Alle origini di Velia: rinvenuti sull’acropoli i resti del più antico tempio dedicato ad Athena

Velia, veduta aerea dell'area di scavo

Velia, veduta aerea dell’area di scavo

Insieme ai resti della struttura sacra riemerse anche ceramiche dipinte, armi e armature risalenti alle prime fasi di vita dell’antica colonia greca

di Redazione FdS

Riemergono dal terreno alcune delle più antiche tracce di Elea, la città che lo storico e geografo Strabone nella sua Geografia, identificò con l’antica colonia greca fondata nel VI secolo a.C. dai Focei, ubicata a poca distanza dalla costa tirrenica della Campania nel territorio oggi appartenente al comune di Ascea, in provincia di Salerno, e divenuta celebre in particolare per la sua scuola filosofica presocratica, conosciuta come Scuola eleatica, fondata da Parmenide e portata avanti dall’allievo Zenone. Denominata Velia con l’avvento del dominio romano nel I° secolo a.C., se ne conservano cospicui resti all’interno del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano e Alburni in un’area ricchissima di storia; una storia per molti versi ancora da raccontare ma sufficiente a far porre l’area archeologica, insieme a quella della vicina Paestum e allo stesso Parco nazionale sotto la tutela dell’UNESCO. Dell’antica città restano l’Area Portuale, Porta Marina, Porta Rosa, le Terme Ellenistiche e le Terme romane, l’Agorà, l’Acropoli, il Quartiere Meridionale e il Quartiere Arcaico. Proprio presso l’Acropoli si sono appena conclusi gli scavi archeologici in corso dallo scorso mese di luglio. I risultati della ricerca stanno consentendo di far luce sulle più antiche e lacunose fasi di vita della città.
 

Muro settentrionale della struttura sacra arcaica

Muro settentrionale della struttura sacra arcaica, area archeologica di Elea-Velia

Le indagini archeologiche, programmate sotto la direzione di Gabriel Zuchtriegel, già direttore dei parchi di Paestum e Velia e neodirettore generale di Pompei, hanno previsto l’esecuzione di sondaggi, localizzati in diversi punti dell’Acropoli, e hanno risposto a due importanti obiettivi: comprendere l’organizzazione iniziale dell’Acropoli di Velia e risolvere problemi di cronologia delle principali strutture sacre della città. Sulla base di precedenti ricerche archeologiche avviate negli anni ’20 del secolo scorso, e proseguite con discontinuità fino agli anni ’90, si ipotizzava, anche se con forti dubbi, l’esistenza di una struttura sacra arcaica antecedente al tempio maggiore dell’Acropoli. In particolare si pensava ad una sua collocazione sul terrazzo più elevato della punta occidentale dell’Acropoli. I recenti scavi non solo hanno confermato l’esistenza di un edificio sacro ma ne hanno anche precisato la collocazione, la planimetria, la cronologia e il rapporto con le strutture più recenti.
 

Sequenza stratigrafica dello scavo presso l'Acropoli di Velia

Sequenza stratigrafica dello scavo presso l’Acropoli di Elea-Velia

Gli archeologi del Parco hanno, infatti, riportato alla luce resti di muri realizzati con mattoni crudi, intonacati e fondati su zoccolature in blocchi accostati in poligonale, una tecnica utilizzata anche per le abitazioni di età arcaica rinvenute lungo le pendici dell’acropoli. Tali testimonianze disegnano un edificio rettangolare lungo almeno 18 metri ed ampio 7. La porzione interna della struttura è pavimentata con un piano in terra battuta e tegole, sul quale, in posizione di crollo, sono stati rinvenuti elementi dell’alzato, ceramiche dipinte, vasi con iscrizioni “IRE”, ovvero “sacro”, e numerosi elementi metallici pertinenti ad armi e armature. Tra questi, due elmi, uno calcidese e un altro di tipo Negau, in ottimo stato di conservazione. 
 

Elemo Negau in bronzo, Acropoli di Velia

Reperti bronzei, Acropoli di Elea-Velia

“I rinvenimenti archeologici presso l’acropoli di Elea-Velia lasciano ipotizzare una destinazione sacra della struttura – ha dichiarato Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei e Direttore Avocante del Parco Archeologico di Paestum e Velia -. Con tutta probabilità in questo ambiente vennero conservate le reliquie offerte alla dea Athena dopo la battaglia di Alalia, lo scontro navale che vide affrontarsi i profughi greci di Focea e una coalizione di Cartaginesi ed Etruschi, tra il 541 e il 535 a.C. circa, al largo del mar Tirreno, tra la Corsica e la Sardegna. Liberati dalla terra solo qualche giorno fa, i due elmi devono ancora essere ripuliti in laboratorio e studiati. Al loro interno potrebbero esserci iscrizioni, cosa abbastanza frequente nelle armature antiche, e queste potrebbero aiutare a ricostruire con precisione la loro storia, chissà forse anche l’identità dei guerrieri che li hanno indossati. Certo si tratta di prime considerazioni che già così chiariscono molti particolari inediti di quella storia eleatica accaduta più di 2500 anni fa.”
 

Archeologi al lavoro presso l'Acropoli di Elea-Velia

Archeologi al lavoro presso l’Acropoli di Elea-Velia

Gli scavi hanno altresì chiarito la cronologia del principale tempio della città dedicato alla dea Athena. La costruzione del tempio maggiore, almeno di una sua prima fase, deve collocarsi cronologicamente dopo la struttura sacra riportata alla luce in questi ultimi mesi. In seguito, in età ellenistica, l’intero complesso riceverà una completa risistemazione con la realizzazione di una stoà monumentale che cingerà il tempio maggiore e il piano di uso si eleverà a coprire tutte le fasi precedenti.
 

Elmo Calcidese, area archeologica di Elea-Velia

Elmo Calcidese, area archeologica di Elea-Velia

“La struttura del tempio più antico risale al 540-530 a.C., ovvero proprio gli anni subito successivi alla battaglia di Alalia – fa notare Osanna – mentre il tempio più recente, che si credeva di età ellenistica, risale in prima battuta al 480-450 a. C., per poi subire una ristrutturazione nel IV sec. a C. È possibile quindi che i Focei in fuga da Alalia l’abbiano innalzato subito dopo il loro arrivo, com’era loro abitudine, dopo aver acquistato dagli abitanti del posto la terra necessaria per stabilirsi e riprendere i floridi commerci per i quali erano famosi. E alle reliquie da offrire alla loro dea per propiziarne la benevolenza, aggiunsero le armi strappate ai nemici in quell’epico scontro in mare che di fatto aveva cambiato gli equilibri di forza nel Mediterraneo.”
 

Fase di scavo presso l'Acropoli di Elea-Velia

Fase di scavo presso l’Acropoli di Elea-Velia

“Il lavoro ha condotto, grazie ad un’ampia squadra di professionisti e collaboratori, a dare risposta a questioni aperte da oltre settant’anni, su cui si sono espressi nel corso del tempo numerosi eminenti studiosi. I risultati hanno chiarito topografia, architettura, destinazione d’uso e cronologia delle varie fasi dell’Acropoli, dall’età del Bronzo al periodo ellenistico. – ha dichiarato l’archeologo del Parco, Francesco Uliano ScelzaAdesso si lavora ad ulteriori progetti che la presente ricerca ha ispirato, di fruizione, studio e valorizzazione. Tra questi, la rimodulazione dell’Acropoli, da rendere visibile e visitabile in ogni sua parte e la rielaborazione dei luoghi espositivi della Cappella Palatina e della chiesa di Santa Maria, in modo da rendere ancora più attraente il già suggestivo paesaggio di Velia.” In considerazione dei risultati importanti delle nuove ricerche saranno programmate dal Parco nuove indagini per ricostruire la storia della colonia greca.

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Elmo in bronzo e frammento di vaso in ceramica con iscrizione IRE ("sacro")

Elmo in bronzo e frammento di vaso in ceramica con iscrizione IRE (“sacro”)

 

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