L’Isola di Dino e le sue grotte: in Calabria, un piccolo paradiso per trekkers e subacquei

Scorcio dell'Isola di Dino, Praia a Mare (Cosenza) -  Ph. Don Gatley | ccby-sa4.0

Scorcio dell’Isola di Dino, Praia a Mare (Cosenza) – Ph. Don Gatley | ccby-sa4.0

Per decenni in mani private, la piccola e splendida isola calabrese è tornata fra i beni del Comune di Praia a Mare. Il suo prezioso ambiente ora attende riqualificazione e tutela. Grotta Gargiulo: il suo gioiello nascosto

di Alessandro Novoli

Ne ha viste di tempeste l‘Isola di Dino…così tante da uscirne segnata nel nome, se diamo credito a chi lo vuole derivato dal greco antico dine, che significa gorgo, turbine, bufera, anziché dal latino aedina presunta allusione a un piccolo tempio di Venere che pare qui sorgesse nell’antichità. Sospesa fra l’azzurro di cielo e mare e il verde della macchia mediterranea in cui domina il mirto sacro alla dea della bellezza, l’isola si trova a pochi metri dalla costa tirrenica calabrese di Praia a Mare (Cosenza), borgo della Riviera dei Cedri poco distante dal confine con la Lucania. Un piccolo paradiso naturale a cui la storia non ha risparmiato anche altri generi di tempeste: incursioni piratesche, strenui tentativi di difesa, naufragi. Unica isola presente in Calabria (quella di Cirella è poco più che uno scoglio), ha visto passare pirati saraceni e turchi, come le ciurme di Amurat Rays che qui nel ‘600 fecero strage di popolo e nulla ha potuto il presidio della vicina Torre di Fiuzzi; e poi gli anglo-borbonici, oppositori dei francesi che con Murat tolsero l’isola al marchese di Aieta per darla al Comune. Nelle sue acque un sommergibile tedesco silurò nel 1917 un piroscafo merci inglese di cui sopravvisse solo la campana, oggi custodita nel suggestivo Santuario della Madonna della Grotta incastonato nella rupe alle spalle del borgo di Praia.

Di questo luogo così ricco di natura e di storia si innamorò nel 1962 l’avvocato Giovanni Agnelli, che l’acquistò dal demanio per 50 milioni di lire, convinto di poter fare di questo tratto di costa, fra coralli e gorgonie, torri saracene e spiagge di sabbia scura, una novella Costa Azzurra. Il tempo di costruire sull’isola una strada di 1700 metri, alcuni cottages nel punto più alto e dei piccoli bungalow con ristorante a mezza costa, e il sogno di Agnelli si arenò su misteriose secche. Passata in altre mani private, l’isola non ha vissuto svolte determinanti, finché nel 2014, dopo 20 anni di battaglie legali, il comune di Praia è riuscito a ottenere l’annullamento del primo contratto di cessione e a far sì che tornasse ad essere pubblica.
 

Scorcio del versante est dell'Isola di Dino, Praia a Mare (Cs)

Scorcio del versante est dell’Isola di Dino, Praia a Mare (Cs)

 
Da anni i suoi 50 ettari di verde e di falesie calcaree a strapiombo sul mare sono meta di escursionisti e subacquei, ma attualmente l’isola è ancora in attesa di un progetto che la renda fruibile in modo più organico e che soprattutto le garantisca la tutela che merita. Un atto dovuto dopo il suo rientro nel demanio, in virtù dei molteplici aspetti di interesse generale che la caratterizzano. A cominciare da quelli botanici, con la presenza di diverse specie rare della macchia mediterranea, come la Palma di S. Pietro (Chamaerops humilis), la Primula di Palinuro (Primula Palinuri), endemica di pochi tratti della costa calabrese, lucana e campana, il Talittro calabro (Thalictrum calabricum Spreng.), e il Garofano delle rupi (Dianthus rupicola). Preziosa anche la fauna marina che, fra le altre specie, comprende murene, polpi, castagnole, ricciole, cernie e ampie praterie di gorgonie rosse e gialle di grandi dimensioni.
 
L'Isola di Dino e Praia a Mare viste da San Nicola Arcella (Cs) - Ph. Valter Cirillo

L’Isola di Dino e Praia a Mare viste da San Nicola Arcella (Cs) – Ph. Valter Cirillo

 
Un ecosistema che ha reso l’isola Sito di Interesse Comunitario (SIC) e fatto prospettare l’istituzione di una riserva naturale. Di esso fanno parte anche alcune suggestive grotte, nate dall’azione erosiva del mare sulla roccia calcarea e oggi meta di piccole imbarcazioni che fanno il tour dell’isola: la Grotta del Monaco, così detta per via di una roccia antropomorfa presente al suo interno; quella delle Sardine, le cui acque sono popolate di pesce azzurro; la Grotta del Frontone, posta sulla omonima punta occidentale dell’isola; quella delle Cascate, ricca di stalattiti; la Grotta del Leone il cui nome si ispira a uno scoglio in forma di leone accovacciato; infine la Grotta Azzurra, nella quale il colore e l’effetto di luminescenza dell’acqua evocano la più celebre grotta caprese. La storia ha invece lasciato le sue tracce nella Torre quadrangolare che, costruita in età Normanna sulla punta occidentale dell’isola, a 73 metri sul livello del mare, fu utilizzata come punto di vedetta anche durante le successive dominazioni. Oggi, sorvolata da stormi di gabbiani reali, è uno splendido punto panoramico sull’orizzonte marino e sulla costa di Praia.

GROTTA GARGIULO: IL GIOIELLO NASCOSTO

A 18 metri di profondità, sotto la punta occidentale dell’isola, c’è l’accesso alla Grotta Gargiulo una cavità sommersa che per 124 mt si dipana tra camere, corridoi e cunicoli. E’ considerata la meta subacquea più spettacolare di questo tratto di costa calabrese, ma anche la più impegnativa e pertanto raccomandabile solo a sub di provata esperienza.
 

Il fiabesco scenario della Grotta Gargiulo, Isola di Dino, Praia a Mare (Cs) - Image by ItaliaNostra

Il fiabesco scenario della Grotta Gargiulo, Isola di Dino, Praia a Mare (Cs) – Image by ItaliaNostra

 
Fra stalattiti e stalagmiti lunghe fino a 8 metri, rocce di colore chiaro e tracce di un antico fiume sotterraneo, la grotta offre scenari di grande suggestione che includono due specchi d’acqua cristallina – il primo a 95 metri, il secondo al termine del percorso – in corrispondenza di due campane d’aria che consentono la riemersione sotto una volta ricoperta di stalattiti. Negli anfratti, tra la fauna tipica delle grotte, si intravvedono esemplari di Cicala grande di mare (Scyllarides Latus), una specie di crostaceo rara e protetta.
 
Riemersione in una delle campane d'aria della Grotta Gargiulo, Isola di Dino, Praia a Mare (Cs) - Image by ItaliaNostra

Riemersione in una delle campane d’aria della Grotta Gargiulo, Isola di Dino, Praia a Mare (Cs) – Image by ItaliaNostra

 
La grotta deve il suo nome ai sorrentini Enrico e Rosaria Gargiulo, campioni del mondo di fotografia subacquea, insigniti nel 1988 del Tridente d’Oro per attività divulgative ed artistiche. Sono stati loro a scoprirla e ad esplorarla fra il 1978 e il 1982, fornendone, in collaborazione con il geologo marino prof. Paolo Colantoni, descrizione e rilievi che ne hanno consentito l’iscrizione nel catalogo delle Grotte della Calabria come CB 290 Grotta Gargiulo. Grazie all’intervento della rappresentanza locale di Italia Nostra, che ne ha ampiamente documentato l’elevato valore ambientale, di recente la Grotta Gargiulo e le altre presenti sull’isola sono state classificate in categoria A secondo il formulario relativo alle aree SIC-ZSC.

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Stalattiti nella Grotta Gargiulo, Isola di Dino, Praia a Mare (Cs) - Image by ItaliaNostra

Stalattiti nella Grotta Gargiulo, Isola di Dino, Praia a Mare (Cs) – Image by ItaliaNostra

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