Paestum: il direttore Zuchtriegel denuncia l’assedio del cemento e auspica una rivoluzione socio-culturale

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Scorcio del parco archeologico di Paestum (Salerno) - Ph. Aurelio Candido

Scorcio del parco archeologico di Paestum (Salerno) – Ph. Aurelio Candido

di Kasia Burney Gargiulo

Gabriel Zuchtriegel, direttore del Museo e del Parco Archeologico di Paestum - Ph. Zuchtrigel FB Page

Gabriel Zuchtriegel, direttore del Museo e del Parco Archeologico di Paestum – Ph. Zuchtrigel FB Page

“Paestum è l’ultima e, direi, la più splendida immagine che porterò con me integra al Nord”: sono queste le parole con le quali il celebre poeta, scrittore e drammaturgo tedesco Johann Wolgang von Goethe salutò la città dei templi greci a coronamento del suo Viaggio in Italia, la cui prima edizione compie due secoli proprio quest’anno. Un luogo e un paesaggio straordinari che, come pochi, avrebbero influenzato un’intera stagione della cultura e dell’estetica europee, e sui cui si sofferma oggi a riflettere il suo giovane connazionale Gabriel Zuchtriegel, uno tra i venti supermanager nominati lo scorso anno dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, scelto come direttore del Museo e del Parco Archeologico di Paestum.

Zuchtriegel, 34 anni, già docente a contratto nel Corso di Studio in Operatore dei Beni Culturali dell’Università della Basilicata, dopo i primi mesi del 2016 ha potuto registrare con giustificato entusiasmo un incremento del 40% di visitatori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, grazie ad un rinnovamento dell’offerta culturale del sito archeologico. Al tempo stesso, in ben due occasioni, a marzo scorso e negli ultimi giorni, sulle pagine napoletane del quotidiano La Repubblica ha denunciato come quel paesaggio così tanto amato da Goethe e da numerosi altri colti viaggiatori, sia stato nel corso del tempo devastato dal cemento. Metaforica ma efficace l’allusione di Zuchtriegel al personaggio della celebre ballata goethiana L’Apprendista Stregone: è come se in alcuni luoghi d’Italia – scrive –  l’uomo abbia operato scatenando degli spiriti nefasti di cui ha poi perso il controllo. E preparandosi a celebrare anche a Paestum il bicentenario di quel prezioso diario di viaggio, si chiede: “saremo in grado di incontrare i fantasmi del passato che evochiamo? Potremo guardare con dignità lo spirito del famoso viaggiatore ricordato in incontri, mostre e pubblicazioni?”.

La risposta alla domanda è al tempo stesso scontata e dolorosa, laddove si consideri che – osserva Zuchtriegel – “la costa tra Napoli e Pompei ai tempi di Goethe era un paradiso”, mentre oggi “facendo questo stesso viaggio molte volte durante l’ultimo anno…è troppo deprimente vedere quotidianamente un susseguirsi di ponti, capannoni, pannelli pubblicitari, centri commerciali, impianti industriali e aggregazioni di case. Se esse siano abusive o meno non lo so: il fatto resta che qui ogni considerazione estetica, ogni dimensione umana pare che sia stata sacrificata alla logica del cemento, del costruire rapidamente e a poco costo.” Stesso giudizio senza appello anche per il casertano e la amara constatazione che a volte è meglio “non aver mai letto o sentito quello che questi luoghi erano una volta, non aver mai visto i quadri ottocenteschi che li rappresentano” perchè “oggi la percezione della memoria di quella bellezza sembra una grande ferita”.

E’ deviante – spiega Zuchtriegel – pensare che la recente riforma del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo sia all’origine dei problemi del patrimonio archeologico e paesaggistico del nostro Paese, quasi che si sia passati “da un paradiso della tutela in un inferno dove conterebbe solo il mercato”. Riferendosi in particolare a Paestum, area di sua competenza, spiega come qui il disastro non sia una novità alla quale si va incontro oggi, ma una realtà in cui si è immersi da decenni, per cui “sostenere che il nuovo assetto delle Soprintendenze o la creazione dei musei autonomi è stata l’inaugurazione del disastro della tutela non trova riscontri nella realtà dei fatti”. E passa ad elencare lo scempio che solo in parte è riuscita a contenere la legge 220 del 1957, che vincolò tutto il territorio a 1 chilometro dalle mura della città magno-greca meglio conservata: “più di 600 case abusive (manca un censimento preciso), risalenti per lo più agli anni ’70 e ’80 del Novecento ma anche a tempi recentissimi – aggiunge il direttore – hanno provocato una ferita profonda al “paesaggio” mitico che ha incantato artisti e scrittori come Piranesi, Goethe, ma anche Joseph Beuys e Claude Lanzmann. Il patrimonio archeologico è inoltre minacciato da scavi clandestini e trafugamenti che sin dagli anni ’50 hanno portato alla dispersione e alla decontestualizzazione di migliaia di oggetti e opere d’arte antichi”.

Oggi non resta dunque che tentare di salvaguardare i resti di quel magico giardino che nell’Ottocento e ancora nella prima metà del Novecento era la Campania, prima cioè di “quella svolta economica, tecnica e sociale verificatasi dopo la Seconda guerra mondiale” e già preconizzata con preoccupazione dall’archeologo Umberto Zanotti Bianco che fece tutelare i templi di Paestum con la legge speciale prima citata. Salvaguardare ciò che di buono resta, dice Zuchtriegel, è possibile a condizione che si guardi in faccia la realtà facendo “i conti con quello che è successo per comprendere (migliaia di case abusive, centinaia di ordinanze di abbattimento mai eseguite) e migliorare, altrimenti rischiamo di distruggere anche quello che rimane ancora oggi di quell’Italia” che colpì così fortemente gli illustri viaggiatori.

Al tempo stesso Zuchtriegel rivendica la necessità che gli operatori culturali, in primis il Parco Archeologico di Paestum, trovino la collaborazione dello Stato e degli organi di governo del territorio locale, ai quali spetta il compito di “mostrare i denti, altrimenti l’interesse privatistico-individuale prevarrà ogni volta sull’interesse della collettività e di tutti coloro che rispettano le regole.” Al tempo stesso fa notare come in queste zone il problema della tutela sia innanzitutto di carattere socio-culturale: “il rischio – spiega – è tanto più grave se non si diffonde innanzitutto una conoscenza approfondita di quello che si rischia di perdere. A Paestum si può fare. Qui si percepisce ancora la memoria del Grand Tour.” In tal senso, il neodirettore registra una nuova presa di coscienza da parte degli abitanti del territorio che, quanto più conoscono il patrimonio che appartiene alla collettività, tanto più manifestano, soprattutto attraverso l’associazionismo, il rifiuto di assistere in silenzio alla ulteriore cementificazione di questi luoghi davvero unici. E’ questo l’inizio di un processo che – dice Zuchtriegel – deve portare il costruttore abusivo e il trafugatore di opere d’arte a sentire “una profonda vergogna nei confronti di quella parte della comunità che è rispettosa e che disprezzerà chi distrugge un bene collettivo, prezioso e irricuperabile, per motivi egoistici”.

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