Premio Montalcini alla ricercatrice napoletana Veronica De Rosa per una scoperta sulla sclerosi multipla

La ricercatrice napoletana del CNR Veronica De Rosa

La ricercatrice napoletana del CNR Veronica De Rosa

di Kasia Burney Gargiulo

La sua scoperta è una di quelle che potrebbero presto cambiare in positivo il futuro di migliaia di persone affette da sclerosi multipla, malattia invalidante che ogni anno colpisce migliaia di persone in tutto il mondo. Parliamo di Veronica De Rosa, giovane ricercatrice dell’Istituto di Endocrinologia e Oncologia sperimentale del Cnr di Napoli, che ha approfondito i meccanismi immunologici della malattia scoprendo che alla sua base c’è un malfunzionamento del sistema immunitario. Questa scoperta, nata da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Immunology, ha permesso alla studiosa di aggiudicarsi il Premio Rita Levi Montalcini 2018 assegnato dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) e dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (Fism) durante il congresso scientifico annuale della Fondazione. “Comprendere un meccanismo che non funziona a livello molecolare - ha detto De Rosa -  è la chiave per poterlo correggere. Noi ci stiamo avvicinando alla possibilità di riuscirci”.

A capo di un gruppo di ricerca che opera presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Veronica De Rosa ha al suo attivo 48 articoli scientifici e il prestigioso premio appena ricevuto rappresenta – come lei stessa ha dichiarato – “il coronamento di un sogno cominciato quindici anni fa”, quando ha appunto iniziato a studiare le prime alterazioni riscontrate nei pazienti con sclerosi multipla. “Noi – ha spiegato – ci occupiamo di studiare i meccanismi molecolari responsabili delle alterazioni delle cellule T regolatorie nei soggetti affetti da sclerosi multipla. Le cellule T regolatorie sono le cellule che proteggono il nostro organismo dagli attacchi autoimmunitari per cui, comprendendo il meccanismo molecolare responsabile della loro alterazione, possiamo correggerlo o pensare di manipolarlo anche in laboratorio, al fine di poter ripristinare un corretto funzionamento di queste cellule e curare prima che avvenga una completa distruzione nei pazienti con la sclerosi multipla”. 

Lo studio di Veronica De Rosa apre dunque nuove prospettive terapeutiche contro questa temuta malattia: “Il futuro è dare una speranza ulteriore ai ragazzi – la sclerosi multipla è infatti una malattia che insorge da giovani – affinché possano guardare con una maggiore fiducia al futuro perché una comprensione delle alterazioni può significare la chiave per correggerle, per cui insieme alla medicina rigenerativa e a una diagnosi sempre più precoce possiamo sconfiggere questa malattia.”

Ma come si può pensare di intervenire in concreto su tali alterazioni? “Nel sangue periferico – ha spiegato la ricercatrice – si trovano alcuni precursori delle cellule T regolatorie che è possibile estrarre e attivare in laboratorio per ripristinare la produzione di cellule T regolatorie funzionanti in modo corretto. La fase successiva consiste nel trasferire nuovamente questi precursori nei pazienti in modo che tornino a espletare un’azione capace di tenere a bada le cellule infiammatorie. Qualora si riuscisse a correggere il cattivo funzionamento del sistema immunitario, si potrà pensare di bloccare la sclerosi multipla al momento della diagnosi”.

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