Sardegna selvaggia. Lo spettacolo dell’isola nel video di Daniele Macis

 
La Sardegna è un microcosmo i cui mille volti concorrono a definire quell’unicum “fuori da tempo e dalla storia” che incantò lo scrittore inglese David Herbert Lawrence negli anni ’20 del Novecento. Una “distanza da viaggiare”, un luogo dove nulla sembra essere finito né definitivo. Il regno della macchia mediterranea, “delle onde che ruscellano sui graniti antichi, della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare”, una terra “antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta” come evoca commossa Grazia Deledda. Un’isola che si percepisce come tale anche quando si è “a cento e cento chilometri dalle coste”, perché il mare “splende nell’aria da ogni lato”; un isola immersa “dentro il suo splendore e le sue tempeste”, che nel vibrante ricordo di Elio Vittorini “odora di salmastro anche su a mille metri”. Uno “scheletro granitico ovunque affiorante, senza eguali nel continente, simile a quello della Corsica”, ma chi vi giunge – scrive ispirato Guido Piovene – “si accorge subito di trovarsi di fronte a una terra mai veduta…”, perché proprio quel paese di solida roccia “anziché dare il senso della realtà, sembra fatto col tessuto impalpabile delle immaginazioni.” Eppure “la vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi”, vola alto un innamorato Fabrizio De André, al punto da considerare quei “ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso” come il più bel Paradiso che un dio benevolo possa riservare all’uomo (a cura di Redazione FdS | Video di Daniele Macis: si consiglia di regolarne la visione a 1080 p HD).

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