La fiaba Il Gatto con gli Stivali diventa un’opera lirica. A maggio al Teatro Petruzzelli

Il Gatto con gli Stivali in una illustrazione ottocentesca di Carl Offterdinger

Il Gatto con gli Stivali in una illustrazione ottocentesca di Carl Offterdinger

di Redazione FdS

E’ una delle fiabe europee più celebri, passata dalla vox populi alle elaborazioni di scrittori che l’hanno innalzata all’olimpo della letteratura: dalla cinquecentesca versione del lombardo Giovanni Francesco Straparola, che la incluse nelle sue Piacevoli notti col titolo Costantino Fortunato, alle edizioni seicentesche del campano Giambattista Basile (Cagliuso) e del francese Charles Perrault (Le chat botté), a quella ottocentesca dei tedeschi fratelli Grimm (Der gestiefelte Kater). Parliamo del Gatto con gli Stivali, fiaba che il prossimo 15 maggio farà il suo debutto nel mondo del teatro lirico grazie all’opera scritta dal compositore pugliese Nicola Scardicchio su libretto di Maria Grazia Pani che ne cura anche la regia. A commissionarla la Fondazione Petruzzelli di Bari, che con il musicista ha intrapreso una collaborazione giunta al suo terzo titolo dopo gli straordinari successi de Il giovane Artù e Aladino e la sua lampada.

“Ancora una volta - spiega Nicola Scardicchio - si tratta di un racconto di formazione. Come Artù sotto la guida di Merlino conquista Excalibur, la spada che lo renderà Re, e Aladino, istruito dal Mago, trova la magica lampada che lo rende capace di realizzare i sogni più arditi, il giovane Fortunato de “Il Gatto con gli stivali”, eredita dal padre un animale molto particolare. Ad un fratello fu destinato un mulino ed all’altro un buon mulo, a lui un gatto che però parla ed è mercurialmente abile, astuto, realizzatore. Forse il padre scelse di lasciare al figlio minore quella creatura magica intuendo che solo il ragazzo avrebbe saputo bene come realizzare la più fantastica avventura. Artù ed Aladino hanno a che fare con la magia, intesa come cosa misteriosa ma reale e verosimile, Fortunato ha un gatto che parla, consiglia, organizza. Gli stivali lo rendono operativo ed egli farà ricco e felice il suo desolato padrone”. 

Nel tradurre in musica l’intrigante avventura, l’autore ha compiuto delle scelte stilistiche ben precise, tenendo conto del pubblico di ragazzi a cui l’opera è principalmente rivolta: “A  un linguaggio sia pur giovanilmente eroico o fiabescamente esotico, come nelle due precedenti opere – ha puntualizzato Scardicchio –  ho preferito un carattere di racconto brillante, incline alla scorrevolezza piuttosto che ai rallentamenti contemplativi, caratteri estranei a questa narrazione così speciale. E ho preferito una colorata leggerezza, come da libro illustrato, ispirandomi ai modelli incomparabili ed insuperabili di opere fiabesche come Il flauto magico o La Cenerentola in cui il genio di Mozart e di Rossini hanno trovato i toni perfetti di narrazione in cui leggerezza ed assoluta bellezza hanno raggiunto altezze mirabili e davvero leggendarie”.

Ecco allora alternarsi temi quasi di filastrocca o girotondo con altri in cui il compositore utilizza le variazioni sui bassi ostinati della Follia o del Ruggiero, “quasi ad evocare un ambiente rinascimentale da racconto per grandi e piccini, sempre considerando questi ultimi come il destinatario più esigente”.  Quest’opera è dunque un’ulteriore occasione per tornare a far propria la lezione del suo grande maestro Nino Rota che ai tecnicismi e alle “pseudo-estetiche intellettualoidi”, come le definisce Scardicchio, ha sempre preferito un dialogo diretto col pubblico, autentico ed emozionale: “Per me – afferma il musicista – di un racconto la musica deve suggerire i caratteri e le sfumature senza artificiosità o sofisticazioni, rinunciando all’esibizione di virtuosismi compositivi evidenti e sovresposti, piuttosto celando la tecnica per lasciare tutto lo spazio espressivo alla comunicazione più diretta possibile”. 

Quanto alla parte drammaturgica – spiega Maria Grazia Pani, autrice del libretto - si è scelto di ispirarsi alla versione di Perrault, sebbene non manchino spunti tratti da quella di Basile e mantenendo il nome di Fortunato usato dallo Straparola per il giovane figlio del mugnaio, poi ”promosso” a Marchese di Carabà. Protagonisti principali della magica avventura sono naturalmente il gatto e il suo giovane padrone: “il gatto è il motore di tutta l’azione - aggiunge l’autrice - quello che muove i fili e innesca tutti i meccanismi. Diciamo che nella mia visione il Gatto è il regista e l’autore di tutta la vicenda. E’ il “capocomico” che scrive e corregge le battute dei suoi personaggi. E’ un drammaturgo. Immagina una storia che non esiste e riesce a farla diventare realtà. Tutto è chiaro nella sua mente. Il suo disegno è preciso e senza sbavature. E la sua audacia va a braccetto con la sua fortuna”. 

Alla librettista si deve l’aggiunta di una serie di personaggi inediti che interagiscono a vario titolo con i due protagonisti: “essi vanno a completare l’impianto scenico della pièce e sono la Gattina Berenice, la Regina, la Principessa, e la Strega Vastrusa, che sostituisce il personaggio dell’orco mago presente in Perrault. In particolare, il rapporto che si crea tra il gatto e la Gattina Berenice, sua complice, è del tutto nuovo e frutto della mia fantasia. Ha voluto essere un omaggio alla “gatta” delle versioni di Straparola e Basile poi declinata al maschile da Perrault.” Naturalmente ciascuno di questi nuovi personaggi, spiega l’autrice, ha dei suoi precisi connotati psicologici e un determinato ruolo nello sviluppo della vicenda narrata. Una scelta pienamente in linea con la tradizione favolistica, nella quale il racconto si articola secondo un canovaccio al quale ogni epoca, o area geografica del mondo, ha aggiunto nuovi dettagli o, talora, una diversa morale, per i due autori pugliesi rimasta quella voluta da Perrault: “Benchè sia grande la felicità di godere d’una ricca eredità, per gli uomini in giovane età l’intraprendenza e la capacità valgono più dei beni regalati!”, nel senso che l’intelligenza e la capacità di cavarsela, intese come qualità necessarie per la sopravvivenza e fondamentali per trovare il modo per affrontare i problemi e risolverli, sono la vera ricchezza.

Il testo - conclude Pani - alternerà parti cantate e parti recitate secondo la tradizione del Singspiel, e in generale “è improntato alla semplicità e all’immediatezza linguistica, alternando anche termini desueti, tipici della tradizione librettistica italiana, nell’amalgama giocoso degli scioglilingua in metrica, come omaggio all’Opera lirica italiana e in particolare a Gioacchino Rossini”. 

Daranno vita allo spetrtacolo Valentino Buzza (Il gatto), Paola Leoci (La gattina Berenice), Daniele Adriani (Fortunato ovvero il Marchese di Carabà), Carlo Sgura (Antonino, fratello di Fortunato), Francesco Auriemma (Fanigliulo, altro fratello di Fortunato), Alberto Comes (Il Re di Bordonia), Teresa Di Bari (La Regina di Bordonia), Claudia Urru (La Principessa), Kamelia Kader (La Strega Vastrusa).

L’opera sarà in programma al Teatro Petruzzelli in matinée per le scuole a partire da mercoledì 16 maggio, fino a giovedì 31 maggio e da giovedì 22 novembre a mercoledì 28 novembre (per informazioni: ufficio scuola@fondazionepetruzzelli.it – 080.975.28.35). In cartellone anche recite pomeridiane aperte a tutti: martedì 15 maggio alle 17.00 ed alle 18.30, sabato 19 maggio alle 17.00 ed alle 18.30 , domenica 20 maggio alle 18.30, sabato 26 maggio alle 17.00 ed alle 18.30, domenica 27 maggio alle 17.00 ed alle 18.30;  sabato 24 novembre alle 17.00 ed alle 18.30 e domenica 25 novembre alle 18.30 (il costo dei biglietti per le pomeridiane in vendita al botteghino del Teatro Petruzzelli e on line su www.bookingshow.it sarà di 5 euro, con il posto numerato. Per informazioni: 080.975.28.10).

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