Primavera a Sud…sulle ali della Poesia e dell’Arte

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Calabria – Pinax fittile con Persefone e Ade, sovrani dell’Oltretomba e simboli del ciclo di vita, morte e rinascita della Natura

di Redazione FdS

Nella tranquillità della sua dimora napoletana, dal 37 al 29 a.C., il sommo poeta latino Virgilio, ispirato – dice la tradizione – dalle sue visite a Taranto dove soleva passeggiare lungo le rive del fiume Galeso, compose Le Georgiche, un poema epico-didascalico di 2183 esametri in 4 libri, incentrato sul mondo agreste, sulle sue idilliache atmosfere ma anche sul suo duro lavoro. Coltivazione delle piante, in particolare di quelle tipiche del paesaggio mediterraneo, come la vite e l’ulivo; allevamento del bestiame “nobile”, bovini ed equini soprattutto, e del bestiame “minuto”, come le api, a cui dedica in esclusiva il IV libro: questi i contenuti di un’opera con cui Virgilio lancia un chiaro messaggio politico e ideologico, ispirato ai valori tradizionali della concordia, della pace, della sobrietà, della laboriosità, della devozione religiosa, della castità. La campagna è il luogo in cui questi valori trovano l’attuazione pratica, poiché essa richiede un lavoro continuo per non essere sterile. Il poeta è consapevole dell’aspra fatica che la vita del contadino comporta per cui nei suoi versi coglie la campagna nella sua concretezza, nelle mansioni più umili e quotidiane: al tema del “lavoro” accosta però anche quello del ritorno all’Età dell’Oro, nella quale l’uomo vive in armonia con la Natura e la vita agreste vi appare come la più consona alle esigenze dell’uomo. Quale miglior modo dunque per dare il benvenuto alla Primavera, stagione di rigenerazione della Vita, dell’inno ad essa dedicato da Virgilio ai vv. 323 e ss. del L. II…:

“Utile al frondeggiare dei boschi ed alle selve è Primavera,
e in lei di nuovi umori si rigonfia la terra e bramosa chiede i germinanti semi.
Con le feconde piogge il sommo padre Etere allora discende nel grembo dell’avida consorte,
ed all’immenso corpo si mesce immenso, e ne alimenta i germi.
S’odono allora di canori uccelli garrire le selve, ed ai concessi giorni
tornano gli armenti a rinnovar gli amori.
Ride il mondo e rinasce: il suolo ovunque lieto germoglia,
e ai tiepidi sospiri dell’amoroso Zefiro aleggiante
i campi aprono il seno; di vivi umori ogni terreno abbonda
e, al nuovo sole, osano le erbe alzare la loro tremolante e tenera fronte,
né più temendo le offese del vento del Sud o di quello di tramontana
sicura mette i fiori la vite, e dispiega tutto il pampinoso lusso delle sue foglie.
Nè certo io credo che agli albori del mondo splendessero giorni diversi da questi,
o che diversa fosse la realtà delle cose nella loro prima origine: una temperata
e dolce primavera fioriva, né un gelido vento spirava allorquando
dalle dure zolle della terra la ferrea stirpe dei mortali sollevò per la prima volta
lo sguardo alla luce,  e i boschi di fiere, l’aria di volanti uccelli
e il cielo di stelle, furon popolati. E ciò perchè dell’inverno o dell’estate
giammai il tenero mondo avrebbe tollerato le ingiurie,
nè le potrebbe tollerare il mondo adulto,
se, fra il caldo e il gelo, non fosse stata posta
una più mite stagione,
che la stanca terra lasciasse riposare in dolce calma.”

Ed è sempre per celebrare la Primavera a modo nostro che abbiamo scelto l’immagine di apertura, un pinax in terracotta fra quelli ritrovati a Locri, in Calabria, ed oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Si tratta del particolare di un quadretto votivo, fra quelli che un tempo venivano prodotti per la devozione popolare alle divinità. Come quello da noi scelto, tali quadretti riproducono a leggerissimo rilievo scenette di ottima fattura artistica che originariamente erano abbellite da colori vivaci di cui restano solo poche tracce su alcune di esse. In Magna Grecia i pinakes furono prodotti soprattutto nel V° sec. a.C. e principalmente nella polis di Locri Epizefiri e nelle subcolonie di Medma e Hipponion. Nell’immagine si vede raffigurata la coppia di Persefone e Ade, divinità preposte al ciclo di vita morte e rinascita della Natura. Persefone rapita da Ade dimora infatti nel regno infero come un seme sotto la terra, ma ne viene liberata dall’azione della madre Demetra, potendo ritornare per sei mesi sulla terra. Demetra è infatti la datrice delle buone stagioni rendendo prospera l’agricoltura della quale è l’istitutrice. Una evidente allegoria del vitale ciclo naturale di cui tutti gli esseri viventi partecipano. Buona Primavera a tutti!

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