Civiltà dei Bruzi in Calabria: restaurata ed esposta la tomba a camera di Tiriolo

tomba bruzia Tiriolo

Tomba brettia a camera di Tiziolo (Catanzaro) – Ph. Local Genius

di Antonella Iacobino

E’ stata restituita alla comunità la tomba a camera brettia ritrovata in località Castaneto, nell’Ager Teuranus. L’opera monumentale è visitabile da martedì sei agosto, giorno dell’inaugurazione ufficiale della sala espositiva collocata all’interno dell’Antiquarium civico di Tiriolo, in provincia di Catanzaro. A celebrare l’evento esponenti delle istituzioni culturali e politiche, nonché numerosi cittadini. Il taglio del nastro è stato preceduto dagli interventi di Mario Caligiuri, assessore alla Cultura della Regione Calabria, Giuseppe Lucente, sindaco di Tiriolo, Roberto Spadea, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Crotone, che ha curato il coordinamento scientifico, del restauratore Giovanni Riccardi e dell’architetto Emanuela Critelli, progettista e direttore dei lavori.

Viva soddisfazione è stata espressa da parte di tutti i relatori, che hanno sottolineato la rilevanza storica, archeologica e culturale dell’operazione. “La cultura può creare sviluppo – ha affermato Giuseppe Lucente – questa è la visione che caratterizza il nostro operato e che continueremo a seguire con dedizione. Una visione condivisa appieno con l’assessore Caligiuri – ha aggiunto il sindaco – che ci ha sostenuti e continua a sostenere le numerose iniziative culturali che ci vedono impegnati. Fino a questo momento Tiriolo era conosciuta, in ambito archeologico, prevalentemente per l’eminenza del Senatus Consultum de Bacchanalibus, conservato presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Da oggi possiamo vantare la presenza di un altro bene archeologico di grande pregio e dal potenziale altamente attrattivo. Il cospicuo patrimonio di cui il nostro territorio dispone, esposto in parte nel Museo Provinciale di Catanzaro, ma di cui conserviamo memoria nel nostro Antiquarium, classificato come museo regionale di categoria B, rappresenta il segno tangibile di una storia importante che deve essere tramandata ai nostri figli e ai nostri nipoti”.

Sull’importanza della cultura come elemento catalizzatore per lo sviluppo si è poi soffermato Mario Caligiuri: “L’Italia e la Calabria stanno attraversando momenti difficili, già vissuti in altre epoche e superati grazie alla cultura, che può fare da leva per processi economici importanti”. A testimonianza dell’impegno profuso in tale direzione, Mario Caligiuri ha poi citato alcune delle iniziative messe in atto, con particolare attenzione all’archeologia, come l’operazione Calabria Jones, i grandi eventi nazionali ed internazionali relativi ai festeggiamenti per i quattrocento anni dalla nascita di Mattia Preti, pittore calabrese di considerevole fama, e le azioni di promozione e incentivazione alla lettura, che hanno portato quest’anno la Calabria a ricoprire un ruolo da protagonista al Salone del Libro di Torino, “dove – ha aggiunto l’assessore – siamo stati invitati in qualità di regione ospite d’onore, dimostrando che la storia della Calabria è una storia di cultura”.

Ad entrare nel merito delle caratteristiche dell’opera monumentale e degli oggetti pertinenti al ritrovamento è stato Roberto Spadea: “L’opera, attribuibile ad un principe, un cavaliere, o comunque ad un personaggio di notevole rilevanza sociale, ci parla dell’importanza della comunità osco-brettia nell’Ager Teuranus. All’epoca del rinvenimento la deposizione si presentava sconvolta, le ossa umane e il corredo erano infatti sparse su tutta la superficie interna. Tale situazione è probabilmente riconducibile ad una violazione in antico, alla spoliazione e al crollo della struttura, e ad una infiltrazione di acque meteoriche. Sono giunti sino a noi unguentari, alcuni frammenti di strigili in bronzo, un’anforetta frammentaria, parte di uno strumento musicale a fiato in osso, strisce di cuoio, una testina femminile in terracotta, due frammenti ricomponibili di un arto equino in terracotta, chiodi di ferro, elementi in piombo ricomponibili da attribuire a paramenti di cavallo, lame frammentate a un coltello in ferro (cultrum), frammenti di grappe in piombo e metallici, frammenti di ceramica a vernice nera pertinenti ad una coppettina e ad uno skyphos.

Il monumento funebre accolse altre sepolture, in quanto sono stati ritrovati resti ossei umani semi-carbonizzati di altri cinque individui, su cui sono ancora in corso degli studi”. Spadea ha poi parlato della complessità di “un percorso di recupero lungo e difficile”, affrontato e terminato con successo grazie alla collaborazione di molti addetti ai lavori e delle istituzioni coinvolte, ringraziando, oltre che i soggetti sopracitati, anche l’archeologa Agnese Racheli, la geologa Claudia Caruso, che ha curato le analisi petrografiche, Silvana Luppino e Alessandro D’Alessio, direttore e vice direttore del Museo Archeologico Nazionale di Sibari, presenti all’inaugurazione a rimarcare il valore del reperto e l’entità delle operazioni di recupero e valorizzazione. Un restauro conservativo importante, dunque, che Giovanni Riccardi ha classificato tra i più interessanti ed emozionanti della sua carriera e “di cui i cittadini di Tiriolo e tutti i calabresi devono andare fieri”.

In conclusione l’intervento di Emanuela Critelli che, motivando scelte progettuali e argomentando alcuni dettagli tecnici, ha anticipato ai visitatori l’ambiente e l’atmosfera dell’allestimento: “Le scelte progettuali sono state dettate essenzialmente da ragioni pratiche da un lato e architettoniche dall’altro. Le dimensioni della sala espositiva ne hanno condizionato, seppur in parte, la collocazione e l’allestimento stesso. Il manufatto è stato collocato al centro della sala per essere visibile da ogni angolazione, posizionato su una base a sua volta ricoperta da sabbia prelevata in situ e su di essa sono stati collocati i reperti. Per ciò che riguarda, invece, l’allestimento a contorno della tomba, e per meglio risaltare il colore chiaro dei blocchi, si è puntato su colori scuri e luci con proiettori al led studiate ad hoc. Dei pannelli didattici aiuteranno la comprensione del manufatto e della tipologia di sepoltura”.

Dopo il taglio del nastro per mano dell’assessore Caligiuri e del sindaco di Tiriolo la tanto attesa apertura al pubblico, che ha osservato con interesse e ammirazione l’oggetto dell’esposizione, soffermandosi anche sui pannelli esplicativi appositamente ideati per facilitarne la comprensione. I presenti hanno inoltre approfondito la visita addentrandosi nella sala attigua dell’Antiquarium, che raccoglie una interessante collezione di reperti di fattura locale particolarmente significativa per l’evoluzione culturale della storia della città e del territorio. Il cospicuo numero di visitatori e il loro evidente coinvolgimento hanno confermato la positiva tendenza che vede aumentare la sensibilità e la considerazione nei confronti dei beni culturali, anche quando si tratta di opere locali. Ciò che si è verificato a Tiriolo lo scorso sei agosto rappresenta una palese presa di coscienza da parte della popolazione riguardo alle proprie radici, la cui riscoperta e valorizzazione può dare nuova luce alla storia della Calabria, una storia che, come sembra emergere da opinioni e azioni condivise da istituzioni, operatori e cittadini, costituisce la pietra su cui consolidare il presente e costruire il futuro.

FdS – Courtesy of Local Genius

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