“Io…Archimede”: un documentario celebra la modernità del geniale scienziato siracusano

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Cosiddetto busto di Archimede, dalla Villa dei Papiri di Ercolano, Museo Archeologico di Napoli

Busto cosiddetto di Archimede, dalla Villa dei Papiri di Ercolano, Museo Archeologico di Napoli

di Redazione FdS

“Archimede ebbe molta più fantasia dello stesso Omero”
Voltaire

Image by Silberwolf | CCBY-SA2.5

La Vite di Archimede o cochlea – Image by Silberwolf | CCBY-SA2.5

Nato in Sicilia, a Siracusa nel 287 a.C. fu matematico, fisico ed inventore passando alla storia come uno dei più grandi scienziati e matematici di tutti i tempi. E’ Archimede, i cui studi e le cui scoperte spaziarono dalla geometria all’idrostatica, dall’ottica alla meccanica. Calcolò la superficie e il volume della sfera e intuì le leggi che regolano il galleggiamento dei corpi. In campo ingegneristico scoprì e sfruttò i principi di funzionamento delle leve e il suo stesso nome è associato a numerose macchine e dispositivi, come ad esempio la “vite di Archimede” (v. animazione a sinistra), uno strumento usato per sollevare un liquido come l’acqua o un materiale granulare come sabbia, ghiaia o solidi frantumati. Quasi mitiche sono le macchine da guerra che egli avrebbe preparato per difendere Siracusa dall’assedio romano, come gli specchi ustori, lamiere concave che riflettevano la luce solare concentrandola sulle imbarcazioni nemiche, incendiandole.

Fra gli aneddoti della sua vita riportati da varie fonti è rimasta celebre nei secoli l’esclamazione héureka! (dal greco εὕρηκα! – ho trovato!) a lui attribuita dopo la scoperta del “principio” che porta il suo nome. La tradizione vuole che si sia formato presso la scuola di Alessandria dove ebbe come maestri i discepoli di Euclide. Misteriosa rimane la sua morte (212 a.C.), che sarebbe avvenuta durante il saccheggio di Siracusa, quando si dice sia stato casualmente ucciso da un soldato romano. Ebbe un metodo di lavoro di estrema modernità basato sulla stretta interazione fra calcolo matematico ed esperienza diretta. A parte le diverse opere andate perdute, numerose e talora ampie sono le testimonianze di suoi lavori pervenuti fino a noi attraverso codici manoscritti, a testimonianza del raggiungimento di uno dei punti massimi dello sviluppo della scienza nell’antichità.

E proprio ad evidenziare quanto la scienza e la modernità debbano alle scoperte e alle intuizioni del genio siracusano di Archimede mira il documentario “Io…Archimede” prodotto da Cinecittà 3, ideato e realizzato dall’autore e regista Vittorio Muscia, che con la troupe è rientrato di recente dagli Stati Uniti dove sono state effettuate riprese e interviste.

Una pagina tipica del Palinsesto di Archimede, X° sec. d.C. - The Walters Art Museum, Baltimora

Una pagina tipica del Palinsesto di Archimede, X° sec. d.C. – The Walters Art Museum, Baltimora

Il racconto inizia dal più importante documento storico relativo al matematico siracusano: si tratta del cosiddetto Palinsesto di Archimede, un manoscritto del X°secolo redatto probabilmente a Costantinopoli, trasferito successivamente a Gerusalemme e contenente copie di suoi trattati fra cui “Sui corpi galleggianti“, lo “Stomachion” e “Il Metodo“. Il prezioso documento è stato venduto il 29 ottobre del 1988 ad un collezionista privato nel corso di un’asta di Christie’s svoltasi a New York. Fra le interviste realizzate in America dalla troupe di Cinecittà 3, vi è proprio quell al battitore del Palinsesto, Francis Wahlgren, oggi direttore della sezione Libri e Manoscritti di Christie’s International. Vittorio Muscia, direttore del documentario, e Francis Wahlgren hanno così ricostruito l’atmosfera, le emozioni e la tensione di quella vendita davvero eccezionale aggiudicata, per oltre due milioni di dollari, ad un anonimo acquirente rimasto nell’ombra.

Da New York la troupe si è poi trasferita a Baltimora, al Walters Art Museum, nei cui laboratori è stato restaurato, per oltre 10 anni, il prezioso manoscritto. Qui sono state realizzate le interviste al team di esperti che ne ha curato il restauro e lo studio: dal professor William Noel, oggi Direttore del Kislak Center e Schoenberg Institute dell’University of Pennsylvania Libraries, ad Abigail Quandt, del Walters Art Museum, da Roger Easton del Carlson Center for Imaging Science del Rochester Institute of Technology a Bill Christens-Barry della Equipose Imaging LLC e Michael B. Toth presidente della R.B. Toth Associates. Oltre al restauro è stato compiuto un lungo lavoro di recupero del testo delle opere archimedee con l’uso di moderne tecniche di rilevazione con i raggi X e la luce di sincrotrone, tecniche che hanno permesso di leggere porzioni di testo prima inaccessibili.

Cosiddetta <em>Tomba di Archimede</em>, Siracusa - Ph. Codas2 | CCBY2.5IT

Cosiddetta Tomba di Archimede, Siracusa – Ph. Codas2 | CCBY2.5IT

Il Palinsesto di Archimede è contenuto all’interno del testo di un libro di preghiere visibilmente scritte dall’alto al basso, mentre il manoscritto originale di argomento scientifico è visibile come un testo più tenue scritto da sinistra a destra (v. foto precedente). Il suo ritrovamento ha dato un notevole contributo alla comprensione del pensiero del grande scienziato siracusano. Nel documento pergamenaceo sono state rintracciate le seguenti opere di Archimede: Equilibrio dei piani, Spirali, La misura del cerchio, Sfera e il cilindro, I corpi galleggianti, Stomachion, Il metodo: mentre il testo greco delle prime quattro opere è trasmesso anche da altri manoscritti, del trattato I corpi galleggianti prima del ritrovamento del palinsesto si aveva solo una traduzione latina, mentre Il metodo era del tutto sconosciuto e dello Stomachion si aveva solo un frammento in traduzione araba. La storia di questo manoscritto, del quale si parlerà nel documentario di Muscia, è ricostruita anche nel libro di Reviel Netz e William Noel, Il codice perduto di Archimede. La storia di un libro ritrovato e dei suoi segreti matematiciedito da Rizzoli nel 2007.

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