Parco della Biodiversità Mediterranea. Il cuore verde di Catanzaro: felice connubio di arte e natura

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Calabria - Seven Times, opera di Antony Gormley (2006), Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro - Ph. Mikuzz | CCBY2.0

Calabria – Seven Times, opera di Antony Gormley (2006), Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro- Ph. Mikuzz | CCBY2.0

di Alessandra Scriva

Un bellissimo giorno di Maggio mi trovavo a Catanzaro nel cuore del versante ionico della Calabria inurbata, la terra del mio caro amico Davide Morello. Quel pomeriggio primaverile era così invitante che io e Davide decidemmo di renderlo ancora più entusiasmante e colorato con una passeggiata tra natura e cultura nel cittadino “Parco della Biodiversità Mediterranea”. Avevo sentito parlare di quest’oasi incontaminata, di questo luogo amenissimo di cui tutti i catanzaresi vanno orgogliosi, ma non avrei mai potuto immaginare cosa avrei visto di lì a poco.

Varcato il cancello d’ingresso del Parco mi ritrovai in quella che Fulco Pratesi chiamò “isola di arte e di verde”, in quel luogo baciato da un piacevole sole primaverile, che lo scrittore e fotografo Francesco Bevilacqua, elogiandolo, definì un esempio di vera e propria “pedagogia della bellezza”. Inoltratami in quella sconfinata distesa verde, compresi immediatamente cosa intendessero dire, e presto anche per me quel luogo di pace e tranquillità divenne il posto più felice e più bello di quella città.

I tanti narratori e saggisti dell’Ottocento, come l’inglese George Robert Gissing o l’italiana Caterina Pigorini Beri, viaggiatori negli anni del celebre Gran Tour, avevano descritto nei loro diari questo paesaggio catanzarese alla fine di quell’epoca. “Feci il giro della piccola città - scrive Gissing di Catanzaro – e trovai che dappertutto essa sovrasta una discesa ripida, spesso a picco, tranne un punto, dove un istmo la unisce ai monti retrostanti. In certi punti il muro di cinta corre proprio sull’orlo di un precipizio e molte case ‘pazzarelle’ che lo sovrastano sembrano pronte a cascar giù nell’abisso. Le vedute sono magnifiche, sia che uno spinga lo sguardo nella valle fino alla costa alberata, sia in direzione opposta, verso le grandi alture che in questo, che è il punto più stretto della Calabria, separano lo Ionio dal Tirreno […]”. La valle della Fiumarella – in cui è situato il Parco – è quindi ricordata come un luogo variopinto e incantato, inondato da colori delicati, capace di offrire allo sguardo straniero un’estasi di appagamento totale per la sua natura d’incontaminata bellezza.

Il suolo del Parco era stato acquistato alla fine dell’800 dalla Scuola Agraria locale, ma il fondo, con la progressiva spoliazione dell’azienda, si era impoverito e fu abbandonato. Quella terra suggestiva ben presto si trasformò in un dolce ricordo scritto in una pagina ingiallita di diario, e quel consiglio profetico di Edward Lear e Norman Douglas, che invitavano i loro lettori a visitarla alla svelta, prima che tutto fosse perduto, sembrava ormai avverarsi. Appariva infatti agli occhi di tutti come un’area prossima alla cementificazione, una distesa brulla e triste, punteggiata da una monotona, fittissima e incontrollata flora selvaggia. Tra una vegetazione desolata e antichissimi e negletti ulivi, non si scorgeva altro che immondizia, un bivacco di cani randagi, figli adottivi di quella terra agra e dimenticata da secoli.

Calabria - Cast Glances, opera di Tony Cragg. Sullo sfondo l'edificio del Museo Storico Militare, Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro

Calabria – Cast Glances, opera di Tony Cragg. Sullo sfondo l’edificio del Museo Storico Militare, Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro

Ma ormai da ben quattordici anni, i 63 ettari di superficie, grazie allo stupefacente lavoro dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, sono stati esemplarmente bonificati e riqualificati, e finalmente restituiti alla comunità, divenendo di nuovo un luogo rasserenante e aprico. Oggi, il “Parco della Biodiversità Mediterranea” è infatti il simbolo più amato di Catanzaro, che si vanta non solo di godere di uno sconfinato e ridente polmone benefico, di uno spazio multi-tematico, ma anche di essere una delle città più verdi d’Italia. Prova di ciò è di fatto il riconoscimento del Premio Nazionale “La Città per il verde 2011”, conferito proprio al Parco della Biodiversità Mediterranea e, in particolare, “per la pregevole varietà di progetti realizzati al fine di conservare non solo la natura, ma anche la storia dei luoghi.”

Il Parco vanta prerogative di grande rilievo, come un patrimonio di circa 50 mila esemplari di piante che, solo per il giardino botanico all’italiana, si traducono nella presenza di 20 mila specie di piante da siepi e tappezzanti, duemila d’alto fusto, duecento specie arboree e cento acquatiche. Senza tralasciare l’area boschiva della Valle dei Mulini che, con i suoi tre sentieri fra 48 ettari di foreste mediterranee e torrenti, è la parte più strettamente naturalistica del Parco. Ma anche la fauna è particolarmente ricca: tra le diverse specie presenti si annoverano gufi reali, vari esemplari di pappagalli, aquile, gru coronate, un grifone del Pollino, esemplari di falco lanario e numerose altre specie di interesse ornitologico, oltre ai cervi e ai daini della Valle dei Mulini.

Ebbene, questo prova che, dopo decenni di incuria è finalmente risorto il genius loci, è riemersa la storia ancestrale di questi luoghi dimentichi, racchiusa per lungo tempo negli anfratti tellurici dei suoi terreni sigillati nella secca morsa della calura e della miopia degli abitanti.

Il Parco, dunque, è un eminente insieme eterogeneo ma armonico di beni ambientali, culturali e sociali, grazie al quale si è riuscita a recuperare e a rinsaldare l’esperienza identitaria di riscoperta del territorio da parte della stessa popolazione.

Il Parco della Biodiversità è non solo uno spazio da ammirare pienamente a livello naturale e paesaggistico, ma anche uno spazio emozionale, dinamico, una grande macchina comunicativa,“autentica arena sociale” che fa nascere pure ai meno curiosi il continuo desiderio di esplorarlo, conoscerlo e viverlo. Senza soluzioni di continuità si passa da una rigogliosa macchia mediterranea, ricca di flora e fauna, ad ambienti ludici, alla dimensione artistico-culturale, inaspettata e coinvolgente.

Un luogo-esempio d’integrazione davvero rara, che si trasmuta in una continua metamorfosi con piante e alberi sempre nuovi, con servizi e iniziative che lo mantengono vivo e vitale, e che al tempo stesso ne assicurano un rinnovato interesse anche da parte dei frequentatori più assidui.

La biodiversità mediterranea pertanto si esplica e si realizza, in tutta la sua composita e lussureggiante bellezza, in dense suggestioni visive, dai suoi labirinti vegetali ai pergolati di glicine e rose, offrendo così benefici umorali, ambientali e socioculturali adatti a ogni età. Il Parco è difatti ricettacolo confortevole che accontenta tutti i gusti.

Calabria - I Testimoni, Mimmo Paladino, Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro

Calabria – I Testimoni, Mimmo Paladino, Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro

Per gli amanti dell’arte, è un’efficace proiezione quotidiana di diverse esperienze estetiche. Arricchiscono e valorizzano il Parco, popolando open air i suoi prati, 19 installazioni permanenti di noti artisti di fama internazionale: Tony Cragg (Cast Glances), Jan Fabre (De Man de Wolken Meet), Mimmo Paladino (I Testimoni), Anthony Gormely (Seven Times), Stephan Balkenhol (Man Und Tanzerin), Wim Delvoye (Concrete Mixer), Marc Quinn (Totem), Dennis Oppenheim (Electric Kisses), Michelangelo Pistoletto (I Temp[l]i cambiano- Terzo Paradiso). Le tecniche e le modalità di esecuzione sono varie e sfaccettate, rendendo le rappresentazioni tra loro originalissime e pregevoli. Le opere divengono massima espressione di contemplazione e, come dice Bevilacqua, hanno il potere insieme all’ambiente circostante, che pienamente interagisce con loro, di comunicare una forza di contaminazione dirompente che non si può facilmente immaginare.

Calabria - Seven Times, opera di Antony Gormley (2006), Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro - Ph. Antony Gormley website

Calabria – Seven Times, opera di Antony Gormley (2006), Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro – Ph. Antony Gormley website

Per gli amanti della storia locale e della Calabria, all’interno del Parco, custode di vicende poco note o volutamente dimenticate, vi è il Museo Storico Militare (MuSMI). Un vero contenitore di memorie guerresche, in cui vi sono preziosamente conservati cimeli di un passato lontano fino alla Seconda Guerra Mondiale. Tra le sale dell’edificio a due piani del Museo, fanno sfoggio di sè rutilanti armature e divise settecentesche di ussari e voltigeurs francesi, armi appartenenti alla storia risorgimentale, impugnate dai quei calabresi che in prima linea erano pronti a sfidare per l’Unità d’Italia l’orrida lama della ghigliottina.

Calabria - Scorcio del Museo Storico MIlitare, Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro

Calabria – Scorcio del Museo Storico MIlitare, Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro

Per gli amanti degli animali, situato in una zona riparata del Parco, c’è il Centro di Recupero Animali Selvatici (C.R.A.S.), struttura unica nella provincia di Catanzaro e una delle pochissime nella regione. Si tratta di un centro preposto all’accoglienza di tutti gli animali in difficoltà, trasportati direttamente da chi li soccorre o ritirati, dietro segnalazione, dalla stessa clinica, dalla Polizia Provinciale o dalla Guardia Forestale. Il C.R.A.S. è un vero ambulatorio veterinario, che si preoccupa anche di reinserire gli animali nel loro habitat naturale. Fino al momento del rilascio in libertà si possono, ad esempio, scorgere in apposite voliere i rapaci salvati con l’aiuto del Centro.

Inoltre, i bambini possono dilettarsi in diverse attività: scovare nel laghetto le tartarughe palustri, i pavoni, le anatre, i cigni, riconoscere gli uccelli domestici e quelli selvatici come il germano reale, i gufi, le poiane, i falchi, i nibbi. Avvistare nella “Città degli Scoiattoli” questi piccoli e simpatici roditori tipici delle selve aspromontane e silane, visitare il recinto dei daini, mammiferi provenienti dall’Asia ed estinti da secoli in Italia.

Nel giugno 2009 è stato anche inaugurato un grande e attrezzato Centro Ippico immerso nelle verdeggianti distese prative della Valle dei Mulini. Diversi concorsi ed eventi si sono succeduti nel corso degli anni, ricordando fra tutti il Concorso Ippico Nazionale a sei stelle di salto ad ostacoli “Provincia di Catanzaro”, inserito nel calendario ufficiale, tra i concorsi nazionali di maggior livello tecnico e riconosciuto dalla Federazione italiana Sport Equestri. L’evento, a cui hanno aderito moltissimi campioni, ha posto in quell’occasione Catanzaro al centro della scena equestre nazionale richiamando tantissimi appassionati.

Per l’ampiezza degli spazi e la salubrità dell’ambiente gli amanti dello sport hanno pane per i loro denti, ogni loro aspettativa infatti è decisamente soddisfatta. Il Parco si presta per l’appunto a un’attività sportiva polivalente, ad esempio per coloro i quali piace fare jogging e mountain bike sono stati predisposti sentieri diversi per pendenza e grado di difficoltà, con percorsi podistici e ciclabili lunghi 1400 metri. Per quelli a cui piace lo sport di squadra sono stati resi disponibili mini campi di pallavolo, calcetto, basket, bocce e tavoli da ping-pong, e 2100 mq di area per lo skating con le apposite rampe. Per coloro ai quali piace invece un’attività più rilassante non mancano tavoli da gioco con scacchiere incorporate.

Chi è un appassionato escursionista, come il già citato Francesco Bevilacqua, può dare sfogo alla propria passione con bellissime passeggiate. Lui stesso ricorda come percorrendo la parte più impervia dei sentieri, si possa scendere rapidamente verso la Fiumarella, tra macchie di lentisco e fillirea, tra grandi pini domestici e annose sughere, tra i segni delle antiche miniere di barite e pittoresche vedute sulle gole fluviali.

Chi invece è amante della rigogliosa biodiversità del forteto, si perderà estasiato tra: pioppi, cipressi, castagni, mirti, sambuchi, carpini, frassini, querce, ontani, roverelle, lecci, ornielli, lentischi, allori, corbezzoli, eriche, ulivi, ginestre, oleandri, salici e tigli. E accanto a queste espressioni autoctone vivono in sintonia quelle dal sapore esotico, le cosiddette piante migranti: eucalipti australiani, fichi d’india, agavi messicani, robinie americane, cedri dell’atlante e ailanti cinesi. E timidi e delicati, protette dalle altezze di questi arbusti, si vedranno fiorire mammole, ciclamini, valeriane e tanti altri fiori, che a secondo delle stagioni dipingono il prato in ombra di fulgidi e vivaci colori.

Gli organizzatori di questa grande macchina sociale non hanno dimenticato gli amanti della musica e dello spettacolo. Esibizioni serali nella cavea dell’anfiteatro arricchiscono ogni anno il lungo repertorio di eventi culturali, curati da enti e associazioni. Da anni, inoltre, il Parco ospita la Rassegna Internazionale di Musica “Settembre al Parco”, in cui si sono esibiti tra i profumi estivi numerosi jazzisti conosciuti in tutto il mondo.

La dimensione creativa dell’area si completa con i servizi di ristorazione e con l’accesso gratuito a Internet da qualunque punto tramite connessione Wi-Fi, e per rendere il Parco più facilmente raggiungibile è stato attivato un servizio gratuito di navetta.

Dunque, una grande ricchezza e soprattutto una scoperta per chi non è un abitante del luogo, che indubbiamente valorizza e rende viva la città di Catanzaro. Ed è efficacissimo, a questo punto, ricordare, le grandi menti del Sud attraverso il filosofo Franco Cassano che interiorizzando il nobile “pensiero meridiano” che fu di Bernardino Telesio, Giordano Bruno e Tommaso Campanella, chiarisce che l’identità culturale ed estetica della città si salva solo educando lo sguardo alla bellezza e alla consapevolezza:

“Si può trovare dove la bellezza torna ad essere un premio per chi l’ha cercata a lungo e non un diritto di tutti per cui basta pagare […]. La chiave sta nel ri-guardare i luoghi (riconoscerli, salvaguardarli e tutelarli), nel duplice senso di aver riguardo per loro e nel tornare a guardarli.”

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

* Ringrazio Sharon Samà per il bellissimo reportage fotografico allegato a questo articolo

Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro
Via Vinicio Cortese 1
Ingresso al Parco: gratuito
Orario estivo dalle ore 7.00 alle ore 1,30
Orario invernale dalle 7.00 alle ore 24.00
Visita virtuale al Parco
www.parco.provincia.catanzaro.it

IL LUOGO
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Un commento

  1. Tutto vero quello che dici. Manca solo un piccolo particolare alla ricostruzione che fai. L’area era si destinata ad edilizia convenzionata e a casa dello studente come cavallo di troia per una edificazione generalizzata, ma un piccolo gruppo di persone decise che la città avrebbe dovuto esprimersi su questa destinazione. E presentò una petizione alla valutazione e approvazione dei catanzaresi. Il successo fu esaltante, le proposte contro l’edificazione speculativa si susseguirono incalzanti e culminarono in un progetto di PARCOURBANOPERTUTTI che fu regalato alla città. La volontà politica imperante che aveva votato a favore della casa dello studente fu sconfitta e solo dopo si decisero le magnifiche sorti dell’area che tanto orgoglio ha portato ai soggetti politici che oggi si vantano di aver realizzato il parco che ti meraviglia. …

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