L’Italia antica di Jan Moretus del 1601. Genesi e sviluppo tra cartografia, storia, arte e potere persuasivo delle immagini

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Balthasar Moretus (Antwerpen, 1574 – 1641) editore, ITALIAE VETE/RIS SPECIMEN, Antwerpiae, Ex Officina Plantiniana,1624. Incisione su rame, mm 350×480, colori ad acquerello a campitura piena, testo in lingua latina al verso. Incisore Jan Galle. Collezione privata – Ph. © Ferruccio Cornicello

di Ferruccio Cornicello*

Abraham Ortelius in una incisione di Philippe Galle

Abraham Ortelius in una incisione di Philippe Galle. Il ritratto compare nelle edizioni del Theatrum a partire dal 1579 Courtesy © Antiquarius – Antique maps & old prints | Special thanks to Stefano Bifolco

Derivata dalla base cartografica dell’Italia stampata a Venezia nel 1561 nella bottega di Fabio Licinio dal cosmografo della Repubblica di Venezia di origine piemontese Giacomo Gastaldi (?1500 ca – Venezia 1566), tra i massimi esponenti della cartografia europea del Cinquecento, la nostra stampa titolata ITALIAE VETE/RIS SPECIMEN, contenuta nella sezione di geografia antica dedicata alla storia sacra e profana denominata Parergon, segue le vicende editoriali del celebre atlante geografico universale Theatrum Orbis Terrarum curato dal cartografo e umanista Abraham Ortel latinizzato Ortelius (Antwerpen 1527 – 1598), cosmografo del Re Filippo II di Spagna dal 1575, fondatore della cartografia fiamminga con il noto geografo e matematico nonché grande amico Gerard de Kremer (1512 – 1594), inventore della proiezione cartografica utilizzata nelle mappe nautiche detta appunto di Mercatore, conosciuto nel 1554 alla Fiera del Libro di Francoforte, fulcro del commercio internazionale delle carte geografiche.

Cresciuto in una famiglia dedita al commercio di libri originaria di Augsburg nella Baviera, Ortelius coltiva precocemente la passione per le mappe, le colleziona, diventando oggetto della sua attività imprenditoriale. Compiuti gli studi di matematica latino e greco nel 1547 con la qualifica di acquarellatore di carte (afsetter van Karten) entra nell’importante Gilda di San Luca di Anversa, corporazione di commercianti di libri e stampe, artisti ed editori che riunisce personalità quali Hieronymus Cock e Gerard de Jode, Christoffel Plantijn e Pieter Bruegel il Vecchio, tra gli altri. Affiliato all’ambiente mistico dei familisti, la setta clandestina della “Famiglia dell’Amore”, impegnata in un programma di tolleranza e concordia, di religiosità intimista e individualista, equidistante dai cattolici e dai protestanti, dove ritrova importanti intellettuali nonché suoi collaboratori come Philip Galle, Joris Hoefnagel, Jan Moretus I e lo stesso Christoffel Plantijn, con i quali condivide l’aspirazione all’indipendenza delle province meridionali dei Paesi Bassi, il culto della storia antica, dell’arte, il collezionismo.

Ortelius intrattiene una estesa rete di amicizie relazioni e corrispondenze ramificata in tutta Europa, come documentato dai rapporti epistolari costituiti da circa 400 lettere e dal piccolo libro autografo illustrato con emblemi e testi gratulatori Liber Amicorum in cui sono riportati i nomi di circa 130 amici, funzionale alla sua impresa e attività scientifica, ai suoi numerosi interessi riposti nelle collezioni di antichità, reperti di storia naturale, libri, dipinti e incisioni conservate e classificate nella sua casa-museo di Anversa, il Musaeum Ortelianum. L’unica raccolta di opere di Dürer giunta sino a noi è quella di Ortelius, conservata oggi, smembrata, nei musei del Louvre e di Amsterdam. Nei numerosi viaggi compiuti in giro per l’Europa visita anche l’Italia.

Autore e commerciante di stampe e mappe sciolte prima e dopo l’opera principale Theatrum, nel 1564 pubblica da Philip Galle la sua prima prova cartografica, la carta del mondo in 8 fogli in proiezione cordiforme titolata Nova totius terrarum orbis iuxta neotericorum traditiones descriptio. Seguiranno quella dell’Asia derivata da una carta gastaldiana, della Spagna e altre. Alla geografia storica appartiene, tra gli altri, lo scritto Synonymia geographica edito da Plantijn nel 1578, elaborazione della parte finale del Theatrum, Synonymia locorum, ampliato e ripubblicato nel 1587 con il titolo Thesaurus geographicus, raccolta e catalogazione di nomi geografici e loro etimologia.

Frontespizio dell’opera numismatica di Ortelio Deorum Dearumque Capita

Frontespizio dell’opera numismatica di Ortelio Deorum Dearumque Capita

Ortel poliglotta erudito studioso dell’antico nonché numismatico tra i più autorevoli dei Paesi Bassi, iniziato al collezionismo e allo studio delle monete antiche dal mercante antiquario e intimo amico ritenuto il fondatore degli studi numismatici antichi Hubertus Goltzius, pubblica nel 1573 l’opera Deorum Dearumque Capita ex vetustis numismatibus in gratiam Antiquitatis studiosorum effigiata et edita, raccolta di 59 ritratti di divinità tratti dalle monete della sua personale collezione incisi da Philip Galle, ampliata e stampata fino al 1699. Seguendo una pratica diffusa nella cultura umanistico-rinascimentale, la riproduzione di monete per fini ornamentali e decorativi, utilizza inoltre monete della propria collezione per illustrare fuori testo alcune pagine del Parergon e inserirle nella composizione di uno dei tre cartigli presenti nella nostra carta.

Strumento attendibile per viaggiare e per conoscere la geografia storica, il Theatrum orteliano nasce da una brillante intuizione commerciale legata alla necessità pratica di raccogliere carte sciolte in un unico volume che ne faciliti la consultazione e le preservi dalla dispersione, e dall’esigenza di sostiuire le mappe, tabulae, della tradizione tolemaica rese ormai obsolete dalle nuove scoperte geografiche con prodotti cartografici interamente nuovi. Aggiunte di carte moderne alle edizioni della Geografia tolemaica erano già apparse. L’edizione con il numero maggiore di carte moderne esce a Basilea nel 1540, ne contiene 21, è curata da Sebastian Münster e porta il titolo Cosmographia. Ispiratori dell’atlante orteliano sarebbero stati il ricco mercante e armatore di Anversa Gilles Hooftman per il quale Ortelius avrebbe realizzato, qualche anno prima dell’uscita dell’opera, una raccolta di circa 40 carte stampate principalmente a Roma nella bottega di Michele Tramezzino, andata dispersa.

I consigli e gli incoraggiamenti ricevuti da Mercatore che posticipa l’uscita del suo progetto di atlante da realizzare con un nuovo repertorio di mappe generali e particolari da lui stesso elaborate in favore del suo giovane amico, consentono all’Ortelius di pubblicare per primo un atlante moderno, grazie anche a migliori risorse finanziarie. A partire dall’opera mercatoriana Atlas sive cosmographiae meditationes de fabrica mundi et fabrica figura, edita postuma dal figlio nel 1595, il termine Atlante, derivato dalla figura della mitologia greca Atlante, creatore secondo la leggenda del primo globo celeste, si sostituisce a Theatrum e Speculum. Mercatore sarebbe stato ispirato dal frontespizio del progetto di atlante concepito in Italia da Antoine Lafréry titolato “Geografia. Tavole moderne di geografia”, illustrato con figure allegoriche e tra esse Atlante che regge il mondo.

L’idea di “atlante”, intesa come raccolta di carte, precede l’opera orteliana e si sviluppa in Italia. La Geografia dell’astronomo e geografo alessandrino Claudio Tolomeo (100 ca. – 175 ca.), base teorica per elaborare mappe e le coordinate geografiche di oltre 8000 località del mondo allora noto, corredata di 27 tabulae, viene riscoperta dall’Occidente nel 1397 quando giunge a Firenze con l’umanista bizantino Emanuele Crisolora in forma di manoscritto dove viene tradotto dal greco al latino dal suo allievo Jacopo Angeli da Scarperia nel 1409, mentre appare in editio princeps a Bologna nel 1477; le raccolte di carte nautiche del Mediterraneo, di origine italiana, rilegate in volumi, apparse a partire dal XIV secolo; gli atlanti italiani compositi realizzati tra il 1560 e il 1570, veri precorritori del Theatrum orteliano: raccolte di carte senza testi descrittivi stampate a Venezia nelle botteghe di Licinio, Bertelli, Camocio e Forlani tra gli altri, a Roma in quelle di Salamanca e Lafrèry note come Raccolte Lafreriane, assemblate secondo le richieste dei committenti e per questo variabili di copia in copia per formato numero e contenuto.

Il primato detenuto in Europa dall’Italia per oltre un secolo negli studi geocartografici, nell’editoria cartografica e nel commercio di stampe, passa dall’ultimo quarto del XVI secolo, in linea con le nuove dinamiche geoeconomiche che spostano gli interessi dal Mediterraneo all’Atlantico, ai Paesi del Nord, ad Anversa prima, ad Amsterdam poi.

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Frontespizio dell’opera Theatrum Orbis Terrarum di Abraham Ortelius

Stampato ad Anversa a partire dall’edizione latina del 1570 da Gillis Coppens van Dienst e in seguito dalle famose famiglie di librai ed editori di volumi illustrati Plantin-Moretus e da Jean Baptiste Vrients con riedizioni e traduzioni nelle principali lingue europee, principalmente in grande formato detto in-folio e dal 1579 anche in versione compatta, il Theatrum Orbis Terrarum, pietra miliare nella storia della cartografia, conosce da subito un grande successo editoriale: oltre 40 edizioni fino all’ultima in lingua spagnola del 1641, 24 quelle curate in vita da Ortelius, più di 8000 copie stampate. La popolarità e diffusione fu tale da oscurare altre due opere coeve, lo Speculum Orbis Terrarum di Gerard de Jode del 1578, l’Atlas mercatoriano del 1595. Aggiornato e ampliato con 5 integrazioni chiamate Additamentum già a partire dall’edizione latina del 1573, i fogli che raggruppano le mappe passano dai 53 originari ai 147 del 1595.

Per la parte decorativa dell’atlante Ortelius si avvale della consulenza artistica del disegnatore e pittore fiammingo Maarten de Vos (Antwerpen 1532 – 1603), fondatore ad Anversa della Gilda dei manieristi romanisti, confraternita che accomuna artisti e umanisti portatori nei Paesi Bassi dell’esperienza italiana. Il Theatrum orteliano è considerato il primo atlante geografico moderno pubblicato in Occidente per aver uniformato i migliori prodotti cartografici allora disponibili, reso la produzione dell’opera con una struttura comune a tutte le edizioni con titolo dediche indice etc.., aggiunto per la prima volta sia i testi esplicativi alle mappe che la fonte cartografica utilizzata per la realizzazione delle stesse in una apposita sezione chiamata Catalogus auctorem tabularum geographicam citando 87 nomi nella prima edizione e 183 in quella del 1601.

Sintesi delle conoscenze geografiche e cartografiche europee del tempo, il Theatrum, è anche un prodotto della cultura umanistico-rinascimentale. Come già anticipa il titolo esso richiama la metafora dei teatri, intende fornire al lettore-spettatore l’immagine scenica del mondo. Opera di riferimento filosofico-morale essa si riferisce anche agli emblemi. Veicolo di un significato provvidenziale legato alla sensibilità religiosa dell’Ortelius. Riccamente decorato, basato sul potere di persuasione delle immagini qui rappresentate dalle carte, il Theatrum è illustrato anche con allegorie e personificazioni. Nel frontespizio, per la prima volta nell’iconografia geografica, i continenti vengono rappresentati da figure femminili. Derivate da originali di altri autori europei le carte moderne contenute nel Theatrum sono incise per la maggior parte da Frans Hogenberg (Mechelen 1540 ca. – Köln 1590 ca.). All’Ortelius sono invece da attribuire i disegni delle mappe storiche del Parergon, i testi esplicativi stampati sul verso delle carte contenute nell’opera, naturale e organico completamento delle mappe riccamente decorate. Per l‘elaborazione cartografica e testuale del Theatrum, Ortelius ricorre a circa 1300 autori e ad oltre 2000 opere. L’attribuzione delle incisioni delle carte del Parergon ad Antoine Wierix o a qualche altro membro della nota famiglia di incisori viene smentita da recenti studi. Nuove ricerche le attribuirebbero invece all’incisore Jan Galle, componente della famiglia Galle, incisori, editori e commercianti di stampe originari di Haarlem attivi ad Anversa da metà ‘500 a metà ‘600.

Primo atlante storico, il Parergon sive veteris geographiae aliquot tabulae (questo il titolo completo), insieme di carte geografiche relative alla storia sacra e profana, compare come forma di appendice del Theatrum a partire dall’edizione latina del 1579. Dal 1592, con 26 carte rispetto alle 3 originarie, assume una veste più indipendente, sarà corredato da un proprio frontespizio che riporta il motto orteliano Historiae oculus geographia.

In particolare, la nostra carta geografica di argomento storico-antiquario denominata ITALIAE VETE/RIS SPECIMEN deriva dalla cartografia gastaldiana, rielaborata da Ortelius, titolata IL DISEGNO DELLA GEOGRAFIA MODERNA DI TUTTA LA PROVINCIA DE LA ITALIA, notevole punto di riferimento nella storia della cartografia italiana.

Frontespizio del Parergon

Frontespizio del Parergon, nel quale compare il motto HISTORIAE OCULUS GEOGRAPHIA (La Geografia è occhio della Storia)

Inserita nel Parergon già a partire dall’edizione latina del 1584 la carta verrà sostituita con la presente, con titolo invariato ITALIAE VETE/RIS SPECIMEN ma con modifiche alla parte testuale e decorativa, a partire dal 1601, quando a pubblicare il Theatrum, edizione ancora riferibile alla supervisione dell’Ortelius, sarà Jan Moretus I (1543 – 1610), nipote ed erede di Christoffel Plantijn. Nel 1624 ampliato sino a 49 mappe e curato da Balthasar Moretus, figlio di Jan, il Parergon verrà pubblicato per la prima volta in edizione separata dal Theatrum. La lastra di rame dalla quale è stata tratta la mappa qui presentata del 1601, ristampata nel 1624, è conservata presso il Museum Plantin-Moretus di Anversa dove è catalogata con la denominazione Koperplaat met voorstelling van een kaart van Italië. L’incisore della lastra è Jan Galle.

La carta geografica riporta margini graduati ed è priva di reticolato geografico. Essa è fortemente tematica in quanto comunica e veicola argomenti legati alla storia antica della nostra penisola. Rappresenta l’Italia antica, la localizzazione e distribuzione delle varie popolazioni, la suddivisione augustea della penisola in XI regiones, queste ultime aggiunte sulla carta da Ortelius nel 1587. Le informazioni contenute nella parte cartografica e nel suo testo descrittivo riportato sul verso, qui non trattato, il nostro le ricava dagli scritti di Plinio Il Vecchio, Polibio, Virgilio, Pomponio Mela e Strabone tra gli altri. Essa raffigura sotanzialmente l’Italia continentale, sono indicate le isole minori lungo le coste, mancano quasi del tutto la Sicilia e solo in parte con qualche toponimo è indicata la Sardegna, rispettivamente per estensione la prima e la seconda isola del Mediterraneo. Sommaria, schematica e approssimativa la rappresentazione degli elementi geografici, tutti indicati con il termine latino, condizionata anche dalla scala geografica. Siamo ancora nell’ambito della cartografia pre-geodetica. Assenti i riferimenti alla vegetazione. L’insediamento è indicato con una simbologia ripetitiva che varia il numero degli edifici con l’importanza del centro. Trattandosi di una carta storica in essa figurano pochi toponimi. L’orografia delle Alpi e degli Appennini è affidata al disegno detto a coni di talpa con tratteggio e continui.

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Part. della carta ITALIAE VET/ERIS SPECIMEN. Nel Golfo di Taranto si nota segnalato il fiume Galeso

L’idrografia indica i maggiori laghi della penisola tra cui al Nord i tre laghi lombardi di origine glaciale Benacus lacus (Lago di Garda o Benaco), il Larius lacus (il Lario o più comunemente Lago di Como) e il Verbanus lacus (il Lago Maggiore o Verbano); il Trasimenus lacus (Lago Trasimeno, di origine tettonico-alluvionale) nell’attuale Umbria e il Vulsiniensis lacus (Lago di Bolsena, il lago di origine vulcanica più grande d’Europa formatosi in seguito al collasso calderico di alcuni vulcani facenti parte della catena dei monti Volsini) nell’attuale Lazio nell’Italia Centrale. Presenti i maggiori fiumi tra cui il Padus flu.(men) – fiume Po – con i suoi affluenti, il Tibris flu.(men), il fiume Tevere, e il fiume Arno, Arnus flu.(men). Spropositata risulta la lunghezza con cui viene rappresentato il Galesus flu.(men), il fiume di origine carsica Galeso, che origina nel territorio di Taranto e sfocia nel Mar Piccolo, lungo appena 900 m, tra i fiumi più piccoli al mondo. Il fiume che per millenni ha rappresentato una risorsa idrica ed economica per la città di Taranto, che ha ispirato poeti ed artisti come pochi altri luoghi in Europa, compreso oggi in un’area della città che versa in un deplorevole stato di abbandono.

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Part. della carta ITALIAE VET/ERIS SPECIMEN, corrispondente alle attuali regioni di Puglia e Calabria

Da notare nella penisola salentina il nome CALABRIA. In età classica il termine non designa l’attuale regione, ma una parte del territorio della penisola salentina. Sotto l’Imperatore Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto ( Roma, 23 settembre 63 a.C – Nola, 19 agosto 14 d.C.) il termine compare come componente nella denominazione della seconda regio Apulia e Calabria, una delle 11 regioni in cui è divisa la penisola italica nel 7 d. C., che comprende l’attuale Puglia, la zona orientale della Basilicata e la Provincia di Avellino. Nel VII secolo il termine Calabria si estende alla terza regione augustea coincidente con la Lucania e il Brutium dei Romani (l’entroterra calabrese con capitale l’attuale Cosenza). Nel IX secolo con l’avanzata dei Longobardi i Bizantini si restringono nei territori dei Bruzii, e il nome Calabria finisce con il designare solo quella che è l’attuale penisola calabrese.

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Particolari di cartigli presenti sulla carta ITALIAE VET/ERIS SPECIMEN

A un linguaggio manieristico dell’ornato architettonico e al fenomeno decorativo delle grottesche originato in Italia sul finire del ’400 e diffusosi in Europa in pittura scultura e arti applicate, sono da ricondurre i tre cartigli presenti sulla nostra carta utilizzati per accogliere titolo, testi e immagini di corredo. Quello collocato in basso a destra è la citazione di un’incisione di Pieter van der Heyden (1530 ca – ?) realizzata per i Compertimentorum di Jacob Floris (1566), i restanti due richiamano stilisticamente le incisioni di Harmen Jansz. Muller (1540 ca – 1617) utilizzate nella bibbia illustrata di Gerard de Jode (1585).

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La figura in alto a destra nel cartiglio della carta ITALIAE VET/ERIS SPECIMEN riprende integralmente il rovescio del sesterzio emesso al tempo di Antonino Pio (in basso a dx.)

Entro il cartiglio, posto in basso in posizione semicentrale, è riportato integralmente il rovescio di due monete imperiali romane appartenenti alla collezione orteliana, sesterzi, emesse sotto Vespasiano e Antonino Pio, utilizzate come fonti iconografiche delle allegorie geografiche di Roma e l’Italia. La figura femminile che simboleggia Roma regge con la sinistra il parazonio (simbolo di status sociale) ed è adagiata sui Sette Colli alla cui base la Lupa allatta i gemelli, mentre sulla destra compare una piccola personificazione del Tevere. Nell’altra moneta, di Antonino Pio, la figura femminile che rappresenta l’Italia è seduta su un globo terrestre, a simboleggiare il dominio dell’Italia sul mondo, ha il capo cinto da una corona turrita, regge con la mano destra una cornucopia (simbolo di abbondanza) e con la sinistra uno scettro (simbolo di regalità) ed è probabilmente la prima rappresentazione allegorica dell’Italia turrita contenuta in una carta geografica a stampa.
 
 

* Socio dell’Associazione Culturale “Roberto Almagià” – Associazione Italiana Collezionisti di Cartografia Antica

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