Il sepolcro del normanno Ruggero I° d’Altavilla, custodito a Napoli, potrebbe presto rientrare in Calabria

Il sarcofago romano del III sec. d.C. utilizzato come sepolcro per Ruggero I d'Altavilla - Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Il sarcofago romano del III sec. d.C. utilizzato come sepolcro per Ruggero I d’Altavilla – Museo Archeologico Nazionale, Napoli  – Ph. Sailko | CCBY3.0

di Redazione FdS

Nell’ambito del progetto di riordino del quadro museale statale che prevede un sistema di venti musei dotati di autonomia e una rete di 17 poli regionali, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini ha annunciato, in una recente intervista al Corriere della Sera, l’intenzione di mobilitare molte delle opere oggi giacenti nei depositi di grandi musei nazionali per riportarle nei luoghi di origine. Fra queste anche il sarcofago di Ruggero I d’Altavilla, il Gran Conte normanno che insieme al fratello Roberto il Guiscardo dominò per anni su gran parte del Sud Italia sottratto ai Bizantini e riconquistò la Sicilia togliendola agli Arabi. Da anni questo prezioso monumento storico  – proveniente dalla cittadina calabrese di Mileto (Vibo Valentia), dove Ruggero ebbe il fulcro del suo regno – giace sotto il portico del pianterreno del Museo Archeologico di Napoli, inspiegabilmente senza neppure un’etichetta che lo identifichi a beneficio dei visitatori, e dal 1991 (data di istituzione del Museo Statale di Mileto) è oggetto di richieste di restituzione, finora senza seguito, da parte del Comune di Mileto e della Curia Vescovile.

Con l’iniziativa di Franceschini sembra ora aprirsi la possibilità di un ritorno. Riportare le opere ai loro luoghi di origine è un modo – ha detto il ministro – “per offrire ai visitatori italiani e stranieri, una offerta integrata su tutto il territorio nazionale e non solo nelle città attraversate da immensi flussi turistici. Si vive il paradosso per cui città come Roma, Venezia e Firenze hanno centri storici e musei ormai al limite delle loro capacità di accoglienza e capienza…mentre il resto d’Italia rischia di rimanere tagliato fuori dal circuito turistico”. Da qui l’idea di “ricollocare pezzi d’arte nei loro luoghi d’origine, con una “ri-contestualizzazione” nei territori, iniziando dalla ricollocazione di parte delle opere che riempiono i depositi dei grandi musei italiani”.

RUGGERO I° D’ALTAVILLA E LO SPLENDORE PERDUTO DI MILETO

«Era un giovane assai bello, di alta statura e di proporzioni eleganti, pronto di parola, saggio nel consiglio, lungimirante nel trattare gli affari. Conservò sempre il carattere amichevole e allegro. Era inoltre dotato di grande forza fisica e di gran coraggio nei combattimenti. E in virtù di questi pregi, si guadagnò in breve il favore di tutti»
Goffredo Malaterra, XI sec.

I normanni Ruggero I e suo fratello Roberto il Guiscardo ricevono le chiavi della città di Palermo dagli Arabi, affresco, 1830, Palazzo dei Normanni, Palermo

I normanni Ruggero I e suo fratello Roberto il Guiscardo ricevono le chiavi della città di Palermo dagli Arabi, affresco, 1830, Palazzo dei Normanni, Palermo

Nell’attesa di vedere l’esito della annunciata iniziativa ministeriale che sicuramente potrebbe incrementare le attrattive di molti luoghi oggi neppure sfiorati dal turismo, andiamo a ricostruire le vicende di un personaggio, di un monumento e di un luogo, Mileto, la cui importanza storica in tanti neppure sospettano.

Ruggero fu l’ultimogenito del normanno Tancredi, capostipite del nobile casato francese degli Hauteville (Altavilla). A metà dell’XI secolo raggiunse in Italia il fratello Roberto il Guiscardo, duca di Puglia e di Calabria, a fianco del quale combattè per la conquista del Sud, allora per gran parte sotto il dominio bizantino, e nel 1059 ottenne il castello di Mileto (in Calabria) dove stabilì la sua residenza e la sua corte. Fu qui che nel Natale del 1061 sposò Giuditta d’Evreux. Nel 1062 dal fratello Roberto ottenne l’assegnazione di parte della Calabria presa ai Bizantini. I due fratelli si lanciarono quindi alla conquista di Reggio, caduta dopo un lungo e difficoltoso assedio, al quale seguì la presa di Scilla, una cittadella fortificata in cui avevano trovato rifugio le guarnigioni reggine. A questo punto la strada verso la Sicilia era ormai spianata.

Dalla Calabria, infatti i due pianificarono la conquista della Sicilia, allora in mano agli Arabi. Presa Palermo, Ruggero assunse il titolo di Gran Conte di Calabria e di Sicilia, come vassallo del fratello Roberto. Nel 1081 chiese ed ottenne da Papa Gregorio VII la fondazione della diocesi di Mileto. Alla morte di Roberto il Guiscardo, avvenuta nel 1085, diventò il vero sovrano del regno normanno. Fu lui a donare a Brunone di Colonia i terreni dove il santo fondò nel 1091 la Certosa di S. Stefano del Bosco (a Serra San Bruno, in Calabria). Nel 1098 ottenne da Papa Urbano II l’Apostolica legatia cioè il potere di nominare vescovi. Curò con attenzione i rapporti politici e commerciali con l’estero, soprattutto con i paesi africani e con le potenze che agivano nel Mediterraneo. Della sua politica beneficiò il figlio Ruggero II (nato dal matrimonio con Adelaide del Vasto, terza moglie) che riuscì a ingrandire e a consolidare il regno ereditato dal padre.

Ruggero morì settantenne il 22 giugno del 1101 a Mileto e fu sepolto nell’Abbazia della SS. Trinità ove fu tumulata anche la seconda moglie Eremburga di Mortain, il cui sepolcro è in parte visibile dal 1998 nel Museo Statale di Mileto (il resto è anch’esso in possesso del Museo di Napoli e potrebbe rientrare in Calabria insieme al sarcofago di Ruggero). Fonti d’archivio del ‘600 parlano addirittura della presenza in Abbazia di un terzo sarcofago (pilae more romano, cioè in forma di altare romano) che pare abbia accolto la salma di un figlio morto prima del padre, ma già dalla seconda metà del XVII sec. non se ne seppe più nulla.

Durante il regno di Ruggero I°, Mileto fu uno dei centri più importanti non solo della Calabria ma dell’intera Europa, però del suo fulgido passato medievale – a causa di devastanti terremoti – oggi si conservano solo i resti di una Cattedrale, fondata nel 1081, e quelli dell’Abbazia benedettina della SS. Trinità dove il sovrano volle essere sepolto. Se si escludono pochi scavi molto circoscritti (i più recenti sono stati condotti dall’archeologo Francesco Cuteri), la città normanna e la precedente città bizantina offrono ancora ampie possibilità di indagine e di studio.

IL SARCOFAGO

Immagine frontale del sarcofago di Ruggero I° d'Altavilla, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Immagine frontale del sarcofago di Ruggero I° d’Altavilla, Museo Archeologico Nazionale di Napoli – Ph. Sailko | CCBY3.0

Il sarcofago che custodì le spoglie di Ruggero I° e che oggi si conserva presso il Museo Archeologico di Napoli è probabile provenisse da Roma o Ostia (come molti sarcofagi antichi poi riutilizzati in diverse città italiane), ma non è escluso che possa essere stato costruito in Campania. Anche nei pressi di Mileto vi erano ”giacimenti” archeologici, come quello della greca Hipponion, ma i materiali ivi rinvenuti al tempo di Ruggero (colonne, capitelli, sculture) si ritiene siano stati utilizzati soprattutto per abbellire l’Abbazia e la Cattedrale normanne di Mileto.

Il manufatto è in marmo bianco inciso con scanalature a forma di onde disposte in senso verticale. E’ lungo metri 2.40, largo cm. 92 ed alto metri 1.91, decorato su tre lati, mentre il quarto lato poggiava in origine al muro della navata destra della Chiesa abbaziale della SS. Trinità di Mileto. Sul pannello centrale compare scolpita una porta a due battenti, con il battente destro socchiuso a simboleggiare il passaggio del defunto nel mondo dei morti.

Simbolo della croce greca scolpito sul sarcofago di Ruggero I° d'Altavilla, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Simbolo della croce greca scolpito sul sarcofago di Ruggero I° d’Altavilla, Museo Archeologico Nazionale di Napoli – Ph. Sailko | CCBY3.0

Alcun elementi decorativi, come la sella curule e le corone di alloro scolpite su entrambi i lati del sarcofago, fanno ritenere che esso possa essere appartenuto ad un magistrato. Presenta un coperchio a foggia di tetto di casa, con alle estremità due busti, oggi acefali, di un uomo e di una donna ( forse l’antico proprietario e sua moglie). Si suppone che in origine i lati del coperchio possano essere stati ornati dai volti di due Gorgoni con capelli serpentini ma che all’epoca di Ruggero questi siano stati sostituiti dal simbolo cristiano della croce greca. Lo scalpellino che probabilmente operò tali modifiche, ha lasciato la sua ”firma” sul sepolcro: Petrus Oderisius (che una iscrizione, riportata dall’Abate Pacichelli nel 1690, afferma essere un marmoraro romano del XII sec.).

In uno studio pubblicato nel 1983 dalla storica dell’arte Lucia Faedo si afferma che questo sarcofago d’epoca pagana, nel riutilizzo fattone per il Gran Conte Ruggero, fosse stato inserito in una struttura monumentale più complessa affine a quella di Palermo dove 149 anni dopo fu sepolto l’imperatore Federico II di Svevia (discendente dagli Altavilla per parte materna), il cui sarcofago è notoriamente collocato sotto un baldacchino sorretto da colonne in porfido (d’un colore purpureo di chiara connotazione regale). Un tipo di copertura che richiamava i cibori degli altari, proprio a voler sottolineare la sacralità della tomba. Ebbene, la Faedo ritiene che la tomba completa di Ruggero fosse formata dal sarcofago romano, posto su un basamento di marmo e sormontato da un baldacchino sorretto, presumibilmente, da colonne in porfido. Indizi di questa ricostruzione sarebbero ricavabili da un pezzo di architrave in porfido, oggi conservato in Calabria come gradino d’altare in una chiesa di Nicotera, dove sarebbe giunto già dopo il terremoto del 1659, quando marmi e altre pregevoli cose della Chiesa della Trinità finirono dispersi o venduti. L’architrave risulta decorato da tre maschere col volto umano del tutto simili a quelle scolpite sul baldacchino della tomba di Federico II a Palermo.

Certo è che dopo la collocazione del mausoleo nella imponente Abbazia della SS. Trinità di Mileto, finì col seguirne l’amaro destino. Infatti a causa del disastroso terremoto del 1783 la chiesa crollò e il sarcofago rimase per anni sotto le macerie prima di essere recuperato nel 1813 e custodito nella nuova Mileto. Nel 1846 i Borboni ne disposero il trasferimento a Napoli, dove oggi si trova e da dove finalmente potrebbe far ritorno a Mileto, città che il Gran Conte amò così tanto da sceglierla come luogo del suo riposo eterno.

 

 

2 commenti

  1. Sarebbe ora, torna a casa…è a Mileto che deve stare

  2. L’iniziativa del Ministro Franceschini è ammirevole e rende giustizia a tante località italiane che sono state private di preziosi reperti provenienti da zone archeologiche e insediamenti a volte scomparsi, fino al punto da far dimenticare agli abitanti le origini del loro territorio e le civiltà che su di esso si erano insediate. Comunque bisogna riconoscere l’importante l’opera di conservazione dei reperti attuata dalle istituzioni che le possiedono perché in molti casi ha evitato che fossero depredate o distrutte. Il contenzioso tra le amministrazioni comunali e i grandi musei dovrebbe cessare anche perché la normativa vigente consente al Ministro di restituire le opere d’arte e i reperti alle località d’origine ove queste siano in grado di custodirle, come nel nostro caso può essere fatto trasferendo il sarcofago del Gran Conte Ruggero nel Museo statale di Mileto.

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