Un calendario in pietra di 6 mila anni fa. Eccezionale scoperta a Gela

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La roccia forata di Gela (Ag) allineata col sorgere del sole al solstizio d'inverno

La roccia forata di Gela (Ag) allineata col sorgere del sole al solstizio d’inverno – Ph. © Giuseppe La Spina

di Alessandro Novoli

L’Italia protostorica continua a rivelare le sorprendenti conoscenze astronomiche delle sue genti. Una sapienza nella quale mito e rituale religioso si confondono con i ritmi di pratiche agricole svolte secondo l’alternarsi delle stagioni, il cui preciso calcolo assumeva un valore cruciale per la stessa sopravvivenza di quelle arcaiche comunità. A mostrarcelo, fra i diversi esempi sparsi lungo la penisola italiana, ci sono le testimonianze archeologiche del complesso megalitico di Petre de la Mola, sul lucano Monte Croccia, o del misterioso monolite di Petra della Madonna, a Castelgrande (Potenza), allineati con le apparenti posizioni del sole ai solstizi e agli equinozi. Ultimo in ordine di tempo ad essere scoperto è il suggestivo calendario di pietra localizzato nelle campagne a otto chilometri dalla città di Gela (Agrigento), in contrada Cozzo Olivo, a breve distanza dalle necropoli protostoriche di Grotticelle, Ponte Olivo e Disueri. Si tratta di un monolito naturale, alto oltre 7 metri e forato artificialmente dagli uomini dell’età del bronzo intorno al IV millennio a.C. per creare un allineamento col sorgere del sole al solstizio d’inverno, contrassegnando così l’inizio della stagione fredda e del progressivo incremento della luce del giorno.

Gli scopritori davanti al monolite di Gela (Ag) - Ph. Giuseppe La Spina

Gli scopritori davanti al monolito di Gela (Ag) – Ph. © Giuseppe La Spina

Il ritrovamento della piccola “Stonehenge italiana” – come il sito è stato subito ribattezzato dai giornali inglesi – si deve all’archeologo Giuseppe La Spina, che con Michele Curto, Mario Bracciaventi e il supporto tecnico di Vincenzo Madonia, stava effettuando una ricognizione dei bunker della Seconda Guerra Mondiale presenti lungo la statale che da Gela porta a Catania. Secondo quanto riportato dagli scopritori, sul versante est del monolito è stata ritrovata anche una pietra di oltre 4 metri ritenuta un menhir (monolito verticale con probabile funzione rituale e/o astronomica). La pietra giaceva distesa al suolo, ma la presenza di una buca accanto alla base lascia supporre che un tempo essa si ergesse dritta.

Veduta panoramica del monolito di Gela (Ag) - Ph. © Giuseppe La Spina

Veduta panoramica del monolito di Gela (Ag) – Ph. © Giuseppe La Spina

Gli scopritori hanno informato del ritrovamento il professor Alberto Scuderi, noto esperto in Archeoastronomia e direttore regionale dei Gruppi Archeologici d’Italia (GAI),  con la collaborazione del quale è stato possibile confermare scientificamente la scoperta. La rilevanza astronomica del monolito è infatti concretamente emersa lo scorso dicembre quando, durante il solstizio d’inverno, alle 7.32 del mattino, con l’ausilio di bussola, macchine fotografiche e di una videocamera installata su un drone dotato di gps, si è potuto cogliere il perfetto allineamento tra il foro e il sole nascente. Il drone si è lentamente avvicinato e mantenendo il più possibile l’asse a 113 gradi ha filmato il fascio di luce solare che attraversava il foro proiettandosi sul terreno. “Ciò che siamo riusciti a registrare da terra – hanno affermato gli scopritori – è stato sorprendente. L’esperimento è riuscito”. Nel video seguente, realizzato dal gruppo di studiosi, è possibile vedere il momento esatto dell’allineamento.

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