Aje Burrneshe! Storie di donne e vergini giurate. A Trebisacce la mostra sulle ultime “amazzoni”di Albania

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Aje Burrneshe! | Il manifesto della mostra (Trebisacce 29-31 gennaio)

Aje Burrneshe! | Il manifesto della mostra (Trebisacce 29-31 gennaio)

di Redazione FdS

Se nel 2015 vi è piaciuto il film di Laura Bispuri “Vergine Giurata” interpretato da Alba Rohrwacher, o se più semplicemente volete conoscere un antico costume sociale di Albania di cui sopravvivono ancora oggi le tracce, non vi rimane che visitare la mostra fotografica “Aje burrneshe! –  Storie di Donne e Vergini Giurate”, di Paola Favoino, organizzata dall’Associazione Culturale Rizoma di Trebisacce (Cosenza). L’inaugurazione è in programma per venerdi 29 gennaio, alle ore 18.30, presso la sede della stessa associazione. L’evento sarà occasione di incontro con l’autrice, di approfondimento sui temi della mostra e di presentazione del teaser del documentario che racconta alcuni aspetti legati al contesto delle “burrneshe”, le vergini giurate, attualmente in lavorazione.  L’Associazione Culturale Rizoma propone l’iniziativa in coerenza con la propria mission, finalizzata a valorizzare una visione laterale di alcuni temi particolarmente incisivi nella concezione del sociale, al di là di ogni schema precostituito e assunto ad assioma. La mostra è visitabile fino a domenica 31 gennaio.

“Biologicamente donna ma socialmente uomo: “Burrneshe” come la chiamano da queste parti. Vergine. Forte e rispettata.”

Ph. Paola Favoino

Ph. Paola Favoino

Il Kanun è un codice di leggi consuetudinarie che per secoli ha regolato la vita privata e sociale del popolo albanese, radicandosi nel quotidiano e tramandandosi per centinaia di anni solo oralmente. Il nord dell’Albania, ostile ai cambiamenti sia per ragioni geografiche che culturali, ha mantenuto, nonostante tutto e più che in altri luoghi, il legame con tali antiche regole del Kanun. Le norme contenute nel Kanun, trascritto solo negli anni 30 da Padre Costantino Gjeckov, legiferano anche riguardo un tema cruciale per la società albanese, cioè quello della donna: “La donna: non ha secondo la legge personalità giuridica. Essa non è accettata: come giudice; come delatrice; come giurata; non ha voto, né posto nei convegni; non eredita né dai parenti, né dal marito; non è fatta segno della vendetta” § 1227.VII.  In tale contesto, una famiglia senza maschi è come una casa senza tetto, indifesa e incapace di sopravvivere perché, come recita il Kanun, la donna non ha nessun diritto. Tuttavia, in assenza di un maschio in famiglia, il Kanun permette alle figlie femmine di compiere la decisione più dolorosa e definitiva:  “Le vergini (donne nubili che vestono come uomini e portano anche le armi): non si distinguono dal resto delle donne ma hanno facoltà di prendere parte ai convegni però senza il diritto di voto”
§1228.VIII.

Ph. Paola Favoino

Ph. Paola Favoino

Le vergini – chiamate “burrneshe” in albanese – sono donne che prendono il posto degli uomini rinunciando per sempre ad essere donne. Si vestono da uomo, si tagliano i capelli e soprattutto rimangono vergini rinunciando definitivamente ad essere madri e mogli. Anticamente questa trasformazione prevedeva un vero e proprio giuramento. Il rito veniva compiuto di fronte agli anziani della comunità che in questo modo accettavano e introducevano un “nuovo maschio” alla comunità tutta. Da quel momento la “burrneshe” acquisiva tutti i diritti riservati esclusivamente agli uomini: ereditare, comprare e vendere proprietà, prendere decisioni per la propria famiglia, bere in pubblico, viaggiare, decidere a chi dare in moglie le proprie sorelle e portarle all’altare, frequentare luoghi pubblici, indossare le armi. La famiglia ritrovava così il proprio patriarca. Ma spesso diventare “burrneshe” era anche una scelta di libertà, perché era l’unico modo per evitare un matrimonio obbligato e non rassegnarsi ad una vita accanto a un uomo a cui ci si doveva sottomettere. Oggi la situazione della donna nel nord dell’Albania è cambiata, ma non c’è stata ancora una reale emancipazione, perché la società rimane profondamente patriarcale e maschilista. Il fenomeno delle “burrneshe” è ancora diffuso nel nord dell’Albania, molte di loro sono anziane, ma esistono ancora contesti in cui diventare “burrneshe” è l’unico modo per ribellarsi alla sottomissione o addirittura l’unica possibilità per vivere la propria omosessualità in silenzio, rimanendo caste a vita. Le leggi non scritte dell’antico Kanun sono ancora in vita.

Paola Favoino, nel corso di numerosi viaggi in Albania, ha incontrato diverse “burrneshe”. Alcune si sono fatte fotografare, altre no. Ma ognuna di esse ha la sua storia, e ogni singola foto, esposta in mostra, le racconta.

Nel corso della sera di inaugurazione sarà presentato anche un trailer del documentario, attualmente in lavorazione, che indaga ulteriormente il tema della “burrneshe”. Al fine di permettere la realizzazione di tale documentario è in corso un crowdfunding (raccolta fondi), a cui sarà possibile partecipare nell’ambito dell’evento o direttamente sul sito che ospita l’iniziativa.

“Superare la voglia di definire con categorie conosciute e rassicuranti ciò che è indefinibile perché vario e mutevole come l’essere umano, per me è già un risultato.”
Paola Favoino

Paola Favoino è una fotografa calabro-lucana. Predilige la pellicola in bianco e nero e la stampa in analogico come nel lavoro sulle “Vergini giurate albanesi”, esposto e pubblicato in Italia e all’estero. Nei confronti dei fenomeni che osserva ha un approccio socio-antropologico, raccoglie materiale audio e video cercando di immergersi nei contesti che studia. Nel 2010 e fino al 2012 frequenta la Scuola Romana di Fotografia e segue i corsi di ritratto in studio, stampa analogica, postproduzione digitale e reportage. Il progetto fotografico di Paola Favoino, in progress dal 2011, è stato già esposto in mostre collettive e personali in Italia e all’estero. Nel 2015 è stato presentato all’Odin Theater di Holstebro in Danimarca e poi a New York negli States con la pièce teatrale “Burrnesha” della regista Valbona Xibri. Prima ancora era stato esposto alla Galleria AOC F58 in via Flaminia 58 a Roma. Le foto del progetto, la biografia e i contatti dell’artista sono rintracciabili sul sito www.paolafavoino.com

Pubblicazioni:

2015 “La macchina sognante” Contenitore online di scritture dal mondo, Bologna
2014 “Erodoto 108″ n.8
2013 L’Huffington Post
2013 Fanzine#1 del collettivo 001, Roma
2012 Monu#17 Next Eleven issues, Amsterdam, Olanda
2012 Loop#17, Roma

Mostre:

2015 Castello Svevo, Rocca Imperiale (Cosenza)
2015 Il Cantiere, Roma
2015 Ninotchka APS, Roma
2015 Odin Teatret, Holstebro, Danimarca
2014 Galleria AOC F58, Roma
2014 The Darkroom Project Exhibition 4. Ex Convento dei Domenicani di Muro Leccese (LE)
2013 Libreria “Il Punto Einaudi”, Roma
2013 Festival Kalidoscopio # 1: féminité en (de) construction à travers l’Europe, Nantes, Francia

Riconoscimenti:

2015 Il Promo “Aje burrneshe! Storie di donne e di vergini giurate” partecipa alla selezione ufficiale del PERSO FILMFESTIVAL, Perugia
2015 Il Promo “Aje burrneshe! Storie di donne e di vergini giurate” viene selezionato per la sezione video dell’UmbriaWorlfest2015, Foligno (PG)

Associazione Rizoma, trebisacce
Ex-Pretura
Via Savoia,17
Inaugurazione 29 gennaio ore 18.30
Orario visite: dalle ore 17.00 alle 20.00
Ingresso libero

IL LUOGO

 
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