“Xylella fuori controllo”: rapporto-shock della Forestale pugliese. Il batterio sarebbe arrivato dal Costa Rica

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di Kasia Burney Gargiulo

Continuano ad arrivare notizie dal fronte salentino degli uliveti aggrediti dal batterio Xylella fastidiosa, presunta causa del processo di essiccamento che sta colpendo numerosi esemplari della pianta simbolo della Puglia. Nelle ultime ore, attraverso le pagine baresi del quotidiano La Repubblica, si sono apprese due notizie importanti: la prima è che secondo il Corpo forestale – incaricato dal Governo di gestire la vicenda – la situazione sarebbe ormai “fuori controllo” perchè sarebbe stato superato ogni cordone di contenimento del contagio e “il batterio si espande oltre e più velocemente rispetto a quanto immaginato”. Pare che anche ad Oria, nel brindisino, sia stata segnalata una pianta probabilmente attaccata dal batterio. Inoltre sarebbe stato identificato il ceppo di appartenenza dell’agente patogeno. Sugli ulivi pugliesi vi sarebbe cioè quello della Xylella fastidiosa subespecie pauca ceppo codiro,  già identificato nei giorni scorsi su alcune piante di oleandro in Costa Rica.

Inoltre, secondo quanto comunicato dagli investigatori della Forestale, lo stesso batterio sarebbe stato riscontrato nelle ultime ore anche su piante di caffè presenti in Francia e in Olanda e provenienti dal Costa Rica. Dalle comunicazioni effettuate dagli studiosi emerge che tale presenza anche su piante diverse dall’ulivo testimonierebbe che il parassita “è in grado di saltare da una specie a un’altra: a questo punto ci sono tutti gli elementi per dire che la Xylella pugliese, al 99,9 per cento, è stata importata dal Costa Rica”. Quella percentuale mancante sembrerebbe però indicare che un margine di incertezza ancora rimane.

Da oltre un anno si discuteva infatti se la Xylella riscontrata su alcuni degli ulivi salentini malati fosse di un ceppo endogeno, cioè sempre esistito sul territorio pugliese – ma allora non si capisce come mai non abbia mai dato problemi a memoria d’uomo – oppure se sia di importazione; in quest’ultimo caso – ora, a quanto pare, accertato –  ci si è chiesti e ci si chiede ancora come sia riuscito ad arrivare fino in Puglia. Vi abbiamo raccontato ieri tutte le zone oscure di questa vicenda, come riassunte in un’intervista a Famiglia Cristiana dal sostituto procuratore di Lecce Elsa Valeria Mignone, la quale ha riferito di un convegno tenutosi a Bari nel 2010 presso l’Istituto Agronomico Mediterraneo (IAM) di Valenzano (Bari), nel corso del quale l’agente patogeno Xylella sarebbe stato presente ”in vivo” per dichiarati motivi di studio. In tanti si chiedono se quell’occasione abbia dei legami con l’epidemia di ulivi essiccati, ma sarà pressoché impossibile stabilirlo dato che l’Istituto è un luogo precluso alle indagini giudiziarie perchè coperto per legge da immunità assoluta.

L’origine sudamericana della Xylella presente in Puglia sarebbe quindi per adesso la prima verità accertata dagli uomini della Forestale dopo mesi di indagine svolte sulla base del fascicolo d’indagine per “diffusione colposa di malattia della pianta” aperto presso la Procura di Lecce. Quanto invece ai canali attraverso i quali la Xylella può essere arrivata in Italia, persiste l’inquietante sospetto su quel convegno tenutosi presso lo IAM di Bari nel 2010, ma c’è anche chi sostiene che l’agente patogeno portato a Bari per il convegno, seppur sempre di Xylella, fosse di ceppo diverso da quello ora riscontrato sugli ulivi. Per cui l’ipotesi più plausibile sembra concentrarsi  sulle importazioni di piante centroamericane, d’uso molto frequente a scopo ornamentale nelle masserie del Salento. Un’origine che accomunerebbe quindi la Puglia a Francia e Olanda dove il batterio è stato isolato sulle piante di caffè importate dal Costa Rica. Se le cose sono andate davvero così e se la causa della moria di ulivi è questo famigerato microbo, sul banco degli imputati finiranno presto i mancati controlli e i ritardi nella risposta ad un problema segnalato almeno dal 2011.

Come si diceva all’inizio però la vicenda non gode ancora di una chiarezza assoluta. In altri termini l’inchiesta in corso non escluderebbe che una parte degli ulivi possa essere stata attaccata non dalla Xylella ma da un diverso batterio, magari endogeno, cioè del luogo. A questa ipotesi la Forestale ha fatto seguire sequestri di documenti negli uffici della Regione ed ha ascoltato diversi agricoltori. Si paventa infatti che il rischio Xylella celi anche possibili tentativi di speculazione, dato che gli ulivi infetti dovrebbero essere abbattuti e le aree trattate con pesanti dosi di fitofarmaci.

Per dovere di cronaca, e per rimanere in tema, segnaliamo come a fine febbraio si sia tenuto in Spagna, alla presenza anche di delegati italiani, un convegno sulla Xylella e sui possibili rimedi sponsorizzato da Syngenta, multinazionale svizzera leader sul mercato mondiale dei prodotti chimici in agricoltura, nonché soggetto molto discusso in sud America.

Ricordiamo infine come gli ambientalisti salentini e diversi agronomi fautori di un’agricoltura sostenibile, basata cioè su metodi ecocompatibili, continuino a sostenere che la Xylella non è la vera causa del problema, la quale sarebbe invece da collocarsi molto più a monte e cioè nell’uso indiscriminato di fitofarmaci in agricoltura che avrebbero alterato gli equilibri biologici delle piante d’ulivo indebolendole e quindi abbattendo la loro capacità di resistenza ad agenti patogeni normalmente non pericolosi. Pertanto costoro si oppongono fermamente ad un utilizzo, a scopo terapeutico, di altri fitofarmaci –  annunciato invece dalle autorità – che non farebbero altro che aggravare la situazione.

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