Il bergamotto di Calabria seduce Christian Dior. La celebre maison lo racconta in un video

La raccolta del bergamotto - Ph. CristianDiorTV

La raccolta del bergamotto in Calabria – Ph. DiorTV | Video a fondo pagina

di Kasia Burney Gargiulo

Le sue origini sono avvolte nel mistero, il suo nome evoca atmosfere d’Oriente (pare derivi dal turco Beg armudi, ossia ‘pero del Signore’) ma la sua produzione migliore ha sede nel cuore  del Mediterraneo, lungo un tratto di fascia costiera della provincia di Reggio Calabria caratterizzato da uno speciale microclima. Parliamo del bergamotto (Citrus bergamia), l’agrume – probabile incrocio fra arancio amaro e limone – che da secoli cresce sull’estrema punta della Penisola italiana, in un’area di appena 120 km limitata alla fascia jonica del Reggino, e che da sempre è oggetto di interesse da parte di botanici, gastronomi e raffinati creatori di profumi. Ed è proprio quello della profumeria il settore trainante di una produzione agricola unica al mondo, tra le pochissime a poter guardare con un certo ottimismo al futuro. Quasi la totalità dell’essenza di bergamotto calabrese è destinato all’export, finendo per lo più proprio nella produzione profumiera e cosmetica di Paesi come Francia, Nord America, Australia, India, Cina, Giappone.

Tavola botanica dedicata al bergamotto, da Atlas du Traité historique des plantes qui croissent dans la Lorraine & les trois Evêchés. Par P. J. Buc'hoz (1762-1770)

Tavola botanica dedicata al bergamotto, da Atlas du Traité historique des plantes qui croissent dans la Lorraine & les trois Evêchés. Par P. J. Buc’hoz (1762-1770)

Quello del bergamotto calabrese con i profumi è un rapporto di vecchia data, considerato che la sua essenza è alla base di quell’Aqua Admirabilis realizzata agli inizi del ‘700 e all’origine dell’essenza profumata meglio nota come “Acqua di Colonia”; un rapporto che ha continuato a persistere nel tempo sebbene il mercato di questo agrume unico sia stato minacciato dalla comparsa di componenti olfattive di sintesi, peraltro inidonee a rimpiazzare del tutto l’uso dell’essenza fresca, almeno se si resta nella sfera delle eccellenze. Lo dimostra la scelta di alcune griffe internazionali della moda e dei cosmetici – come Chanel, Guerlain, Dior –  che nel bergamotto di Calabria hanno uno degli elementi imprescindibili della loro profumeria. Una di esse, la celebre Christian Dior, ha deciso di raccontare questa sua scelta in un breve documentario, un video-racconto di meno di tre minuti, che fa parte della serie “La Quête d’Essences” (Alla ricerca delle essenze), uno storytelling che arriva dall’estero a ricordarci uno di quei ”tesori” che spesso l’Italia dimentica di avere.

Nella ricerca delle migliori materie prime per realizzare i suoi profumi – dalla Rosa di Maggio di Grasse, al Gelsomino dell’India, al Bergamotto di Calabria – Dior è dunque approdato da tempo sull’estrema punta dello Stivale tramite François Demachy, Parfumeur Créateur della celebre maison parigina, alla quale è riservato in esclusiva il raccolto di migliaia di piante di bergamotto coltivate con metodi biologici in un territorio compreso fra il Mar Jonio e l’Aspromonte. In una tenuta di Reggio Calabria, gestita dalla stessa famiglia da più generazioni (esiste dal 1880), si produce infatti un Bergamotto San Carlo i cui frutti vengono personalmente scelti da Demachy per le sue creazioni. Nel video lo sguardo dell’esperto – collaboratore storico anche di altre celebri case come Chanel, Tiffany e Fendi – si allarga a mostrare atmosfere e colori del contesto in cui si produce il prezioso agrume, rievocando i tratti di una tradizione plurisecolare in cui l’elemento della manualità conserva un ruolo di primo piano.

Coltivazione e lavorazione del bergamotto a San Carlo a Reggio Calabria - Ph. DiorTV

Coltivazione e lavorazione del bergamotto a Reggio Calabria – Ph. DiorTV

Ad essere posto in risalto è innanzitutto il forte legame di questo frutto con il territorio, indicandone il circoscritto areale di coltivazione nel Reggino, per poi restringere il campo intorno a San Carlo di Condofuri, piccolo borgo sulla fiumara Amendolea, considerato il cuore della coltivazione del bergamotto. Vediamo François Demachy aggirarsi fra gli agrumeti, visitare gli impianti per la lavorazione del bergamotto, rimarcando il valore della materia prima e la funzione di un controllo ferreo sulla qualità indispensabile a garantire l’eccellenza al fruitore finale. Insieme a lui c’è Gianfranco Capua, CEO dell’omonima azienda con la quale Dior vanta in Calabria l’esclusiva, a sottolineare l’esigenza di un rapporto diretto con i produttori, garanti principali della materia prima, l’intesa con i quali ha favorito la coltivazione di una qualità di frutto esclusiva e biologica, il Bergamotto San Carlo, lavorato con sistemi artigianali.

Bergamotti di Calabria - Ph. DiorTV

Bergamotti di Calabria – Ph. DiorTV

Quello di Dior è un esempio, semplice e al tempo stesso straordinario, di marketing aziendale realizzato mostrando tutti gli elementi di autenticità di un prodotto fortemente legato a un territorio e non agli scaffali di una profumeria. Un esempio di come raccontare l’eccellenza senza artificiose mediazioni, lasciando cioè che a parlare siano i diretti protagonisti del processo produttivo, il territorio in cui esso ha luogo, e soprattutto le emozioni che tutto quanto l’insieme riesce ad evocare. Valori come bellezza e qualità, offerti da una terra, la Calabria, il cui nome solitamente circola sulla ‘bocca’ dei media per ben altre ragioni, si impongono qui in tutta la loro potenza, rivelando – a imprenditori e istituzioni locali che sappiano e vogliano coglierne il messaggio – quanto sia importante fare della buona comunicazione. Non basta cioè possedere straordinari patrimoni culturali o naturalistici o fantastici prodotti, se poi non ci si preoccupa di comunicarli o non ci si cura di farlo nella maniera giusta.

BERGAMOTTO: IL FASCINO DI UN’ORIGINE MISTERIOSA

Etichetta ottocentesca del Bergamotto di Calabria

Etichetta ottocentesca del Bergamotto di Calabria

Sebbene le ipotesi sulle origini del bergamotto oscillino fra Turchia (da Pergamo, oggi Bergama), Cina, Grecia e Spagna (forse da Berga; circa l’origine spagnola, si tramanda la leggenda di un moro ispanico che avrebbe venduto per 18 scudi un ramo della pianta ai signori Valentino di Reggio Calabria, i quali lo avrebbero poi innestato su un arancio amaro in contrada Santa Caterina), non manca chi lo considera una specie autoctona sulla base di antiche fonti che parlano di un Limon pusillus calaber (in realtà una varietà di limone a buccia sottile). Certo è che la prima documentazione di una sua coltivazione estensiva – risalente al 1750 – la colloca proprio in Calabria attribuendola al proprietario terriero Nicola Parisi nel fondo reggino di Rada dei Giunchi. Se oggi questo straordinario frutto – nella forma simile a un’arancia, ma tendente con la maturazione a diventare di un brillante giallo limone – ha finito con l’attrarre l’attenzione degli chef più creativi per il suo gusto unico e dei farmacologi per le sue multiformi proprietà medicinali, in realtà a segnarne la memoria attraverso i secoli è soprattutto il penetrante profumo della sua essenza, un olio aromatico che in origine si estraeva dalla scorza tramite pressione manuale e si raccoglieva con spugne naturali, lavorazione diventata industriale a partire dall’Ottocento grazie alla macchina calabrese inventata da Nicola Barillà. Quest’olio essenziale, di cui oggi si produce una media di 80 mila chilogrammi l’anno, vede garantita la sua qualità e genuinità grazie al Consorzio di Tutela istituito nel 2007, che ne verifica l’idoneità delle caratteristiche chimiche e organolettiche e  appone un marchio di riconoscimento a tutela degli utilizzatori finali del prodotto.

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