Al Bif&st l’emozionante incontro con il regista polacco Andrzej Wajda

Puglia - Il grande regista polacco Andrzej Waida al Bif&st, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello | Photogallery a fondo pagina

Puglia – Il grande regista polacco Andrzej Wajda al Bif&st, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello | Photogallery a fondo pagina

di Enzo Garofalo

C’è un cinema che ”racconta” la Storia volgendo il suo sguardo al passato ed un cinema il cui percorso s’intreccia con quello stesso della Storia di un Paese, di un popolo o del mondo intero. Il cinema del grande regista Andrzej Wajda, 89 anni compiuti lo scorso 6 marzo, appartiene a questa seconda categoria  essendo la maggior parte dei suoi film un racconto sensibile e fervido dell’evoluzione politica e sociale del suo Paese, la Polonia, ed egli stesso uno dei massimi esponenti della scuola cinematografica polacca. Ieri abbiamo avuto il grande privilegio di incontrarlo, ospite della sesta edizione del Bif&st – Bari International Film Festival per il quale ha tenuto una straordinaria master class coordinata dalla critica cinematografica polacca Grazyna Torbicka.

L’incontro è stato preceduto dalla proiezione del toccante lungometraggio Katyn, diretto da Wajda nel 2007. E’ uno dei film più intimi ed al tempo stesso corali che il celebre regista abbia mai realizzato, legato com’è ad una vicenda che ha coinvolto la sua stessa famiglia e ad una delle pagine più oscure della storia polacca: il massacro di Katyn.

Nel settembre 1939 l’Armata Rossa aveva invaso la Polonia, paese che i sovietici si spartirono con i tedeschi, presenti già da qualche settimana sul territorio. Accordi intercorsi tra i due occupanti stabilirono che i tedeschi trattenessero i soldati ed i sottufficiali, mentre all’Armata Rossa sarebbe spettato deportare gli ufficiali in Unione Sovietica. I fatti però presero presto un’altra piega portando all’ignobile e gratuito massacro di 22.000 ufficiali e soldati polacchi, trucidati nella foresta di Katyn nel 1940 per ordine di Stalin: “una decisione – osserva Wajda – in aperto contrasto con la prassi di utilizzare gli ufficiali per gli scambi di prigionieri piuttosto che come vittime sacrificali”. Le fosse comuni in cui i corpi vennero occultati furono scoperte dai tedeschi nel 1943, ma i sovietici negarono tutto rivoltando l’accusa contro Berlino. L’URSS ha continuato a negare le accuse fino al 1990, quando finalmente fu riconosciuta la responsabilità per il massacro e la sua copertura. Fu Michail Gorbačëv a porgere le scuse ufficiali del suo paese alla Polonia, confermando le responsabilità e rendendo nota l’esistenza anche di altri due luoghi di sepoltura simili a Katyn. “Fra l’altro – racconta Wajda – si riuscì ad accertare con precisione la data dell’eccidio perchè fra gli elementi emersi dalle fosse comuni vi erano anche dei fogli di giornale che i prigionieri avevano utilizzato sotto i vestiti per ripararsi dal freddo”.

Prima che si arrivasse alla tardiva rivelazione della verità, vi era stata  anche una Commissione internazionale d’inchiesta che aveva accertato la responsabilità dell’Armata Rossa ma alcuni dei commissari  furono addirittura uccisi, altri intimiditi e costretti a ritirare le loro perizie, il che riportò la situazione ad un punto morto. Considerato che il nostro magazine si occupa di Sud Italia, mi piace ricordare il ruolo avuto nella Commissione dall’italiano Vincenzo Mario Palmieri, ordinario di Medicina legale e delle assicurazioni all’Università di Napoli, vittima dell’ottusità dei dirigenti napoletani del Partito Comunista Italiano che dal 1943 al 1948 promossero una insistente campagna denigratoria contro lo studioso accusandolo ingiustamente di collaborazionismo col regime fascista, chiedendone l’epurazione a tutti i costi e facendolo addirittura insultare in classe dai suoi stessi studenti.

Capire, ricostruire ogni risvolto di quella terribile vicenda che circa 70 anni prima, si era portata via il padre Jakub, ufficiale della cavalleria polacca, rendendo sua madre vittima della grande menzogna sovietica, divenne per Andrzej Wajda una missione maturata nell’arco di lunghi anni, anche perchè – come racconta il regista – ha dovuto svolgere un intenso lavoro di ricerca e documentazione non essendoci alcun supporto narrativo preesistente su cui basare il film,  peraltro il primo ad occuparsi dell’argomento: “è davvero strano – dice Wajda – che mai la letteratura si fosse occupata di Katyn, circostanza che ha rallentato il tutto. Scrissi io una prima sceneggiatura che però non mi soddisfece, per cui finii con l’accettare la sceneggiatura di un altro autore…In ogni caso è stata per me una grande responsabilità trattare un crimine così eccezionale, anche perchè il racconto andava contenuto nella breve durata di un film…”

Quest’opera, racconta Wajda, ha voluto essere “un omaggio, oltre che alle vittime dell’eccidio, anche a tutti i registi morti durante la seconda guerra mondiale nonché un saluto alla Scuola Polacca di Cinema che creammo nel dopoguerra, scegliendo naturalmente la guerra quale argomento principale. Furono anni in cui il cinema neorealista italiano ebbe un peso fondamentale per il nostro cinema, imponendosi alla nostra attenzione come un cinema sincero, vero e personale.”

Katyn è solo un esempio di un’opera cinematografica che nella sua interezza è un percorso nella storia della Polonia e dei polacchi come persone ma, di riflesso, anche in quella dell’intera Europa: “avendo studiato in accademia, in un primo tempo sognavo di realizzare dei film sull’arte, ma poi mi convinsi definitivamente che la mia vocazione era dedicarmi alla storia del mio paese”. Quello di Wajda è infatti un cinema che ha saputo mettere in evidenza i rapporti fra singole vicende e storia di un’intera nazione, fra destini individuali e loro risvolti collettivi. Esso è il risultato di una carriera fatta di oltre 50 film realizzati in circa 60 anni di attività, film che lo hanno reso una leggenda vivente del cinema internazionale oltre che l’autore più rappresentativo del cinema polacco del dopoguerra. Wajda è infatti riuscito a far circolare tutti i suoi film per il mondo attraverso i festival riportando in patria numerosi premi fra cui la Palma d’Oro di Cannes, il Leone d’Oro di Venezia (alla carriera nel 1998), il Golden Globe, quattro nomination all’Oscar per il miglior Film Straniero e un Oscar alla carriera tributatogli dall’Academy americana nel 2000.  Tutto questo fa capire quanto il resto del mondo reputi importante lo sguardo di Wajda sulla realtà e sulla storia.

Dopo aver combattuto, ancora adolescente, nell’Esercito Nazionale contro i tedeschi, intraprese gli studi all’Accademia di Belle Arti di Cracovia per diventare un pittore e successivamente entrò alla Scuola Nazionale di Cinematografia di Łódź. Nel 1955,  un anno dopo il diploma, diresse il suo primo lungometraggio, Generazione, sul tema della Resistenza polacca. Due anni dopo sarebbe stata la volta del suo primo successo internazionale, Kanal (I dannati di Varsavia, 1957), Premio Speciale della Giuria a Cannes, ambientato durante l’insurrezione di Varsavia nel ’44.

Cenere e diamanti (1958) si impose come un film fondamentale nella storia del cinema polacco. Wajda racconta come “in occasione della prima proiezione a Varsavia, il potere politico tentò in tutti i modi di ostracizzarlo, riuscendo a fare in modo che i giornali non ne citassero mai il titolo. Un distributore prese però a cuore il film e lo fece pervenire a Venezia nei giorni del Festival. Grazie all’interessamento del celebre pianista Arthur Rubinstein il film arrivò al regista francese René Clair che lo fece proiettare in un piccolo cinema al di fuori della rassegna. Quella inaspettata visione fece vincere al film il premio FIPRESCI della critica cinematografica internazionale che gli garantì visibilità ovunque.” In questo film, come già in Generazione, troviamo l’attore Zbigniew Cybulsky, “il cui personaggio – racconta ancora Wajda – non ebbe un costume perchè l’attore volle recitare con il suo bizzarro abbigliamento giovanile anni ’50 che – dopo l’uscita del film – finì col diventare di moda fra i giovani. Ancora oggi Cybulsky è una figura molto amata dai giovani polacchi”. A questo attore-feticcio,  morto in un incidente, Wajda avrebbe dedicato nel 1968 il film Tutto è in vendita, uno dei suoi film più personali.

Le crisi giovanile della Polonia è il tema di Ingenui e perversi (1960), commedia scritta da Jerzy Skolimovski, e di Varsavia, Polonia (episodio del film collettivo L’amore a vent’anni, 1962).  La guerra torna ad essere materia cinematografica in Paesaggio dopo la battaglia (1970), lavoro di ispirazione letteraria così come Il bosco di betulle (1971). La terra della grande promessa, basato anch’esso su un romanzo, gli fece vincere nel 1975 il primo premio al Festival di Mosca.

Il potere politico nella Polonia contemporanea è invece protagonista de L’uomo di marmo (1977) e de L’uomo di ferro (1981), tema che in Danton (1982), con Gérard Depardieu, verrà ripreso attraverso il filtro della storia e della Rivoluzione francese.

Quelli citati sono solo alcuni titoli dell più vasta produzione di Wajda, la quale è riuscita a dar corpo alla sua visione del cinema come “arte dell’immagine”. “La parola è certo importante - dichiara il regista – ma nell’economia di un film può essere deleteria se non viene bene dosata. La potenza dell’immagine  è assolutamente insostituibile. La parola è l’oggetto privilegiato del Potere, che spesso ne fa uso per strumentalizzarne il senso o per censurarla. Noi abbiamo puntato tutto sulla potenza evocativa delle immagini le quali dicono molto di più delle parole. Un esempio significativo in tal senso è il film Kanal che racconta la guerra all’interno delle fogne di Varsavia.”

Tra i film di Wajda sopra citati, ve ne sono due che in particolare testimoniano il legame profondo fra la sua cinematografia e la storia del suo paese, e sono appunto L’uomo di marmo e L’uomo di ferro: “Il regime comunista – dice Wajda – non ha mai permesso a operai e contadini di rivendicare diritti perché si arrogava direttamente il compito di far loro da rappresentante. Ma ecco che qualcuno, rilevando l’inesistenza di una adeguata proporzione fra lavoro e salario,  non ha più creduto a questa funzione mediatrice dell Stato. E questo il tema del primo film. Dopo l’avvento del sindacato Solidarnosc, un operaio mi chiese di fare il seguito della storia e nacque così L’uomo di ferro nel quale recita anche lo stesso Lech Walesa, leader del nuovo sindacato. Fu dunque un film su richiesta e fra tutti i miei lavori è l’unico ad aver avuto una genesi così insolita. Mi piace ricordarlo perchè è la dimostrazione di come io non mi tiri mai indietro quando si tratta di fare un film utile per qualcosa.”

“La mia disponibilità verso le istanze dei connazionali – disponibilità che mi ha visto anche scendere in politica quando si volle la presenza in Parlamento di un nucelo di persone note – è stata subito “ripagata” allorché la censura avanzò la pretesa che io tagliassi via dal film circa una ventina di frammenti. Ben ventimila lavoratori del del settore navale protestarono aspramente contro questa imposizione e riuscirono a pretendere che il film non si toccasse e raggiungesse integro il Festival di Cannes, dove poi vinse la Palma d’Oro. Quello fu per me un momento bellissimo, perchè capii che si era formato un mio pubblico, pronto a difendere i miei film.”

Oltre che nel film L’uomo di ferro, ritroviamo il personaggio di Lech Walesa anche nel film “L’uomo della speranza” (2013), racconto della vicenda di “un uomo che fu l’unico capace di dialogare col potere e di raggiungere gli obiettivi senza spargimenti di sangue” – commenta Wajda. “Ho trovato un attore capace di interpretare Walesa alla perfezione. Nel film c’è anche il personaggio della vostra Oriana Fallaci, interpretata da una attrice italiana bravissima [Maria Rosaria Omaggio – NdR]”.

“Come vedete – ha concluso Andrzej Waida –  la mia vita ha avuto una evoluzione parallela a quella del mio Paese per cui mi sento di dire con convinzione che non potrei immaginare una vita diversa da quella finora vissuta”.

Al Bif&st l’emozionante incontro con il regista polacco Andrzej Wajda

Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda ospite del Bif&st, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda ospite del Bif&st, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

Al Bif&st l’emozionante incontro con il regista polacco Andrzej Wajda

Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda ospite del Bif&st, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda intervistato dalla critica cinematografica Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda intervistato dalla critica cinematografica Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Al Bif&st l’emozionante incontro con il regista polacco Andrzej Wajda

Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda intervistato dalla critica cinematografica Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

Al Bif&st l’emozionante incontro con il regista polacco Andrzej Wajda

Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda intervistato dalla critica cinematografica Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - La critica cinematografica polacca Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda intervistato dalla critica cinematografica Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda intervistato dalla critica cinematografica Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Fra il pubblico del Bif6st, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - La critica cinematografica polacca Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda intervistato dalla critica cinematografica Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda intervistato dalla critica cinematografica Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda intervistato dalla critica cinematografica Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda intervistato dalla critica cinematografica Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda intervistato dalla critica cinematografica Grazyna Torbicka, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda firma autografi nel foyer del Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Momento musicale della serata di premiaizone del regista polacco Andrzej Wajda, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - La FIPRESCI premia il regista polacco Andrzej Wajda, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il segretario generale FIPRESCI legge la motivazione del premio 90 Platinum Award ad Andrzej Wajda, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - La FIPRESCI premia il regista polacco Andrzej Wajda, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - La FIPRESCI premia il regista polacco Andrzej Wajda, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - La FIPRESCI premia il regista polacco Andrzej Wajda, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Puglia - Il regista polacco Andrzej Wajda mostra il FIPRESCI 90 Platinum Award appena ricevuto, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

 

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