Canapa contro diossina.Oggi alla Masseria del Carmine di Taranto si è seminato il futuro

forn5

Puglia – A Taranto, presso la Masseria del Carmine, proprietà della famiglia Fornaro, la terra intossicata dal veleni dell’Ilva accoglie i semi di canapa e inizia così l’esperimento di fitodepurazione – Ph. © Anna Svelto, All rights reserved – FdS: courtesy dell’Autrice

di Redazione Fds

Là nella terra in cui migliaia di anni fa le pecore venivano lavate nelle dolci acque del Galeso per renderne più morbida la lana e protette con “cappottini” di pelliccia, come ci racconta Orazio, in quello stesso luogo, nel 2010, l’allevatore Vincenzo Fornaro e la sua famiglia subirono l’abbattimento di 600 ovini contaminati da diossina e Pcb provenienti dall’Ilva di Taranto. Un colpo durissimo che a Vincenzo aveva fatto dire: “l’acciaieria non mi ha inquinato solo gli animali e la terra ma anche l’anima”.

Ma Vincenzo non si è arreso e dopo quella durissima affermazione il suo nuovo motto è diventato “Chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo”. E’ questo lo slogan con cui l’allevatore tarantino ha annunciato il suo progetto di “riconversione” della Masseria del Carmine, invitando tutti ad assistere oggi alla semina della canapa, “l’ennesimo tentativo – ha spiegato – per resistere e per dimostrare che la nostra splendida terra può continuare a vivere”. L’evento si è svolto questa mattina alle 10.00 e coincide con l’avvio del progetto di ricerca e sperimentazione sulle potenzialità della canapa come fitorimedio per suoli contaminati da metalli pesanti, diossina e altri inquinanti. Un primo tassello per ricomporre secondo natura il territorio in quel raggio di 20 km che al momento è sottoposto a divieto di pascolo.

Loc-Semina2014-def-rimp L’iniziativa è nata dall’incontro tra Fornaro e CanaPuglia associazione pugliese che sta indagando a 360 gradi tutto ciò che riguarda questa incredibile pianta (v. filmato a fondo pagina), fino a metà Novecento estesamente coltivata in Italia per ricavarne la nota fibra tessile. Il progetto di “rinaturalizzazione” dei territori ha un nome ben preciso – appunto C.A.N.A.P.A. – che mira nell’arco di alcuni anni a circondare il polo siderurgico di una cintura verde di Cannabis sativa, coinvolgendo le varie aziende agricole adiacenti all’Ilva. Un esperimento di fitodepurazione, tecnica naturale grazie al quale diverse piante (canapa, cotone, lino, etc.) contribuiscono alla bonifica di siti contaminati, producendo al tempo stesso materia prima utilizzabile in settori non alimentari come edilizia, energia, biocompositi, etc. Lo stato della canapa qui coltivata sarà monitorato alla stessa maniera del suolo per verificare quali inquinanti la pianta sarà stata in grado di sequestrare e in che quantità.

Fra i diversi usi possibili della canapa (tessile, alimentare, farmaceutico, ecc.) Vincenzo Fornaro si è detto orientato verso la produzione tessile. Ma l’obiettivo iniziale – come spiegano gli esperti di CanaPuglia – è la “Phytoremediation”, ossia “lo sfruttamento delle capacità proprie di alcuni vegetali di assorbire, degradare o stabilizzare gli inquinanti del suolo risanandolo e/o evitando l’inquinamento delle falde. La Canapa si presta ad essere utilizzata nella bonifica dei suoli, in quanto è facilmente coltivabile, si adatta bene a molti tipi di terreni e di climi e produce un’alta biomassa utilizzabile nell’industria non alimentare.”

Il progetto, che gode del supporto del CRA (Consiglio Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura) e dell’Abap (Associazioni Biologi Ambientalisti Pugliesi), parte dunque dalla Masseria del Carmine di Taranto, in un contesto dove il disastroso impatto dell’impianto siderurgico ILVA sull’ambiente, impedisce in concreto qualsiasi altra attività colturale e zootecnica, tipica e tradizionalmente legata alla produzione e all’enogastronomia della terra ionica. L’Associazione CanaPuglia grazie a questa cooperazione con la famiglia Fornaro, si impegnerà “a diffondere sul territorio regionale e nazionale il valore della coltivazione della Canapa, una pianta patrimonio dell’umanità ingiustamente demonizzata e proibita agli inizi del Novecento.”

Il progetto non vuole fermarsi solo all’area tarantina, ma mira a coinvolgere anche tutta la zona del brindisino dove insiste la grande centrale a carbone di Cerano e la Montedison e dove oggi vige il divieto di praticare colture destinate al settore alimentare. Intanto il suo avvio assume l’importante valore simbolico di un desiderio di ‘rinascita’. “Per noi è una giornata di festa, finalmente si ricomincia”, dice entusiasta Vincenzo mentre si accinge a seminare la canapa su tre ettari di terreno. Il primo raccolto è atteso per settembre, dopodiché saranno le analisi ad orientare il prosieguo del progetto. Un folto gruppo di cittadini sensibili alle problematiche dell’ambiente è stato presente per partecipare a questo “nuovo inizio”, nonostante il cielo plumbeo e a tratti piovoso. Fra di loro c’era anche la fotografa tarantina Anna Svelto, amica di Fame di Sud, che ha realizzato le bellissime immagini che vi presentiamo nella photo gallery.

VIDEO – La Rivoluzione di CanaPuglia

3 commenti

  1. Stendardo Ubaldo

    Questo progetto mi entusiasma tantissimo. Faccio i miei complimenti ai quei ricercatori che hanno ridato vita a questa pianta dalle molteplici possibilità di utilizzo. Ringrazio CanaPuglia per aver avviato il processo produttivo e per il sostegno tecnico che daranno a coloro che realizzeranno la produzione. Ed infine anche un grande ringraziamento a Vincenzo per aver iniziato questo esperimento, dando a molta gente l’esempio che nella vita si può sempre ricominciare daccapo. A tutti auguro un grandissimo successo.

  2. Buongiorno, innanzitutto complimenti per quello che fate. Sono un immigrato ritornato nella mia puglia originaria, ed ho, con molto piacere notato che, in Puglia ci sono giovani come voi che hanno idee innovative e coraggiose. Vorrei chiedervi se potete indicarmi dove posso trovare, ad uso commestibile i semi di canapa, ad Alberobello non l’ho trovata.
    Grazie
    Francesco Chimenti
    fchimenti@ymail.com

    • Gentile Francesco, grazie a lei per i complimenti. Circa l’uso di semi di canapa a scopo alimentare, l’unica indicazione che possiamo darle è l’asistenza di una azienda pugliese che produce diversi alimenti a base di canapa: per individuarla è sufficiente che digiti su Google le tre parole “canapa, puglia, orecchiette” e le comparirà in cima alla lista il sito dell’azienda. Cordiali saluti.

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Torna su