Paestum segreta: il direttore Zuchtriegel racconta alcuni reperti dell’Heraion sul Sele

 
di Redazione FdS

Con cadenza periodica Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico e del Museo Archeologico Nazionale di Paestum, l’antica città della Magna Grecia fondata nel VII sec. a.C. da Sibari lungo la costa tirrenica della Campania con il nome di Poseidonia, illustra in video una serie di reperti custoditi nei depositi del Museo e quindi solitamente non esposti al pubblico.

Nel filmato che vi mostriamo, l’archeologo presenta alcuni oggetti provenienti dal tempio extraurbano di Hera Argiva costruito agli inizi del VI sec. a.C. presso la foce del fiume Sele, a circa 9 km dal centro dell’antica città di Paestum. Citato da varie fonti storiche, il santuario rimase a lungo privo di riscontri archeologici, ma finalmente venne rimesso in luce dagli scavi degli archeologi Umberto Zanotti Bianco e Paola Zancani Montuoro, tra il 1934 e il 1940. Si ritiene che in origine il luogo di culto fosse uno spazio a cielo aperto comprensivo di altare per i riti e di portici per l’accoglienza dei pellegrini; ad esso sarebbe subentrato, alla fine del VI sec. a.C., un grande tempio che avrebbe visto il periodo di massima fioritura nel V° con l’arrivo dei Lucani. Dopo la conquista romana il santuario sopravvisse fino al II sec. d.C. ma presto, a causa dell’impaludamento del sito, se ne perse memoria.

Vari i reperti ritrovati nell’area, fra cui una serie di pesi da telaio, ricondotti a un’attività di fanciulle da marito cui era affidata la tessitura del peplo sacro di Hera, e una statua in marmo della dea, seduta in trono con in mano una melograna, iconografia che ritroviamo in forme cristiane nel culto locale della “Madonna del Granato”. Particolarmente preziose le circa settanta metope scolpite in arenaria locale, custodite nel Museo: un gruppo più antico di 40 raffigura episodi del mito delle fatiche di Eracle, del ciclo troiano, di Giasone e di Oreste; le altre, più recenti, mostrano in bassorilievo figure di fanciulle danzanti. Molti anche i doni votivi in terracotta che dopo un certo periodo venivano ritualmente seppelliti in apposite fosse: un primo gruppo di cinque fosse, rivestite e coperte da lastroni in pietra, ha restituito oggetti dal VI al II sec. a.C., mentre da un secondo grande deposito sono riemersi circa seimila oggetti tra statuette in terracotta e piccoli bronzi del IV-II secolo a.C. e monete d’epoca imperiale del II sec. d.C.

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