014 – sia pure di portata non paragonabile a quella attuale – innescarono forti allarmi nella comunità scientifica.

Il vaccino, denominato PittCoVacc (abbreviazione di Pittsburgh CoronaVirus Vaccine), viene somministrato tramite una sorta di cerotto munito di 400 microaghi (fatti di glucosio e frammenti di proteina virale) che penetrano leggermente nella cute e in 2-3 minuti si dissolvono, senza produrre dolore o sanguinamento, rilasciando il principio attivo in grado di provocare la risposta immunitaria nel paziente. La scelta della somministrazione per via cutanea non è casuale, essendo la pelle una barriera ben presidiata dal sistema immunitario, stimolabile pertanto con una quantità di vaccino inferiore rispetto a quella necessaria all’applicazione per via muscolare (ne basta tra 1/5 e 1/10 di quello che servirebbe con una tradizionale iniezione con siringa e questo è senza dubbio un vantaggio in una pandemia). Anche il sistema dei micro-aghi è un vantaggio perché protegge il principio attivo del vaccino senza dover ricorrere alla catena del freddo e questo lo rende facilmente trasportabile anche nelle zone più disagiate del pianeta. Testato nei topi di laboratorio, entro due settimane dall’applicazione ha stimolato negli animali una ricca produzione di anticorpi specifici contro il virus. Ritenuto in grado di proteggere dal virus, si sta ora verificando la sua capacità di neutralizzare il virus su cellule umane in provetta usando gli anticorpi isolati dai topi vaccinati. Un lavoro preliminare che potrebbe presto portare alla sperimentazione diretta sull’uomo.

A darne notizia all’ANSA è stato il giovane ricercatore barese Andrea Gambotto della University of Pittsburgh School of Medicine, membro e coautore senior del gruppo di ricerca che ha pubblicato l’esito dei primi test sulla prestigiosa rivista EBiomedicine (The Lancet). Professore associato di Chirurgia presso l’Università di Pittsburgh, laureato in Medicina a Bari nel 1994, Gambotto è, come tanti altri suoi giovani colleghi italiani, uno dei ”cervelli in fuga” da un Paese che da anni mortifica il mondo della ricerca con tagli e scarsa considerazione non meno di quanto abbia fatto nei confronti della sanità pubblica, compiendo scelte i cui nodi stanno venendo al pettine proprio in questa situazione di emergenza. Il nuovo vaccino – spiega Gambotto – si basa sul rilascio, tramite il cerotto, dell’antigene – ossia la subunità S1 della proteina “spike” presente sul coronavirus – che va a scatenare la risposta immunitaria. “La possibilità che questo vaccino protegga dal virus SARS-CoV-2 è alta – spiega – ora stiamo verificando la capacità di neutralizzare il virus su cellule umane in provetta usando gli anticorpi isolati dai topi vaccinati”.
 

Il ricercatore Andrea Gambotto

Il ricercatore Andrea Gambotto

Intanto i ricercatori stanno sottoponendo il vaccino alla approvazione della FDA (Food and Drug Administration) e se l’autorizzazione sarà data in tempi brevi, sarà possibile iniziare la prima sperimentazione sui pazienti entro un mese (fine aprile-inizi maggio): “crediamo che i test sulle scimmie non siano necessari – ha precisato Gambotto – altri vaccini sono entrati in sperimentazione clinica senza alcun test animale. Speriamo quindi di fare la fase I della sperimentazione in brevissimo tempo. Un trial di 6-8 settimane fornirà le prime indicazioni di efficacia; quando si tratta di un vaccino già pochi volontari bastano per vedere se c’è una risposta immunitaria, basta un prelievo di sangue. Se tra 2-3 mesi abbiamo dati sufficienti e la situazione rimane pandemica come ora – ha concluso – possiamo muoverci subito all’uso del vaccino. La prospettiva è quello di inserirlo insieme al vaccino dell’influenza stagionale”.

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