Salviamo il Greco di Calabria: un gruppo di giovani di Bova lancia un inedito crowdfunding

I giovani founders del progetto "To ddomadi greko"

I giovani founders del progetto “To ddomadi greko” 

di Alessandro Novoli

E’ da oltre 25 secoli che in un’area della provincia di Reggio Calabria, nota come Bovesia, si parla il Greco: è la voce vivente dell’antica Magna Grecia, un tempo riecheggiante nell’intera Calabria e che qui non si è mai spenta, ma rischia di spegnersi qualora dovesse spezzarsi definitivamente il filo, sempre più esile, della tradizione. E che questo rischio sia concreto viene denunciato da anni, e da più parti, senza che alla denuncia abbiano mai fatto seguito azioni efficaci di salvaguardia. Non basta più affidarsi alla occasionalità della trasmissione orale poiché i parlanti sono ridotti ormai a pochissime centinaia in una manciata di paesini, appena 16, arroccati sulla punta meridionale dell’Aspromonte dove fino ai primi del ’900 il greco era la lingua principale. Per evitare dunque che il Greco di Calabria finisca nella desolante statistica riferita nel 2017 dall’UNESCO, secondo la quale ogni 14 giorni scompare nel mondo una lingua locale portando via con sé tradizioni, storia, cultura, e possa continuare quindi ad essere tramandato, un gruppo di giovani calabresi ha lanciato un inedito crowdfunding finalizzato a trovare i fondi per avviare tre laboratori di lingua permanenti e gratuiti, rivolti principalmente ai ragazzi: si tratta del progetto “Adotta il Greko: se mi parli, vivo” lanciato sulla piattaforma Buonacausa.org e volto a raccogliere 21.400 euro, una cifra tutto sommato irrisoria se si considera la rilevanza culturale dell’obiettivo.

Oltre a questa iniziativa, il progetto contempla anche “La Casa della Filoxenìa” per la cui realizzazione servono altri 20 mila euro: consiste nella creazione, in un palazzo nobiliare di Bova, di uno spazio di documentazione in cui raccogliere le storie di chi parte, di chi ritorna e di chi arriva in questi luoghi per la prima volta; di un percorso esperienziale permanente sulle migrazioni e sul concetto di filoxenìa, termine greco che identifica l’amore per il forestiero e il valore dell’ospitalità propri delle popolazioni greche; di una mappatura delle lingue di Calabria (dal greko, all’arbëreshë, all’occitano, fino alle nuove lingue che arricchiscono un’identità locale in continua costruzione, come il curdo, l’arabo, l’hindi, il tigrino, lo yoruba, e così via); di un dizionario della Filoxenia, nel quale saranno raccolte tutte le definizioni di questo termine che chiunque potrà inviare in lingua originale. La Casa della Filoxenìa sarà allestita e curata da Francesca Mancuso, Francesco Ventura e Francesca Caruso [nel video seguente uno spot sul progetto “Se mi parli, vivo”].
 

 
A capeggiare i giovani promotori del progetto (Eleonora Petrulli, P. Danilo Brancati, Freedom Pentimalli) troviamo Maria Olimpia Squillaci, linguista di Bova Marina (Reggio Calabria) con alle spalle un dottorato a Cambridge sui rapporti tra il greco di Calabria e il dialetto regionale e un recente incarico allo Smithsonian Institution Center for Folklife and Cultural Heritage di Washington che la vede impegnata in un progetto sulle varianti linguistiche del greko calabrese e del griko salentino (Sustaining Minoritized Languages in Europe – Smithsonian Institution, con l’antropologa Manuela Pellegrino). Se il progetto di crowdfunding avrà successo, Maria Olimpia conta di coinvolgere in questa operazione di rivitalizzazione del greko anche i linguisti stranieri che già approdano a Bova ogni anno per frequentare le summer school da lei organizzate. Infatti – spiega la studiosa – “sia il greko di Calabria che altre forme dialettali italiane a rischio di sparizione sono oggetto di grande interesse in Europa. L’idea del crowdfunding “Adotta il greko” – aggiunge – è nata infatti durante un viaggio in Messico, discutendo con tre colleghi  stranieri impegnati nella salvaguardia di alcune lingue minoritarie; loro sono stati i primi ad apprezzare l’originalità dell’iniziativa e a incoraggiarla con entusiasmo”.
 

Suggestiva vista da Bova sulla valle della fiumara Amendolea - Ph.

Suggestiva vista da Bova sulla valle della fiumara Amendolea – Image source

Nel progetto sono stati coinvolti anche l’associazione ellenofona locale Jalò tu Vua (cioè Bova Marina, nome della località in cui ha sede) i cui membri – fra i quali compaiono la stessa Maria Olimpia e suo padre Tito Squillaci, medico in prima linea contro l’epidemia di Ebola in Sierra Leone – devono per statuto tutti parlare il greko; il Comune di Bova, già attivo nell’impiego di fondi europei per il recupero del centro storico e del suo patrimonio culturale; il GAL Area Grecanica, istituzione pubblico-privata che sostiene importanti progetti di turismo sostenibile, e il Parco Nazionale dell’Aspromonte che insieme alla straordinaria biodiversità naturale dell’area promuove la riscoperta dei suoi ricchi giacimenti culturali.

Luogo-chiave dell’iniziativa è Bova, paesino di poco più di 400 abitanti,  inserito nel circuito de I Borghi più belli d’Italia e considerato la capitale culturale della Bovesia, l’area ellenofona che conta complessivamente circa 13 mila abitanti dislocati nei comuni di cultura grecanica. Un luogo che sta cercando di dar forma ad un’economia basata su un turismo di nicchia, a quanto pare con successo se si considerano i dati ISTAT del 2017 secondo i quali il borgo ha registrato uno stop nel suo processo di spopolamento mentre d’altro canto fioriscono strutture ricettive, fra b&b e ristoranti, e accenti stranieri di nuovi residenti riecheggiano lungo i suoi suggestivi vicoli.
 

Veduta del borgo di Bova (Reggio Calabria) visto da Condofuri - Ph. Piervincenzo Canale

Panorama del borgo di Bova (Reggio Calabria) visto da Condofuri – Ph. Piervincenzo Canale | ccby2.0

Ma non si può parlare di Bova e del greko senza ricordare la presenza nel borgo del primo museo dedicato alla lingua greco-calabra, intitolato a Gerhard Rohlfs, studioso tedesco che dalla prima metà del Novecento ha percorso a lungo queste contrade, studiato a fondo le parlate locali e individuato nel grecanico l’erede dell’antica lingua magno-greca. A dirigerlo è Pasquale Faenza, storico dell’arte e conservatore dei beni culturali, che punta a farne un rilevante nodo di connessione fra passato e contemporaneità, come dimostra anche la sinergia in atto fra questa istituzione e il progetto “Se mi parli, vivo”.

Intanto, prima ancora della conclusione del crowdfunding, che andrà avanti per molti mesi, Maria Olimpia Squillaci è già operativa tenendo classi di greko in cui applica il metodo del ”learning by doing” (imparare facendo) a cominciare dall’utilizzo del cibo per dar corpo a frasi come “dommu to alevri” (passami la farina), o “dommu to spomì” (prendi il pane), e così via. In fondo Maria Olimpia non fa altro che estendere agli altri la sua lingua del cuore, quella praticata da sempre in famiglia e questo – con l’avvio dei laboratori permanenti – avverrà anche mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie: i grekofili italiani e stranieri, desiderosi di imparare questa lingua da lontano, potranno infatti seguire le lezioni via Skype. E a proposito di tecnologie digitali, al momento curiosi e appassionati possono già trovare post in greko sulla pagina Facebook “To ddomadi greko” così come nelle chat di alcuni gruppi Whatsapp. Un’altra interessante iniziativa, a cura dell’associazione Apostrofì in collaborazione con l’associazione Jalò tu Vua e il teatro Proskenion di Reggio Calabria, è la rappresentazione del dramma satiresco Il Ciclope di Euripide, che andrà in scena a maggio presso la Casa della Cultura di Bova: l’antico testo sarà recitato in greco classico, greko, dialetto calabrese e italiano, per evidenziare la diverse espressioni linguistiche che hanno caratterizzato e caratterizzano questa terra.

Molti si chiederanno come mai sia stata scelta la via del crowdfunding per promuovere un progetto del genere. La risposta è nelle parole dei suoi promotori: “l’idea è nata dall’urgenza di agire subito e in modo efficace per salvare una lingua a rischio di sparizione, oltre che dalla disillusione verso un sistema di finanziamenti che ad oggi ha portato sì ad un’importante valorizzazione dell’area e della sua cultura, ma che spesso si è dimenticato della lingua; da qui la scelta di chiedere aiuto a ognuno di voi per riuscire a raggiungere il nostro ambizioso obiettivo. La prima sfida per noi è riuscire a rimanere in Calabria, la seconda è quella di rimanerci parlando in greko. E allora ci siamo chiesti: perché non unire le due cose e rendere il greko allo stesso tempo il fine e il mezzo per raggiungere il nostro obiettivo? E così, eccoci qua, ci stiamo mettendo tutto il nostro impegno, tutta la nostra creatività e tutta la nostra professionalità”.

Per ogni altro approfondimento consultare il sito Semiparlivivo.com | Nel condividere il progetto sui social utilizzare l’hashtag #adottailgreko

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