Racconta il tuo SUD | Il cruento rito calabrese dei Vattienti, in un documento fotografico degli anni ’70

Calabria - Immagine anni '70 della Processione della Madonna Addolorata che si tiene a Nocera Terinese (Cz) il Sabato Santo di ogni anno - Ph. Domenico Puntillo per Racconta il tuo Sud | Photogallery a fondo pagina

Calabria – Immagine anni ’70 della Processione della Madonna Addolorata che si tiene a Nocera Terinese (Cz) il Sabato Santo di ogni anno – Ph. Domenico Puntillo per Racconta il tuo Sud | Photogallery a fondo pagina

In tutto il mondo cristiano la Settimana Santa viene celebrata con intensi sentimenti di fede che a volte danno vita a riti misteriosi capaci di suscitare emozioni forti; sono riti che rievocano la condanna e la messa a morte di un innocente, l’estremo sacrificio di Gesù Cristo morto per la salvezza degli uomini. A Nocera Terinese (Cz), l’intero paese partecipa con profondo trasporto religioso, nei giorni del Venerdì e del Sabato Santo, al rito dei vattienti, uomini che durante la processione della Madonna Addolorata, scelgono di assumere le sembianze del Cristo, flagellandosi pubblicamente, con una corona di spine posta sul capo. Nella photogallery a fondo pagina è possibile vedere alcuni momenti di questo rito cruento: un documento fotografico degli anni ’70 inviatoci da Domenico Puntillo, autore degli scatti.

Il rito ha inizio con la vestizione del “vattiente” che avviene in un locale (“catuoio”) in cui accedono pochi intimi, il “vattiente” indossa una maglietta nera ed un pantalone rimboccato verso l’alto, lasciando libere le cosce, intorno alla testa avvolge un panno nero su cui posa una corona fatta di “sparacogna”. Insieme al “vattiente” viene preparato anche l’Ecce Homo (in dialetto “acciomu”), solitamente un ragazzo, che viene vestito solo con un panno rosso che gli cinge la vita, anche l’acciomu” porta in testa una corona di spine, questa volta fatta con “spina santa” un arbusto con spine lunghe.

Il vattiente si percuote le gambe con il cardo, cioè un pezzo di sughero con tredici pezzi di vetri o chiodi, e il sangue che fuoriesce dalle ferite viene imbevuto nella rosa, un pezzo di sughero levigato, per lasciare l’impronta sulle case di coloro che escono sulluscio cercando di disinfettare le ferite del vattiente con del vino bollito insieme a erbe aromatiche. Insieme al vattiente c’è laltra figura che lo segue, l’acciomu vestito con un drappo rosso, secondo alcuni come Gesù dopo la flagellazione, quando fu deriso, vestito come il Re dei Giudei con una corona di spine e il mantello sulle spalle. Egli è legato al vattiente da una cordicella sottile. Alla fine del rito e nei giorni successivi, il sangue del vattiente misto al vino, resta sui muri e sulle strade del paese finché non sarà la pioggia a cancellarne le tracce.

Numerose le ipotesi sull’origine di questo particolare rito religioso: nonostante gli evidenti rimandi cristiani, si pensa che esso tragga origine da religioni precristiane orientali, con le offerte di sacrifici corporali per placare l’ira di dei assetati di sangue, usanze arrivate in seguito nell’Antica Grecia e a Roma ad esempio con i cruenti riti in onore della misteriosa dea Cibele. Secondo lo studioso Antonio Basile, i vattienti ci riportano ai riti per propiziare la fecondità della terra con l’offerta del sangue da parte del sacerdote ed ai riti per la morte e la resurrezione del dio Attis. Il prof. Basile è inoltre il primo studioso che correla il culto della morte e resurrezione di Adone al rito dei vattienti e volge l’attenzione sulla presenza dei tradizionali piatti in uso a Nocera per adornare la statua. Essi richiamano i giardini di Adone della religione di Siria e l’antico culto della stessa divinità.

Non manca anche chi si richiama ai riti cruenti dei sacerdoti di Baal, divinità di origine fenicia, e a tal proposito si citano due passi del Libro dei Re, dalle Sacre scritture,1Re 18, 28-29 dove si accenna a pratiche simili. Secondo altri il rito avrebbe avuto origine esclusivamente nel Medioevo in ambito cristiano, con le manifestazioni dei flagellanti. Della flagellazione usata come sanzione nella disciplina monastica si hanno testimonianze fin dal V secolo nell’ordine di San Benedetto. Anche i laici abbracciarono in seguito questa pratica, con manifestazioni soltanto dal XIII secolo. Per i vattienti di Nocera è essenziale compiere il voto del rito, anche a costo di grandi sacrifici. Stando a quanto raccontano alcuni di loro, c’è come una sorta di esigenza fisica determinata da qualcosa di inconscio che li fa trepidare nei giorni precedenti il rituale.

Racconta il tuo Sud | Il cruento rito calabrese dei Vattienti, un documento fotografico degli anni '70

Calabria - La processione dell'Addolorata a Nocera Terinese (Cz), anni '70 - Ph. Domenico Puntillo

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Il cruento rito dei Vattienti, Nocera Terinese (Cz), anni '70 - Ph. Domenico Puntillo

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Il cruento rito dei Vattienti, Nocera Terinese (Cz), anni '70 - Ph. Domenico Puntillo

Racconta il tuo Sud | Il cruento rito calabrese dei Vattienti, un documento fotografico degli anni '70

Il cruento rito dei Vattienti, Nocera Terinese (Cz), anni '70 - Ph. Domenico Puntillo

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Il cruento rito dei Vattienti, Nocera Terinese (Cz), anni '70 - Ph. Domenico Puntillo

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Il cruento rito dei Vattienti, Nocera Terinese (Cz), anni '70 - Ph. Domenico Puntillo

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Il cruento rito dei Vattienti, Nocera Terinese (Cz), anni '70 - Ph. Domenico Puntillo

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Il cruento rito dei Vattienti, Nocera Terinese (Cz), anni '70 - Ph. Domenico Puntillo

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