Casino del Duca: nei prati della tenuta, i frammenti del cuore di un padre

Puglia - Il ''Monumento al Cacciatore" voluto in memoria di Riccardo de'Sangro, morto appena 25enne, da suo padre Placido, 1883-86. L'opera è dell'architetto Giuseppe Barone – Ph. © Ferruccio Cornicello

Puglia – I resti del ”Monumento al Cacciatore” voluto in memoria di Riccardo de’Sangro, morto appena 25enne, da suo padre Placido, 1883-86. L’opera è dell’architetto molisano Giuseppe Barone – Ph. © Ferruccio Cornicello | Photogallery a fondo pagina

Fra le erbe selvatiche del Casino del Duca giacciono da 41 anni i frammenti di un monumento al dolore e all’amore di un padre. La triste storia del giovane Riccardo de’Sangro

di Redazione FdS

PARTE SECONDA -  “I dolori leggeri concedono di parlare: i grandi dolori rendono muti”, diceva il filosofo Seneca, e muto rimase il nobile Placido de’Sangro alla morte improvvisa del giovane figlio Riccardo. Sedicesimo duca di Martina Franca per parte di madre – quella Argentina Caracciolo con la quale si estinse il ramo pugliese del suo nobile casato – Placido, distrutto dal dolore, abbandonò Napoli e il suo magnifico Palazzo in Piazzetta Nilo per ritirarsi nell’antica masseria di famiglia, il Casino del Duca, a San Basilio di Mottola (Taranto). Riprende quindi con lui il nostro racconto sul Casino del Duca –  l’enorme masseria-fortilizio per secoli fulcro dell’immenso feudo Caracciolo-de’Sangro – e prosegue con una storia di intima sofferenza, da noi ricostruita ”interrogando” un cumulo di pietre, alle quali ci piacerebbe fosse ridata dignità per ciò che hanno rappresentato nella vita di quest’uomo.

Già ventisei anni prima, il 30 novembre del 1855,  Placido aveva perso la moglie Maria Cunegonda Caracciolo di S. Teodoro, morta ad appena 20 anni, pochi mesi dopo aver dato alla luce il piccolo Riccardo, nato il 3 luglio di quello stesso anno e protagonista del nostro racconto. A distanza poi di 23 anni, il 12 giugno 1879, il ramo pugliese della famiglia de’Sangro sarebbe di nuovo stato funestato dal lutto con la prematura scomparsa di Isabella de’Medici, amata consorte a cui il marito Nicola de’Sangro – fratello maggiore di Placido – aveva dedicato la costruzione della maestosa Casa Isabella, ancor oggi esistente a San Basilio, a poca distanza dal Casino del Duca. Ma il dolore raggelante, quello che annichilisce anche gli spiriti più forti, sarebbe di lì a poco (il 3 aprile del 1881) tornato ad abbattersi su Placido con la perdita dell’unico figlio, Riccardo.

PLACIDO DE’SANGRO E LA STRAORDINARIA COLLEZIONE DI VILLA FLORIDIANA

Ritratto di Placido de'Sangro, Duca di Martina, di Salvatore Postiglione, 1891 - Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina

Ritratto di Placido de’Sangro, Duca di Martina, di Salvatore Postiglione, 1891 – Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina

Appartenente al nobile casato di origine abruzzese che annovera fra i suoi membri il mitico – e per taluni famigerato – alchimista Raimondo de’Sangro, Principe di Sansevero, Placido aveva dunque ereditato il titolo di Duca di Martina dalla madre Argentina, ultima dei Caracciolo, andata in sposa a Riccardo III de’Sangro. Nato a Napoli nel 1829, Placido visse in prima persona l’ultima stagione della dinastia borbonica, che lo insignì dell’ordine costantiniano di S. Giorgio e alla cui corte fu strettamente legato col ruolo di “gentiluomo di camera con servizio” dei re Ferdinando II e Francesco II. Fortemente compromessi con il “vecchio regime”, all’indomani dell’Unità d’Italia i de’Sangro si trasferirono a Parigi, con residenza nel Fauburg Saint-Honoré. Nella capitale francese Placido entrò in contatto con il vivace clima culturale del tempo, manifestando un interesse fortissimo per le arti applicate ed accostandosi al collezionismo di preziosi manufatti. Radunò così migliaia di pezzi straordinari (oltre 5300) che, dopo la sua morte, successiva al rientro a Napoli nel 1869, sono confluiti nelle raccolte pubbliche grazie al lascito che nel 1911 ne fece il suo nipote omonimo, Placido de’Sangro Conte dei Marsi (figlio del fratello maggiore Nicola). Questi si attivò affinchè fosse allestito a Napoli il museo nel quale esporre la collezione di opere raccolte dallo zio; compito che fu poi proseguito dalla vedova contessa Maria Spinelli dei principi di Scalea, la quale fece trasferire la collezione dal Palazzo Spinelli, dove si trovava inizialmente, alla nuova sede del museo presso la villa Floridiana, dov’è oggi visitabile, accresciuta da altre donazioni, come quella del 1970 proveniente dall’ultimo Duca di Martina.

LA TRISTE FINE DI RICCARDO DE’SANGRO

Ritratto di Riccardo de'Sangro, Conte de'Marsi - Courtesy of Casa Isabella - Ph. © Ferruccio Cornicello

Ritratto di Riccardo de’Sangro, Conte de’Marsi – Courtesy of Casa Isabella – Ph. © Ferruccio Cornicello

Con la nascita di questo museo si compiva così il desiderio del giovane Riccardo de’Sangro, figlio di Placido, il quale, prima di morire in tragiche circostanze all’età di 25 anni, in una lettera indirizzata al padre, aveva manifestato la volontà che la collezione a lui destinata fosse donata alla città di Napoli. L’amore per l’arte, condiviso col padre, non bastò però a fermare la sua mano quando il 3 aprile del 1881 decise di porre fine alla sua vità sparandosi un colpo di pistola alla tempia. Nelle nostre ricerche sulla vicenda abbiamo riscontrato una duplice identificazione del luogo del suicidio: un’indicazione generica, riscontrata in genealogie nobiliari e in alcuni saggi storici, si limita – senza circostanziare – a collocarlo a Parigi, città in cui senza dubbio i de’Sangro, come già detto, ebbero residenza. C’è poi una fonte pugliese – un articolo di Pasquale Lentini, pubblicato nel 1985 sulla rivista Riflessioni.Umanesimo della Pietra, edita a Martina Franca – che colloca invece la vicenda a Napoli, città di riferimento per i de’Sangro di Martina che in Piazzetta Nilo ebbero il loro palazzo. Il racconto stavolta è circostanziato, fa persino dei nomi, risultando pertanto più attendibile.

Lentini narra di una frequentazione da parte di Riccardo di un salotto dell’alta società napoletana al Vomero, dove gli capitò di entrare nelle grazie di una donna sposata. Almeno questo è quanto lei gli aveva fatto credere. Una sera, mentre Riccardo e il marito della donna giocavano a carte, il ragazzo si accorse improvvisamente che lei, ostentandogli smancerie seduttive, in realtà stava barando ai suoi danni suggerendo le carte al marito tramite dei segni convenzionali, con conseguenze disastrose per il suo patrimonio. A quanto pare la donna non era nuova a comportamenti del genere, ma l’ignaro ragazzo mai avrebbe sospettato che la donna di cui si era innamorato tramasse alle sue spalle. Scosso nel suo sentimento per quella donna, nell’amor proprio e nell’orgoglio, la notte stessa Riccardo decise di porre fine alla sua vita: prese una barca a vela, uscì al largo dal porto di Napoli e si uccise con un colpo di pistola.

IL “MONUMENTO AL CACCIATORE” E IL SUO SFORTUNATO DESTINO

Resti del Monumento al Cacciatore, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

Resti del Monumento al Cacciatore, 1883-86 – San Basilio di Mottola (Ta) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Sconvolto dalla morte di quell’unico figlio, e rimasto ormai solo nella vita, Placido de’Sangro abbandonò Napoli ritirandosi in Puglia nel Casino del Duca, a San Basilio di Mottola. Decise così di dar ”corpo” al suo dolore e di omaggiare la memoria del povero ragazzo facendo costruire, di fronte alla magione di famiglia, un monumento che lo rappresentasse in costume da caccia. Fu così che ai margini del bosco, frail 1883 e il 1885, venne innalzato un cenotafio in marmo di Carrara con al centro un giovane cacciatore dal cappello piumato mentre accarezza il suo cane. Il monumento, alto circa 20 metri e ispirato a una guglia del Duomo di Milano, fu progettato dall’architetto molisano Giuseppe Barone, mentre la scultura fu realizzata dall’artista napoletano Raffaele Belliazzi. Apprendiamo dalle fonti che, spianato il basamento del monumento e posata la prima pietra, il duca Placido consegnò al maestro mottolese Vito Carmine Maldarizzi un’urna contenente una copia in pergamena del progetto del monumento e un foglio con su scritte brevi notizie sul ragazzo e questa toccante epigrafe: “Diletto spirito del mio caro/Questa è la prima pietra del monumento/Che il mio dolore consacra alla tua memoria/San Basile, 23 maggio 1883/Placido de’Sangro, Duca di Martina.”

Questo monumento esiste ancora – lo abbiamo visto e fotografato nel corso della nostra visita al Casino del Duca – ma, ironia della sorte, giace al suolo in frantumi: le fonti vogliono che la notte fra il 5 e il 6 marzo del 1974, alle 21.15, durante un furioso temporale, la sua cuspide sia stata colpita da un fulmine. Si racconta che i frammenti marmorei schizzarono in un raggio di duecento metri, arrivando fin nella piccola stazione ferroviaria, e che verso le 3.00 di notte, indebolitasi l’intera struttura, per cedimento dell’armatura metallica, il monumento crollò del tutto.

La base è ancora in piedi, avvolta da un’atmosfera malinconica evocata dai frammenti di quattro iscrizioni, una per ogni lato, da cui si evincono ancora vividi i sentimenti di un padre affidati alla pietra. Sulla lapide rivolta verso il Casino del Duca, si legge: “Nato il 3 luglio 1855/Da Maria Caracciolo/ Dei duchi di San Teodoro/E da Placido de’Sangro /Duca di Martina/Morto il 3 aprile 1881. Su quella verso la strada per Castellaneta: “Consacrato/Dal dolore di un padre/Alla memoria/Del suo figlio adorato/1885″. Su quella verso Masseria Basiliola: “Riccardo Maria de’Sangro/Conte de’Marsi/Di questo luogo/Idolo e vita/Unica speme del genitore”. Verso il bosco: “Di cuore benefico/Colto di mente artista/Delusion fatale!/Disparve all’improvviso/Qual astro malinconico/Che nel brillar si spegne.” Parole laceranti, violate dalla furia distruttiva di quel fulmine del 1974 ma ancora capaci di emozionare. Sarebbe davvero un gesto di grande umanità se chi entrerà in possesso della tenuta, attualmente in vendita, avrà la sensibilità di non distruggere quanto è rimasto di quel monumento. Del resto, come diceva il grande Oscar Wilde, “dov’è il dolore, là il suolo è sacro”.

IL MODELLINO IN LEGNO DEL MONUMENTO

Modello in scala ridotta del Monumento al Cacciatore, progettato da Giuseppe Barone - Ph. © Ferruccio Cornicello su concessione del Museo Barone di Baranello (Cb)

Modello in scala ridotta del Monumento al Cacciatore, progettato da Giuseppe Barone – Ph. © Ferruccio Cornicello su concessione del Museo Barone di Baranello (Cb)

Dopo aver visto ciò che resta del Monumento al Cacciatore, ci siamo chiesti quale fosse il suo apetto originario e la fortuna ha voluto che scoprissimo l’esistenza di un modello ligneo in scala ridotta. Lo abbiamo individuato in Molise, a Baranello (Campobasso), nel locale Museo voluto all’architetto Giuseppe Barone, amico di Placido de’Sangro e come lui grande collezionista d’arte, passione testimoniata appunto dal ricco patrimonio di opere custodite nello stesso museo del piccolo borgo. La nostra curiosità – grazie a quel modello e ad un acquerello d’epoca – ci ha consentito di apprezzare la bellezza di quell’opera dettata dall’amore di un padre. In particolare nel modello, oltre allo stile neogotico, si ammira la parte scultorea affidata al Belliazzi della quale oggi purtroppo poco si è conservato (secondo una vecchia foto, frammenti del Cacciatore sarebbero nei depositi di Casa Isabella, luogo dove si trova anche un ritratto a figura intera del ragazzo). Il modello scovato a Baranello è in legno di tiglio con base di sostegno in noce e fu anche esposto nella Galleria nord a Torino in occasione dell’Esposizione Generale tenutasi nel 1884.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Bibliografia:

- Pasquale Lentini, Vicende storiche di un antico insediamento rurale trasformato nei secoli da una grande casata feudale, in Riflessioni.Umanesimo della Pietra, n. 8, Luglio 1985, Martina Franca
- Lucia Lopriore, Aristocratici napoletana tra Capitanata e Valle d’Itria. I duchi di Sangro, Edizioni del Rosone, Foggia, 2007
- Documenti dell’Archivio Caracciolo-de’Sangro di Martina Franca, Palazzo Ducale
- Amelia Pistillo, Il Museo Civico ‘G. Barone’, in Considerazioni di Storia e Archeologia – I Quaderni IV, Campobasso 2013
-Nicola Spinosa (a cura di), Il Museo Duca di Martina nella Villa Floridiana, Electa, Napoli 1994

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Stemma del casato Caracciolo-de'Sangro - Courtesy of Archivio Caracciolo de'Sangro, Martina Franca

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Ritratto di Placido de'Sangro, Duca di Martina, di Salvatore Postiglione, 1891 - Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina

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Ritratto di Maria Caracciolo di San Teodoro - Courtesy of Archivio Caracciolo de'Sangro, Martina Franca

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Ritratto di Riccardo de'Sangro, Conte de'Marsi - Courtesy of Casa Isabella - Ph. © Ferruccio Cornicello

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Veduta del Casino del Duca, San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

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Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

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Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

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Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86. Sullo sfondo, a destra, il Casino del Duca - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

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Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

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Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

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Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Resti del Monumento al Cacciatore, dedicato a Riccardo de'Sangro da suo padre Placido, 1883-86 - San Basilio di Mottola (Ta) - Ph. © Ferruccio Cornicello

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Ritratto dell'architetto molisano Giuseppe Barone - Courtesy of Museo Barone di Baranello (Cb)

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Modello in scala ridotta del Monumento al Cacciatore, progettato da Giuseppe Barone - Ph. © Ferruccio Cornicello per gentile concessione del Museo Barone di Baranello (Cb)

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Modello in scala ridotta del Monumento al Cacciatore, progettato da Giuseppe Barone - Ph. © Ferruccio Cornicello per gentile concessione del Museo Barone di Baranello (Cb)

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Modello in scala ridotta del Monumento al Cacciatore, progettato da Giuseppe Barone - Ph. © Ferruccio Cornicello per gentile concessione del Museo Barone di Baranello (Cb)

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Modello in scala ridotta del Monumento al Cacciatore, progettato da Giuseppe Barone - Ph. © Ferruccio Cornicello per gentile concessione del Museo Barone di Baranello (Cb)

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Modello in scala ridotta del Monumento al Cacciatore, progettato da Giuseppe Barone - Ph. © Ferruccio Cornicello per gentile concessione del Museo Barone di Baranello (Cb)

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Modello in scala ridotta del Monumento al Cacciatore, progettato da Giuseppe Barone - Ph. © Ferruccio Cornicello per gentile concessione del Museo Barone di Baranello (Cb)

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Acquerello raffigurante il Monumento al Cacciatore, progettato da Giuseppe Barone - Courtesy of Museo Barone di Baranello (Cb)

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Antica stampa raffigurante il Monumento al Cacciatore, XIX-XX sec. - Ph. courtesy of Rocco Emanuele Valente

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Frammenti della scultura del Cacciatore, di Raffaele Belliazzi, forse nei depositi di Casa Isabella

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Vecchia immagine fotografica raffigurante il Monumento al Cacciatore, San Basilio di Mottola (Ta), 1935

Casino del Duca: nel parco, i frammenti del cuore di un padre

Tomba del giovane Riccardo de'Sangro, Napoli - Ph. © Ferruccio Cornicello

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