Alla scoperta dell’Albero della Manna, tesoro naturale di Calabria e Sicilia

Infiorescenza dell'albero della manna (fraxinus ornus) - Image source

Infiorescenza dell’albero della manna (Fraxinus ornus L.) – Image source

La manna attraverso la letteratura botanica nei secoli. Principi attivi e proprietà di una materia prima vegetale nota da millenni. L’odierna manna siciliana in un video di National Geographic Italia

di Domenico Puntillo

Manna deriva dal latino manna, dal greco μάννα (manna) e a sua volta dall’ebraico antico מן (man hu? = quid est hoc = che cos’è questa cosa?). Secondo la dottrina abramitica la Manna o al-Mann wa alSalwa (ararbo: ن م َالسلوى و ال, curdo gezo, fārsì گزانگبین ) è una sostanza zuccherina edule che Dio elargì agli Israiliti durante le loro peregrinazioni nel deserto facendola calare dal cielo. Ma cos’è la Manna? Oggi sappiamo che è un liquido zuccherino che trasuda dalla pianta dell’Orniello (Fraxinus ornus L.) a seguito della puntura di insetti quali la Cicala dell’Orniello e il Rodilegno o per incisione da parte dell’uomo. Il liquido che cola si rapprende formando una pasta molliccia bianca che poi viene raccolta. Per almeno 1500 anni si è creduto che questa sostanza cadesse dal cielo. Plinio, scrittore latino, nella sua celeberrima Historia Naturalis cita un mel ex aere quindi un miele che cade dal cielo sulle fronde degli alberi (2). Teofrasto, famoso naturalista greco, cita un melleus humor coelo cadens, come polvere cinerea che cade sugli alberi (3). Più tardi anche la scuola araba di medicina si interessa alla Manna. Infatti Serapione (Yahya ibn Sarafyun) nel IX secolo discorre sulle sue virtù. Egli scrive: è buona per il petto, per la tosse e il polmone (4), ma non sappiamo se la droga da egli menzionata afferisse all’albero dell’Orniello o se si trattasse di altra sostanza. Averroè, altro medico arabo, nel suo libro Colliget tratta della manna ma sempre con la stessa incertezza. Nel IX secolo, nell’opera De simplicibus, Giovanni Mesuè (5), medico filologo vissuto a Damasco prescrive la Manna, sotto forma di sciroppo, per la tosse secca, per l’infiammazione epatica; a suo dire epura la bile con facilità, lenisce la gotta, il petto e il ventre, è sedativa della tosse. Avicenna nel libro Canone si chiede: “Cos’è la manna? È qualsivoglia rugiada che cade sopra le pietre e alberi e sia dolce, e coaguli come miele, si essicchi come gomma, come il tereniabim, il siracost e il miele proveniente dalla selvaggia terra di Corassan” (6).
 

Manna di orniello - Image source

Manna di orniello – Image source

La Scuola Salernitana non trascura questa droga: nel Regimen Sanitatis (7) si parla di questo mel roris (mel aeris) che si depositava sulle piante. Nei primi del cinquecento Giovanni Gioviano Pontano, insigne umanista, celebra la manna calabrese nel carme “De pruina, et rore, et manna”(8) ma sempre con la convinzione che fosse una sorta di rugiada che cadeva sugli alberi. In seguito quando si parlerà di Manna si citerà sempre la Calabria, dalla quale si esportava un quantitativo notevole di questa droga, apprezzata come la migliore, che fu acquistata dagli speziali di mezza Europa.  Anche il francese Magnen, nel suo libro sulla Manna, riporta che in Calabria se ne produce grandi quantità (9), così come il francese Champier Symphorien scrive che la Manna viene estratta in Calabria, Italia, Gallia (10). Il tedesco Hoffmann dichiara di averla ricevuta dalla Calabria per la sua spezieria (11) e il suo connazionale Deusing scrive che in Europa la manna proviene da vari paesi anche se in Italia e in particolare in Calabria v’è la maggiore produzione (12). Pietro Andrea Mattioli, medico del principe Ferdinando, arciduca d’Austria, racconta che “quanto anchora io stesso n’ho veduto in Calabria, dove la si ricoglie eccellentissima” (13). Piero Del Riccio-Baldi, detto il Crinito, sostiene che “ai nostri tempi è molto stimata quella che chiamano calabrese” (14). Ancora Angelo e Bartolomeo Paglia ci fanno sapere che la produzione della Manna è così copiosa nell’estremo sud della Penisola da prendere il nome di Manna di Calabria (15). In una sua pubblicazione del 1562, il medico napoletano Donato Antonio Altomare, fu il primo a puntualizzare che la Manna si estraesse da un albero (16). La notizia in realtà è da attribuire ad Annibale Briganti il quale, nella traduzione di un’opera farmacologica di Garcia de Orta, racconta ai lettori come l’autore avesse spedito all’Altomare un trattato sotto forma di manoscritto che questi aveva plagiato (17).
 

Giovane esemplare di Fraxinus ornus - Image source

Giovane esemplare arbustivo di Fraxinus ornus – Image source

Gli speziali fiorentini riportano in un loro famoso ricettario che “l’altra spezie di Manna, che si porta del regno di Napoli di più luoghi, ma particolarmente di Cosenza di Calavria, nasce su frassini, e su gli orni, e non in altra sorta d’arbori; onde hanno creduto i Medici di quel regno, e con buone ragioni, che ella non sia di rugiada, che caschi su detti arbori; ma che ella sia una gomma, ò lagrima, che distinti ne di caniculari da frassini, e da gli orni: dal tronco, da rami grossi, e piccoli, da gli occhi, che mandano fuori il picciuolo, e le foglie […]” (18).
 

Fraxinus ornus, tavola botanica ottocentesca tratta dall'atlante Köhler's Medizinal-Pflanzen

Fraxinus ornus, tavola botanica tratta dall’atlante Köhler’s Medizinal-Pflanzen, 1887

Paolo Silvio Boccone, botanico siciliano, dedica un intero capitolo alla Manna. Egli riferisce che “Abbonda di Manna la Calabria principalmente nella Provincia, ò Presiddato di Cosenza, in vicinanza di Cariati, Luccirò (Cirò), Tarsia, Taverna, e Castrovillari […] I Paesani, e industriosi Calabresi per motivo di traffico, cavano questa preziosa Lagrima, ò Gomma, che Manna noi chiamiamo dalle Piante dell’Orno, overo Ornello […] Tre specie di Manna sono in istima appresso i Calabresi. La prima à la Manna di Corpo, che tirano dalle Piante d’Orno coltivato. La Seconda chiamasi Manna Forzata, che si cava dalle Piante d’Orno di Montagna […] La Terza è la Manna Forzatella, ò Manna di Foglia, che proviene dalle Piante d’Orno Selvatico” (19). Padre Giovanni Fiore di Cropani commenta: “E cosi grande n’è l’abbondanza, che nel solo ristretto di Campana e Bocchigliero se ne possono raccorre, ogn’anno, da 30.000 libre, con utile immenso di chi la raccoglie, di chi la mercadanta, e della regia Corte, qual v’ha posto una gabella di docati mille e cento […]” (20). La raccolta e la vendita della Manna assunsero una tale importanza che nel regno di Napoli, il 13 maggio 1562 fu emanata la Prammatica De manna colligenda che prevedeva “[…] sotto pena della vita nissuna persona di qualsivoglia stato, grado o condicione sia, ardisca, né presuma […] di fare o misturare […] manne false […] e che non possano né debbano aggiungere zuccaro o miele alle manne bone, né quelle tagliare minute, ma solo secondo la natura produce […](21).
 

Foglie di Faxinus ornus - Image source

Foglie di Faxinus ornusImage source

Vediamo ora quali sono i principi attivi di questa droga che si estrae e/o si raccoglie sull’albero della Manna (Fraxinus ornus L. = Orniello) e che è stata iscritta nella Farmacopea Ufficiale Italiana (2008 ed. XII). Il principio attivo più abbondante (50-60%) è la mannite o D-mannitolo (alcool esavelente). A seguito acido lattico, acido succinico, acido malico, carboidrati semplici (glucosio, fruttosio), carboidrati complessi (mannotriosio e mannotetrosio), potassio, magnesio, calcio, acqua e ceneri, acidi grassi (oleico, palmitico, linoleico, palmitoleico, stearico). Si trovano sostanze volatili (acido palmitoleico ed esaidrofarnesolo) però solo nel prodotto fresco, composti cumarinici (esculetina, fraxetina, lomatina), una frazione fenolica (pinoresinolo, siringaresinolo), fenoli (tirosolo, dopaolo, acido4-idrossi fenilacetico.

Vediamo ora le più importanti proprietà della Manna. Oltre alle proprietà lassative, soprattutto nei bambini, ha azione emolliente, sedativa e fluidificante sull’apparato respiratorio. È un dolcificante naturale utilizzabile dai diabetici per il basso contenuto di glucosio e fruttosio. alla Manna si estrae il mannitolo (alcool esavalente) è il suo componente principale utilizzato come materia prima per diversi prodotti tra cui mannite esanitrato.

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NOTE

(1) Per i principi attivi e le proprietà medicinali dell’Albero della Manna (corteccia, foglie, fiori e semi) si rimanda al link di ResearchGate 
(2) Gaio Plinio Secondo, Historia Mundi libri XXXVII. Apud Petrum Santandreanum, MDLXXXII, cap. XII, libro XI, p. 196.
(3) Teofrasto, De Historia Plantarum libri IX. Lugduni, Apud haeredes Iacobi Iuntae, MDLII, Lib. II, cap. IX., p. 57.
(4) Yuhanna Ibn Serapion, Practica studiosis Medicinae utilissima, Venetiis apud Iuntas,, MDL, cap. XLV, f. 129v.
(5) “Valentibus medicamentis mista, eorum actionem reddit meliorem, cum suo dulci sapore illa nature magis familiara reddat.” Da:Johannes Mesue. Opera De Medicamtorum purgantium, Venetiis, Apud Iuntas, MDLXXXIX, p. 32r.
(6) Manna quid est? Est omnis ros cadens super lapidem, aut arborem, & sit dulcis, & coagulatur sicut mel, exiccatur sicut gumma, queadmodum tereniabin & siracost, & mel asportatum de casseram in reb. Da: Avicenna. Liber canonis de medicinis cordialibus, Venetiis, apud IUntas, MDLV, p. Lib. II, Cap. 489
(7) Magninus aus Mailand (Maino de Maineri), Regimen Sanitatis, Cap. XIX, f. LXVI versus
(8) “Quin etiam Calabris in saltibus, ac per opacum labitur ingenti Crathis, qua coerulus alveo quaque etiam Syriis silvae convallibus horrent, felices silvae, quarum de fronde liquescunt divini roris latices, quos sedula passim turba legit, gratum auxilium languentibus aegris, illic aestate in media, sub sole furenti, dum regnat calor et terrae finduntur hiantes, tum tener ille vapor sensim sublatus ab aestu versatusque die, multoque incoctus ab igniconcava per loca et arescentibus undique silvis, ingratum ut sensit frigus sub nocte madenti, cum nullae spirant aurae et silet humidus aer, contrahitur paulatim, et lento humore coactus in guttas abit et foliis sitientibus haerens, lentescit, rursumque diurno à sole recoctus”. Da: Giovanni Pontano, In aedibus haeredum, Aldi Manutij et Andreae soceri, 1533, p. 112
(9) “Copiosissimus certusque in Calabria proventus”, Da: Jean-Chrisostome Magnen, De Manna Liber Singularis,  Hagae-Comitis, ex Typographia Adriani Ulacq, MDCLVIII, p. 6
(10) “[…] supra petras, varijs i regionibus videlicet Calabria, Italia, Gallia […]”. Champier Symphorien, Gallicum Pentapharmacum. Lugduni, Excudebat Melchior & Gaspar Trechsel fratres, MDXXXIIII, p. 43.
(11) “Omnium vero copiosissime manna in Sicilia, Apulia & Calabria stillat, unde etiam ad nostras oras defertur, & a patria dicitur Calabrina. Quare quum Calabrina haec manna recepti tantum in nostri officinis pharmaceuticis situ su, missis reliquis speciebus, huic potissimum exponendae immorabimur”. Da: Gottlob Israel Volcmann. Friederich Hoffmann, Dissertatio inauguralis medica de Manna eiusque praestantissimo in medicina usu
(12) “Europa varia est, primò prout variis in regionibus provenit: Non enim in Italia duntaxa reperitur; (ubi quidem maximus ejus quotannis proventus, praesertim in Calabria) […]”. Da: Antonio Deusingio, Dissertationes De Manna, et Saccharo, Groningae, Typis Johannis Coelleni, Bibliopholae & Typographi, 1659, p. 34
(13) Pietro Andrea Mattioli, Il Dioscoride, In Mantova, appresso Iacomo Rossinello, MDXLIX, p. 45
(14) “Nostris temporibus ea maxime in precio est, quam Calabrensem vocant: cuius commendatio habent & frabilis sit”. Da Pietro Crinito, De honesta disciplina, Basilieae, Excudebat Henricus Petrus Guidi, 1532, Lib. XXV, cap. VII, 374
(15) “Calabrensis manna ubique vocatur. Nulli etiam dubuim est, quòd quantò recentior est manna, tnatò melior. Et ob id, manna orientalis parvipenditur in Italia: quia non potest haberi ita recens ut Calabrensis. Sed sciendum quòd duplex est manna, scilicet una aerea, quae cadit tanquam ros, super universas arbores, et plantas, et lapides et cetera quam quidem vocamus. Quaeres nempe apmannam coelestem, sive mannam aeream. Et proprie est mel roris supradictum. Alia manna est, quae particulariter ex fraxino, etorno colligitur. Quam certe specialiter ipsae arbores ex se producunt, sicut gummi ceterae arbores: et huismodi ut plurimum est Calabrensisud ipsos Calabros notissima est, et rationabiliter probatur ob hoc, quia in caudicibus et truncis, sive ramis ipsarum arborum copiosior, quam in foliis reperitur”. Da Angelo e Bartolomeo Paglia, In antidotarium Ioannis filii Mesuae censura, Lugduni, apud Ioannem et Franciscum Frellonios fratres, 1546, pp. 252-53.
(16) “Est igitur proprius dictarum arborum succus, seu humor manna, quae quot annis, sub cane potissimum, in Fraxinis, & Ornis duntaxat pluribus continuis diebus colligitur, qua & nos longo tempore Neap. usi fuimus, & quotquot etiam ante nos per plures annos medici fuere, ad alvum solvendam usi sunt, et non ros é coelo cadens, ut fusissime demonstravimus,quod quidem, pluribus etiam experientijs confirmare voluimus. Nam superiniecto linteo laneo, aut lineo, ut quibusdam praecepimus saepius, per plures noctes ac dies supra easdem arbores, ita ut ros ad eas pervenire non potuisset, inventa nihilominus in eis, eisdem diebus, ac collecta manna fuit, dictis etiam arboribus non incisis ut retulerunt id quod fieri haudquam potuisset, si sponte ex eisdem arboribus non emanasse […] Qua de re nemo inficias ibit, quod manna ex arboribus incisis emanet, ac emanare possit, quinimmo ad vulnera illata copiosior humor confluit, ut aiunt”. Da Antonio Altomare, De mannae differentijs ac viribus, deque eas dignoscendi via, ac ratione, Venetiis, Apud Ioannem Antonium Salernitanu, MDLXX, p. 130 e 133.
(17) “(sì come mi ponno essere approvati testimoni, il signor Camillo Assetato da Chieti, medico eccellentissimo, e di singolar dottrina, messer Giovanni Guidoni, e messer Donato Lanuto, speciali giudiciosissimi, e molto accurati, i quali vennero sempre meco) che la manna scaturisse sensatamente dall’orno, e dal frassino, e che una sola manna era quella, che coloro volevano essere due. Ciò veduto, mi misi con un lungo discorso à scrivere in lingua Latina, per far pruova, se per aventura havessi io cosi rigorosa legge potuto far scancellare; e perche non mi parve bene di confidare in me solamente, mi risolsi à comunicar questo mio concetto al dott. Altomare, al quale, nello istesso anno 1562 del mese di Marzo, mandai di qui di Chieti, in Napoli detto mio discorso, & un altro ne mandai al Signor Luigi Anguillara, in Ferrara semplicista molto famoso, e mio grandissimo amico; perche approvato dal loro sano, giudicio, havessi io con più sicurezza potuto il mio intento seguire. Non credendo, pè pensando, che l’Altomare, altrimenti huomo di grandissimo valore, e di profonda dottrina, volesse cosi liberamente dar fuori alle stampe, senza pure un minimo segno di gratitudine, quello, ch’io con stenti, haverò scritto, e con tanti sudori havevo faticato”. Da Garcia de Horta (tradotto da Briganti),Due libri dell’Historia de i semplici, aromati, et altre cose; che vengono portate dall’Indie Orientali pertinenti all’uso della Medicina, In Venetia, appresso Francesco Ziletti, 1582, pp. 51-52.
(18) Arte dei medici e speziali, Ricettario fiorentino, 1567, p. 45. (/19).
(19) Paolo Boccone, Museo di Fisica e di Esperienze Variato, e decorato di Osservazioni Naturali, Note Medicinali, e Ragionamenti secondo Principij de’ Moderni, In Venetia, per Io: Bapstistam Zuccato, MDCXCVII, pp. 79-85.
(20) Giovanni Fiore da Cropani, La Calabria Illustrata, in Nap., per li Sociij Dom. Ant. Parrino, e Michele Luigi Mutij, MDCXCI, p. 254.
(21) Prospero Caravita, Pragmaticæ Edicta, Regiaeq. Sanctiones Neapolitani Regni, Venetiis, Aldo Manuzio, MDLXXX, p. 135

LA MANNA IN SICILIA – VIDEO by NATGEO ITALIA

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