40 immagini mozzafiato per celebrare Sua Maesta l’Etna accolto nel Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco

“Tuona di orrende rovine
e vomita nel cielo una nube nera
fumante d’un turbine di pece e di ardenti faville”
Publio Virgilio Marone, Eneide

“Qui è la vorace Cariddi e qui l’Etna rombante
minaccia di addensare di nuovo l’ ira delle fiamme,
affinché la sua violenza torni a eruttare i fuochi
sprigionati dalle fauci, e scagli di nuovo in cielo folgori fiammeggianti…”
Lucrezio, De rerum natura

“Vedrem ghiacciare il foco, arder la neve”
Petrarca, Canzoniere, XXX

“Davanti a noi una spessa nuvola si leva lentamente come una cortina bianca che sale e che sorge dalla terra. Avanziamo ancora qualche passo, naso e bocca avvolti, per non essere soffocati dallo zolfo, ed all’improvviso, davanti ai nostri piedi, si apre un prodigioso, uno spaventevole abisso, di quasi cinque chilometri di circonferenza.”
Guy de Maupassant, La vie errante

“Avevo sentito parlare delle iridescenze stupende dell’aurora sul Mare Jonio, quando la si contempla dalla vetta dell’Etna. Stabilii di intraprendere l’ascensione di quella montagna; passammo dalla regione delle vigne a quella della lava, poi della neve. Il fanciullo dalle gambe di danzatore correva su quelle ripide chine; i sapienti che mi accompagnavano salirono a dorso di muli. Sulla cima era stato costruito un rifugio ove poter attendere l’alba. Questa alfine spuntò: un’immensa sciarpa d’Iride si distese da un orizzonte all’altro; strani fuochi brillarono sui ghiacci della vetta; la vastità terrestre e marina si dischiuse al nostro sguardo sino all’Africa, visibile, e alla Grecia che s’indovinava. Fu uno dei momenti supremi della mia vita. Non vi mancò nulla, né la frangia dorata di una nube, né le aquile, né il coppiere dell’immortalità.”
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano

di Redazione FdS

Cinque “voci” di cinque giganti della letteratura di ogni tempo per celebrare Sua Maestà l’Etna, il vulcano più grande d’Europa, che da questa estate è entrato a far parte dell’esclusivo elenco dei beni Unesco Patrimonio dell’Umanità. L’organizzazione culturale delle Nazioni Unite nella sua annuale sessione nella capitale cambogiana Phnom Penh ha motivato la scelta definendo il vulcano siciliano “uno dei più emblematici e attivi del mondo”. L’attenzione che da circa 2.700 anni gli viene riservata – precisa il Comitato – rappresenta “uno dei più documentati record mondiali nel campo dei vulcani”. E aggiunge: “I crateri, le ceneri, le colate di lava le grotte di lava e la depressione della valle del Bove, fanno del monte Etna una destinazione privilegiata per la ricerca e l’educazione” svolgendo un ruolo di primo piano “per la vulcanologia, la geofisica e altre discipline di scienza della terra (…). La sua notorità, la sua importanza scientifica, i suoi valori culturali e pedagogici sono – conclude l’Unesco – di importanza mondiale”.

L’area classificata come Patrimonio Mondiale fa parte dal 1987 del Parco naturale dell’Etna. Il Ministero per l’Ambiente ha così commentato la notizia: “è un risultato importante che riconosce l’unicità del patrimonio naturale italiano, il valore delle politiche nazionali di conservazione e il lavoro svolto negli ultimi anni dal Parco dell’Etna e dal Ministero dell’Ambiente, che nel gennaio 2012 ne ha patrocinato la candidatura”. Per l’Italia l’Etna rappresenta il 48° sito nazionale entrato a far parte della lista dei beni del World Heritage, continuando a garantire al nostro paese la posizione di leader assoluto a livello mondiale.

E’ difficile descrivere un luogo multiforme e proteiforme come l’Etna. Questo vulcano – che gli isolani chiamano Mongibello, rafforzando l’idea del monte nel doppio nome latino/arabo mons/gibel, o più semplicemente ‘iddu’ (lui), rivelando un fenomeno di personificazione che la dice lunga sul legame ancestrale esistente fra i siciliani e la loro montagna per antonomasia – è un insieme di mondi, un coacervo di ambienti naturali che gli conferiscono lo stigma dell’alterità, della bizzarrìa; una stranezza che a ben vedere è solo apparente, dovendosi tanta diversità e varietà ricondurre ad un sottile equilibrio naturale perfettamente funzionante, ma al tempo stesso sensibile verso ogni artificiosa alterazione e pertanto meritevole della più attenta tutela. Impressiona, percorrendo le strade tortuose che salgono verso i crateri, vedere come muti continuamente il paesaggio, disposto per ‘fasce’ a rappresentare i diversi gradi di evoluzione della vita lungo le pendici del vulcano: si passa in progressione dalle coltivazioni agricole, come i vigneti, alle zone boschive, per poi passare ad una vegetazione arbustiva – fra la quale spicca la Ginestra dell’Etnea, una varietà autoctona che spande profumo oltre ogni immaginazione – quindi a una sorta di brulla steppa che cede infine il passo a piante pioniere sempre più basse man mano che si sale di altitudine per poi trovare l’area desertica delle nere ceneri e delle colate ormai fredde che raggiunge il suo culmine nella inquietante Valle del Bove, tetro e stupefacente paesaggio lunare.

Già fra gli antichi l’Etna ha ispirato diversi miti e opere letterarie come, tra le altre, una perduta tragedia di Eschilo intitolata Le Etnee e il dramma satiresco Il Ciclope di Euripide ispirato alla figura omerica di Polifemo e ambientato alle balze dell’Etna; ma molto più spesso l’Etna ha ispirato poesie, fra cui ad esempio la Fábula de Polifemo y Galatea, opera del 1612 di Luis de Góngora ispirata alla leggenda di Aci e Galatea e ambientata in una caverna etnea e All’Etna di Mario Rapisardi.

bembo de aetna - pageNon mancano peraltro opere di segno diverso come il De Atna di Pietro Bembo (nella foto sopra, la pagina-incipit), un breve saggio in latino scritto al ritorno dal suo soggiorno a Messina presso Costantino Lascaris e pubblicato nel 1496 dal celebre editore-tipografo Aldo Manuzio. Composto in forma di dialogo tra lo scrittore e il padre Bernardo, il testo narra dell’ascensione sulla cima del vulcano. La descrizione e lo studio dell’Etna e della sua attività è fondato insieme sull’esperienza diretta e informazione in loco e sulla discussione delle testimonianze classiche. Con questo libro fece il suo debutto il carattere tipografico Bembo creato da Francesco Griffo da Bologna per l’edizione del De Aetna, carattere che lo stesso Manuzio utilizzerà, nel 1499, per l’edizione della Hypnerotomachia Poliphili, forse il più bel libro di tutto il Rinascimento.

corti-etnaIn tempi recenti, un’opera che è un po’ un compendio ragionato di tutta la tradizione di pensiero sviluppatasi intorno a questo luogo unico è Catasto Magico della filologa e scrittrice milanese Maria Corti, uscite per la Einaudi (pp. 107 – 10,33 euro) che così efficacemente lo presenta in una nota editoriale: “L’Etna è un concentrato di immaginario fantastico, un patrimonio di miti e di storie, di intrecci culturali inattesi che vengono raccontati da Maria Corti in una scrittura dal fascino narrativo e dall’eleganza saggistica. Crocevia di personaggi reali e mitologici, dalle Sirene ai Ciclopi, da re Artú alla fata Morgana, dal filosofo Empedocle a Pietro Bembo, l’Etna è un’enciclopedia simbolica dell’ignoto, una metafora cosmica dove il regno della vita e quello della morte si toccano e sembrano rimandare a una loro intimità primigenia. Nel suo cratere sembra pulsare la realtà piu profonda dell’universo che si riverbera in presenze inafferrabili, divinità sotterranee, mostri giganteschi, immagini fantomatiche di maghe, fate, eroi. E si riverbera nondimeno nelle pagine dei tantissimi scrittori che, da Esiodo a Ovidio, da Holderlin a Maupassant, si sono imbattuti, con le loro pagine, nella montagna misteriosa. Maria Corti annoda fra loro i fili delle leggende e della letteratura, le storie e le riflessioni, facendo racconto e ricerca nello stesso tempo, soprattutto evocando, sotto il flusso narrativo, il senso sommerso di un grande sogno collettivo. Tutto questo fino all’ultimo capitolo, quando l’autrice scrive un racconto sulla Sicilia di oggi trovando ormai impossibili quei legami di senso tra realtà e fantastico che hanno alimentato i tempi passati. Un Etna senza piú magia assiste muto a un truce fatto di sangue: il cadavere di un ventenne viene sepolto in un cimitero di periferia, separato per sempre dal mondo dei vivi. Nessun viaggio sulla nave dei morti conduce piu al cratere dell’Etna, nessun suono d’arpa esce dal vulcano come quando Empedocle vi si gettò dentro. I morti non parlano piu ai vivi, i vivi vivono solo nella morte, l’immaginario non «lavora» piú. Su questa nota di pessimismo si conclude uno dei libri che maggiormente fanno capire, anche a un lettore comune, i meccanismi, l’importanza e i piaceri della cultura.”

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Etna, eruzione aprile 2013 – Ph. Roberto Zingales – License

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