Alla scoperta del Parco Geominerario della Sardegna diventato patrimonio UNESCO

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Sardegna - Vista dal mare dello spettacolare strapiombo di Porto Falvia, Masua (Iglesias) - Ph. courtesy Ilde Noseda

Sardegna – Vista dal mare dello scenografico strapiombo di Porto Falvia, Masua (Iglesias) – Ph. courtesy Ilde Noseda

di Marzio Luras

Porto Flavia, terrazza sospesa a mezz’aria su una parete rocciosa strapiombante nell’azzurro mare sardo, è il luogo emblematico che abbiamo scelto per portarvi alla scoperta del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna dallo scorso 17 novembre diventato ufficialmente sito UNESCO. La già costituita rete mondiale dei Geoparchi – formata da 120 parchi di 33 nazioni – ha infatti assunto importanza prioritaria per l’organizzazione internazionale, che nella recente Conferenza Generale di Parigi ha creato l’apposita sezione Unesco Global Geoparks nell’ambito del vasto patrimonio tutelato. L’istituzione del Parco Geominerario di Sardegna, formalmente risalente al 2001, trae origine dalla constatazione di come l’attività mineraria sull’isola abbia finito col modellare il paesaggio, col determinare la cultura delle popolazioni impegnate nelle attività minerarie dando vita ad un ambiente che custodisce importanti ed affascinanti testimonianze di archeologia industriale, legate a suggestivi mondi sotterranei spesso immersi in una natura di straordinaria bellezza; il tutto però senza dimenticare che questi luoghi hanno visto a lungo protagonisti migliaia di uomini impegnati, nell’interesse della collettività, in un lavoro durissimo, spesso costretti ad operare in condizioni disumane, sottopagati e sottoposti a turni di lavoro massacranti o vittime di incidenti mortali. Conservare e conoscere questi luoghi è soprattutto rendere omaggio al loro sacrificio.

PORTO FLAVIA, CAPOLAVORO DI INGEGNERIA INDUSTRIALE

Il Pan di Zucchero visto dalla spiaggia di Masua (Iglesias) - Ph. Roberto Ferrari | CCBY-SA2.0

Il Pan di Zucchero di Porto Flavia visto dalla spiaggia di Masua (Iglesias) – Ph. Roberto Ferrari | CCBY-SA2.0

Porto Flavia, ha un nome che racchiude una storia di ingegno industriale posto al servizio di quel lavoro faticosissimo che da sempre è l’attività di estrazione mineraria. Immerso in un paesaggio mozzafiato, è uno dei siti più affascinanti fra quelli che formano la mappa composita del Geoparco sardo. Nasce come struttura di imbarco dei minerali creata nel 1924 dall’ing. Cesare Vecelli lungo la costa sud-occidentale della Sardegna ed è intitolata al nome della figlia primogenita. Sospesa sulla scogliera a strapiombo sul mare, è preceduta da un sistema composto da due gallerie sovrapposte scavate nella montagna per un tratto di 600 metri e da un nastro trasportatore che permetteva di trasferire i minerali dai depositi sotterranei (enormi silos collocati fra i due tunnel) fino alla stiva delle navi da carico alla fonda grazie ad un apposito braccio mobile. Prima della sua costruzione i minerali erano trasportati a spalla dagli operai carlofortini fin sulle loro barche a vela da 25 tonnellate dirette all’isola di S. Pietro, luogo di stoccaggio e smistamento. In un reportage del 1882 per la rivista Cronaca Bizantina, un giovanissimo Gabriele D’Annunzio aveva descritto la difficile condizione dei minatori di Iglesias, denutriti e sottoposti a durissimi ritmi di lavoro massacranti, soffermandosi anche sulle cartteristiche del territorio. Porto Flavia ha dunque permesso di alleviare in parte la fatica degli operai, garantendo al tempo stesso l’abbattimento dei costi di imbarco. L’impianto è stato dismesso dopo la seconda guerra mondiale con il progressivo abbandono dell’attività estrattiva della zona.

Ingresso al tunnel che porta al Porto Flavia - Ph. © courtesy Mara Catani

Ingresso al tunnel che conduce al Porto Flavia – Ph. © courtesy Mara Catani

Oggi l’insolito imbarcadero  può essere visitato ed è raggiungibile attraverso un tunnel interamente scavato nella roccia dai minatori. Uscito a cielo aperto il visitatore può notare in alto la scritta “Porto Flavia”, tracciata nella pietra a caratteri colossali, prima di lasciarsi rapire dalla vista dello splendido orizzonte marino e del Concali su Terràinu, un faraglione alto 133 metri noto anche come Pan di Zucchero. Il luogo non è difficile da raggiungere: si arriva al parcheggio della spiaggia di Masua, frazione di Iglesias dal passato minerario ma ormai frequentata località balneare; da qui una strada percorribile a piedi, costeggiando il tracciato della vecchia ferrovia, porta all’ingresso della galleria.

[Info: le visite guidate a Porto Flavia si effettuano su prenotazione chiamando, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 allo +39 0781 491300 – IGEA. Per prenotazioni di visite guidate ai siti minerari della zona di Iglesias è possibile telefonare anche al locale Ufficio Informazioni Turistiche allo 0781/274507]

PARCO GEOMINERARIO DI SARDEGNA, IL PRIMO DEL MONDO

Il Parco Geominerario Storico e Ambientale è una realtà oggi istituzionalizzata ma per venire alla luce ha richiesto un lungo percorso, fatto anche di lotte da parte dei suoi promotori; un tragitto a ostacoli iniziato alla fine degli anni ’70 e conclusosi solo nel 2001 con la firma, da parte del Ministro dell’Ambiente, del Decreto Istitutivo del Parco Geominerario. Già nel 1998 peraltro, L’UNESCO aveva riconosciuto ufficialmente l’elevato valore della cultura mineraria della Sardegna con la sottoscrizione della Carta di Cagliari, nella quale erano racchiusi i principi e gli obbiettivi che l’istituzione del Parco geominerario avrebbe dovuto perseguire fra i quali, in particolare, la bonifica, il recupero e la salvaguardia delle strutture industriali legate all’attività mineraria, nonché la salvaguardia dei beni naturalistici e dei valori culturali legati alle attività estrattive. Oggi il Parco interessa un’area che coinvolge 81 comuni in tutte le otto province della Sardegna ed è suddiviso in otto aree (per un totale di 3800 kmq) ognuna delle quali ha le sue peculiarità storiche, ambientali e geologiche. E’ il primo parco geominerario del mondo per cui costituisce una sorta di emblema all’interno della rete mondiale di Geoparchi promossa dall’Unesco, nella quale ha avuto accesso a partire dal 2007.

Oltre alle strutture superstiti di archeologia industriale, le diverse aree del Parco offrono una ricchissima biodiversità in ambito botanico e faunistico: impianti industriali, antiche ferrovie, migliaia di chilometri di gallerie, pozzi estrattivi, villaggi operai e archivi documentali, testimoniano la straordinaria opera di intere generazioni di minatori e vanno a costituire un patrimonio culturale di primaria importanza, tutto da scoprire; mentre la maestosità e bellezza della Natura risplende in monumentali falesie, distese di sabbia dorata a perdita d’occhio, faraglioni, grotte carsiche e foreste incontaminate spesso svettanti sullo sfondo dell’azzurro orizzonte marino.

UN BREVE GIRO FRA MUSEI, MINIERE, GROTTE E SENTIERI SUL MARE

La multiforme realtà del Parco si presta ad attività che vanno dalle visite a musei e strutture legati alle attività minerarie al trekking, all’escursionismo a cavallo. E a proposito di archeologia industriale, oltre al già menzionato Porto Flavia a Masua (Iglesias), nell’Iglesiente è possibile visitare le miniere di Monteponi, San Giovanni e Villamarina e, ad Iglesias, il museo mineralogico e quello dell’arte mineraria. Lungo la costa di quest’area si possono visitare altri siti minerari come quelli di Gonnesa, Buggerru e Nebida. E’ possibile inoltre percorrere il sentiero Miniere nel Blu, che collega, con un percorso di circa 10 chilometri, Masua con cala Domestica. Nel Sulcis, presso i locali della miniera di Serbariu (Carbonia) è allestito il Museo del Carbone in cui si illustrano le varie fasi della lavorazione del carbone e sono esposti gli strumenti di lavoro; visitabili con guida anche le gallerie sotterranee. Nel nuorese c’è la miniera di Sos Enattos, a Lula (Nu) legata allo sfruttamento dei minerali di argento e galena qui scoperti fin dall’antichità, un luogo immerso in un paesaggio di grande bellezza nonché ultima miniera metallifera a chiudere l’attività nella provincia di Nuoro. Presso il sito minerario di Funtana Raminosa, a Gadoni (Nu), è possibile apprendere i processi di lavorazione del rame, metallo che qui  ha svolto un ruolo particolarmente significativo per l’area mediterranea, già a partire da età remotissima, come dimostrano tracce ritrovate di un’attività estrattiva databile all’epoca nuragica, mentre nella zona del monte Arci è possibile visitare il Museo dell’ossidiana di Pau (Oristano).

Nei pressi di Seui (Ogliastra) è possibile visitare le vecchie strutture minerarie in stile liberty delle officine di lavorazione dell’antracite. Nella miniera di Montevecchio (Guspini, Medio Campidano), sono visitabili la direzione, il museo dei minerali ed una parte delle gallerie sotterranee, mentre nella vicina Ingurtosu (Arbus),troviamo testimonianze di una delle più importanti miniere della Sardegna, con estrazione di piombo, zinco e argento. Notevole il palazzo della direzione, chiamato “Il castello”, costruito verso il 1870 in stile neomedievale, a imitazione di un palazzo tedesco, in posizione dominante rispetto al resto del complesso, che comprende abitazioni del personale, la chiesa, lo spaccio, la posta, il cimitero e persino un ospedale. Lungo la vallata fra il villaggio e il mare si trovano alcuni pozzi minerari, tra cui il Pozzo Gal, restaurato e trasformato in area museale sulla vita degli operai, gli imponenti ruderi della Laveria Brassey, costruita in località Naracauli nel 1900, quando proprietario della miniera era il nobile inglese Lord Brassey. Il percorso verso la costa termina con le splendide Dune di Piscinas dove il minerale estratto veniva trasportato, grazie a una piccola ferrovia costruita nel 1871, per essere poi imbarcato. Ancora visibili sulla distesa sabbiosa sono i  carrelli per il trasporto e tratti di vecchio binario. Spostandoci a sud-est nel Sarrabus-Gerrei (Cagliari) troviamo le miniere d’argento de S’Arcilloni e Serr’e S’Ilixi. A nord, oltre alle miniere d’argento dell’Argentiera (Sassari), a quella di pirite ferrosa e solfuro di rame a Calabona (Alghero) e a quelle della Gallura, si possono visitare  le cave di granito de La Maddalena e Capo Testa (Olbia-Tempio).

Unendo dunque i suoi due aspetti fondamentali, quello industriale e quello naturalistico, il Parco Geominerario si pone come la eccezionale sintesi  di 500 milioni di anni di storia della terra e 8 mila anni di una storia mineraria che ha coinvolto popolazioni e culture diverse di cui ci rimangono le tracce. Una realtà davvero unica che, valorizzata con sempre maggior attenzione, può costituire un fondamentale strumento di sviluppo sostenibile per l’intero territorio sardo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

[Info: PARCO GEOMINERARIO]  
 
Alla scoperta del Parco Geominerario della Sardegna diventato patrimonio UNESCO

1. Architetture dell'antica Laveria Lamarmora, Nebida (Iglesias) - Ph. © courtesy Mara Catani

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2. Architetture dell'antica Laveria Lamarmora, Nebida (Iglesias) - Ph. © courtesy Mara Catani

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3. Architetture dell'antica Laveria Lamarmora, Nebida (Iglesias) - Ph. Milla Paglia | CCBY-ND2.0

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4. Architetture dell'antica Laveria Lamarmora, Nebida (Iglesias) - Ph. Milla Paglia | CCBY-ND2.0

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5. Architetture dell'antica Laveria Lamarmora, Nebida (Iglesias) - Ph. Milla Paglia | CCBY-ND2.0

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6. Antichi strumenti per l'attività mineraria a Buggerru (Carbonia-Iglesias) - Ph. © courtesy Mara Catani

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7. La Laveria Brassey a Naracauli (Arbus) - Ph. © courtesy Mara Catani

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8. Carrelli e binari da miniera fra le Dune di Piscinas (Arbus) - Ph. © courtesy Mara Catani

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9. Carrelli e binari da miniera fra le Dune di Piscinas (Arbus) - Ph. © courtesy Mara Catani

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10. Carrelli e binari da miniera fra le Dune di Piscinas (Arbus) - Ph. © courtesy Mara Catani

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11. Laveria Piccalinna, Montevecchio (Guspini, Medio Campidano) - Ph. Aggrucar | CCBY-SA4.0

Alla scoperta del Parco Geominerario della Sardegna diventato patrimonio UNESCO

12. Torre di ingresso al pozzo San Giovanni nel cantiere Piccalinna di Montevecchio (Guspini) - Ph. Aggrucar | CCBY-SA4.0

Images credits: Ph. 3, 4, 5 by Milla Paglia | CCBY-ND2.0; Ph. 11, 12 by Aggrucar | CCBY-SA4.0
 
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