Al calabrese Marco Carbone prestigioso premio a Los Angeles per la ricerca informatica

L'informatico Marco Carbone

L’informatico Marco Carbone

di Redazione FdS

Laureato in Informatica all’Università di Pisa, quarantuno anni, originario di Varapodio, paesino di origine grecanica a pochi chilometri da Reggio Calabria, Marco Carbone si è aggiudicato a Los Angeles il “Most Influential POPL Paper Award 2018”, insieme al Turing Award uno fra i massimi riconoscimenti assegnati a quanti si distinguono in materia di “Principles Of Programming Languages”, ossia di creazione di nuovi e rivoluzionari linguaggi di programmazione. E’ il secondo italiano a conquistarlo dopo il toscano Luca Cardelli, ricercatore presso la Microsoft di Cambridge. Il lavoro per il quale Carbone è stato premiato è “Multiparty Asyncronous session types”, uno studio che nelle motivazioni del premio è stato indicato come fonte di ispirazione per numerosi altri autori e di influenza per altre aree di ricerca.

Carbone ha lasciato l’Italia diciassette anni fa approdando infine in Danimarca dove è Associate Professor/Head of MSc Programme in Software Development presso il Computer Science Department della IT University di Copenhagen. Come ha raccontato nell’unica intervista rilasciata in Italia dopo l’assegnazione del premio ed appena uscita su Il Sole24Ore, proviene da una famiglia semplice con padre impiegato alle Poste e madre insegnante di Scuola Media, oggi entrambi in pensione. Dopo gli studi al Liceo Scientifico “Francesco Marino Zuco” di Oppido Mamertina e la laurea a Pisa, un’esperienza Erasmus ad Amesterdam è stata determinante – complice anche una fidanzata inglese – per la scelta di costruire il proprio futuro professionale all’estero. Ha quindi fatto domanda, con successo, per entrare in una delle migliori scuole europee di dottorato in informatica teorica (Basic Research in Computer Science) ad Aarhus, seconda maggiore città della Danimarca. Una scelta cui hanno fatto seguito l’incontro con una ragazza danese poi diventata sua moglie e il trasferimento a Londra per un post-doc all’Imperial College e alla Queen Mary, dove nel 2008 assieme ai colleghi Kohei Honda e Nobuko Yoshida ho scritto il paper che si è ora aggiudicato il premio consegnato negli Stati Uniti. I dieci anni intercorsi fra la stesura della pubblicazione scientifica e l’assegnazione del premio hanno permesso a Carbone di maturare oltre seicento citazioni e una crescente influenza del suo lavoro sulla comunità scientifica.

Dopo l’esperienza londinese si è presentato il dilemma fra piantare radici in Danimarca o tornare in Italia. Ha prevalso la prima soluzione che lo ha portato ad assicurarsi un posto di docente associato presso la IT University di Copenhagen grazie ad un esaminatore della sua tesi di dottorato ad Aarhus, che nel frattempo si era trasferito ad insegnare in quell’ateneo. Dal 2014 Carbone è infine diventato responsabile dell’intero Master in Computer Science. Un’esperienza che – come emerge dal suo racconto – gli ha permesso di cogliere tutta la peculiarità dell’ambiente universitario danese rispetto a quello italiano: forte interazione e grande confidenza fra docenti e studenti, pur sempre nel pieno rispetto dei ruoli e, soprattutto, una grande fiducia nei giovani, ai quali si affida da subito la giusta responsabilità dopo un percorso di studi che dà prevalenza alla pratica rispetto alla teoria.

Un percorso di successo che non impedisce a Marco Carbone di rimpiangere il clima e il cibo italiani, sebbene – ammette – abbia imparato ad apprezzare alcuni piatti danesi. Della Danimarca afferma di stimare soprattutto l’efficienza e il buon senso, praticati con intelligenza, senza rigidità,  ma il calore degli italiani è ciò di cui avverte maggior nostalgia.

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