Giornata del Rifugiato: nel borgo molisano di Gambatesa musica e poesia dal Continente Africano

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AFRICA – Musica e Poesia dal Continente Africano (Gambatesa, 25 giugno 2017)

di Redazione FdS

Per la Giornata del Rifugiato 2017, alle ore 18.00, presso la Piazza Municipio di Gambatesa, suggestivo borgo in provincia di Campobasso, a pochi chilometri dal confine fra Puglia e Molise, si svolgerà il concerto AFRICA – Musica e Poesia dal Continente Africano con musiche composte e dirette da Sergio Monterisi, voce di Magali Thomas, percussioni Cristoforo Pasquale e Giulio Pasquale, con la speciale partecipazione dei ragazzi dello SPRAR di Gambatesa. In caso di condizioni atmosferiche proibitive il concerto avrà luogo presso lo splendido Castello Di Capua. Seguirà buffet multietnico.

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Sergio Monterisi

Africa – spiega il compositore e direttore d’orchestra Sergio Monterisisi ispira alla straordinaria produzione poetica dei “poeti della negritudine”, i letterati che a partire dagli anni ’30 fecero sentire la loro voce di Africani o di Antillesi nella lingua dei conquistatori francesi, alla ricerca delle loro radici di identita culturale e di un riscatto prossimo a venire. La scelta dei testi poetici di Leopold Sedar Senghor, Leon –Gontran Damas, David Diop, Paul Niger, Christina Ama Ata Aidoo, Jean-Marie Adiaffi, Pascale Quao Gaudens, Frank Kobina Parkes (i poeti “storici” della liberazione dell’Africa, ma anche le nuove generazioni) traccia un percorso nella storia dello stesso continente, che si snoda dai ritmi senza tempo della vita del villaggio alla ferita della conquista, fino alla speranza della liberazione.

Dopo la lacerazione segnata dalla violenza dell’uomo bianco, seguiamo il nostro protagonista immaginario in un viaggio iniziatico che parte dalla vita del villaggio, punteggiata dai canti della nutrice, dai giochi infantili, dalle feste in onore delle divinita ancestrali. Il personaggio del griot, il cantastorie, viandante depositario della conoscenza degli avi, risveglia nel ragazzo la voglia di conoscere il mondo e di crescere. La sua maturazione avviene attraverso l’incontro con la donna, madre, balia, amante, danzatrice su ritmi forsennati e sensuali, e attraverso la ricerca delle radici nella sapienza nascosta e misteriosa degli avi, racchiusa nel volto enigmatico della natura. Il ragazzo e divenuto uomo; il suo stato di oppressione e sottomissione lo muove alla voglia di riscatto, di liberazione, che passa anche per il rifiuto degli stereotipi di un’Africa vista con gli occhi dell’Occidentale. È lo sguardo verso il futuro, e la speranza in un’«Afrique qui repousse/ Qui repousse patiemment obstinement/Et dont les fruits ont peu a peu/L’amere saveur de la liberte». Africa infatti, prendendo le mosse da un momento fondamentale della storia culturale del Novecento, non intende semplicemente porsi come una celebrazione del continente africano e della sua cultura. Nella tragedia di un popolo, di una razza, di un continente, che si perpetua nelle piu moderne ma non meno odiose forme di sopraffazione e sfruttamento, e si riproduce nel dramma quanto mai attuale dei migranti, ho voluto piuttosto vedere il simbolo dell’anelito ad ogni giustizia, ad ogni uguaglianza, ad ogni libertà”.

Africa – Musiche e Poesia dal Continente Africano torna in scena in Molise dopo la prima esecuzione tenutasi lo scorso anno all’Audutorium di Campobasso: “La novità di quest’anno – ha aggiunto Monterisi – è che nello spettacolo abbiamo integrato un gruppo di ospiti dello SPRAR di Gambatesa, provenienti da diversi paesi dell’Africa occidentale. In un’epoca così segnata dal dramma dei migranti e da fenomeni di chiusura e razzismo di ritorno, motivazione principale che mi ha spinto alla composizione di questi brani, dare la parola ai ragazzi stessi che hanno affrontato quel viaggio, che vivono nella speranza di costruirsi un futuro mi è sembrato importante. Credo che la musica sia uno strumento di dignità e in questo caso un modo per far uscire i migranti dall’anonimato del centro di accoglienza o dell’elemosina all’angolo della strada e farli conoscere anche per l’enorme tradizione musicale, poetica e di tradizioni che portano con loro, con la loro storia, ed offrono all’incontro e allo scambio con i popoli ospiti”.

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Sergio Monterisi e Magali Thomas con i ragazzi dello SPRAR di Gambatesa (Campobasso), durante le prove del concerto

“AFRICA” – IL PROGETTO DI INTEGRAZIONE CULTURALE

Il progetto AFRICA – Musica e poesia dal continente africano si propone come un percorso di formazione musicale, ritmica e linguistica di espressione ed integrazione attraverso la musica e i testi poetici. Gli ospiti dei centri di accoglienza che avranno espresso il loro desiderio di partecipare al progetto saranno integrati nella rappresentazione dello spettacolo attraverso l’apprendimento di canti in lingua francese e in diverse lingue africane e dei testi da recitare in italiano, da compiersi durante un ciclo di prove su un arco di una decina di giorni. Nel corso dello spettacolo intercaleranno i loro interventi parlati alla recitazione della solista e costituiranno il coro che ne accompagna i canti o si divide in più gruppi, sviluppando una forma musicale dialogica. Gli ospiti che mostreranno un maggior interesse per l’esecuzione strumentale saranno inoltre guidati dai percussionisti solisti nell’accompagnamento di alcuni brani su strumenti tradizionali (djembé, congas ecc.). Nell’intenzione degli artisti promotori del progetto, per i giovani migranti che vi partecipano AFRICA può configurarsi non solo come una forma di divertimento attraverso la musica; piuttosto può diventare un modo da un lato di confrontarsi con le proprie profonde radici culturali (la letteratura africana di lingua francese dei poeti della negritudine e dei contemporanei); dall’altro, di mostrarsi alla comunità che li ha accolti come portatori di un patrimonio di cultura e tradizioni che può essere fonte feconda di scambio e arricchimento reciproco.

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Magali Thomas

Africa, Africa, Africa mia…
Ma chi sono io, pallido viso arrossito dalla vergogna, dall’ignoranza e dal disprezzo, per pronunciare il tuo nome: Africa? La mia pelle e bianca ma la mia anima e nera, il mio cuore e nero ed il sangue che scorre nelle mie vene e nero, nero come l’ebano, nero come la notte, nero come l’oppressione, l’oppressione di un popolo, l’oppressione del tuo popolo. Chi sono io, l’oppressore, per sentirmi oppresso? Ma questa oppressione e ancorata nel piu profondo di me e noi ne siamo vittime, fratello, neri e bianchi.
Ma adesso l’Africa parlerà…
I nostri poeti, i nostri fratelli neri, hanno scelto la lingua del bianco per scrivere la loro rivoluzione e l’inchiostro nero al posto del sangue. Onoriamo le loro parole e continuiamo la loro lotta. Africa, viaggio poetico-musicale, e un’ode all’Africa degli antichi, dei griots, un percorso iniziatico dall’infanzia serena al chiarore della luna e dei fuochi festosi, fino alla rivolta delle danze, delle danze rituali e profane ritmate dal suono profondo e incantatorio dei tam-tam.

Magali Thomas

IL LUOGO

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