Castiglione di Paludi: conoscenza remota di un sito archeologico, fra antiche mappe e cronache d’epoca

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Calabria – Resti dell’imponente cinta muraria del sito archeologico di Castiglione di Paludi (Cosenza) – Ph. © Ferruccio Cornicello | Photogallery a centro pagina

di Redazione FdS

Il grande interesse intorno al sito archeologico calabrese di Castiglione di Paludi (Cosenza), suscitato dal breve reportage ad esso dedicato, pubblicato di recente sul nostro magazine, ha spinto la Redazione di Fame di Sud ad approfondire ulteriormente l’argomento. Determinante in tal senso è stato il contributo del fotografo e redattore Ferruccio Cornicello* che di quel reportage ha realizzato gli scatti e che è anche un esperto studioso di cartografia antica. A quanti di voi non abbiano ancora letto quel primo articolo ricordiamo che lo splendido sito di Castiglione di Paludi – oggetto di un deprecabile disinteresse (l’area è incustodita e il museo locale chiuso) –  nel corso degli ultimi decenni è stato sede di importanti scavi archeologici che hanno permesso di individuare in loco tracce di una continuità abitativa che va dal IX al III sec. a.C., data quest’ultima a cui risalgono i monumentali resti di cinta muraria riconducibili ad una città di epoca ellenistica che alcuni vorrebbero identificare con Kossa, nei secoli passata dagli Enotri ai Brettii e ai Greci. Numerosi reperti sono stati rinvenuti nel corso degli scavi ma continuano a giacere nei depositi del Museo di Sibari tardando inspiegabilmente a compiersi l’annunciata (anni or sono) prospettiva di vederli un giorno esposti nel museo presente nell’area archeologica.

Ma veniamo al nostro approfondimento. Ripercorrendo un po’ di fonti sull’argomento, apprendiamo che ufficialmente, il primo a parlare delle rovine di Castiglione è stato lo scrittore calabrese Vincenzo Padula nella seconda metà dell’ 800, mentre quanto al resto è noto che a condurre ai primi scavi nel 1949 è stata una segnalazione del muratore Pasquale Madeo a sua volta autore, nello stesso anno, di scavi non autorizzati. Successivi sviluppi delle ricerche sulla storia di questo sito, come avremo modo di spiegare più avanti, hanno però portato a ridefinire la cronologia inerente alla conoscenza delle rovine di Castiglione di Paludi riportandola ad epoche di gran lunga anteriori.

Dal nostro punto di vista, tuttavia, prima ancora di approdare ad altre categorie di fonti sulla questione, abbiamo raccolto gli esiti della conoscenza cartografica del nostro fotografo Ferruccio Cornicello, il quale ha consultato alcune antiche mappe geografiche per verificare l’esistenza di una qualche notorietà del sito di Castiglione anteriore all’800. La sua ricerca è stata fruttuosa perché dalle carte storiche prese in considerazione si è evinto come il sito di Castiglione ed il relativo toponimo (certo non casuale), fossero conosciuti almeno dalla seconda metà del 1600. Vi mostriamo 4 dettagli di carte per un interessante confronto fra ieri e oggi:

1- stralcio di carta geografica della prima metà del ‘600; 2- stralcio di carta geografica della seconda metà del ‘600; 3- stralcio di carta geografica di fine ‘700; 4- stralcio di carta geografica attuale (potete osservarle e leggerne le didascalie nella photogallery seguente).

Castiglione di Paludi: l'antica conoscenza di un sito archeologico

Calabria - Carta 1: in alto a sin. Paduli (ossia Paludi) in uno stralcio di carta geografica della prima metà '600 - Ph. © Ferruccio Cornicello

Castiglione di Paludi: l'antica conoscenza di un sito archeologico

Calabria - Carta 2: Castiglione (sulla sin. indicato dalla freccetta) in uno stralcio di carta geografica della seconda metà del '600 - Ph. © Ferruccio Cornicello

Castiglione di Paludi: l'antica conoscenza di un sito archeologico

Calabria - Carta 3: Paludi (Cosenza) in uno stralcio di carta geografica di fine '700 - Ph. © Ferruccio Cornicello

Castiglione di Paludi: l'antica conoscenza di un sito archeologico

Calabria - Carta 4: Paludi (Cosenza) in uno stralcio di carta geografica attuale - Ph. © Ferruccio Cornicello

Castiglione di Paludi: l'antica conoscenza di un sito archeologico

Dal 'Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani', Torino, UTET, 1990, pag 556. si evince come il borgo di Paludi, sul cui territorio comunale insiste l'area archeologica di Castiglione fosse noto fin dal 1325 - Ph. © Ferruccio Cornicello

Naturalmente quella di Cornicello è una osservazione solo di carattere generale, perché – sostiene – “una comparazione precisa tra le varie carte non è possibile in quanto realizzate per funzioni differenti, a scale, proiezioni, metodologie nella figurazione del territorio diverse e con molteplici informazioni e fonti per la compilazione riferibili all’ambiente della committenza e del cartografo ovvero all’epoca di realizzazione”.

Nella carta 1 (della prima metà del ‘600) vediamo comparire Paludi sotto un nome che, per un non raro fenomeno di metatesi, diventa Paduli. Fin qui nulla di nuovo perché da altre fonti il borgo di Paludi risulta noto almeno fin dal ‘300. In questa carta non compare ancora Castiglione, che troviamo invece nella carta 2 (della seconda metà del ‘600) collocato correttamente ad est della più nota Rossano. In questo caso addirittura esso riceve stranamente un risalto tale da oscurare la stessa Paludi che neppure compare. Ben evidenziata è invece Paludi nella carta 3 (di fine ‘700), dove invece non appare Castiglione, e nella carta 4 (attuale) dove compaiono sia Paludi sia l’area archeologica di Castiglione.

Il dato rilevante al nostro scopo è dunque la presenza di Castiglione nella carta 2 che pertanto testimonia l’esistenza e la notorietà dello stesso toponimo oggi identificante i resti archeologici della città antica. Un dato questo, che a nostro avviso non è casuale perché l’origine del toponimo Castiglione è molto probabile derivi dall’aspetto dell’antica cinta muraria, a tratti inframezzata da possenti torrioni che agli occhi di persone prive di cognizioni archeologiche era facile sembrassero resti di un qualche castello medievale (al concetto di ‘grande castello’ rinvia in fondo l’etimo della parola Castiglione, usata anche in altre zone d’Italia). Risulta difficile immaginare infatti altre possibili origini del nome visto che sul posto, a parte le mura antiche, non ci sono castelli o torri di alcun genere o epoca più tarda.

Il sito di Castiglione di Paludi, oggi come nel passato, è inoltre costeggiato da un torrente che si chiama Coserìe (detto Cosería in G. Rohlfs, Dizionario toponomastico e onomastico della Calabria, 1966-67), che vediamo indicato nella carta 1 come Coleneto f. (forse il cartografo lo confonde con il fiume che scorre ad Est dell’abitato di Rossano, l’attuale Colognati – cfr carta n4), mentre nella carta 2 lo troviamo indicato sotto lo stesso nome di Castiglione, e nella carta 3 come Coseria. In ogni caso è probabile che fosse questo il corso d’acqua che le fonti antiche, con nome greco, chiamavano Acalandros.

Fonti testuali confermano la nostra ”lettura” cartografica

Proseguendo nella nostra ricerca sulla possibile remota conoscenza del sito di Castiglione di Paludi, la lettura di un articolo del 2003 sulla versione on line del periodico Il Corriere della Sibaritide, a firma di Palmino Maieru’ (promotore instancabile della salvaguardia e della valorizzazione del sito di Castiglione di Paludi) nonché di un capitolo del volume Enotri e Brettii in Magna Grecia, modi e forme di interazione culturale (Rubbettino editore, 2011), dedicato appunto a Castiglione di Paludi (Castiglione di Paludi e i Brettii, di D. Novellis ed M. Paoletti), troviamo una chiara conferma della nostra lettura cartografica.

Facendo un percorso a ritroso, troviamo che già prima della nota segnalazione fatta nel 1949 dal muratore Pasquale Madeo alle autorità competenti (indicando l’area come nota agli anziani del posto ed oggetto di scavi clandestini), nel 1927 l’ispettore onorario Cav. Giacinto D’Ippolito aveva stilato un rapporto sugli antichi resti di Castiglione inviandolo alla Soprintendenza per le Antichità e Belle Arti di Reggio Calabria ipotizzando (erroneamente) trattarsi di vestigia romane;  nello stesso periodo anche altri personaggi si erano attivati a vario titolo per segnalare alla Soprintendenza i resti dell’antica città ma a quanto pare senza alcun successo. Arretrando ancora di più nel tempo, scopriamo inoltre che nel 1914 un contadino del luogo, tale Giuseppe Marincolo, aveva schizzato su carta il territorio del comune di Paludi indicandone i torrenti, i monti, i confini con i comuni vicini, le contrade, posizionando con chiarezza anche la “Antica città Castiglione Distrutta” (evidente riferimento alle rovine antiche) e disegnando anche l’entrata di una grotta in cui si favoleggiava fossero nascosti dei tesori, indicata appunto come “Tesoreria” ed oggi nota come Grotta del Castiglione. Risalendo invece all’800 ci imbattiamo nel già citato e noto scritto di Vincenzo Padula, ritenuto fino a tempi recenti il primo autore ad aver parlato dell’antica città enotrio-ellenistica.

Si giunge così infine alla novità più interessante emersa dalle citate fonti e collimante con i rilievi cartografici da noi segnalati: si tratta di un Anonimo rossanese del XVIII secolo, di cui riferisce il prof. Mario Massoni in una sua pubblicazione del 1986 riportando che già nel 1938 di tale ignoto autore era stata pubblicata sulla rivista La Nuova Rossano parte di un manoscritto antico di storia locale, secondo il quale nella terra di Paludi “v’è un luogo comunemente nomato Castiglione, che si vede circondato d’esterminati sassi formati dall’arte, che costituisce un gran fortino”; l’autore osserva inoltre come il luogo “dalle vestigie [sic] ancora esistenti, dovette essere un’opera di difesa guerriera”. Il riferimento all’idea di “fortino” sembra confermare anche la nostra teoria sull’origine del toponimo “Castiglione”.

Per concludere,  ritorniamo per un attimo nel XX secolo per sottoporre alla vostra attenzione il curioso stralcio di una lettera del 1932 pubblicata dall’avv. Gaetano Gallo di Bisignano (Cosenza), ispettore onorario per le antichità, nonché uno fra quelli che a fine anni ’20 si erano dati da fare per segnalare l’area archeologica alle autorità. Vi riportiamo il brano perché denota il modo di operare di certe Soprintendenze che, a distanza di oltre 80 anni, non sembra essere cambiato di molto. Ad inviare quella lettera all’avv. Gallo era stato il dottor Battista Forisi, l’allora proprietario del fondo su cui sorgono i resti di Castiglione di Paludi. Scrive Forisi: “nel marzo scorso autorizzai la Soprintendenza per le Antichità e Belle Arti di Reggio a procedere a scavi nella contrada Castiglione di mia proprietà, ove sono evidentissimi i segni della esistenza, in epoca remotissima, di una città distrutta forse nel periodo alluvionale. Si promisero che i lavori avrebbero avuto inizio nella seconda quindicina di maggio-primo giugno, ma ancora nessuno si vede. (…); l’inizio sollecito dei lavori darebbe del pane a dei lavoratori, in specie se poi i saggi dovranno dare, come suppongo, esito positivo per le monete varie, di rottami, di bellissime terracotte, di leghe di rame e d’argento, di rame ed oro che affiorano alla superficie, specie nei punti in pendio. (…)”.

Dopo questa lettera non risulta iniziativa alcuna della Soprintendenza archeologica. Infatti sarà solo la segnalazione nel 1947 del muratore Pasquale Madeo a smuovere finalmente le acque stagnanti e ad attivare l’intervento del Soprintendente Giulio lacopi che dal 1949 inizia ad esplorare il pianoro di Castiglione. Oggi un nuovo (si fa per dire) immobilismo incombe sul destino di Castiglione di Paludi e ci auguriamo che a spezzarlo sia una riconquistata coscienza del suo valore e della sua bellezza da parte della gente comune.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riferimenti bibliografici (a cura di Ferruccio Cornicello):

-AA. VV., Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche, V, Carancino-Crotone, Pisa-Roma,1987
– Bifolco Stefano – Ronca Fabrizio, Cartografia rara italiana: XVI secolo. L’Italia e i suoi territori. Catalogo ragionato delle carte a stampa, Roma, Edizioni Antiquarius, 2014.
– R. Borri, L’Italia nelle antiche carte dal medioevo all’Unità nazionale, Scarmagno (TO), Priuli & Verlucca, 311 p.
– G. Brancaccio, Geografia, cartografia e storia del Mezzogiorno, Napoli, Guida Editori, 1991, 324 p.
– De Sensi Sestito G. e Mancuso S. (a cura di), Enotri e Brettii in Magna Grecia, modi e forme di interazione culturale, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino, 2011, VI-622 p.
– Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 1990, pag 556
– F. Fiorani, Carte dipinte. Arte, cartografia e politica nel Rinascimento, Modena, Franco Cosimo Panini, 2010, 390 p.
– L. Gambi – M. Milanesi – A. Pinelli (a cura di), La Galleria delle Carte geografiche in Vaticano, Modena, Franco Cosimo Panini, 1996, 3 voll.
– Maierù Palmino, Castiglione di Paludi: la città brettia non è stata scoperta alla fine degli anni Quaranta, in Corriere della Sibaritide, Anno XXVI N. 1/2 Gennaio-Febbraio 2003 (sul sito internet del periodico)
– G. Mangani, Cartografia morale. Geografia, persuasione, identità, Modena, Franco Cosimo Panini, 2006, 272 p.
– M. Perini (a cura di), Carlo Perini. L’Italia e le sue regioni nelle antiche carte geografiche, Verona, Libreria Antiquaria Perini, 1996, 127 p.
– I. Principe (a cura di), Cartografia storica di Calabria e di Basilicata, Vibo Valentia, Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania, edizione fuori commercio, 1989, 325 p.
– V. Valerio, Società uomini e istituzioni cartografiche nel mezzogiorno d’Italia, Firenze, Istituto Geografico Militare, 1993, 751 p.
– V. Valerio (a cura di), L’Italia prima dell’Italia. Carte geografiche e topografiche dell’Italia dal 1478 al 1861, Catalogo della mostra, Milano Centro Studi Manzoniani / Casa del Manzoni 7 aprile – 7 maggio 2011, Como, Alessandro Dominioni Editore, 2011, 155 p.

* Ferruccio Cornicello è socio dell’Associazione Culturale “Roberto Almagià” – Associazione Italiana Collezionisti di Cartografia Antica

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