In Sardegna il torchio da vino più antico del Mediterraneo

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Torchio nuragico ritrovato a Monastir presso il Monte Zara (Sud Sardegna)

Torchio nuragico ritrovato a Monastir presso il Monte Zara (Sud Sardegna), IX sec. a.C.

di Marzio Luras

Una vasca e una grande coppa a fusto cilindrico di marna calcare-arenacea testimonia quanto siano remote in Sardegna la conoscenza vitivinicola e l’arte di vinificare. E’ il torchio nuragico di Monastir (Sud Sardegna) ritrovato nel 1993 durante la campagna di scavi condotta ai piedi del Monte Zara (il costone calcareo che sovrasta Monastir) dall’archeologo Giovanni Ugas; una campagna che si rivelò straordinariamente fruttuosa se si considera che in una delle capanne del villaggio nuragico oggetto dell’indagine emersero una macina da grano, una specie di forno per il pane ed il torchio per il vino, oltre a pezzi di ceramica con cospicue tracce di olio, testimonianze di un’attività agroalimentare molto sviluppata per un insediamento della Ia Età del ferro, ossia di nove secoli prima di Cristo. Quel torchio, in particolare, è diventato un oggetto rappresentativo del passato di Monastir, tanto che il suo simbolo stilizzato è stato inserito nello stemma comunale.

Analisi dei residui organici sul torchio di Monastir (Sud Sardegna)

Analisi dei residui organici sul torchio di Monastir (Sud Sardegna), IX sec. a.C.

Proprio per parlare della storia millenaria che la produzione della vite e del vino vanta in Sardegna, il 9 dicembre 2016 nell’aula consiliare del comune di Monastir si terrà l’incontro “La vite e il vino in Sardegna: una storia millenaria”. Nell’occasione saranno presentati i risultati delle scoperte effettuate dall’equipe archeobotanica del Centro Conservazione Biodiversità (CCB) in collaborazione con i ricercatori di Chimica degli alimenti del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari. Le analisi hanno interessato i residui organici contenuti proprio all’interno del torchio nuragico ritrovato da Ugas che, sulla base della letteratura esistente risulta essere la pressa per la vinificazione più antica rinvenuta nell’area mediterranea. Le analisi chimiche dei residui organici hanno infatti confermato le ipotesi avanzate dall’archeologo scopritore che per primo ipotizzò un suo utilizzo per la spremitura dell’uva in epoca nuragica.

Analisi dei residui organici sul torchio nuragico di Monastir (Sud Sardegna), XIX sec. a.C.

Analisi dei residui organici sul torchio nuragico di Monastir (Sud Sardegna), IX sec. a.C.

All’incontro interverranno anche l’archeologa Cinzia Loi, che presenterà le antiche metodologie di produzione del vino in Sardegna, a seguire Onofrio Graviano dell’agenzia Agris che parlerà della caratterizzazione enologica, chimica e sensoriale dei vitigni autoctoni della Sardegna. A conclusione Guy d’Hallewin, direttore del ISPA CNR di Sassari, presenterà i recenti studi realizzati sulle proprietà nutraceutiche della vite.

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