Alla scoperta di Mottola: l’arcaico incanto delle Grotte di Dio

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Puglia – Scorcio della chiesa ipogea di S. Nicola e del suo ricco ciclo di affreschi, IX-XII sec. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Puglia – Scorcio della chiesa ipogea di S. Nicola e del suo ricco ciclo di affreschi, IX-XII sec. – Ph. © Ferruccio Cornicello

di Redazione FdS

Il monachesimo orientale nel Sud Italia e gli ipogei

Puglia - Affresco della Deesis, XII sec., chiesa rupestre di S. Nicola, Mottola – Ph. © Ferruccio Cornicello

Puglia – Affresco della Deesis, XII sec., chiesa rupestre di S. Nicola, Mottola – Ph. © Ferruccio Cornicello

Fra le tante sfaccettature del patrimonio storico-artistico del nostro Paese, ve ne è una poco conosciuta, costituita da quella ricchissima costellazione di strutture ipogee, cioè sotterranee, caratterizzate da varie destinazioni d’uso, fra cui una delle più diffuse è senza dubbio quella di carattere sacro, cultuale e monastico. Non mancano tuttavia tracce cospicue di strutture ipogee destinate anche ad uso abitativo o con funzioni di servizio correlate ad impianti residenziali di carattere non ipogeo. Se gli spazi sotterranei ad uso ‘civile’ ci riportano ad epoche che vanno dal Neolitico fino al Medioevo, quelli di carattere cultuale e monastico compaiono soprattutto a partire dall’VIII sec. d.C. con l’arrivo nel Sud Italia di un’ondata di monaci orientali di cultura bizantina che si trapiantarono specialmente in Puglia, Sicilia, Calabria e Lucania, luoghi dove ebbero anche seguaci fra le popolazioni autoctone. La maggior parte di essi vengono ricollegati alla figura di San Basilio Magno, vescovo e teologo di Cesarea in Cappadocia, e al tipo di esperienza cenobitica da lui praticata in Oriente.

Questo grande flusso fu dovuto in particolare ad un editto emanato nel 726 dall’imperatore bizantino Leone III Isaurico con il quale si ordinava la distruzione delle immagini sacre e delle icone in tutte le province dell’Impero. Mosaici e affreschi furono distrutti a martellate, le icone fatte a pezzi e gettate nel fuoco;  eliminate molte opere d’arte e uccisi diversi monaci. Motivo del provvedimento fu quello di stroncare il commercio delle immagini e combattere una venerazione considerata vera e propria idolatria. Questa lotta, detta iconoclasta, mise in fuga dall’Oriente migliaia di monaci, che per sottrarsi alla persecuzione si rifugiarono nelle estreme regioni meridionali dell’Italia, riparando in luoghi solitari come grotte, foreste e sulle pendici delle colline, che divennero luogo d’alloggio e di preghiera. A volte, quando non potevano usufruire di grotte naturali, scavavano nella roccia più friabile, dove creavano rifugi che, adattati a dimore, furono chiamati “laure”.

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Non di rado nacquero complessi cenobitici con più monaci dotati di celle autonome e spazi di preghiera comuni e in molti casi furono ‘scolpite” nella roccia vere e proprie chiese non prive di splendidi cicli di affreschi. Di questi luoghi rimangono numerose testimonianze che spesso conservano anche i segni del passaggio alle nuove culture che nel Sud vennero a sovrapporsi a quella bizantina, la quale iniziò il suo inesorabile declino con l’avvento soprattutto di Longobardi, Normanni e Saraceni. Tuttavia in esse persiste spesso quel substrato culturale e religioso bizantino, altrove cancellato, proprio perchè ubicate nel ventre della terra, con il loro apparato di scene della vita di Cristo, simboli e figure di santi, disseminate fra navate, altari, colonne e pilastri ricavati nella pietra viva. Del resto le popolazioni rurali che vivevano a stretto contatto con queste realtà furono le più conservatrici nel mantenimento delle tradizioni devozionali bizantine abbandonate invece dalle classi elevate più inclini al consenso verso i nuovi dominatori. Eppure anche qui si ravvisa in molti casi  l’impronta del culto latino imposto con forza soprattutto a partire dalla conquista normanna (XI sec.), punto d’avvio di un più deciso processo erosivo della matrice bizantina proseguito in età sveva e angioina (fra XII e XIV sec.).

Mottola e l’arcaico incanto delle Grotte di Dio

La Puglia, come si accennava, è stata uno dei territori che più intensamente hanno vissuto l’esperienza del cenobitismo ipogeo e, più in generale, quella del vivere in grotta, e fra i numerosi luoghi che ne conservano testimonianza due soprattutto prevalgono e sono entrambi in provincia di Taranto, a poca distanza dalle rive del mar Jonio che, come l’Adriatico, fu vera porta d’Oriente: Massafra e Mottola. Il nostro viaggio inizia da Mottola, cittadina di circa 16 mila abitanti detta “Spia delle Puglie” per la sua posizione strategica su un’altura di 386 m. da cui si godono panorami mozzafiato sul Golfo di Taranto. Circondata da 5800 ettari di zone boschive, il territorio di Mottola conserva gli ultimi lembi della grande foresta che sino alla fine dell’Ottocento ricopriva tanta parte della Puglia e della vicina Basilicata ed ospita specie botaniche particolari come il fragno (Quercus Trojana), una delle querce più rare presenti in Italia, oltre ad oasi di profumata macchia mediterranea disseminate fra le numerose gravine e lame – i suggestivi canyon di Puglia – disposte principalmente a sud del centro abitato. Tra le principali vi sono quelle della Forcella, di San Biagio, di Capo Gavito e di Petruscio. E’ a quest’ultima, lunga 4 km,  che spetta il primato della bellezza e della maestosità fra quelle presenti in tutto l’Arco Ionico: situata a sud-est dell’abitato, ha dato riparo all’uomo dal VII al XIV secolo ed offre uno straordinario scenario fatto di grotte scavate a mano e spesso comunicanti fra loro, anche in verticale, a formare veri e propri edifici. Vi compaiono anche chiese rupestri ricche di graffiti ed il tutto è immerso in una natura che riesce ancora a comunicare un profondo senso di armonia e di invito alla meditazione. Alla Gravina di Petruscio riserveremo una delle prossime tappe dell’itinerario mottolese, avendo scelto di iniziare il percorso dal gruppo di chiese ipogee più importanti, collocate fuori dalla sua area.

Chiesa di S. Gregorio

Le Grotte di Dio a Mottola

Puglia - Veduta d'insieme del complesso ipogeo di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec.- Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec.- Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Cristo Pantocrator, chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Cristo Pantocrator, chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Part. del Cristo Pantocrator della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Sacri simboli nella chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec.- Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Part. dell'affresco di Madonna con Bambino e S. Bartolomeo, nella chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec., Mottola (Taranto) - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec.- Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio del soffitto scolpito della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Scorcio della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Dispositivo di rilevamento satellitare della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec., Mottola (Taranto) - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Ingresso della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Part. di pilastro quadrilobato con capitello della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

Le Grotte di Dio a Mottola

Cavità nei pressi della chiesa ipogea di S. Gregorio, XII-XIII sec. - Ph. © Ferruccio Cornicello

All’ingresso di Mottola, 60 km a sud-est di Bari, troviamo ad accoglierci un’insegna con il Cristo Pantocratore, una delle icone principali delle splendide Grotte di Dio che ci apprestiamo a conoscere, testimonianza di  uomini per i quali la vita monastica era lo stato ideale per pervenire alla perfezione spirituale. Ci indica la direzione che occorre seguire per raggiungerle, fuori dall’abitato. Ad accompagnarci in questo primo intenso contatto con l’affascinante territorio mottolese è il dott. Vito Fumarola, Istruttore della Biblioteca Comunale di Mottola,  membro del gruppo Speleologico Alto Salento e direttore della rivista Cultura Ipogea, edita a Martina Franca. Lo incontriamo presso l’Ufficio Turistico Comunale di Mottola gestito dalla cooperativa Terre Nostre, imprescindibile punto di riferimento per chi voglia intraprendere la scoperta del patrimonio ipogeo e naturalistico locale.

Cominciamo il nostro tour dalla immediata periferia del paese, dove – affacciata su un complesso molto esteso di grotte di cui fanno parte anche le due chiesette rupestri della Madonna delle Sette Lampade e della Madonna degli Angelitroviamo la chiesa rupestre seminterrata di San Gregorio, risalente al XII-XIII sec. La nostra guida ci spiega che l’ipogeo, di proprietà privata, è stato reso meglio accessibile in anni recenti con la rimozione di gran parte della terra che ne ostruiva il fronte principale, operazione che ha lasciato emergere alcune sepolture antistanti, fra cui quelle di alcuni bambini,  e anche degli abbeveratoi. L’interno è rischiarato dalla luce che filtra dall’ingresso e da alcuni fori nella pietra conferendo un’aura dorata a quella che subito appare come una struttura di gran pregio architettonico e artistico.  Con impianto a croce greca di tipo basilicale, è divisa in tre navate da pilastri quadrilobati che reggono archi a tutto sesto. Sul fondo è delimitata da tre absidi semicircolari ed è dotata di un corredo pittorico di tre affreschi, il più rilevante dei quali è senza dubbio il Cristo Pantocratore la cui raffigurazione, nella calotta centrale dell’abside, riprende il modello in mosaico del duomo siciliano di Monreale. Gli altri sono un S. Nicola e una Vergine con Bambino e S. Bartolomeo. Notevole la resa plastica dei soffitti a finta travatura lignea e a spiovente, con finta cupola, testimonianza di maestranze particolarmente abili.

Chiesa di San Nicola, la “Cappella Sistina” dell’architettura rupestre

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di S. Nicola a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

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La nostra seconda meta è la chiesa rupestre di San Nicola, anch’essa di proprietà privata ma accessibile, come le altre, su prenotazione. La raggiungiamo procedendo in direzione sud-est per alcuni chilometri fuori dall’abitato, in contrada Casalrotto, zona legata all’omonima masseria presso cui si tenne negli anni ’70 il primo grande convegno di studiosi sulla civiltà rupestre in Puglia (a tal proposito è il caso di precisare che l’espressione civiltà rupestre è un modo improprio per definire una cultura dell’abitare in grotta che ha riguardato moltissime grandi civiltà, e non una in particolare). La chiesa, ubicata lungo la ‘Via tarantina’, un diramazione medievale della celebre via Appia, fu ricollegata al santo di Myra dalla storico francese Charles Diehl che nel 1894 la descrisse per primo. Questo luogo è stato oggetto per secoli della devozione degli abitanti del posto, nonché dei Crociati e dei pellegrini in viaggio per Taranto e Brindisi diretti in Terra Santa. Il percorso per arrivarci è molto suggestivo, fra uliveti e tratti di strada tagliati nella roccia, mentre intorno la campagna già mostra le prime tracce primaverili. Si arriva davanti all’ingresso attraverso una piccola scaletta che affaccia su una lama di grande bellezza, facilmente raggiungibile, nella quale alla vegetazione spontanea di macchia si mescolano esempi di colture domestiche come alberi di agrumi, fichi e melograni.

Sulla facciata esterna della chiesa, è visibile una tomba ad arcosolio, resto di un insediamento funerario medievale che mostra anche tracce di altre tombe. Importante, sempre all’esterno è una lunetta affrescata con una simbolica Crocifissione di Cristo e dei ladroni tramite tre croci latine, due delle quali piccole ed una più grande al centro, risalente alla prima metà del IX secolo, quando nell’Italia Meridionale vi era una forte presenza di vescovi iconoclasti. Questo affresco privo di sembianze di santi o divinità, è collocabile fra le più antiche testimonianze artistiche della Puglia altomedioevale.

L’interno della chiesa, con pianta a croce greca inscritta in un quadrato e le tre navate absidate e il transetto divisi da una iconostasi,  è espressione di un progetto unitario che si inserisce in ambito culturale di chiara derivazione bizantina. Indicativo in tal senso anche il ciclo di affreschi, restaurato nel 1990, per cui la chiesa è giustamente famosa e che evidenzia compiutamente gli svariati influssi teologici ed artistici di matrice orientale e latina, lungo quasi quattro secoli di Medioevo: a una fase più antica è riconducibile l’affresco della Deesis (l’intercessione della Vergine e del Battista nel giorno del Giudizio Universale) collocato nell’abside centrale e fatto risalire alla prima metà del XII sec. Di poco successivo è quello di S. Pietro olosomo (cioè a figura intera), della seconda metà del XII°. Una figura, quella di Pietro, importante per questa zona dove la tradizione lo vuole giunto a evangelizzare le popolazioni fra il 42 e il 45 d.C. nel corso del suo viaggio da Antiochia a Roma. Agli inizi del XIII secolo risale la terza fase del ciclo di affreschi (S. Sabino, Santo benedicente con libro e i dittici della parete destra), mentre altri sono da ricondurre a fasi che arrivano fino al XV secolo.

Nella lunga teoria di figure riconosciamo così, fra gli altri, da santo Stefano a san Giovanni Evangelista, a S. Michele nella duplice versione di guerriero celeste e di alfiere del Cristo con stendardo e globo crucigero, san Giorgio, san Pietro, Papa Leone Magno; e poi ancora le sante Parasceve, Lucia e Pelagia e le immagini delle “Vergini stolte” e delle “savie”. Toccante il raro affresco, d’impronta bizantina ma realizzato nel XIV sec., raffigurante la Vergine con Anapeson, cioè con il Bambino insonne che prevedendo la morte non può addormentarsi, ispirato da un passo della Genesi (XL, 8): la Vergine vi compare con il capo delicatamente inclinato verso il Figlio e con espressione di pietà per la sua sofferenza, mentre su un lembo di stoffa è posato il Bimbo, avvolto in un lieve velo, benedicente con il rotolo stretto nella mano e un grande nimbo crucifero, mentre il volto è quello di un adulto conscio di possedere la Sapienza Divina. Rarissimo spaccato di umanità devota sono poi i graffiti tracciati da qualche pellegrino di passaggio che ai piedi di una delle figure affrescate ha inciso i profili di alcuni animali tipici del bestiario fantastico medievale.

Straordinario, in questa “pinacoteca” transepocale, è poi il caso dell’immagine di S. Nicola che qui ritroviamo in palinsesto, ossia raffigurato su due strati diversi di intonaco risalenti ad epoche diverse ed entrambi leggibili in successione verticale (XI-XIII sec.). E a proposito di san Nicola, in questa chiesa il culto per il vescovo di Myra potrebbe essere anteriore a quello instaurato a Bari, città nella quale le reliquie del santo arrivarono nel 1087, mentre le prime notizie storiche che riguardano la chiesa rupestre di Mottola sembrano risalire al 1081, allorquando Riccardo Senescalco, signore normanno di Mottola, col consenso del locale vescovo Giovanni donò l’ “ecclesia Sancti Nicolai de Lama dicta Ria”, insieme ad una estensione di terra coltivabile ed al diritto di pescare nel fiume Lato, all’Abbazia benedettina della SS. Trinità di Venosa, fondazione monastica molto cara al casato degli Altavilla. Del resto la cosa non ci meraviglia dato che il suo culto risulta attestato in Italia già dal VII sec.

Chiesa di Sant’Angelo

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

Chiesa di Sant'Angelo a Mottola

Ph. © Ferruccio Cornicello

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Sempre in contrada Casalrotto, arriviamo alla chiesa di Sant’Angelo la cui rara peculiarità è di essere formata da sue ipogei sovrapposti. La cripta superiore è a tre navate con absidi rettangolari, mentre, quella inferiore, con diverse tombe sul pavimento, ha le absidi a calotta. Nella chiesa, il cui soffitto intagliato nella pietra riproduce volte a crociera costolonate, sono presenti affreschi eseguiti in fasi successive dall’XI al XIV secolo, oggi purtroppo in uno stato di forte degrado che richiederebbe interventi urgenti finalizzati a salvare il salvabile. Fra i più pregevoli quelli della Deesis, con una insolita versione che vede S. Giacomo al posto del Battista, testimonianza della tendenza ad alterare la tradizione iconografica quando si trattava di inserire santi venerati sul posto. Al piano d’ingresso, ampie tracce di un Cristo in Trono e di altri affreschi con soggetti come la Vergine, S. Agostino d’Ippona, Cherubini, S Martino, S. Vito, S. Paolo e le due rare scene dinamiche di un Battesimo di Cristo e di un Martirio di S. Stefano con i carnefici lapidatori e un’immagine insolita di Paolo (o Saulo) prima della conversione, raffigurato con un curioso turbante in testa mentre assiste accondiscendente al martirio.

Chiesa di Santa Margherita

Vi segnaliamo infine, nella stessa zona,  la chiesa di S. Margherita,  scavata nella roccia di una gravina immersa in una folta macchia mediterranea. Risalente al X-XII sec. ha due navate divise da arcate su pilastri e un’abside rettangolare. Da essa si accede ad una grotta funeraria ipogeica con alcuni altari all’interno. Negli affreschi parietali sono rappresentate due figure della santa dedicataria e alcuni episodi del suo martirio mentre un pannello rappresenta un episodio della vita di San Nicola: il miracolo del maritaggio di tre donzelle ridotte in povertà, che il padre avrebbe avviato alla prostituzione. Vi compaiono infine immagini del’Arcangelo Michele, una numerosa fila di Santi e Vescovi, oltre a una Madonna in trono con bambino, nel ricorrente tema della “Deesis”, e un pannello con il Cristo raffigurato a mezzobusto.

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INFORMAZIONI VISITE:

L’Ufficio Turistico di Mottola (in Viale Jonio) offre la possibilità di effettuare diversi percorsi di visita: Percorso completo, della durata di circa 3 ore, a difficoltà medio-bassa (consigliabili abbiagliamento e scarpe comode) e un ticket che va dai 15 euro pro-capite (nel caso di 1-2 persone) a 5 euro pro-capite nel caso di gruppi di oltre 40 persone. Ingresso gratuito per i bambini fino ai 10 anni | Percorso ridotto, della durata di circa 2 ore, a difficoltà bassa, (abbigliamento e scarpe comode) e un ticket che va dai 10 euro (nel caso di 1-2 persone) ai 4 euro nel caso di gruppi con più di 30 persone. Ingresso gratuito per i bambini fino ai 10 anni. Itinerari proposti: 1) Chiese rupestri di San Gregorio, Sant’Angelo, San Nicola e Santa Margherita; 2) Gravina di Petruscio; 3) Centro storico, Mura ellenistiche, Chiese urbane, ecc.). La prenotazione è obbligatoria. Per info più dettagliate: 099.8867640 – mottolaturismo@libero.it

L’ufficio e’ aperto tutti i giorni (feriali e festivi) dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00. Le visite guidate si effettuano tutti i giorni, feriali e festivi, nelle ore antimeridiane e pomeridiane.

IL LUOGO

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