Domus dei Delfini: riemerge a Pompei la lussuosa residenza di un notabile

Affresco con pavone dalla Domus dei Delfini, I sec. d.C., Pompei - Image by Parco Archeologico di Pompei

Affresco con pavone dalla Domus dei Delfini, I sec. d.C., Pompei – Image by Parco Archeologico di Pompei

di Kasia Burney Gargiulo

Due figurine di un insolito colore dorato guizzano su una campitura scura, delimitata da bande policrome, al centro di una parete in brillante rosso pompeiano: sono una delle tre coppie di deliziosi delfini che hanno ispirato il nome della domus appena scoperta nella Regio V degli Scavi di Pompei, quella che da giorni va restituendo agli archeologi e al pubblico di tutto il mondo una meraviglia dietro l’altra. Li osserviamo stagliarsi flessuosi – là, davanti al nostro sguardo – dopo un “viaggio” nell’oscurità durato 1939 anni. Tutori delle anime non meno che dei corpi, ci chiediamo se non stiano tornando dal pellegrinaggio nell’Ade verso cui avranno scortato le migliaia di Pompeiani sopraffatti dalla furia del Vesuvio. Il limite fra la vita e la morte, fra realtà ed evocazione, fra passato remoto e presente, è sottile qui a Pompei: si arriva razionali e si riparte visionari, perché questo luogo è una magica ”soglia” lungo la quale si incontrano l’effimero e l’eterno, l’orrore e il sublime, il sacro e il profano.
 

Coppia di delfini su fondo nero, affresco dalla Domus dei Delfini, Pompei - Image by Parco Archeologico di Pompei

Coppia di delfini su fondo nero, affresco dalla Domus dei Delfini, Pompei – Image by Parco Archeologico di Pompei

 
Lacerti di una lussuosa e raffinata dimora, di certo appartenuta a un notabile della città vesuviana, occhieggiano fra gli strati smossi di cenere e lapilli che quasi venti secoli orsono invasero uno dei quartieri più densamente popolati della città sacra a Venere, accomunando patrizi e plebei in un unico inesorabile destino. Siamo nei pressi del Vicolo delle Nozze d’Argento, di fronte all’omonima Villa chiusa da oltre un decennio e prossima ad essere restaurata, in un’area a lungo famigerata per i continui crolli. Per fortuna ormai solo un brutto ricordo. Ora una numerosa squadra di archeologi e operai s’aggira indaffarata per celebrare questa ennesima resurrezione della Bellezza che prevale sulla Morte. E non importa che sia una bellezza ferita: il frammento garantisce per il tutto, tale è la potenza dell’armonia che spesso sopravvive nel dettaglio.
 
Affresco con pernice e pere, dalla Domus dei delfini - Image by Parco Archeologico di Pompei

Affresco con pernice e pere, dalla Domus dei delfini – Image by Parco Archeologico di Pompei

 
Altri affreschi dai colori vivaci brillano fra i cinerei strati di pomici: un sorridente bestiario che include un pavone, la testa rivolta all’indietro quasi a rimirarsi la sontuosa coda, un pappagallo dallo sgargiante piumaggio verde, una pernice docilmente razzolante fra le pere cadute dall’albero, altre due coppie di delfini, una su sfondo rosso e l’altra su sfondo bianco, e poi caprioli rampanti, quasi evanescenti silouhettes, e animali fantastici, sfuggente incarnazione di misteriosi simboli. Il tutto alternato a leggiadri amorini, prospettive architettoniche e motivi geometrici di raffinata euritmia.
 
Affresco con capriolo, dalla Domus dei delfini, Pompei - Image by Parco Archeologico di Pompei

Affresco con capriolo, dalla Domus dei delfini, Pompei – Image by Parco Archeologico di Pompei

 
E mentre lo scavo promette di rivelare presto nuovi ”tesori”, mi allontano, convinta come la Sarfatti che “a Pompei ci si tuffa nella vertigine dei millenni, dove l’illusione del tempo è caduta, e l’umanità si disvela in fieri attraverso forme linearmente simili e sostanzialmente uguali alle odierne, ubbidienti, in sostanza, a uguali bisogni e ad analoghi impulsi spirituali.”

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