Caso Xylella: nel Salento scudi umani per difendere gli ulivi contro l’eradicazione. Si minaccia una class action contro la Regione

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Puglia - Lo sguardo sconvolto dell'agricoltore Gino Ancona di fronte al taglio dei suoi ulivi secolari - Ph. Valerio Saracino - FdS: courtesy dell'Autore

Puglia – Lo sguardo sconvolto dell’agricoltore Gino Ancona di fronte al taglio degli ulivi secolari salentini – Ph. Valerio Saracino – FdS: courtesy dell’Autore

“Se qualcuno dovesse sradicare o abbattere un olivo,  sia di proprietà dello Stato sia di proprietà privata, sarà giudicato dal Tribunale, e se riconosciuto colpevole  verrà punito con la pena di morte”
Aristotele, Costituzione degli Ateniesi

di Kasia Burney Gargiulo

I proprietari degli uliveti disperati di fronte al taglio dei loro alberi - Ph. Valerio Saracino - FdS: courtesy dell'Autore

I salentini assistono infuriati e combattivi al taglio degli alberi d’ulivo – Ph. Valerio Saracino – FdS: courtesy dell’Autore

Le parole di Aristotele suonano dure come pietre mentre in Puglia si sta consumando una tragedia: il tentativo di cancellare una parte profonda dell’identità locale, che poi è l’essenza stessa dell’identità mediterranea, attraverso l’abbattimento di ulivi che sono la testimonianza vivente di intere generazioni di esseri umani, molti dei quali hanno coltivato, vissuto, amato queste piante come fossero membri della loro famiglia, e non solo uno straordinario elemento del paesaggio. Tutti ormai conoscono la vicenda della Xylella, il parassita incolpato di essere la causa del fenomeno di essiccazione, totale o parziale, della chioma di numerosi ulivi; un fenomeno riscontrato in modo rilevante almeno dal 2011 ma colpevolmente affrontato dalle istituzioni solo da pochi mesi, e per giunta con metodi drastici che non lasciano appello alcuno, nonostante i dubbi manifestati da autorevoli agronomi che imputano la presunta epidemia all’indebolimento immunitario delle piante causato dall’uso massiccio di pesticidi. La validità di questa interpretazione sembrerebbe confermata dal fatto che negli uliveti a coltura biologica, lasciati cioè vegetare senza chimica, presenti nel cuore della cosiddetta ”zona rossa” infetta, non ci sarebbero tracce della malattia. Ha provato qualcuno a spiegare come ciò sia possibile? E come mai solo ora si grida alla epidemia di probabile portata europea, quando per anni non si è mosso un dito per affrontare seriamente il problema?

Quella della Xylella è una vicenda oscura, piena di zone d’ombra, come dimostrano la non assoluta certezza scientifica sulle cause dell’essiccazione e l’apertura di una inchiesta giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Lecce che procede fra mille difficoltà. Si sospettano tentativi di speculazione da parte delle multinazionali della chimica in agricoltura, che organizzano da anni ”tempestivi” convegni  sul problema Xylella, invitando politici locali di diverse aree del Mediterraneo e premiando agronomi allineati, così come circola il dubbio che ci siano in atto possibili piani fraudolenti per lucrare sui fondi pubblici destinati ai casi di calamità naturale. E mentre c’è qualcuno che tenta di capire da che parte sta la verità, aumentano le pressioni dell’Europa per ottenere il taglio degli ulivi, la Francia impone un’embargo irrazionale sulle piante provenienti dalla Puglia, e il Governo italiano dispone un piano urgente di tagli affidandolo ad un commissario straordinario, Giuseppe Silletti, Comandante in Puglia del Corpo forestale dello Stato. La sensazione è che tutto proceda a tentoni, e se non vogliamo fare della dietrologia immaginando che ci sia chissà quale malafede, quanto meno non si può non rilevare lo sconfortante pressapochismo con cui finora è stata affrontata una situazione che si conosceva da almeno 4 anni.

Intanto, mentre le motoseghe della Forestale avanzano, esplode la rivolta popolare. Gli sguardi degli agricoltori sono attoniti, stravolti dal dolore per la perdita di un ”valore” che è sentimentale, umano, prima ancora che economico. C’è chi urla, stretto al tronco dei suoi amati ulivi, e la mente di chi osserva non può non correre in Palestina, dove scene analoghe si vedono quotidianamente durante i raid israeliani negli uliveti dei loro ”avversari” di sempre. Ma qui non siamo in guerra, eppure l’atmosfera è simile.

Nelle ultime ore molti ambientalisti si sono concentrati a Veglie (Lecce) dove è in corso una nuova fase di eradicazioni previste dal piano Silletti contro la diffusione nel Salento della Xylella fastidiosa, dopo gli interventi nel brindisino che hanno portato ai primi abbattimenti. La strategia adottata dagli attivisti è quella di arrampicarsi sugli alberi ‘occupando’ le piante destinate all’abbattimento. Un modo pacifico per impedire al personale addetto di procedere al taglio. Diversi manifestanti con la loro presenza danno man forte all’azione dimostrativa che si sta svolgendo sotto l’occhio delle telecamere di alcune televisioni straniere. Questa forma di protesta ha consentito finora di risparmiare la vita a 22 alberi di ulivo rientranti nell’area focolaio di Veglie. La notizia è trapelata da ambienti vicini alla Forestale che ha deciso la sospensione dei tagli in assenza delle condizioni di garanzia per l’ordine pubblico. Le autorità, intanto, per impedire analoghi episodi nei prossimi giorni, hanno deciso di procedere nel massimo riserbo. Gli attivisti però non si perdono d’animo presidiando tutti gli accessi ai terreni agricoli in cui compaiono piante contrassegnate come esemplari da abbattere. Dall’Europa, il commissario Ue alla salute Vitenis Andriukaitis definisce le eradicazioni “misure dolorose ma necessarie…in quelle zone al limite dell’area infettata dalla Xylella da cui si può diffondere ulteriormente”, affermando al tempo stesso che a Bruxelles “sta a cuore la salute degli ulivi pugliesi e far sì che quelli non colpiti dalla Xylella non vengano infettati”.

Dal mondo politico, sempre nelle ultime ore, si sono fatte invece notare le dichiarazioni di Adriana Poli Bortone, ex sindaco di Lecce ed esponente di FdI, che invita gli agricoltori a sottoscrivere una class action contro la Regione Puglia per i gravissimi ritardi e le inadempienze sulla vicenda Xylella”, spiegando che “possono partecipare all’azione legale, finalizzata ad un immediato risarcimento dei danni subiti, tutti gli agricoltori pugliesi i cui uliveti sono stati colpiti dal batterio che gli organi regionali non hanno saputo monitorare e gestire”. Inquietante la parte delle sue dichiarazioni in cui fa notare come “il problema del rinsecchimento degli ulivi è stato denunciato già a partire dal 2010 e la prima delibera della Regione sul problema è pervenuta solo il 29 ottobre 2013, portando infine ad un piano operativo discutibilissimo. Altrettanto discutibile la scelta di abbattere gli ulivi infetti, una scelta criminale voluta solo ed esclusivamente dalla Regione Puglia e non dall’Unione Europea come si vuol far credere. La stessa Regione Puglia prima di adottare quella scellerata delibera non si è preoccupata di esaminare soluzioni alternative e naturali agli abbattimenti”. “E’ arrivato il momento – conclude la Poli Bortone –  di far pagare chi ha sbagliato. Non vorrei che anche in questo caso ci siano delle lobby multinazionali che puntano a stroncare la nostra olivicoltura e non solo”.

In tutto questo, a farne le spese – oltre all’ambiente e al paesaggio – sono gli agricoltori più onesti, quelli legati alla propria terra come si è legati da un cordone ombelicale; persone che fin dalla loro infanzia già vedevano quegli ulivi carichi di storia svettare nelle distese assolate del Salento. Ma in realtà questa perdita, che minaccia di diventare epocale se non si fermeranno le motoseghe, ci riguarda tutti da vicino. L’olivo, l’olio, sono nel nostro DNA di popolo mediterraneo, fattore economico ma ancor prima sacrale, rituale, legato alla sfera della spiritualità. Aristotele, nella “Costituzione degli Ateniesi”, scriveva che “chiunque abbatte un ulivo merita la pena di morte”; i vincitori dei Giochi Panatenaici ricevevano come premio enormi quantità di olio e di vino, mentre ad Atene l’ulivo dell’Acropoli era consacrato ad Atena, dea della Sapienza. Nella Grecia Classica, di cui noi meridionali siamo figli,  l’olio di oliva aveva fondamentale importanza sia religiosa sia economica: usato in cucina, nei riti misterici, per ungere il corpo degli atleti e per preparare profumi, era anche il combustibile per illuminare le case, le palestre e le terme. E pure nell’antica Roma l’olio d’oliva aveva quella stessa importanza economica che oggi si attribuisce al petrolio. Insomma – pur senza calcolare che il paesaggio agrario degli ulivi è oggi uno dei maggiori attrattori turistici della Puglia oltre che fonte di economia per migliaia di persone – è facile rendersi conto di quanto stiamo rischiando di perdere una parte importante di noi stessi. Forse un rischio del genere avrebbe meritato un attimo di ponderatezza in più per evitare di uccidere ”l’ammalato” con la scusa di volerlo curare.

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Un commento

  1. Andrea Bitonto

    Voglio far notare che il signore nella foto, Gino Ancona, è sì (anche) agricoltore, ma è di Bitonto: gli ulivi tagliati ad Oria non sono di sua proprietà (se mai si può essere proprietari di un altro essere vivente), ma è come se lo fossero. E’ un cittadino di Puglia che, da lontano, è andato lì a difendere quello che è anche suo, come lo è di tutti, e soprattutto è una creatura vivente. E la sua faccia sconvolta dovrebbe essere quella di tutti i pugliesi e di tutti coloro che non credono alle false emergenze e che devono lottare per difendere il proprio territorio. Organizzatevi!

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