L’appello al Premier dell’imprenditore calabrese Pippo Callipo: «La Calabria ha bisogno di rinnovamento, ma qualcuno vuole impedirlo…»

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L’imprenditore calabrese Filippo Callipo – Ph. Io resto in Calabria

di Redazione FdS

“Io resto in Calabria” è diventato il suo motto e di quelli che come lui credono che possa esserci un futuro di sviluppo e di prosperità in una delle zone d’Italia oggi a maggior disagio economico, sociale e politico. In tanti lo considerano una persona seria e un imprenditore di grande esperienza che ha saputo valorizzare risorse del suo territorio senza piegarsi alla ‘ndrangheta, anche quando questa è giunta a minacciarlo molto da vicino. Stiamo parlando di Filippo Callipo (per gli amici “Pippo”), classe 1946, nativo di Pizzo Calabro e titolare di un cognome ormai noto in tutto il mondo perchè legato alla produzione di un tonno di qualità superiore e di gelati,  e perchè impegnato da tempo anche nel settore turistico. E’ stato Presidente di Confindustria Calabria, e nel 2005 si è candidato alla presidenza della Regione tenendosi però alla larga dagli schieramenti politici dominanti. E’ di oggi la notizia di una eclatante lettera aperta che ha deciso di scrivere al Premier Matteo Renzi oltre che per muovergli direttamente qualche critica, soprattutto per denunciare il clima di immobilismo che a suo dire sarebbe riconducibile ad una precisa volontà di parte della classe dirigente locale di impedire un concreto sviluppo della regione, e ciò al fine di continuare a sfruttare il disagio della popolazione per alimentare il consenso personale e le proprie posizioni di potere.

Questo il testo integrale della lettera aperta: “Ho sperato che affrontasse il problema Calabria con la stessa determinazione che l’ha contraddistinta nell’affrontare altri problemi nazionali e all’interno del Pd. Invece, purtroppo, così non è stato; una cocente delusione per me e per tanti cittadini calabresi, nel constatare come si sta trattando la “questione Calabria” circa le prossime elezioni regionali. Il suo braccio destro e vice-segretario, lunedì 30 giugno, in assemblea a Lamezia Terme fa il “Ponzio Pilato”. Ossia: Roma non interferisce nelle vicende calabresi.

Bene; ringrazio insieme a tanti calabresi per questa autonomia che ci viene riconosciuta. Come dire: fate come il polpo, cucinatevi nella vostra stessa acqua. Sembra la stessa strategia del precedente segretario, Bersani, che nel 2010, al mio invito di venire in Calabria, per rendersi conto da vicino dello stato delle cose e prendere in mano la situazione, mi rispose: non posso venire in Calabria, perché c’è una situazione molto complessa. E per la Calabria, in quella tornata elettorale, finì come finì.

Oggi lei, che parla da sempre, fin dall’inizio della sua ascesa politica, di rottamazione, di nuovo, di cambiamento, di donne e uomini nuovi, ci lascia in mano alle persone responsabili di questi ultimi trent’anni di amministrazione fallimentare. In nessuna azienda privata ben amministrata potrebbe succedere una cosa del genere. E’ aberrante, pensare che per i prossimi cinque anni avremo al timone comandante e marinai che hanno già fatto finire la nave sugli scogli. Queste persone alle quali lei, attraverso il suo vice segretario, Guerini, ha dichiarato “la non interferenza”, secondo me non meriterebbero la sua fiducia. Hanno contribuito alla distruzione della vita socio-economica della nostra meravigliosa regione. Continuano a tenerla sotto scacco e nello stato di grande bisogno, perché solo così possono “gestire” le persone e continuare a salvaguardare le loro immeritate carriere politiche. Ovviamente non tutti; ma la maggior parte sì.

Qui non ci lasciano crescere, non vogliono lo sviluppo economico, non vogliono che si crei vera occupazione perché solo così possono gestire la popolazione calabrese. I giovani e le menti continuano a lasciare la regione in cerca di occupazione e “loro” questo vogliono, perché così non si crea una classe intellettuale che li contesti. In una poesia, Nicola Giunta di Reggio Calabria scriveva “nani su’ iddi e vonnu a tutti nani”. Questa è la triste verità alla quale, violentandoci psicologicamente e moralmente, ci dobbiamo abituare. Mi appello a lei perché solo lei in questo momento, ha in mano il destino della nostra regione. Si voterà, così pare, in autunno in Calabria. Riparta da qui, dal profondo Sud, con la sua rivoluzione! perché tutta l’Italia ci guarderà con attenzione. (Io parlavo di rivoluzione molti anni addietro). Faccia in modo che i calabresi riprendano fiducia in se stessi e continuino a credere in questa terra. Faccia in modo che riprendano coraggio ed entusiasmo e gridino: Io Resto in Calabria!”.

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