L’abbandono dello splendido sito archeologico di Castiglione di Paludi nella lettera-denuncia di Palmino Maierù

Uno scorcio della cinta muraria di Castiglione di Paludi - Ph. © Ferruccio Cornicello

Uno scorcio della cinta muraria di Castiglione di Paludi (IV-III sec. a. C.) – Ph. © Ferruccio Cornicello

di Redazione FdS

Nel 2015 vi abbiamo parlato di uno dei siti archeologici più belli del sud Italia, quello calabrese di Castiglione di Paludi (Cosenza), completamente abbandonato dopo essere stato sottoposto a una serie di scavi che hanno permesso di identificare la presenza di una necropoli dell’età del ferro (IX-VIII secolo a.C.) e di un centro fortificato brettio-ellenistico del IV-III secolo a.C.  Il sito è immerso in una natura mediterranea di straordinaria bellezza, ma risulta del tutto incustodito, fatta eccezione per una recinzione alquanto inconsistente. Quanto al previsto museo, che avrebbe dovuto aver sede in un’antica masseria ristrutturata del posto, non è stato mai aperto, sebbene sull’immobile destinato a ospitarlo siano state persino montate le telecamere a circuito chiuso. I reperti ritrovati continuano pertanto a giacere nei depositi del Museo Archeologico di Sibari. Nel febbraio 2015 vi era stato un incontro nell’area archeologica fra il sindaco di Paludi e quello di Corigliano Calabro che sembrava preludere ad una concertazione fra enti locali finalizzata ad attuare una gestione condivisa del patrimonio culturale in un’area dalle comuni radici storiche. Ma se si esclude un evento organizzato con notevole successo di pubblico nel marzo dello stesso anno dal progetto Luoghi Ideali di Fabrizio Barca e dall’Associazione Rizoma di Trebisacce, volto a promuovere la riscoperta del luogo, nulla ci risulta essere più stato fatto per dare valore a un prezioso bene storico-archeologico rendendolo finalmente fruibile in maniera degna. Di questo ci giunge conferma da Palmino Maierù, appassionato di studi archeologici e uno fra i più assidui sostenitori della valorizzazione del patrimonio locale, il quale – ormai esasperato dopo anni di lotta contro i mulini a vento – ha deciso di inviare una lettera-denuncia a Mario Pagano, Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Catanzaro, Cosenza e Crotone, nella quale fa presente lo stato attuale dell’area archeologica.

Dott. Mario Pagano
Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio
Piazza Valdesi, 13
87100 COSENZA

Sono decenni che mi interesso all’area archeologica di Castiglione di Paludi, che visito spesso, soprattutto negli ultimi dieci anni cioè da quando la Comunità Montana “Sila Greca” di Rossano di cui ero consigliere, su mia proposta, ha finanziato e recintato (2007) l’area espropriata dal Comune di Paludi.

Sono note le richieste di intervento per il ripristino della recinzione danneggiata che ho fatto per anni alle Amministrazioni comunali sempre più sorde al fine di impedire l’accesso degli animali e non solo. Durante la visita del 4/12 u. s. – nella veste di “guardiano del parco” archeologico, come mi sono autonominato – ho constatato che ancora, dopo anni e dopo numerose segnalazioni a tutte le Amministrazioni comunali compresa l’attuale:

– il cancello a sud, sul lato grotta verso Paludi, è ancora aperto da oltre 5 anni e da esso possono entrare ed uscire liberamente animali di tutte le razze;

– non è stato ripristinato adeguatamente un pezzo di rete metallica di recinzione di fianco al cancello sul versante del torrente Coserie, in prossimità della maestosa Porta est, che consente l’accesso anche dei bovini come abbiamo, purtroppo, visto in questi anni. La rete è semplicemente agganciata su un lato del cancello in modo che chiunque la può “aprire” e fare entrare quello che vuole. Da questo spazio possono entrare anche, non visti, scavatori clandestini che oltre a rubare qualcosa possono produrre danni alle emergenze archeologiche;

– di fianco al cancello principale di entrata al parco la rete è stata tagliata e non riparata;

– numerosi bossoli di cartucce che si trovano sul terreno dell’area archeologica confermano ancora l’esercizio della caccia.

In questi anni di segnalazioni agli Enti, comprese Amministrazioni Statali dei Beni Culturali e uffici della Regione Calabria, e comunicati pubblici, nessuno mi ha contestato perché quanto da me affermato era ed è la Verità confermata da copiosa documentazione e da testimoni. Tutto ciò avviene oggi nell’incuria più assoluta dell’Amministrazione comunale che, anche con controlli periodici, potrebbe evitare questo grave stato di cose: per questo essa è oggettivamente complice di chi entra ed esce per cacciare o, soprattutto con animali che, muovendosi sopra i blocchi – in particolare capre e pecore, come ho personalmente constatato – producono gravi danni alle emergenze.

Questo disinteresse a tutelare adeguatamente e con poca spesa (appena qualche euro) il bene culturale prezioso di Castiglione di Paludi è veramente grave ed incomprensibile e fa presagire una sconfitta pesante per tutti coloro che hanno a cuore la cultura e la nostra storia.

Distinti saluti,
Palmino Maierù

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